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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Storia e memoria liturgica del Rosario

Alle origini del Rosario
Tra le preghiere che a partire dagli inizi del secondo millennio hanno conosciuto maggiore diffusione nell’occidente cristiano, il Rosario è certamente la più amata. Attraverso di essa tanti cristiani hanno risposto all’esigenza interiore di una preghiera contemplativa in semplicità e purezza.
Negli ambienti monastici medioevali la forma di preghiera principale era la recita dei 150 Salmi di Davide, che furono sostituiti con ripetuti Pater Noster per allargare e facilitare la preghiera ai laici illetterati. Tali adattamenti proseguirono nei secoli successivi e in varie parti d'Europa al Pater Noster fu preferito il Saluto Angelico, che è la prima parte dell'odierna Ave Maria. Si trattava ancora di una corona composta da 150 preghiere, poi ridotta a 50 preghiere, più praticabile, che prese il nome di Rosario.

Il Rosario Certosino: notizie storiche e importanza spirituale
Verso il 1409 Domenico Helian detto di Prussia, associò a ogni Saluto Angelico una clausola che richiamava un mistero della vita di Gesù Cristo, così da comprenderne tutti gli aspetti principali dell’Infanzia, della Vita Pubblica, della Passione e della Resurrezione.
Seguì un'epoca di grande diffusione del Rosario di Domenico il Prussiano, che ne interpretava così lo spirito: “Non occorre attendere con esattezza alle parole di meditazione. Ognuno, secondo la propria devozione, può adattare la materia in un modo o nell’altro, a dipendere dalle disposizioni nelle quali ci si trova”.
Si affermò quindi l'autentico spirito contemplativo del Rosario, nel quale l’anima rimane interiormente attenta alla Presenza del Signore.
Verso il 1470 il domenicano Alain de la Roche ne diffuse la pratica nell'ordine Domenicano adottando una struttura su 15 misteri, ciascuno dei quali conteneva un Padre Nostro, 10 Ave Maria e un Gloria al Padre, sopprimendo i riferimenti alla vita pubblica di Gesù.
Le indulgenze concesse a quest'ultimo Rosario da alcuni Papi contribuirono a ridurre la diffusione del Rosario Certosino, che però non scomparve mai completamente; del resto in alcune regioni della Germania e della Svizzera, anche nella struttura del Rosario Domenicano cominciò a stabilirsi l’uso di clausole aggiunte dopo il Nome di Gesù, che ricordavano quelle del Rosario Certosino.
Il Rosario Certosino è preghiera essenzialmente cristologia, poiché l’introduzione della clausola dopo il Nome di Gesù ferma l’attenzione del cuore orante sul Salvatore ed è unicamente a Lui che Maria ci conduce e ci lascia attrarre profondamente nel Mistero. In effetti si riscontra ancor oggi una maggiore esigenza di preghiera contemplativa tanto più intensa e dilatante, quanto più semplice ed essenziale.
Anche gli ultimi Papi hanno sottolineato l’importanza di evidenziare l’aspetto contemplativo e cristologico del Rosario. Nella Marialis cultus Paolo VI afferma: “Senza contemplazione il Rosario è corpo senza anima e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule. Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudono le insondabili ricchezze”. Nella stessa esortazione apostolica Paolo VI ricorda l’uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al Nome di Gesù Cristo, aggiungendo una clausola evocatrice del mistero meditato, uso recentemente lodato anche dalla Congregazione per il culto Divino.
Anche Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, lo definisce "Un uso lodevole, esso esprime con forza la fede cristologica applicata ai diversi momenti della vita del Redentore".
Le caratteristiche di semplicità ed essenzialità nella struttura del Rosario Certosino originario rispondono qualitativamente al crescente bisogno di preghiera contemplativa.
Nel n. 19 della stessa lettera apostolica, Giovanni Paolo II reintroduce, con i 5 nuovi Misteri della Luce, gli aspetti della vita pubblica di Gesù originariamente presenti nelle clausole di Domenico Helian di Prussia: “Ritengo che per potenziare lo spessore cristologico del Rosario sia opportuna un’integrazione che gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo, tra il Battesimo e la Passione. È infatti nell’arco di questi Misteri che contempliamo aspetti importanti della Persona di Cristo, quale rivelatore definitivo di Dio. È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale Mistero di Luce. Questa integrazione di nuovi Misteri è destinata a fare vivere questa preghiera con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria”.
Possiamo infine notare come il Rosario Certosino contenga alcune forme di comunione spirituale con la Chiesa d’Oriente, poiché ricorda sotto taluni aspetti il celebre inno Acatisto, assai diffuso nell’Oriente Cristiano.

Il Rosario nella storia
Molti sono i Papi che hanno scritto documenti sul Rosario, a cominciare da Urbano IV (1261-64) fino a Giovanni Paolo II; ancora di più sono i Papi che, pur non avendo scritto documenti specifici sul Rosario, hanno esaltato e raccomandato questa preghiera. Nei documenti pontifici il Rosario viene fatto risalire a S. Domenico o comunque si ricorda che i domenicani, per tradizione, custodiscono e diffondono questa devozione. Rammentiamo i contenuti essenziali dell'antica tradizione sulle origini del Rosario: il Rosario fu ispirato dalla Madonna a S. Domenico - che ne fu il primo diffusore - e restaurato dal Beato Alano de la Roche per comando della Vergine - apparsagli più volte dal 1460 in poi. Al B. Alano sembra risalire il racconto secondo cui l'atto di nascita del Rosario sarebbe una precisa apparizione nella quale la Madonna consegnò nelle mani di S. Domenico la corona del Rosario (scena che è stata raffigurata da innumerevoli artisti, come si può constatare nella pagina dedicata all'iconografia). Il Rosario si è affermato nei secoli XVI e XVII, diventando una pia abitudine dei fedeli cattolici; al suo successo hanno contribuito alcune vittorie militari, attribuite al valore impetratorio di questa preghiera: Lepanto (7-10-1571, si legga sotto il paragrafo sulla memoria liturgica), La Rochelle (città fulcro del calvinismo francese, assediata lungamente dal re Luigi XIII e capitolata il 28-10-1628), Vienna (80000 cristiani, guidati da Giovanni Sobieski, il 12-9-1683 sconfissero a Kahlenberg 250000 turchi, liberando così Vienna dal loro assedio). Nel secolo XVIII il Rosario ha conosciuto nuovo slancio ad opera di uno dei santi più mariani, S. Luigi Grignon de Montfort (1673-1716), terziario domenicano. Negli ultimi due secoli il Rosario è stato protagonista dei due più importanti cicli di apparizioni mariane: Lourdes (11 febbraio-16 luglio 1858), dove le apparizioni cominciavano con la recita del Rosario compiuto da S. Bernadette davanti alla Signora, che, per sottolineare ancor più l'importanza di tale preghiera, si mostrava con una corona del Rosario sul braccio; Fatima (13 maggio-13 ottobre 1917), dove la Vergine, in tutte le apparizioni, ha raccomandato la recita del Rosario. Alla fine del XIX secolo, per iniziativa del Beato Bartolo Longo, ha preso inizio, a favore del Rosario, un intenso apostolato, che si è concretizzato nell'edificazione del Santuario di Pompei e in molteplici attività caritative.

La memoria liturgica del Rosario
L'attuale memoria liturgica della Madonna del Rosario (7 ottobre) prende origine dalla memoria della Beata Vergine Maria della Vittoria, istituita dal Papa domenicano S.Pio V in seguito alla vittoria conseguita dai cristiani nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571).
I mussulmani, che già avevano occupato una parte dell'Europa e che dominavano il Mediterraneo, minacciavano sempre più l'intera Cristianità. Allora il Papa sollecitò una lega tra le nazioni cristiane, alcune si costituirono in una lega e allestirono una flotta, mentre tutti i cristiani di buona volontà rispondevano all'appello del Papa per una mobilitazione spirituale con la recita del Rosario. Il 7 ottobre 1571, domenica, la flotta cristiana e quella turca si scontrarono nel golfo di Lepanto; i cristiani, benché inferiori nelle forze, riportarono una grande e decisiva vittoria. S.Pio V attribuì il successo alla Madonna auxilium christianorum (aiuto dei cristiani) e volle esprimere la sua gratitudine istituendo la festa della "Beata Vergine delle Vittoria" per il giorno 7 ottobre.

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