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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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L'essenziale e l'Essenziale di Sant'Antonio Abate

Il 17 gennaio la Liturgia ricorda la Santa figura di Antonio Abate, monaco del deserto, quindi eremita, taumaturgo e comunemente conosciuto come protettore degli animali.
In tante parti di ogni regione d'Italia, in questo giorno o nella domenica immediatamente vicina, si fanno celebrazioni anche con la partecipazione di animaletti domestici, la cui vita si affida a questo Santo così affascinante e poco conosciuto.
Qui voglio puntare una luce sul fatto "costitutivo" di Antonio: egli è monaco, ancor prima che anacoreta, eremita, padre del deserto. Ha quindi scelto la totalità della dedizione a Dio, il rivolgere costantemente la propria interiorità, la propria mente e anche la propria fisicità alla coabitazione con Dio soltanto, in uno stile di vita totalizzante, ancor più accentuato dalla caratteristica del deserto. Quest'ultima non deve essere considerata in senso fisico: quando si parla di deserto ci vengono in mente le immagini del Sahara, delle dune di sabbia, di paesaggi in cui la sete e il caldo assieme alla monotonia quasi spettrale sono i protagonisti principali.

Il deserto del Monaco è prima di tutto un luogo interiore, la cella del proprio cuore; una coabitazione con Dio nel Silenzio e nella Solitudine che sono al contempo custodi del deserto stesso, ma anche fedeli e leali specchi della vita del Monaco. Il deserto è quello spazio (che diventa spazio d'incontro) nel quale abitano l'essenziale e l'Essenziale. Nient'altro.

San Francesco e i Padri del Deserto, lo Spirito Santo e le tentazioni del demonio

Cosa accomuna San Francesco con i Padri del Deserto? Lo Spirito Santo, certamente, ed il dover subire le medesime tentazioni del Demonio.
Nella Vita Seconda di San Francesco d’Assisi, di Tommaso da Celano, leggiamo che una volta San Francesco nell'eremo dei frati di Sarteano fu violentemente tentato dal demonio di lussuria. San Francesco per allontanare la tentazione prima iniziò a flagellarsi con un pezzo di corda e, vedendo che la tentazione non se ne andava, uscì fuori e si immerse nudo nella neve alta, poi si fece sette pupazzi di neve e iniziò così a parlare al suo corpo: «Ecco, questa più grande è tua moglie; questi quattro, due sono i figli e due le tue figlie; gli altri due sono il servo e la domestica, necessari al servizio.
Fa’ presto, occorre vestirli tutti, perché muoiono dal freddo. Se poi questa molteplice preoccupazione ti è di peso, servi con diligenza unicamente al Signore». Immediatamente il nemico dell’uomo “confuso si allontanò, ed il Santo ritornò nella sua cella, glorificando Dio”.
Nei detti dei Padri del Deserto, ugualmente, si racconta di un monaco che tentato dal desiderio di una donna, per resistervi uscì fuori dalla sua cella e si fece dei pupazzi di fango, esclamando: ecco questa è tua moglie, questi i tuoi figli, ora provvedi a loro per il necessario. Fatto questo ugualmente la “tentazione” svanì.

Evagrio Pontico (ca. 345-399), monaco

Nel 399, il giorno dell'Epifania, si spegne Evagrio Pontico, monaco e maestro di vita spirituale nel deserto egiziano.
Era nato attorno al 345 a Ibora, nel Ponto, in una famiglia di alti notabili, e questo gli permise di ricevere una formazione completa e raffinata.
Ordinato lettore da Basilio, egli divenne membro del clero di Cesarea, ove rimase fedele al proprio vescovo fino alla morte di quest'ultimo. Quindi si trasferì a Costantinopoli dall'amico Gregorio di Nazianzo, che lo ordinò diacono e lo volle al proprio fianco nella difficile lotta contro gli ariani.
Quando Gregorio si ritirò, egli trascorse un certo tempo al servizio del nuovo patriarca Nettario, finché una serie di drammatiche circostanze finì, secondo le sue stesse parole, per «esiliare Evagrio nel deserto».
Fuggito da Costantinopoli, si recò a Gerusalemme, e quindi raggiunse il deserto egiziano di Nitria attorno al 384. Dopo due anni di vita semianacoretica alla scuola di Macario di Alessandria e di Macario il Grande, egli ottenne un maggiore isolamento nel deserto delle Celle. La sua lotta nel deserto, non del tutto scelta ma pienamente assunta, non fu vana. Nel deserto Evagrio sviluppò infatti una sintesi di teologia e di monachesimo pratico unica per il suo tempo. La sua sensibilità psicologica, la sua finezza analitica ne fecero uno dei più grandi maestri spirituali dell'antichità, e a lui si ispireranno Massimo il Confessore, Isacco il Siro e Simeone il Nuovo Teologo, per citare solo i padri più famosi.