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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Lui e io: diario spirituale di Gabrielle Bossis - Parte dodicesima

17 giugno 1948
Ora santa. Cercavo mentalmente come avrei potuto piacergli di più....
«Io non domando l’impossibile. Non chiedo nemmeno il difficile. Desidero che si venga a me con la semplicità dei fanciulli, dei figli di Dio. Oh! figlia mia, sentiamoci in famiglia!
Chi, più di me, ha diritto alla voce del sangue, al richiamo delle vostre viscere, al fremito dei cuori che riconoscono la loro sorgente? E poiché siete i figli di Dio, perché non amarlo come figli, parlargli come figli, ringraziarlo come figli pieni di gioia, poiché la gioia è il lustro dell’amore?
E pieni di una duttile ubbidienza che è il velluto della tenerezza; pieni di una costante premura che è lo sguardo del cuore; pieni di invenzioni nuove che sono la vita dell’amore. Nessuno dei sentimenti del cuore umano ha tanto bisogno di vita come l’amore.
Che in te l’una sia l’altro! Lungo le ore del tuo cammino, mira a Dio senza sosta: i tuoi occhi saranno puri. E quando cerchi di parlarmi, dimmi semplicemente: “Ti amo”. Credi che è abbastanza, credi che è tutto.
In questo sono racchiusi i rimpianti, le speranze, la fiducia. E senza limiti, senza parole.
Io, io vi conosco fino in fondo. Vi penetro in piena chiarezza, nessuno dei vostri sforzi mi sfugge: io li vigilo, li sostengo. Sono sempre il padre che insegna a camminare al suo più piccolo. Puoi capire con quale tenerezza? Sii la mia più piccola».

15 luglio 1948
Avevo ricevuto per posta la prima pagina di bozze di “Lui e io”.
«Oh! siine ben lieta […]. Si capirà finalmente un po’ meglio il mio amore?
Io sono come un ricco che, avendo largheggiato per la felicità dei suoi amici più cari, si ferma commosso a considerare i suoi beneficati: faranno attenzione alle sue delicatezze? O passeranno beffardi come sul Calvario? Molti scuoteranno il capo con disprezzo. Altri rimarranno indifferenti. Ma coloro che pongono il loro spirito nello Spirito, con il desiderio sincero di possedermi maggiormente, questi conosceranno un improvviso intenerimento che li stupirà e li soggiogherà. Prega perché io mi propaghi. […]».

22 luglio 1948
Mi preoccupavo di un progetto matrimoniale per mia nipote.
«Innanzi tutto, sottoponilo a me. Io sono sempre il Creatore, come nei primi sette giorni, e la tua fiducia mi onorerà. Oh! questo problema della fiducia… Perché stentate tanto a credere? Rileggete la storia della mia vita: tanti miracoli, tanto amore... tanta semplicità in mezzo a voi… E l’invenzione della mia Eucaristia, questa mia perpetua Presenza nella vostra vita, non merita che veniate a raccontarmi tutto ciò che vi occupa con una tenera apertura del cuore?
Non compiangeresti un amico che non ricevesse mai confidenze? o un padre affettuoso al quale non si chiedessero consigli?
Allora, Gesù Cristo… potreste tenerlo in disparte? e proprio nei crocevia della vostra esistenza? Quale via prendere? Io presiedo perfino al sangue che scorre nelle vostre vene; fatemi l’onore di crederlo e di ringraziarmene.
Ti ricordi lo scrigno di tua madre? Con quanta cura lei ci riponeva i suoi gioielli e le altre cose preziose! Il mio cuore è lo scrigno delle anime. Esse vi stanno rinchiuse senza mai perdere splendore. O dolce Dimora, più dolce del velluto».

7 agosto 1948
In una tentazione di egoismo:
«Ti prego! Non servirti prima di me!».

4 ottobre 1948
A Le-Fresne:
«Oggi, contemplerai la mia bellezza. Già stamani hai visto quella pennellata di rosa intenso all’orizzonte, verso oriente. Poi, passando sotto gli alberi, ti sei fermata davanti ai lunghi fili delle ragnatele di ottobre, tese da un ramo all’altro, con le gocce di rugiada infilate come fossero perle in tante collane aperte. E il grillo, che aveva cantato tutta la notte sul tuo ciliegio, ad un tratto ha taciuto perché il sole era appena sorto.
Allora, la Loira ha cominciato a cambiare colore con tanta varietà di tinte che nessun prodotto della terra avrebbe potuto fornirle tale ricchezza. E gli aironi sono passati rigando il firmamento viola.
Se sai guardare bene, tutte le ore del giorno hanno la loro magnificenza: viene da me, viene da una parte del mio Essere, per voi naturalmente, per sviluppare in voi l’attrattiva verso la lode, il gusto dell’adorazione, l’amore dell’Amore.
E ogni mattina io faccio nuovi i miei spettacoli per fare nuovi i vostri cuori.
Hai un fornitore tanto abile, e che cerchi tanto di piacerti?
Hai qualcuno per ritagliare le nuvole in quelle forme che ti piacciono?
Hai un ingegnere capace di sollevare il fiume fino al muro della tua terrazza?
Chi è il mercante che ha disposto gli uccelli sui tuoi alberi? e tante farfalle fra i tuoi fiori?
E stamani, è stata una fabbrica di tulle che ha steso, come fosse un velo, la striscia di nebbia che tagliava l’isola in due piani?
Di chi è la mano che stacca con tanta grazia le foglie ingiallite dei tuoi tigli, mentre le tue piante di fragola ti offrono i loro lunghi getti per i frutti degli anni venturi?
Apri bene gli occhi e guarda l’Amore: è Lui che passa».

12 ottobre 1948
Mal di denti:
«Metti la tua guancia contro la mia guancia schiaffeggiata».

9 dicembre 1948
«Dov’è il tuo cuore? È per te o per me? »

10 dicembre 1948
Nella mia camera:
«Chiedi la fame e la sete di Dio. Chiedi il mal di Dio».

20 dicembre 1948
«Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo».

1949
3 febbraio 1949
«Dai l’esempio. Bisogna che i figli di Dio facciano onore al loro Padre.
Ora santa:
«Non lasciar spegnere la fiamma della tua fiducia. Non ne hai bisogno tutti i giorni? Fa’ che arda dentro di me. Va’ e ritornaci spesso come in un felice stato voluto da me, poiché vi voglio stabiliti nella mia fiducia. Essa fa parte dell’Amore. Tu, se mi ami e se credi al mio amore, ti abbandonerai nelle mie mani come un fanciullo che non domanda nemmeno: “Dove si va?”. E parte allegro, con la mano nella mano di sua madre.
Oh, beata fiducia che vi attira tante grazie!… Bendati gli occhi e ama di non saper nulla del futuro, per cogliere l’occasione di abbandonarmelo. Io so guidare un cieco per le vie migliori. E quando questo cieco sa di essere mio figlio, non arriverà perfino a rallegrarsi della sua infermità, che è la sua forza sul mio Cuore?
E io, io sarò tentato di ringraziarlo della sua fiducia, come di un segno di predilezione, come di un favore particolare. Vedi in questo la mia tenerezza che è incessante.
È una vita senza morte. Tu, alimenta questa vita mia e tua. Fa’ la tua parte. Invocami con il tuo desiderio. Spesso come tu respiri. Non pensare che sia troppo. Io, che sono in te, invece domando sempre: “Non è troppo poco?”».

10 febbraio 1949
Dicevo il responsorio: “Affinché io sia fatta degna delle promesse di Cristo”.
«Nessuno è degno, se non chi si tiene radicato nel mio amore: sono io che vi rendo degni.
Fa’ dunque tutti gli sforzi affinché la nostra unione sia leale e fedele in tutti i momenti, di notte e di giorno. Tu sei mia, senza soste. Perché metteresti delle soste nell’amore, nel silenzio, nell’adorazione, nella volontà di compiacermi? Non ritornare a te stessa. Poiché ti sei data a me la mattina e nel corso della giornata, rimani in me. Chiuditi dentro e dammi la chiave. Di modo che, quando ti rivolgerai al prossimo, lo farai mentre abiti in me, e la tua vita esterna sarà guidata dall’interno con maggiore perfezione e con più amore.
Oh! figlia mia! che bella vita la nostra… invidiata perfino dagli Angeli… Oh! tempo di intimità che conduce immediatamente all’Eternità!… Oh! che buon mezzo per consolare il tuo Dio… E poiché lo ami, come non ti ci applicherai con tutte le tue forze, aiutata dalla mia Grazia?
Vi sono le negligenze, le fragilità della tua natura. Certo, le conosco! Non temere, sono io che ti ho creata. Sono sempre io che ti ho salvata. Tutto fu colmo nella mia sofferenza, che tutto sia colmo nella gioia che mi dai!
Ma no, non è difficile. Sai bene che io guardo più allo spirito dell’agire che all’azione stessa; quello spirito che io voglio, in te, umile e amoroso, costante, staccato dalle creature, distaccato dalla vita terrena, pronto a partire per l’Aldilà alla mia prima chiamata, gioiosamente: senza la gioia, la dipartita mancherebbe d’amore. È il Canto della Partenza. Conduce allo slancio.
L’anima è arrivata, sebbene il corpo la trattenga ancora. Oh bella morte gioiosa… degna dei Meriti di Gesù Cristo!».

30 marzo 1949
Nella mia camera:
«Figlia mia; valuta meglio il valore del momento presente, il pericolo di guardare al passato e l’inutilità di guardare all’avvenire. Vivi semplicemente, amorosamente, il momento che possiedi».

31 marzo 1949
Ora santa:
«Sta’ attenta ai tuoi pensieri! Non vedi che occupano la maggior parte del tuo tempo? che da loro dipende il bene o il male delle tue giornate? È un regno interiore che bisogna saper governare. Collocalo nel clima di Dio: la sua Gloria, la sua Volontà, la sua Clemenza e tutte le qualità che sono sue. Vivere con il pensiero di queste qualità, significa conoscere meglio Dio, e dare meno importanza a se stessi.
Ti ricordi? Mi chiedevi: “Quando, Signore, sarò perfettamente unita a Voi? e talmente assorbita in Voi da non ricordarmi più di me stessa?”.
È in questi pensieri di unione che tu conoscerai il tuo compito: dare gioia a quelli che ti ho messo accanto. Non credere al caso. Credi all’intervento del Padre tuo, del tuo Amico, Colui che non ti lascia. E se, invece di dare gioia, tu affliggessi gli altri, se non irradiassi me, me che consolo, potresti forse dire di aver posto il tuo spirito nello Spirito di Dio?
Che i tuoi pensieri siano dunque tutti Bontà, Indulgenza, Zelo per la mia causa; tu hai la libertà di comandarli, tu hai il dovere di scegliermi. Se tu non mi scegliessi, potresti chiamarmi il tuo più grande Amico? il tuo più bell’Amore? il tuo caro Essere, che vive continuamente nel tuo essere? Tu non mi vedi, ma sai che sono lì. E poiché sai che ci sono, concedimi i tuoi amorosi pensieri di cieca».

9 maggio 1949
«Dimmi umilmente: “Non ho fatto che questo, Dio mio, nell’arco della mia giornata… avrei potuto fare di più! Non ho fatto che questo… nei miei rapporti con Te… con gli altri…”. E Io completerò».

29 maggio
«Sai cosa ti chiederò oggi? Di imparare a dire bene degli altri. Che nobile abitudine! Quanto mi rallegrerebbe… che insegnamento diffonderesti! Ci sono sempre dei pregi, anche in coloro che sembrano pieni di difetti. Vuoi provare oggi? e continuare per tutti i domani, fino alla tua morte?».
“Sì, mio Signore, ma non so come fare: sono sempre le parole di critica che mi escono per prime”.
«Ti ricordi le carrozze a due ruote? Quando il cavallo si imbizzarriva, si doveva stringere il freno e trattenere le redini. Allo stesso modo, trattieni l’impulso e rifletti. Sarà per me. Quando è per me, cos’è che può costare?…».

17 giugno 1949
Dopo la Comunione, consideravo con tristezza i miei peccati di ieri:
«Dammi il tuo vestito sgualcito. Io lo stiro facendolo nuovo, con i miei meriti».

4 luglio 1949
Dopo la Comunione, gli dicevo: “Ho proprio vergogna a pensare che siete stato posato sulla mia lingua inutile e spesso cattiva”.
«Io la conosco. Vengo ugualmente. Anche se tu non credi a tutte le mie Grazie, io te le dono. Anche se tu non sai quando mi manifesto per mezzo tuo, io mi manifesto, perché sono in te. Anche se tu balbetti al Padre i tuoi fugaci sentimenti, io, io li prolungo. È il mio ruolo di Salvatore. Non lo vedi bene, ma gli Eletti lo vedono. Nel contemplarmi, essi contemplano la Redenzione. Esultano e mi esaltano. Unisciti a questa esultanza degli Eletti, considerando la mia opera in te. Cerca di scoprirla nella mia Vita e nella tua. Fede preziosa! Non trascurare nulla per intensificarla, come si punta il raggio di una torcia negli angoli bui inesplorati. È la Fede a far sì che il Creatore e la creatura si tocchino. E quando avrai rinsaldato le forze della tua fede, la tua speranza e il tuo amore si dilateranno per rafforzare l’unità. Nell’unità, si è fedeli alle piccole azioni come alle grandi, poiché tutto è in comune.
Ed è così semplice, nel Dio presente! Ripetigli spesso, come in una respirazione d’amore: “Siamo insieme. Siamo insieme”…».

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