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Il fumo di satana

di Sergio Russo
In questo interessante dibattito che da giorni tiene banco sui principali siti e blog cattolici, desidero apportare il mio personale contributo per due semplici motivi:
- primo: mi sento un “chiamato in causa”, avendo recentemente scritto un libro, intitolato appunto “Il fumo di satana”alla cui soluzione accennerò nella parte conclusiva dell'articolo;
- secondo: da alcuni anni sono un appassionato studioso di “teologia della storia”, disciplina che, nata dalla convinzione che Gesù Cristo sia il Signore, cerca di localizzare attraverso: segni dei tempi, correnti di pensiero, accadimenti politici, ecc., la direzione verso cui stanno andando, sia il mondo in generale, che la Chiesa in particolare. Una cosa mi sembra di aver capito: di fronte ad un qualsiasi problema (anche quelli apparentemente insolubili) se ne cerca la soluzione: prima nell'ambito del buon senso, dopo, nell'ambito razionale e conoscitivo e poi nell'ambito trascendente.
Ai nostri giorni, all'indomani del profetico discorso pronunciato da Paolo VI nel 1972: «… Nella Chiesa di oggi da qualche fessura è entrato il fumo di satana nel tempio di Dio.», noi tutti possiamo costatare come ciò si sia purtroppo tragicamente avverato.

Appunti di mistica

Mi è pervenuto questo breve manoscritto, con invito a utilizzarlo nelle conferenze e ritiri che tengo al Clero.
Avendo conosciuto qualche anima di cui si parla e in modo particolare l'autore, di cui ho la più alta stima, condivisa del resto da tutti coloro che lo conoscono, ho pensato che potrebbe tornare utile e gradito a tanti Confratelli, ai quali è esclusivamente rivolto, presentandolo in edizione extra com­merciale.
Autentico pregio mi pare sia la veridi­cità dei fatti narrati, anche se ad essi siamo chiamati a prestare una fede puramente uma­na, lasciando alla Chiesa il giudizio autore­vole e definitivo.
La stampa mi è suggerita dalla difficol­tà di trovare libri che trattino dei feno­meni mistici, tanto che taluno, non avendo mai letto nulla al riguardo, si dimostra scet­tico od ostile incontrando qualche anima privilegiata.
Penso che un contatto con il sopranna­turale, che sicuramente nessuno può negare “a priori”, e 'soprattutto il sapere che ci sono anime che soffrono per scontare i nostri peccati e ottenerci il dono della santità e del­la fecondità nell'apostolato, può farci riflet­tere e soprattutto farci del bene, ciò che mi auguro di cuore. A. M. Alessi

Brevi appunti di mistica
Durante tutto il corso di sacra Teo­logia, mentre si trattano diverse materie sia fondamentali che secondarie, per una com­pleta formazione sacerdotale, non si inse­gna la mistica. A Roma si tiene qualche corso partico­lare, ma sono pochi quelli che lo frequen­tano. Di conseguenza, pur con le debite ec­cezioni, molti sacerdoti sono completamente digiuni di questa materia e questo spiega perché tanti si dimostrino indifferenti o ad­dirittura ostili davanti a certi fenomeni.

Carismi veri o falsi? Come distinguere i carismi dai poteri medianici?

Cosa si intende per carisma?
Dal greco charis, carisma significa grazia, favore, dono; implica che ci sia chi dona - sempre gratuitamente - e chi riceve. Quindi:
- da una parte: nei carismi veri, Dio dona direttamente o per mezzo dei suoi collaboratori. I carismi veri portano sempre del bene gratuitamente;
- dall'altra parte: il demonio direttamente o per mezzo dei suoi adepti dona carismi maligni. Il demonio opera sempre per fare del male e mai del bene, anche quando sembra che faccia del bene!
Mentre non si parla di carismi, ma di vaneggiamenti, per l’uomo che, dominato da turbi neuropsichiatriche, manifesta il prodotto della sua malattia.

Il carisma vero è quello che viene da Dio, è buono e porta amore e frutti.
Il carisma che viene dal demonio è falso ed è un potere medianico luciferino che incatena sempre più al peccato lo sfortunato che l'ha ricevuto e lo coltiva. Un mezzo come magia, new age, divinazione, yoga, reiki, ... non può mai donare un carisma buono! (cfr. CCC.2117).

La ricerca di te stesso nella preghiera la contamina

La preghiera giunge al suo grado di purezza autentica quando in essa dimentichi totalmente te stesso, quando cioè smetti deliberatamente di interessarti di te stesso e preferisci occuparti unicamente dei bisogni, delle ansie e della salvezza degli altri. Il grado di purezza perfetta della preghiera corrisponde al grado dell’amore perfetto.
Ora, l’amore è veramente autentico solo quando “non cerca il proprio interesse” (1Corinzi 13,5).
Interessarti di te stesso, dei tuoi bisogni – siano essi spirituali oppure materiali – denota un’imperfezione dell’amore e, di conseguenza, un’imperfezione della preghiera. La causa di tutto ciò sta nell'imperfezione della tua conoscenza interiore di Cristo e della tua unione con lui. Cristo ha detto: “Non cerco la mia volontà...” (Giovanni 5,30). “Non v’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13). “Chi ama la propria vita la perde” (Giovanni 12,25). “Amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori” (Matteo 5,44).
L’oblio di te stesso comincia con uno sforzo della volontà. Ma quando vi perseveri con sincerità dinanzi a Dio, Dio te lo concede come un dono gratuito. È con spontaneità, allora, che non ricercherai più il tuo interesse, ma penserai piuttosto a quello degli altri (cfr. Filippesi 2,4).
Se nella preghiera trascuri deliberatamente i tuoi bisogni e trovi la gioia unicamente nel domandare, nel supplicare e nel prodigarti a vantaggio degli altri, allora Dio stesso comincerà a occuparsi di te e a farsi carico di tutta la tua vita, sia sul piano materiale che su quello spirituale, fin nei minimi dettagli. In altri termini i quando ti occupi degli altri, Dio si occupa di te; e quando ti limiti a pregare e a supplicare per i bisogni degli altri, Dio soddisfa i tuoi bisogni senza che tu glielo chieda. In questo modo si realizza, per mezzo della preghiera, il disegno salvifico di Dio, a proposito del quale Cristo disse ai suoi apostoli: “Andate, fate discepole tutte le nazioni” (Matteo 28,19).

Video canto "Panis Angelicus" con testo latino e italiano (Bocelli)

Panis Angelicus
fit Panis hominum;
dat Panis Caelicus
figuris terminum.
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, pauper, servus et humilis.
Pauper, pauper, servus et humilis.
Panis Angelicus
fit Panis hominum;
dat Panis Caelicus
figuris terminum.
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, pauper, servus et humilis.
Pauper, pauper, servus et humilis.
Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni.
Qual meraviglia:
il servo, il povero, l'umile
mangiano il Signore.

Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni.
Qual meraviglia:
il servo, il povero, l'umile
mangiano il Signore.

Video canto "Panis Angelicus" con testo latino e italiano

Panis Angelicus
fit Panis hominum;
dat Panis Caelicus
figuris terminum.
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, pauper, servus et humilis.
Pauper, pauper, servus et humilis.
Te, trina Deitas
unaque, poscimus:
sic nos tu visita,
sicut te colimus.
Per tuas semitas
duc nos quo tendimus,
ad lucem quam inhabitas.
Ad lucem quam inhabitas. Amen.
Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni.
Qual meraviglia:
il servo, il povero, l'umile
mangia il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen.

Rivelazioni di Gesù a S. Matilde di Hackeborn sulla conversione del peccatore

Raccolte ne "Il libro della Grazia Speciale" di S. Matilde (Metilde) di Hackeborn

Pregando per una persona, Metilde ricevette questa risposta: "Io la seguo senza posa, e quando ritorna a me con la penitenza, il desiderio o l'amore, ne provo un indicibile gaudio. Per un debitore non v'è maggior piacere che ricevere un dono abbastanza ricco onde soddisfare tutti i suoi debiti. Orbene, io mi sono costituito, per così dire, debitore verso il Padre mio, impegnandomi a soddisfare per le colpe del genere umano; perciò nulla per me è più gradevole e desiderabile come di vedere l'uomo ritornare a me per mezzo della penitenza e dell'amore".

Pregando per una persona afflitta ma mal disposta, Metilde sentì in pari tempo in sé medesima un movimento di indignazione, perché spesso a quella aveva fatto salutari rimostranze senza ottenere nessun ravvedimento. Ma il Signore, le disse: "Orsù, partecipa al mio dolore e prega per i miserabili peccatori. lo li comperai con un gran prezzo, perciò con immenso ardore desidero la loro conversione".

La comunione con Cristo e la condivisione delle sofferenze degli uomini

La capacità di prender parte alle sofferenze di coloro che soffrono, che sono malati o tribolati, e di condividere i loro pesi, non ti viene da una semplice filantropia umana, da una compassione passeggera o dal desiderio di essere benvisto o di ricevere elogi: una tale compassione infatti sarebbe votata a diminuire ben presto, e poi a scomparire. Ma è attraverso la preghiera perseverante, pura, sincera, che puoi ricevere questi sentimenti, come un dono di Dio che ti rende capace non solo di perseverare in tale comunione con i più deboli, ma anche di progredirvi a tal punto da non poter più vivere senza di loro (cfr. 1Tessalonicesi 3,8) e da non trovare riposo se non nella condivisione delle loro pene e delle loro sofferenze.
Il segreto di questo carisma sta nella tua comunione con Cristo, nella tua partecipazione alla sua natura e alle sue qualità divine, così che è lui ormai che suscita in te il volere e l’operare (cfr. Filippesi 2,13). Cosi la condivisione delle sofferenze degli uomini e la comunione con Cristo dipendono strettamente l’una dall'altra; cosicché portare la croce di Cristo significa già di per sé prendere parte alla croce degli uomini, senza riserve, fino in fondo.
Quando diminuisce l’intimità del tuo rapporto con Cristo nella preghiera, è il sintomo che una grave malattia ha colpito la preghiera nella sua stessa essenza. Se operi per gli altri, se sei al loro servizio e preghi per loro, questo significa una perdita grave, un insuccesso sicuro: comincerai allora a intiepidirti, a sentire stanchezza; solo con sforzo riuscirai a compiere quei doveri che prima ti erano così cari; in seguito arriverai a trascurarli e a desiderare di evitarli, e infine ad astenertene e a rifiutarti di compierli. Perché senza Cristo è impossibile continuare a servire gli altri con un’azione feconda, sostenuta ed efficace; e Cristo, non lo raggiungi se non nella preghiera.