Image Cross Fader Redux
Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
Visualizzazione post con etichetta S. Antonio Abate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta S. Antonio Abate. Mostra tutti i post

L'essenziale e l'Essenziale di Sant'Antonio Abate

Il 17 gennaio la Liturgia ricorda la Santa figura di Antonio Abate, monaco del deserto, quindi eremita, taumaturgo e comunemente conosciuto come protettore degli animali.
In tante parti di ogni regione d'Italia, in questo giorno o nella domenica immediatamente vicina, si fanno celebrazioni anche con la partecipazione di animaletti domestici, la cui vita si affida a questo Santo così affascinante e poco conosciuto.
Qui voglio puntare una luce sul fatto "costitutivo" di Antonio: egli è monaco, ancor prima che anacoreta, eremita, padre del deserto. Ha quindi scelto la totalità della dedizione a Dio, il rivolgere costantemente la propria interiorità, la propria mente e anche la propria fisicità alla coabitazione con Dio soltanto, in uno stile di vita totalizzante, ancor più accentuato dalla caratteristica del deserto. Quest'ultima non deve essere considerata in senso fisico: quando si parla di deserto ci vengono in mente le immagini del Sahara, delle dune di sabbia, di paesaggi in cui la sete e il caldo assieme alla monotonia quasi spettrale sono i protagonisti principali.

Il deserto del Monaco è prima di tutto un luogo interiore, la cella del proprio cuore; una coabitazione con Dio nel Silenzio e nella Solitudine che sono al contempo custodi del deserto stesso, ma anche fedeli e leali specchi della vita del Monaco. Il deserto è quello spazio (che diventa spazio d'incontro) nel quale abitano l'essenziale e l'Essenziale. Nient'altro.

Sant'Antonio Abate: la Regola

Scrivo questi precetti, che il Signore ha messo sulle mie labbra, per coloro che vogliono porsi sotto il grave giogo della vita monastica. È necessario che li osservino e «chi trasgredirà uno solo di questi, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,19).
1. Prima di ogni cosa prega senza interruzione e ringrazia sempre Dio per tutte le cose che ti capitano.
2. Quando ti alzi ogni giorno di buon mattino, prenditi cura dei malati che son presso di te.
3. Digiuna tutti i giorni, ad eccezione del sabato e della domenica, fino alle tre del pomeriggio. All'avvicinarsi di quest’ora, ritirati nella tua cella e prega prima di mangiare; dopo aver mangiato, prega e leggi continuamente.
4. Non parlare con i ragazzi e con i giovani e non stringere amicizia cori loro; non accoglierli come monaci affinché non offrano occasioni al diavolo.
5. Non dormire sulla stessa stuoia con uno più giovane di te.
6. Osserva le ore stabilite per la preghiera, non trascurarne nessuna e non addurre per essa delle scuse.
7. Non costringere con insistenza chi è ammalato a mangiare; non privarlo però nemmeno del cibo affinché il suo animo afflitto non sia turbato.
8. Se dopo un certo tempo verrà da te un fratello, accoglilo con gioia perché egli ringrazi Dio e lodi te.

Sant'Antonio Abate, Maestro di Dio

Coma, Egitto, 250 ca. – Tebaide (Alto Egitto), 17 gennaio 356.
Dopo la pace costantiniana, il martirio cruento dei cristiani diventò molto raro; a questa forma eroica di santità dei primi tempi del cristianesimo, subentrò un cammino di santità professato da una nuovo stuolo di cristiani, desiderosi di una spiritualità più profonda, di appartenere solo a Dio e quindi di vivere soli nella contemplazione dei misteri divini. Questo fu il grande movimento spirituale del ‘Monachesimo’, che avrà nei secoli successivi varie trasformazioni e modi di essere: dall’eremitaggio alla vita comunitaria, espandendosi dall’Oriente all’Occidente e diventando la grande pianta spirituale su cui si è poggiata la Chiesa, insieme alla gerarchia apostolica. Anche se probabilmente fu il primo a instaurare una vita eremitica e ascetica nel deserto della Tebaide, s. Antonio ne fu senz’altro l’esempio più stimolante e noto, ed è considerato il caposcuola del Monachesimo. Conoscitore profondo dell’esperienza spirituale di Antonio, fu s. Atanasio (295-373) vescovo di Alessandria, suo amico e discepolo, il quale ne scrisse una bella e veritiera biografia.

Antonio nacque verso il 250 da una agiata famiglia di agricoltori nel villaggio di Coma, attuale Qumans in Egitto e verso i 18-20 anni rimase orfano dei genitori, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare. Attratto dall’ammaestramento evangelico “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, e sull’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, Antonio volle scegliere questa strada e venduto i suoi beni, affidata la sorella a una comunità di vergini, si dedicò alla vita ascetica davanti alla sua casa e poi al di fuori del paese.