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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Meditazione sul Vangelo secondo Matteo 4,1-11

(Correlato con Marco 1,12-13 e con Luca 4,1-13)
Il dono del tempo di Quaresima è un segno sacramentale per la nostra conversione, dove per conversione si intende ritornare indietro, capire di aver sbagliato strada, tornare alla purezza del Battesimo dopo tutti i peccati e le infedeltà che hanno macchiato quella veste bianca, tornare al progetto che Dio aveva su di noi, e che invece abbiamo voluto realizzare senza ascoltare Dio e i cui risultati sono sperimentabili nella nostra esistenza quotidiana : ecco il perché della prima lettura di oggi su Adamo ed Eva e la loro tragica disobbedienza.

Adamo è ognuno di noi con la sua perversa inclinazione ad essere l’unico arbitro della propria vita, ma questa esperienza di consapevole disobbedienza somiglia molto a quella della farfalletta notturna che ruota attorno alla fiammella accesa che tanto l’attrae ma che sa bene che alla fine la brucerà inesorabilmente, ma ciò non basta e alla fine anch'essa coglie quel frutto “bello a vedersi” che “il calore” aveva raccomandato di non toccare ed ecco che anche la farfallina brucia e muore.
Così è di ognuno di noi peccatore, tant'è che giustamente San Paolo potrà affermare che con il peccato la morte è entrata nel mondo e tutti gli uomini ne fanno esperienza (di morte e di peccato). Ma c’è anche chi – e sono due, Gesù e Maria, i grandi tesori della Redenzione – non ha conosciuto il peccato e quindi la morte ha visto una rottura e una sconfitta del proprio potere che ormai non è più infinito, ma suscettibile addirittura di una clamorosa sconfitta, e chiunque si alleerà con questo “Uomo forte” vedrà salva la propria “casa” e soprattutto la propria vita.

Il demonio, sa bene che Gesù è in grado di obbedire fino in fondo alla volontà di Dio e quindi dopo aver tentato di uccidere Gesù da bambino, prova adesso – nel Vangelo di oggi - di annientarlo con le armi della seduzione. Questo è un chiaro paradigma della storia della Chiesa (corpo mistico del Signore e suo prolungamento nei secoli), che si è cercato di eliminare con ogni tipo di persecuzione, molto più cieca di quella di Erode, e visto che il risultato è stato insoddisfacente, il tentatore ha cambiato strategia ed è tornato – oggi nel Vangelo, e oggi nella storia - a farsi serpe che seduce, e noi oggi stiamo vivendo questa fase, ed ecco che molte nazioni di solida tradizione cristiana cominciano a cedere alle lusinghe idolatre del resto del mondo, condannando se stesse e gli altri ad un paganesimo che rimbecillisce e svuota. Eppure ci sarà sempre un piccolo resto di Israele, una piccola Chiesa, un piccolo drappello di discepoli, che come allora rimase fedele al Signore tra molte difficoltà, così oggi rimarrà fedele alla sua Parola e al suo Vicario di Roma.

Caro Gesù, vuoi fare il Messia ? Bene, benissimo, te lo insegno io come si fa : tanto per cominciare soddisfa tutti i bisogni materiali dell’uomo, ad esempio dai il pane a tutti, senza alcuna fatica, anzi trasforma queste pietre in pane. Poi sai cosa devi fare ? Qualcosa di spettacolare, per cui la gente esclami “ohohohohooo” e si incolli alla tua immagine per sempre (come si usa oggi fare in TV), e ci vorrebbe qualcosa di molto scenografico, miracoloso, taumaturgico, magico, spettacolare, di grande richiamo pubblicitario, che tutti vedano, diciamo come il grande fratello in TV, ohibò, ecco l’idea giusta “Il grande pinnacolo del Tempio”, cioè il punto più alto di Gerusalemme, tu ci vai, ti vedono tutti, ti getti giù e non muori e tutti diranno che sei veramente Fico, molto più Figo di quello che giocava nel Real Madrid, molto più in gamba di Taricone (ahimè davvero morto gettandosi giù….) e Jonathan perché hai superato tutti i numeri. Ed infine sai cosa devi fare ? Piazzati nel benessere e nel potere, così avrai tutti per amici, non avrai ostacoli, tutti lavoreranno per te, faranno la spia a tuo beneficio, ti serviranno, ti proteggeranno, dipenderanno da un tuo cenno ….. Vattene satana …. Vattene maledetto, l’ha detto Gesù e lo dobbiamo ricordare noi invocando Gesù affinché lo scacci per noi.

Quando ero bambino c’era una canzone che diceva “La tua donna è bella se la guardi tu” con allusione ad uno sguardo d’amore che costruisce e non riferendosi ad uno sguardo di concupiscenza. Ritengo che ci sia del vero (ed in ambo i sensi) in questa affermazione, la quale ci permette di accogliere la famosa asserzione biblica che la sposa di Cristo (io, la mia amica di prima, tu, il tuo nemico, il tuo edicolante, la tua vicina di casa, il tuo parroco, la Chiesa tutta) è bella e senza rughe, e non ti dico poi quanto è bello lo Sposo, è il più bello di tutti come ci puntualizza il Salmo 45,3 ed oltre ad essere bello di suo, diviene più bello (sia pure di un valore infinitesimo aggiunto) a causa del mio amore per Lui !!!! Chi vuol contestarmi questa affermazione prenda carta e penna e mi scriva. !!!

In questo Vangelo Gesù ha vissuto nell'obbedienza e nella fedeltà a Dio 40 giorni come un tempo propedeutico alla sua vita pubblica, cioè alla sua vita fuori della casa materna di Nazareth (Non sapevate che debbo occuparmi delle cose del Padre mio ?), e la vita sua – e la vita nostra – è perennemente minacciata dal falsario (e oggi anche dagli agenti al servizio del falsario). Le armi per vincere sono la preghiera, il digiuno, il distacco dai beni, l’umiltà, la fedeltà alla Parola di Dio, l’obbedienza all'amore paterno di Dio.

Per tutti arriverà satana, cioè colui che tenta non solo di scombinare i piani di Dio ma di suggerirne dei suoi che, apparentemente hanno gli stessi obbiettivi, ma alla fine si rivelano un suo piano ben congegnato contro Dio. Prima che il tentatore arrivi, Gesù è stato solo ed in silenzio per 40 giorni e 40 notti, e già questa silenziosità è un primo messaggio per noi così loquaci e così desiderosi di ascoltare tutto e sempre. Un solo secondo di quel silenzio di Gesù durante quel tempo di 40 giorni, vale più di tutte le chiacchiere degli uomini che discutono da secoli, e a volte senza fare un passo verso la verità.

Esclude il dominio del pane, cioè una visione che esaurisce la vita nella materialità, esclude di trasformare le pietre in pane, come se la potenza efficientista e su scala industriale fosse davvero il mezzo per salvare gli uomini!!! Esclude il potere e il dominio, proposta sempre attuale nel nostro quotidiano, e rifiuta una visione magica di Dio.

Mercoledì scorso abbiamo iniziato il cammino con un gesto simpaticamente tragico: l'imposizione delle ceneri con il monito: "Senti un po’, guarda che poi sei solo polvere!". Dove lo trovi nel mondo un simile realismo! Ce ne ricordassimo quando ci scanniamo per questioni di eredità o scaliamo la scala sociale, se ne ricordassero i super iper tuttologi prima pagina dell'umanità che qualche anno dopo la loro serena dipartita saranno polvere dimenticata ! Ce ne ricordassimo noi quando, senza patemi o tristezze, indaghiamo sul senso della storia e della vita! Il delirio di onnipotenza che talora prende la nostra umanità verrebbe guarito da questa semplice considerazione: siamo polvere. Ma polvere che Dio illumina e trasfigura, e accende e rende capolavoro e meraviglia... E le meraviglie non mancheranno in questa Quaresima che è tempo di sana penitenza e di liberatorio pentimento. In giro corre voce che non esista più il peccato. Era ora !!! Dopo secoli di opprimente morale cattolica ci siamo finalmente accorti che in realtà l'uomo è totalmente libero e fa ciò che vuole. Bene, me ne compiaccio: infatti assistiamo tutti ad un'era solare e radiosa, piena di rapporti sereni e di persone realizzate... siamo onesti, please, almeno con noi stessi: l'uomo impara ad essere uomo, l'uomo ha bisogno di capire cosa lo rende felice; il peccato è male perché ci fa del male e non perché lo dice la Chiesa !!!

"Desertificazione": il digiuno, cioè spegnere la TV che ci intossica, dedicare più tempo a sé e alla famiglia, allentare le tensioni, ed anche un digiuno reale, alleggerendo la cucina per solidarietà con i poveri e per liberare cuore e corpo dalle tossine; poi la preghiera, intesa soprattutto come esercizio quotidiano (un quarto d'ora, come minimo) di silenzio, di meditazione, di lettura della Parola col desiderio autentico di comunicare con Dio. Mi è stato suggerito di fissare questo appuntamento con Dio segnandolo ogni giorno sull'agenda come si farebbe con qualsiasi altro appuntamento, e includendo “nell'incontro a quattrocchi” anche la lettura del Vangelo del giorno e 20 minuti di meditazione su tutta la scenetta evangelica che si è letta. Infine l'elemosina, come rinuncia ai beni superflui per sostenere chi vive nella miseria. Tre itinerari che, se percorsi con cuore sincero, ci possono condurre alla vicinanza con Dio. Provare per credere!

Crederò in Dio se fa questo e questo e questo. Tutte falsità sataniche e il Vangelo lo ha dimostrato. Perfino dopo la resurrezione di Lazzaro c’era chi voleva ucciderlo (ma a dire il vero c’era anche chi credette). Tu mai crederai in Dio se poni delle condizioni e Dio ubbidisce alle tue richieste. Porre delle condizioni a Dio è un film che abbiamo già visto nel deserto, e se questo film lo replicherai sotto la direzione del cornuto, allora la tua fede non crescerà affatto. Dio ti conosce poiché ti ha creato. Tu crederai in Dio non quando tu chiederai che Dio parli il tuo linguaggio, ma soltanto quando Dio ti parlerà usando il linguaggio divino, cioè quello della croce, dell’umiltà della dedizione, del servizio, dell’obbedienza. "Scendi dalla croce e crederemo in te". Anche se fosse sceso non avrebbero creduto, anche se avessero visto un morto resuscitato non avrebbero creduto (loro, noi e te e io non avremmo creduto), ma essendo rimasto in croce, molti, tra cui emergono il centurione e il ladrone, hanno iniziato a credere.

La Quaresima si apre, ogni anno, con un episodio del Vangelo che può lasciarci sconcertati: le tentazioni di Gesù. Cominciamo cioè la Quaresima con una specie di avvertimento: ricordati che la tentazione fa parte della tua vita di uomo!

E' un'esperienza dolorosa. Eppure la tentazione è un momento fondamentale nella vita di ogni cristiano. La Bibbia è piena di episodi di tentazioni. Tutti i grandi personaggi biblici, i santi, i profeti, gli uomini di Dio, sono stati fortemente tentati. La tentazione è un'opportunità: una volta superata ci lascia più forti e più felici. Dio, che è un Padre pieno di misericordia, permette che siamo tentati, perché ci vuole sempre più forti, più solidi, più ricchi di quella pace che solo una scelta piena di Dio può dare. Egli però non permetterà mai che siamo tentati oltre le nostre forze (1 Cor 10,13). Attraverso la tentazione siamo messi alla prova, per crescere. Possiamo dimostrare a Dio che lo amiamo. La tentazione è un momento di crescita.

Per quanto riguarda la relazione con se stessi, con il proprio corpo, Adamo ed Eva "si accorsero di essere nudi": nasce cioè in loro la concupiscenza, prima manifestazione del disordine profondo che il peccato ha introdotto nell'armonia della creazione.Per quanto riguarda il rapporto con Dio, esso cambia radicalmente: quello stesso Adamo che passeggiava sereno, alla brezza del giorno, in compagnia del Signore, parlando familiarmente, a faccia a faccia, col suo creatore, ora si nasconde perché ha paura di Dio. Anche il rapporto con il prossimo è cambiato: ora sarà segnato dall'istinto e dal dominio.

La Chiesa mette questo brano della Genesi come prima lettura di questa Domenica, per farci capire qual è il nostro punto di partenza: siamo dei figli di Adamo, dei peccatori. Nello stesso tempo il Signore ci dice: "il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo" (Gen 4,7). La Quaresima è un tempo privilegiato per affrontare le conseguenze, che ci portiamo addosso, del peccato originale.

Gesù non cede. Frutto della resistenza di Gesù è che "gli angeli gli si accostarono e lo servirono". Frutto di questo momento difficile è il ministero pubblico di Gesù, compiuto nella potenza dello Spirito, tra segni, prodigi, guarigioni, e nell'annuncio della buona novella. Frutto di queste tentazioni è anche la proposta di un nuovo modo di impostare le tre relazioni fondamentali dell'uomo.

La preghiera è anzitutto un atto di abbandono alla volontà del Padre e serve soprattutto a noi, per crescere nella coscienza di essere figli e nella pace del cuore. Gesù rifiuta la preghiera che ci fa diventare clienti di Dio, anziché coniugi (portatori dello stesso giogo) di Dio.

Gesù rifiuta il dominio regale (il potere) sul mondo, sul prossimo (la gloria), proponendo invece un nuovo ideale, fatto di servizio e umiltà. L'unico culto che il cristiano deve rendere, nella sua vita di relazioni, è quello al Signore Dio. Tutti gli altri "culti" (il dominio sugli altri, l'emergere, la carriera, la posizione di spicco nella società, la considerazione da parte della gente, l'autorità, ecc.), che oggi la società ci propone, non vanno accettati.

Ma quali sono i segni che Gesù è il figlio di Dio. Risponde padre Livio con un onesto "secondo me". Dapprima la sua straordinaria santità di vita, poi la sua straordinaria sapienza, e terzo e ultimo segno finalmente la potenza dei suoi miracoli. Ma i primi due segni sono stati un unicum in tutta la storia umana. Ed aggiunge "Non mi stupiscono i suoi miracoli, ma la sua santità. Chi dalla croce, conciato in quel modo, avrebbe detto quelle parole ?". Bravo padre Livio !!

A proposito di miracoli, non sarà fuori luogo osservare che la Chiesa (cioè il massimo della sapienza su questo pianeta) per affermare la santità di un suo figlio, potrebbe anche dare uno sguardo ai miracoli che questo può aver compiuto in vita, ma in realtà solo i miracoli post mortem (compiuti dalla loro presenza e dalla loro intercessione accanto all'Altissimo) sono quelli che hanno valore. Ciò ci richiama alla mente dapprima il grande miracolo di Gesù post mortem, cioè la sua resurrezione. Di norma un miracolo in vita è un dono di Dio ben utilizzato. Ma potrebbe anche essere mal utilizzato, e quindi il fare miracoli in vita è indice della cura e della elezione di Dio e non della santità della persona, la quale è santa solo se vive le virtù cristiane, e se necessario, anche eroicamente. Maria stessa non ha mai fatto un miracolo, mentre a Pietro bastava la sua ombra per operare guarigioni (At 5,14).
In tempi recenti abbiamo anche osservato l'attesa di miracoli post mortem di Papa Giovanni e soprattutto di Padre Pio prima della loro beatificazione, e, specie padre Pio, costui aveva addirittura messo nelle mani di un giovane sacerdote Karol Voytila un miracolo in vita, ma solo quando l'anziano papa Giovanni Paolo II° ha conosciuto dalla preposta commissione il primo miracolo post mortem ha potuto firmare la bolla della santità.
Dobbiamo ricordarcene quando rullano i tamburi perché si diffonde la voce di un qualche prodigio o di qualche santone e tutti a correre laggiù dove il cornuto ha il marketing delle imprese mirabolanti.
La prossima volta che intendi parlare male della Chiesa ricordati di questa sua santa prudenza che nessun altro uomo e nessuna altra organizzazione possiede. E se permetti, vorrei anche affermare che solo la Chiesa di Roma professa l'unica religione vera, a dir poco a causa di tutti questi suoi unicum.

Al contrario della coppia originaria, quella dei primi uomini, che aveva cercato ad ogni costo di diventare "come Dio"; diversamente dagli ebrei dell'esodo, che nel deserto sui ribellarono a Dio chiedendo pane, Gesù non si lascia vincere dalla tentazione.

Né per costringere gli altri, né per difendere sé stesso : i miracoli saranno gesti di amore, mai di potere o di comodo.

Dio nella vita del cristiano non può non avere il primo posto. Ma per vincere la tentazione e dare a Dio nella nostra vita il posto che gli spetta è necessario un cammino in salita, un impegno umano, che la tradizione chiama proprio salita: Ascesi. Oggi l'ideale della vita è presentato come il facile raggiungimento di ogni desiderio, la vita dovrebbe essere un cammino in discesa, ma quante delusioni ed amari risvegli dietro questa, che non è altro che una tentazione! Le cose preziose costano sacrificio, ed anche la fede non cresce senza: impegno, silenzio, ascolto della parola di Dio, preghiera.

Dopo il battesimo nell'acqua lo Spirito conduce Gesù al battesimo nella tentazione, ma non come una persona ne costringe un'altra, ma come qualcuno consente a chi ha deciso. E' provato nella solitudine, così come Eva fu tentata quando si trovò sola. Il potere di Dio non si fa conoscere con tali prove, perché Dio non fa mai nulla d'inutile. Chi conosce la propria forza, infatti, non cerca di sfoggiarla. Se dunque il digiuno non vi gioverà per non essere tentati, vi consentirà non di meno di essere fortificati tanto da vincere la tentazione. [S.Giovanni Crisostomo].

Come tentò per la gola il primo Adamo, così tenta il secondo per la fame. Il maligno, vincitore del primo, sarà vinto dal secondo e come tentò i primogeniti con la vanagloria, dicendo che sarebbero stati come Dio, ora tenta Cristo con la superbia. [S.Gregorio Magno].

Gesù vuol vincere con l'umiltà e con l'autorità delle divine scritture e non con i segni del suo potere divino. In questo modo confonde di più il nemico e dà maggior onore alla natura umana indicando con quali armi anch'essa può vincere il maligno. Il maligno aveva tale potere perché usandone giungesse la sua sconfitta. Così verrà permesso ai malvagi di crocifiggerlo perché ne giungesse la salvezza. [S.Girolamo].

Anche Satana cita la bibbia, ma certe citazioni non illuminano: fanno buio. [S.Ambrogio].

Il nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi, stregoni, occultismo, spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché di sette sataniche vere e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, scacciato dalla fede, è rientrato con la superstizione.

La più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste.

La cosa più importante che la fede cristiana ha da dirci non è però che il demonio esiste, ma che Cristo ha vinto il demonio. Cristo e il demonio non sono per i cristiani due principi uguali e contrari. Gesù è l’unico Signore; Satana non è che una creatura "andata a male". Se gli è concesso potere sugli uomini, è perché gli uomini abbiano la possibilità di fare liberamente una scelta di campo e anche perché "non montino in superbia" credendosi autosufficienti e senza bisogno di alcun redentore.

«Il vecchio Satana è matto», dice un canto spiritual negro. «Ha sparato un colpo per distruggere la mia anima, ma ha sbagliato mira e ha distrutto invece il mio peccato». Con Cristo non abbiamo nulla da temere. Niente e nessuno può farci del male, se noi stessi non lo vogliamo. Satana, diceva un antico Padre della Chiesa, dopo la venuta di Cristo, è come un cane legato sull'aia: può latrare e avventarsi quanto vuole; ma, se non siamo noi ad andargli vicino, non può mordere. Gesù nel deserto si è liberato di Satana per liberarci da Satana! È la gioiosa notizia con cui iniziamo il nostro cammino quaresimale.

L’umanità di Cristo, diversamente dalla nostra, è perfetta e senza macchia. Una umanità senza traccia di peccato non significa però una umanità preservata dalle prove. E la Quaresima inizia con questo incoraggiamento per noi: Dio si è fato solidale con noi. E’ con noi nelle nostre prove. Le tentazioni di Cristo sono state talvolta sintetizzate con tre verbi: la tentazione del piacere, del potere, dell’avere (concupiscenza, orgoglio, avarizia / digiuno, preghiera, elemosina /// castità, obbedienza, povertà).

La Chiesa, conoscendo l’incapacità della nostra umanità a vivere con una tensione costante il cammino verso il Regno, ci offre un tempo "altro" in cui far convergere le nostre energie nello sforzo di conversione, in cui esercitarci maggiormente all'arte della lotta spirituale. Questa "battaglia" è tanto necessaria che nemmeno Gesù vi si è sottratto, come ci mostra il Vangelo odierno. L’esperienza di sentirsi chiamare dal Padre «Figlio amato» da lui vissuta al Battesimo non gli ha aperto un percorso al riparo dalle prove.

«La donna vide che l’albero era buono da mangiare, appetitoso agli occhi e desiderabile per acquistare sapienza» (Gen 3,6). Il mondo appare come una preda da divorare e, acquisita questa visione, il peccato è già consumato e il gesto inevitabile.

Là dove Adamo è caduto, Gesù ha lottato e vinto. Matteo esemplifica in tre le tentazioni subite da Gesù.

Gesù reagisce a queste lusinghe con una piena obbedienza a Dio e alla propria creaturalità: egli custodisce con forza la propria umanità, salvaguardando così anche l’immagine di Dio rivelata dalla Scrittura. L’arma con cui Gesù combatte è la sottomissione alla parola di Dio, come mostra il suo rispondere all'avversario solo con parole della Scrittura.

Gesù obbedisce alla Parola nel suo significato profondo, non nella sua semplice lettera come invece fa il diavolo, che usa la Scrittura con malizia.

Adamo ha considerato l’essere come Dio una preda da conquistare, Gesù ha percorso il cammino opposto e al termine della sua esistenza terrena ha steso le mani sulla croce per offrire la sua vita nella libertà e per amore di Dio e degli uomini. Guardando come Gesù ha combattuto le tentazioni, anche noi possiamo affrontarle. Il nostro compito è di predisporre tutto perché sia Gesù stesso a lottare in noi.

Se tanti trovano assurdo credere nel demonio è perché si basano sui libri, passano la vita nelle biblioteche o a tavolino, mentre al demonio non interessano i libri, ma le persone, specialmente, appunto, i santi. Cosa può saperne su Satana chi non ha mai avuto a che fare con la realtà di satana, ma solo con la sua idea, cioè con le tradizioni culturali, religiose, etnologiche su satana? Costoro trattano di solito questo argomento con grande sicurezza e superiorità, liquidando tutto come “oscurantismo medievale”. Ma è una falsa sicurezza. Come chi si vantasse di non aver alcuna paura del leone, adducendo come prova il fatto che lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia è non si è mai spaventato. D’altra parte, è del tutto normale e coerente che non creda nel diavolo, chi non crede in Dio. Sarebbe addirittura tragico se qualcuno che non crede in Dio credesse nel diavolo!

Con la venuta del Messia promesso nella persona di Gesù Figlio di Dio, la tentazione rimane, ma con la differenza che siamo messi in grado di superarla facilmente, anzi addirittura di farne uno strumento di crescita spirituale e di fedeltà a Dio.

Benedetto XVI, commentando il Vangelo di oggi scrive: “La natura della tentazione è quella di rimuovere Dio, che, di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente, sembra secondario, anzi addirittura superfluo e fastidioso. Di qui nasce la malizia intrinseca ad ogni tentazione: quella di mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio, contando solo sulle proprie forze e capacità. Ne consegue che si riconoscono vere e utili solo le cose reali (il pane, il potere, il piacere, l’avere ecc.), mentre Dio è inutile, perché considerato un’illusione”.

1) Buono da mangiare, tale da azionare la leva del “piacere”
2) gradito agli occhi, tale da azionare la leva dell’ “avere”
3) desiderabile per acquistare saggezza, tale da azionare la leva del “potere”
prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito… (1ª lett.).

”Tutto quello che è nel mondo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo e il mondo passa con la sua concupiscenza”. (1 Gv. 2,16-17).

Tutto è tentazione per chi la teme.

Prendere atto della pericolosità della tentazione, ma non per deprimerci, bensì per combatterla, come il Signore più volte nel Vangelo ci suggerisce, mediante la vigilanza, la preghiera e la penitenza: strumenti squisitamente quaresimali.

S. Paolo ci ricorda che mai nessuno è tentato al di sopra delle sue forze, e per di più, come l’Apostolo, ognuno di noi può sempre dire: “Tutto posso in Colui che mi dà forza”. (Fil. 4, 13).

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto”. La Quaresima è il tempo del deserto, ma di un deserto illuminato dallo Spirito. Di un deserto dunque fecondo, non sterile, perché lo Spirito dà la vita. Tempo di grazia, allora, perché tempo di rinascita, di vita nuova, di vita vera.

Per rinascere bisogna prima accettare di morire. Ecco il motivo del deserto: “per essere tentato dal diavolo”. Per rivivere occorre guardare in faccia la morte, e colui che della morte ha il potere, il diavolo”.

Ciascuno di noi da qualche parte dentro di sé è vulnerabile. Il demonio lo sa. E lì affonda il coltello affilato della tentazione. Questo succede quotidianamente, tutti ne facciamo esperienza. Le “molte cadute” di cui parla Paolo non sono tanto quelle della folla innumerevole che è l’umanità di tutti i tempi, ma le nostre personali “molte cadute”.

La Quaresima è il momento in cui guardarle con serietà per affrontarle con coraggio. Il deserto serve a questo: a stare di fronte a noi stessi, per leggere la nostra povertà, sapendo che nel momento in cui siamo soli il diavolo arriverà e…..

Il Verbo fatto carne sente la nostra fame: fame di pane, fame di successo, fame di potere. La fame che ci abita, che ci attrae, che ci distrae. Anche questa Gesù assume nel suo infinito amore per l’uomo. E va nel deserto ad affrontarla. Tutto va bene per quaranta giorni e quaranta notti. Attenzione, dunque, perché è quando tutto va bene che il tentatore si avvicina.

Il tentatore è in agguato e aspetta proprio il momento in cui siamo così sicuri di noi stessi che non pensiamo di doverci affidare a Dio. Non così Gesù. Lui, che è Dio, risponde alla triplice tentazione sempre con la Parola, quella che gli è stata insegnata dalla cura paziente di Maria e Giuseppe. Lui, Parola fatta carne, non sceglie di essere Lui Parola che salva, ma si affida alla Parola della Chiesa, alla Parola che gli è stata consegnata. “Sta scritto”. Non dice nulla di nuovo, ripete ciò che sta scritto. Quasi come dire al tentatore: “Già lo sai che hai perso, è già scritto, perché ancora ti ostini?”.

Così è per noi. Non c’è nessuna tentazione per cui non esista già una risposta chiara nella Parola e nella tradizione, che di quella Parola si è fatta custode e interprete nei secoli. Tutto è già scritto. Non c’è nulla di nuovo da inventare, c’è solo da far memoria di ciò che già tante volte abbiamo ascoltato.

Per la nostra fame di successo, c’è una Parola da qualche parte che ci educa a riconoscere i tanti miracoli già operati da Dio nel nostro vivere quotidiano, liberandoci da attese magiche. Per la nostra fame di potere, c’è sicuramente una Parola che ci salva dall'idolatria e ci indica la via per giungere a quella sapienza che è ben preferibile a scettri e troni, perché il suo splendore non tramonta.

“Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”. E’ il paradiso: quel paradiso che i progenitori hanno svenduto per una sciocca e presuntuosa disobbedienza, Gesù lo riconquista con la sua umile sottomissione alla Parola.

Il diavolo se ne va per tornare poi a giocare la battaglia finale, la più cruda, la più terribile… quella attraverso la quale Gesù riconquisterà il paradiso per sempre.

Adamo ed Eva cercano la vita, come d’altronde tutti noi: la vita piena, la vita vera, la vita che non passa, quella vita che è solo di Dio (“sareste come Dio…”). Niente di male in questo… Ma sbagliano strada, perché paradossalmente cercano di essere come Dio contravvenendo al suo comando. Vanno esattamente nella direzione opposta e così incontrano il dolore e la morte. Allora Gesù, che è Dio, sceglie di farsi uomo, dunque di morire, per regalare ad Adamo la sua divinità.

Le nostre paure, chiamandole per nome, riconoscendo la voce della tentazione che ci abita. Ma tutto questo armati della spada infallibile della Parola, che sola ci può difendere e ci può aiutare a riportare vittoria.
Allora il deserto, il nostro deserto, fiorirà… e sarà Pasqua!

Tratta dal sito: parrocchiaspiritosanto.org

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