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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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Appunti di mistica

Mi è pervenuto questo breve manoscritto, con invito a utilizzarlo nelle conferenze e ritiri che tengo al Clero.
Avendo conosciuto qualche anima di cui si parla e in modo particolare l'autore, di cui ho la più alta stima, condivisa del resto da tutti coloro che lo conoscono, ho pensato che potrebbe tornare utile e gradito a tanti Confratelli, ai quali è esclusivamente rivolto, presentandolo in edizione extra commerciale.
Autentico pregio mi pare sia la veridi­cità dei fatti narrati, anche se ad essi siamo chiamati a prestare una fede puramente uma­na, lasciando alla Chiesa il giudizio autore­vole e definitivo.
La stampa mi è suggerita dalla difficoltà di trovare libri che trattino dei fenomeni mistici, tanto che taluno, non avendo mai letto nulla al riguardo, si dimostra scettico od ostile incontrando qualche anima privilegiata.
Penso che un contatto con il soprannaturale, che sicuramente nessuno può negare “a priori”, e soprattutto il sapere che ci sono anime che soffrono per scontare i nostri peccati e ottenerci il dono della santità e della fecondità nell'apostolato, può farci riflettere e soprattutto farci del bene, ciò che mi auguro di cuore.
A. M. Alessi

Papa o Prete, è pane spezzato per noi

Vocazione, essere chiamato da qualcuno. Qualcuno per il quale vali. Qualcuno che senza di te non sa, non vuole vivere. Vocazione alla vita, innanzitutto. Dal niente sei chiamato all'essere. Vivere: esperienza unica e straordinariamente bella. Sempre. Anche quando pesa.
Amare. Verbo da coniugare in mille modi. Parola senza confini. Vocazione all'amore. Tutti siamo chiamati ad amare. Chi trasgredisce si assume una responsabilità enorme e paga un prezzo atroce. Un mondo senza amore è simile all'inferno. Chi ama si fa attento. Spera. Vive. Acquista intelligenza. Sentirsi amati, cercati, valorizzati. Chi chiama ti indica la via. A ognuno la sua. Importante è non sbagliare. Discernimento è la parola magica. Discernere, cioè capire. Comprendere per camminare spediti senza voltarsi indietro.
Il prete, figura affascinante e incompresa. Amata e bistrattata. Cercata e rinnegata. Vocazione al sacerdozio. All'inizio non capisci. E preghi. E gemi. E piangi. Poi la voce si fa chiara. Distinta. Ed è rivolta a te, anche se eravate in tanti. Anche se gli altri erano migliori. Più buoni e generosi. Più attenti e intelligenti. Anche se tu non l’avevi messo in conto. Lui, il Signore, fissa i suoi occhi nelle tue pupille e tu non reggi. Il suo sguardo è incredibilmente bello. Solo gli innamorati possono capire. E vai. Attratto dal Mistero. Dove, tu stesso non lo sai. Ti fidi. E Lui ti ammalia indossando le vesti della festa. Ti porta con sé sul monte. Non quello del Teschio, non è il momento ancora. Oggi ti appare nella gloria. E tu resti senza fiato. Sei pronto.

Il Santo Curato d’Ars: patrono di tutti i parroci, modello di tutti i sacerdoti

di don Aldo Rossi
Giovedì 4 agosto 1859 vola verso il Cielo colui che doveva diventare l’esempio per tutti i sacerdoti: san Giovanni Maria Battista Vianney, detto più comunemente il santo Curato d’Ars. Il Papa san Pio X lo beatifica nel 1904, Pio XI lo canonizza nel 1925 e lo proclama patrono di tutti i parroci del mondo nel 1929. Il Papa Giovanni XXIII nel centenario (1959) con la lettera enciclica Sacerdotii Nostri Primordia lo ripropone come modello di tutti i pastori. Giovanni Paolo II lo dichiara "modello senza pari". Provvidenzialmente la nostra Santa Madre Chiesa ci ha posto davanti agli occhi la figura di questo santo al momento della più grande crisi sacerdotale che abbia conosciuto la storia.
Al tempo di san Pio X in Italia i sacerdoti erano quasi 69.000 su una popolazione di circa 33 milioni. Al tempo di Benedetto XVI i sacerdoti sono quasi 33.000 su una popolazione che supera i 57 milioni. La “densità” del clero si è più che dimezzata ed è inferiore a quella dei dentisti, psicologi e commercialisti(1). Il problema purtroppo non è solo nella “quantità” ma soprattutto nella “qualità”, cioè nella “formazione” che ricevono i seminaristi nei “nuovi seminari” per diventare sacerdoti. In questa società che si è progressivamente secolarizzata, in crisi di “valori”, “l’uomo di Dio”, ovvero il sacerdote, ha perso il suo carattere sacro diventando sempre più “l’uomo dell’uomo” ovvero un semplice assistente sociale. Al tempo del nostro santo, la Rivoluzione Francese eliminava i preti o li trasformava in preti “giurati” o secolarizzati, che avevano spesso sulla bocca parole di “cittadino, di civismo, di costituzione, e non mancavano critiche ai predecessori” (2).

Il S. Curato d'Ars e noi preti del terzo millennio

Conferenza tenutasi presso il Pontificio Seminario Regionale di Bologna in occasione del XC di fondazione

Un santo, un prete santo, si riconosce. Si riconosce da come parla e da come vive, da come affronta le prove della vita e da come muore. Che Giovanni Maria Battista Vianney sia santo d.o.c., per dei credenti cattolici è fuor di dubbio. Ma la Chiesa non inventa la santità di un cristiano: la riscontra e la “definisce”, la propone come attraente e imitabile. Il Curato d’Ars è stato riconosciuto santo già in vita. Noi, gente di questa nostra epoca post-moderna ripiegata e confusa, lo avremmo riconosciuto santo? Videtur quod non, verrebbe da dire con s. Tommaso. Oggi siamo tutti un po’ nipotini dei “maestri del sospetto” e un po’ diffidenti “avvocati del diavolo”. Chissà quante volte siamo stati percossi dal dubbio che, nel “mitizzare” la figura di questo minuto, emaciato pretino di campagna, si sia incorsi in qualche forzatura preconcetta. L’immagine di un parroco di questa taglia - con il volto incavato, la veste trasandata, con il grande cappello sformato e le grosse scarpe da contadino; un curato di campagna pio e zelante ma culturalmente sprovveduto, al centro di un movimento inaudito di devoti; un prete “santo-subito” molto prima della morte, perfettamente aderente agli schemi agiografici che tanto piacevano alla pietà ottocentesca - insomma questo cliché dell’immaginario collettivo non avrebbe forse bisogno di uno scrupoloso, inesorabile lavoro di “demitizzazione”, in modo da distinguere con puntigliosa precisione dove finisce il Curato della fede e dove comincia il Vianney della storia?

Lettera di un sacerdote al New York Times

Questo mese vorrei ricordare una lettera che è stata spedita il 6 aprile 2010 al famoso quotidiano americano New York Times da un missionario salesiano dell’Uruguay, il padre Martín Lasarte, che lavora da più di 20 anni in Angola. Premetto che il giornale non si è degnato di pubblicarla e nemmeno di dare una risposta al mittente.
In un’intervista pubblicata dal sito “Enfoques Positivos” (Edizione No. 299 24 di Giugno 2010) il padre Lasarte spiega i motivi che l’hanno spinto a scrivere la lettera:
“E’ vero che non si può che provare indignazione, soprattutto quando si leggono le numerose informazioni pubblicate in Internet e nei mezzi di comunicazioni sulla pedofilia nella Chiesa, anche per quanto riguarda i casi verificatisi e chiusi molti anni fa (…) Ma si dimentica che di fronte ad un elemento negativo, oggettivo e veritiero che bisogna correggere, c’è un’immensità di cose che la Chiesa sta facendo nei quattro angoli della terra attraverso laici, volontari e sacerdoti che sembra non fare notizia.”
Poi termina dicendo. “Il motivo principale è quello di completare una visione, fare vedere l’altra faccia, come diceva un giornalista, il lato occulto della Chiesa, vale a dire, un servizio silenzioso di mille e mille religiosi, religiose e sacerdoti a favore dei più poveri… “.

I sacerdoti nei messaggi di Medjugorje

Chi segue i messaggi della Gospa sa che la Madonna chiede preghiere per i sacerdoti.
Ivan Dragicevic è il veggente a cui la Madonna ha affidato il compito di pregare per i sacerdoti e i giovani, ma tantissimi sono anche gli appelli fatti attraverso la veggente Mirjana Dragicevic.

Fede, pace e unità
Sono le parole che maggiormente ci fanno capire la preoccupazione della Regina della Pace circa quelli che ha definito come i prescelti dal Suo Figlio.
[…] Vi chiedo di pregare perché i cuori dei sacerdoti non vacillino e conservino la fede nel popolo. […] ( Messaggio dato al gruppo di preghiera 07.02.85)
[...] Pregate per i sacerdoti. Pregate perché l’unione tra mio Figlio e loro sia più forte possibile, affinché siano una cosa sola. Vi ringrazio. (Mirjana 02.09.12)
[…] pregate per le vocazioni nella Chiesa, per la fede forte dei miei sacerdoti. […] (Ivan 01.01.11)
Pregate e digiunate perché tra i sacerdoti regni la pace! (Messaggio straordinario 21.01.82)
[…] vi invito a pregare per l’unità, per l’unità della mia Chiesa, dei miei sacerdoti..[…] (Messaggio straordinario dato a Ivan 30.12.11)

Anche oggi il prete è un “altro Cristo”

Il 5 giugno sono andato a Vercelli per celebrare, in una giornata di fraternità sacerdotale, le ricorrenze dei confratelli diocesani con 60-50-40-25 anni di sacerdozio. Dopo la conferenza di don Armando Aufiero sul recente Beato mons. Luigi Novarese, fondatore dei “Silenziosi Operai della Croce”, nella grande chiesa del Seminario l’arcivescovo mons. Enrico Masseroni (50 anni di ordinazione) ha celebrato la Messa con omelia sul sacerdozio e alla fine ha invitato me (60 anni) a dire due parole ai confratelli vercellesi. Avevo il cuore pieno di gioia e ho espresso due pensieri:

Preghiera per il Sacerdote celebrante

Ricolma, Signor mio Gesù Cristo, ricolma tutti i Tuoi sacerdoti del Tuo amore; rivéstili della Tua giustizia, in particolare colui che è qui presente all’altare, e che Ti prega per noi, perché Tu perdoni al Tuo popolo, e non permetta che si perda la Tua eredità. Che egli sia santo, perché Tu, di cui egli è ministro, sei santo; che per la purezza della sua vita sia degno dei tuoi santi Altari, e che vi si possa accostare con tutta l’innocenza che è dovuta a dei Misteri così sacri. Io Ti offro, o mio Dio, questo Sacrificio assieme a lui, e tutti i sacrifici che Ti ha offerto in passato e che offrirà per l’avvenire, in comunione con quel profondo rispetto con il quale, o Sommo Sacerdote, Ti sei offerto in Sacrificio al Tuo Eterno Padre sulla croce e Ti sacrificherai sull’Altare sino alla Tua ultima venuta.
Amen.

Sui Sacerdoti ...

Chi è che ci prepara l'Eucaristia e ci dona Gesù? Il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbe né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.
E chi è il Sacerdote? È l'Uomo di Dio. (2 Tim. 3, 17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini alla vocazione: “Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è  chiamato da Dio” (Ebr. 5, 4), lo separa da tutti gli altri “segregato per il Vangelo” (Rom. 1, 1), lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente “Sacerdote in eterno” (Ebr. 5, 6) e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio.