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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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Benedizione dell'Amore Divino di Dom Christian Thomas, il piccolo grande certosino

Per l'intercessione di Maria Santissima Madre di Gesù e Madre nostra, di San Giuseppe suo castissimo sposo terrore dei demoni, di San Michele Arcangelo Principe degli Angeli e trionfatore su satana, di tutti gli Angeli e Santi: che l'amore infinito e onnipotente del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, contro il quale nessun demonio può resistere, scenda su di voi, vi invada pienamente, vi purifichi, vi liberi da ogni male, vi illumini, vi colmi di pace e di gioia divina. Amen.
(Dom Christian Thomas)

Thomas Gaston Eugene Celestine, questo il nome di Padre Cristian, (Tillieres: 19 novembre 1929 - Sant'Andrea Apostolo dello Ionio: 4 aprile 2013).
Entrato in seminario nell’ottobre del 1949, tre anni dopo in seguito alla lettura del libro Silence Cartusien viene conquistato dalla vita certosina. Durante un ritiro presso la Grande Chartreuse nel 1952 decide di diventare un monaco certosino. Il 15 novembre del 1952 entra nella Grande Chartreuse e il 31 marzo 1958 fa la professione solenne. In Italia arriva nel 1980 quando viene trasferito nella certosa di Serra San Bruno in Calabria dove prosegue la sua attività claustrale. In questo periodo incontra il pontefice Giovanni Paolo II in visita alla certosa calabrese nell'ottobre del 1984. Per motivi di salute nell'agosto del 1994 è costretto ad abbandonare la clausura.

Il Rosario Certosino

Abbiamo già parlato delle origini del Santo Rosario e di come queste, con probabile certezza, siano da attribuirsi ai Monaci Certosini. Il Rosario Certosino sarebbe quindi il progenitore del Rosario in maggior uso oggi, quello Domenicano.
Il Rosario Certosino è un cammino orante tra il Saluto Angelico e la sequela delle clausole della vita di Gesù, che conduce alla preghiera autenticamente contemplativa.
Il corpo del Rosario si compone da 50 ripetizioni del Saluto Angelico, (la prima parte dell'Ave Maria) e da 50 clausole che descrivono 50 episodi della vita di Gesù e Maria.
Si recita a due cori - o da soli - e non serve alcuna corona del Rosario, perché le 50 clausole sono diverse l'una dall'altra, (se proprio volessimo usare una corona, sarebbe adatta la corona komboskin o chotki da 50 grani della tradizione cristiano-ortodossa usata per la preghiera del cuore (Signore, Gesù Cristo figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!).
Essendo una preghiera particolarmente contemplativa, IL ROSARIO CERTOSINO SI PREGA SENZA ALCUNA FRETTA, così da gustare sia la preghiera che i misteri di Cristo, così da giungere in perfetta comunione con Dio nella preghiera contemplativa, in spazi solitari (pregare all'aperto è magnifico), dove non possiamo essere disturbati, così che il cuore possa trovare espressione.
E' importante che ci si lasci penetrare dal significato delle parole, fino a ottenere una condizione d'intimità con Gesù e Maria, fino a constatare che le parole sono scese dalla mente al cuore, fino a restare attoniti nel consumare l'intima comunione, il pranzo d'amore con Gesù. Dio sia benedetto!

Il Rosario e i Certosini

La leggenda dell’apparizione della Vergine a san Domenico, che gli avrebbe insegnato la preghiera del Rosario facendone l’apostolo, è ormai nota a tutti. Splendida storia, ma nessuno dei documenti primitivi dell’Ordine Domenicano ne parla, nemmeno i sette primi biografi del santo, o i numerosi testimoni venuti a deporre al suo processo di canonizzazione aperto nel 1233. La leggenda effettivamente comparirà solo diversi secoli dopo.
È possibile tentare di tracciare una storia del Rosario?

La preghiera dell’Ave Maria
Innanzitutto va esaminata la storia dell'Ave Maria. Se l’uso di unire il saluto di Elisabetta a quello dell’Angelo è molto antico[1], la seconda parte di questa preghiera è molto più recente. Ed è proprio nell'Ordine dei certosini che appare, prima di essere diffusa in tutta la Chiesa. In effetti, la domanda: "Sancta Maria, ora pro nobis" ("Santa Maria prega per noi") apparve per la prima volta in un breviario certosino del 13o sec. Nel secolo seguente, ancora in breviari certosini, la formula si sviluppa in: "Ora pro nobis peccatoribus. Amen" ("Prega per noi peccatori. Amen"), con talvolta la menzione "Mater Dei" ("Madre di Dio") dopo Maria. Infine, verso il 1350, apparve, sempre in un breviario certosino: "Nunc et in hora mortis. Amen." ("Adesso e nell’ora della [nostra] morte. Amen.")[2].

Intervista esclusiva ad un certosino di Farneta

In occasione della XVII “Giornata della vita consacrata”, celebratasi lo scorso 2 febbraio, il settimanale Toscanaoggi ha realizzato una esclusiva intervista ad un certosino di Farneta, che vi riporto allo scopo di aumentarne la diffusione. In essa il monaco risponde ad alcune domande svelando la vita claustrale certosina.
Ringrazio coloro che hanno reso possibile questa preziosa testimonianza sulla vita monastica certosina, e che risulta essere un valido contributo per comprendere meglio ed apprezzare questa meravigliosa scelta di vita.

Storia e memoria liturgica del Rosario

Alle origini del Rosario
Tra le preghiere che a partire dagli inizi del secondo millennio hanno conosciuto maggiore diffusione nell’occidente cristiano, il Rosario è certamente la più amata. Attraverso di essa tanti cristiani hanno risposto all’esigenza interiore di una preghiera contemplativa in semplicità e purezza.
Negli ambienti monastici medioevali la forma di preghiera principale era la recita dei 150 Salmi di Davide, che furono sostituiti con ripetuti Pater Noster per allargare e facilitare la preghiera ai laici illetterati. Tali adattamenti proseguirono nei secoli successivi e in varie parti d'Europa al Pater Noster fu preferito il Saluto Angelico, che è la prima parte dell'odierna Ave Maria. Si trattava ancora di una corona composta da 150 preghiere, poi ridotta a 50 preghiere, più praticabile, che prese il nome di Rosario.

Il Rosario Certosino: notizie storiche e importanza spirituale
Verso il 1409 Domenico Helian detto di Prussia, associò a ogni Saluto Angelico una clausola che richiamava un mistero della vita di Gesù Cristo, così da comprenderne tutti gli aspetti principali dell’Infanzia, della Vita Pubblica, della Passione e della Resurrezione.
Seguì un'epoca di grande diffusione del Rosario di Domenico il Prussiano, che ne interpretava così lo spirito: “Non occorre attendere con esattezza alle parole di meditazione. Ognuno, secondo la propria devozione, può adattare la materia in un modo o nell’altro, a dipendere dalle disposizioni nelle quali ci si trova”.