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Il Santo Curato d’Ars: patrono di tutti i parroci, modello di tutti i sacerdoti

di don Aldo Rossi
Giovedì 4 agosto 1859 vola verso il Cielo colui che doveva diventare l’esempio per tutti i sacerdoti: san Giovanni Maria Battista Vianney, detto più comunemente il santo Curato d’Ars. Il Papa san Pio X lo beatifica nel 1904, Pio XI lo canonizza nel 1925 e lo proclama patrono di tutti i parroci del mondo nel 1929. Il Papa Giovanni XXIII nel centenario (1959) con la lettera enciclica Sacerdotii Nostri Primordia lo ripropone come modello di tutti i pastori. Giovanni Paolo II lo dichiara "modello senza pari". Provvidenzialmente la nostra Santa Madre Chiesa ci ha posto davanti agli occhi la figura di questo santo al momento della più grande crisi sacerdotale che abbia conosciuto la storia.
Al tempo di san Pio X in Italia i sacerdoti erano quasi 69.000 su una popolazione di circa 33 milioni. Al tempo di Benedetto XVI i sacerdoti sono quasi 33.000 su una popolazione che supera i 57 milioni. La “densità” del clero si è più che dimezzata ed è inferiore a quella dei dentisti, psicologi e commercialisti(1). Il problema purtroppo non è solo nella “quantità” ma soprattutto nella “qualità”, cioè nella “formazione” che ricevono i seminaristi nei “nuovi seminari” per diventare sacerdoti. In questa società che si è progressivamente secolarizzata, in crisi di “valori”, “l’uomo di Dio”, ovvero il sacerdote, ha perso il suo carattere sacro diventando sempre più “l’uomo dell’uomo” ovvero un semplice assistente sociale. Al tempo del nostro santo, la Rivoluzione Francese eliminava i preti o li trasformava in preti “giurati” o secolarizzati, che avevano spesso sulla bocca parole di “cittadino, di civismo, di costituzione, e non mancavano critiche ai predecessori” (2).

Il S. Curato d'Ars e noi preti del terzo millennio

Conferenza tenutasi presso il Pontificio Seminario Regionale di Bologna in occasione del XC di fondazione

Un santo, un prete santo, si riconosce. Si riconosce da come parla e da come vive, da come affronta le prove della vita e da come muore. Che Giovanni Maria Battista Vianney sia santo d.o.c., per dei credenti cattolici è fuor di dubbio. Ma la Chiesa non inventa la santità di un cristiano: la riscontra e la “definisce”, la propone come attraente e imitabile. Il Curato d’Ars è stato riconosciuto santo già in vita. Noi, gente di questa nostra epoca post-moderna ripiegata e confusa, lo avremmo riconosciuto santo? Videtur quod non, verrebbe da dire con s. Tommaso. Oggi siamo tutti un po’ nipotini dei “maestri del sospetto” e un po’ diffidenti “avvocati del diavolo”. Chissà quante volte siamo stati percossi dal dubbio che, nel “mitizzare” la figura di questo minuto, emaciato pretino di campagna, si sia incorsi in qualche forzatura preconcetta. L’immagine di un parroco di questa taglia - con il volto incavato, la veste trasandata, con il grande cappello sformato e le grosse scarpe da contadino; un curato di campagna pio e zelante ma culturalmente sprovveduto, al centro di un movimento inaudito di devoti; un prete “santo-subito” molto prima della morte, perfettamente aderente agli schemi agiografici che tanto piacevano alla pietà ottocentesca - insomma questo cliché dell’immaginario collettivo non avrebbe forse bisogno di uno scrupoloso, inesorabile lavoro di “demitizzazione”, in modo da distinguere con puntigliosa precisione dove finisce il Curato della fede e dove comincia il Vianney della storia?

Ti amo, mio Dio

Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio è di amarti fino all'ultimo respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente amabile, e preferisco morire amandoti, piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l'unica grazia che ti chiedo è di amarti eternamente.
Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo, soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua non può dire a ogni istante: ti amo, voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.
Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato CROCIFISSO PER ME, e mi tieni quaggiù CROCIFISSO CON TE.
Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo.

(S. Giovanni Maria Vianney, il S. Curato d'Ars)

San Giovanni Maria Vianney e il demonio

Il Santo curato d’Ars, per la gran mole di lavoro apostolico che realizzava per il bene delle anime, non poteva non attirare le ire dell’Inferno, e infatti fu spesso molestato dai diavoli, che facevano rumori spaventosi lanciando forti urla dall’interno della sua canonica. Talvolta i demoni lo picchiavano lasciando sul suo corpo delle lividure visibili; uno di questi demoni era da lui chiamato scherzosamente “le Grappin”. Nella stanza del Santo, Gesù, la Madonna e gli Angeli venivano ad assisterlo nelle sue lotte contro il “Grappino”.
Un maresciallo della gendarmeria, Napoly, venuto a cercare l’abate Vianney di notte, davanti alla porta della canonica udì voci minacciose. Quando il curato apparve con la sua lanterna: “Non è nulla, disse, è il Grappino”, poi vedendo che il gendarme tremava dalla fifa, lo prese per mano e lo accompagnò fin davanti alla chiesa.
Una sera, sulla piazza d’Ars, una donna che dicevano ossessa, denunciava le colpe di coloro che l’attorniavano. All’avvicinarsi del sacerdote, gridò furiosa: “Non ci sei che tu a cui non posso rimproverare nulla”, Ma subito ricredendosi affermò: “Eppure si. Nel tempo in cui lasciasti l’esercito, Vianney, quel giorno che faceva così caldo, sei passato davanti a una vigna, ci sei entrato per prendere l’uva. Hai rubato, Vianney”. “E’ vero, diss’egli, avevo così sete, ho preso un grappolo, ma prima di lasciare la vigna, me ne ricordo, per risarcire il proletario del danno, ho posato un soldo vicino al ceppo. Grappino, nascosto nel corpo di questa infelice, tu non dici tutto!”.