Image Cross Fader Redux /* BOX POP UP INIZIO */ /* BOX POP UP FINE */
Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Essere in grazia di Dio

Carissimi, qual'è il miglior augurio che posso fare a voi?
Quello di essere in grazia di Dio! Quindi vi auguro di essere in grazia di Dio.
Ma siccome tra il credere e l'essere realmente in grazia di Dio potrebbe esserci differenza, (ma non è detto), come possiamo avere la consapevolezza che stiamo vivendo questa grazia di Dio, ovvero: che noi stessi siamo grazia di Dio?
Questo significa essere in grazia: essere noi stessi grazia di Dio, essere suo dono, del quale Egli dispone come vuole in amore, con un nullaosta di appartenenza totale.
Fissiamo bene questo concetto, perché dobbiamo sensibilmente comprendere quanto il Cristo nostra passione ci chiami ad amare la sua Croce, a scendere in piazza, a metterci in gioco, proprio come fece Lui.
Carpe diem! E ogni attimo è il momento e ogni momento è l'attimo per aggrapparsi a Dio, per goderne, anche nel rivelarlo, soprattutto! Ma la grazia è tale soltanto se viene vissuta, altrimenti non è grazia.
Per essere in grazia occorrono almeno due condizioni inseparabili, meglio ancora se ce n'è una terza, che vedremo poi.

La prima condizione è che ci abbandoniamo a Dio
Cristo ha versato il suo Sangue perché potessimo vivere in grazia di Dio, che Egli vuol donare ancora per mezzo nostro. Dunque la grazia ci è donata perché ne facciamo partecipi quelli che la conosceranno, nuovi innesti su cui Dio farà germogliare frutti meravigliosi.
Nel soffio dello Spirito Santo, che infuoca del desiderio di Cristo, è scritto anche il desiderio del Padre.
E quale può essere questo desiderio del vero Dio, Uno e Trino, e vero Padre? Ecco: Dio e Padre, sta tutto in questo! E giacché (forse) ci hanno abituati a considerare prima Dio e poi il Padre, fermiamoci un momento sul Padre, sul Padre nostro Dio.
Quale padre non desidera che il proprio figlio gli si abbandoni in seno? Tanto più dunque lo desidera Colui che donandoci un'anima, ci ha predestinati partecipi alla sua divinità!
E quale figlio non si trova nel padre, nell'abbandonarsi candidamente in quel seno? Siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, e l'amore candido è amore divino.
Ecco come abbandonarci a Dio: candidamente, come piccoli figli che, anche dopo il pianto, cercano il conforto della madre e del padre; così è in Dio, che è Padre e Madre.

La seconda condizione è che ci santifichiamo in umiltà
Nell'abbandono totale, Dio è la guida che ci plasma in discernimento e sapienza, illuminati nel cammino di santità che ha disegnato per noi.
Nella mortificazione in umiltà, Dio ci guida in sensibilità nel riconoscere i grandi doni della grazia santificante che innumerevoli sgorgano dal cuore di Cristo; è l'humus, il brodo primordiale nel quale ogni grazia attecchisce e trova nutrimento, senza il quale nessuna grazia sarebbe tale, poichè senza umiltà non esisterebbe affatto alcuna grazia.
Come vedete è piuttosto semplice essere in grazia di Dio, pur nella nostra imperfezione di peccatori.
Per esempio, possiamo avere certezza d'essere nel "buon cammino" ogni qualvolta ci riconsegniamo a Lui nudi, in quanto contriti e perfettamente spogli da ogni affezione al peccato, donati a Cristo nell'uomo nuovo, come nel Sacramento della Riconciliazione, o Confessione.
Sì: la Confessione!
Dio non ci obbliga! Ma Lui è sempre lì, sempre disponibile, sempre pronto a perdonarci, ad amarci. E noi? Noi talvolta abbiamo così tanta miseria da essere perfino capaci di non confessare tutti i nostri peccati. Che assurdità, mentire a un Padre che conosce perfino i nostri più intimi pensieri, desideri e debolezze...
Quante occasioni gettate al vento! Ma perché e per cosa! Se solo potessimo sapere prima come ci si sente dopo! Se solo potessimo comprendere che cosa perdiamo - l'oppressione dal male e l'oscurità della morte - e cosa guadagniamo nella Confessione - la guarigione interiore e la resurrezione alla vita!
Parliamo però di confessione totale e di pentimento reale, altrimenti non si parlerebbe di abbandono totale a Dio né di Confessione Sacramentale, poiché sarebbe vana, invalida, sacrilega; assurdo soltanto pensare che "tanto Lui sa tutto" ... non faremmo altro che un vano tentativo di nascondere vigliaccamente un vuoto di umile amore nei confronti di Colui che, essendo Padre sopra ogni padre e madre, è fonte d'amore per ogni figlio ben al di sopra d'ogni padre e madre.
Dobbiamo comprendere che se non vinciamo la prima battaglia, quella contro noi stessi, quella di confessare tutti, assolutamente tutti i nostri peccati, non potremo mai santificarci in umiltà.
E il riconoscerci miserabili davanti a Cristo non può che passare per il suo rappresentante in terra: il sacerdote; questo è il primo atto di abbandono a Dio, il primo bagno alla fonte dell'umiltà: la Confessione santificante.
Qualcuno potrebbe obbiettare che il sacerdote è un uomo come noi, ma è un misero pensiero.
Il sacerdote è chiamato a essere Cristo in terra, altro che storie! Ed è per mezzo del sacerdote che il Sangue di Cristo lava i nostri peccati nella Confessione! Senza contare che una buona e completa Confessione, quindi una santa Confessione, può fare un gran bene anche al sacerdote, poiché Dio ci nutre di Lui anche gli uni dagli altri! Non è una novità che anche il sacerdote possa trarre grazia da un umile esempio di abbandono a Dio... eppoi, consideriamo bene quanto disse Gesù: Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione (Lc 15,7).
E allora! Se proprio abbiamo vergogna a guardare gli occhi di Cristo negli occhi del sacerdote, fissiamo bene il Crocifisso che è sempre presente in ogni confessionale, chiediamo aiuto al Crocifisso, vedremo poi la portata di questo miracolo che è l'autentica conversione! Quel miracolo che in ogni istante del giorno è alla nostra portata, il miracolo che ci dona quel delizioso frutto da gustare momento per momento: la grazia.

La terza condizione è osare! Osare oltre l'abbandono a Dio
Osare di leggere fino in fondo quel libro luminoso che è già scritto per noi: quella storia in cui si è indotti dallo Spirito Santo in Cristo nostra luce nel Padre.
Realmente, tutto il nostro coraggio è rapportato a quanto teniamo, a quanto desideriamo il Cristo, infatti chi ha Cristo nulla teme.
Ma se per i nostri figli daremmo anche la vita, per Cristo cosa siamo disposti a fare? Chiediamocelo, la verità ci aprirà il cuore, ci renderà liberi.
Ma come non illuderci poveramente di abbandonarci a Dio, se non siamo neppure liberi di andare a Lui senza tentennamenti, ben oltre le nostre misere convenzioni, trasportati dal fuoco di un'umile gratitudine d'amore?
Come Sant'Agostino e Maria Maddalena, che da peccatori osarono amare Cristo, anche noi possiamo osare, osare e ancora osare.
Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. (Salmo 84,6)

Teófilo

Nessun commento:

Posta un commento