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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Lui e io: diario spirituale di Gabrielle Bossis - Parte quattordicesima e ultima

12 gennaio 1950
Ora santa: io mi stupivo della straordinaria rapidità con la quale si era esaurita la prima edizione di “Lui e io”.
«Attribuiscilo alla mia volontà, assecondata da quella del Cuore addolorato e immacolato di mia Madre. Sai che cosa facciamo scrivendo queste pagine? Togliamo il pregiudizio che l'intimità dell'anima con Dio sia possibile solo per un religioso nel chiostro, mentre il mio Amore segreto e tenero è in realta per ogni anima. Essa ne ha misteriosamente il desiderio, ed è così vero che ciascuno vuol possedere l'esempio e il mezzo di giungervi.
Ah! figlia mia, che gioia per me e per te se ogni creatura diventasse finalmente per me l'amico fedele, e mi offrisse il suo cuore come sua sala più riservata, per mia abituale dimora.
Care creature, ancora timorose, osate credere, osate sperare, osate amare. Trascinatene altre in questa catena d'amore. Che questo movimento continui fino all'ultimo dei vostri giorni sempre più rapido, come un ultimo flusso nel mare.»

19 gennaio 1950
Ora santa:
«È passato molto tempo dal nostro ultimo cuore-a-cuore in un'ora santa: otto giorni...
Abbi numerosi slanci spontanei e gioiosi, come quando eri piccola. Quando potevi prenderti una vacanza, tu saltavi al collo di quelli che amavi! E, quando lasci la città per venire in questa campagna, rivedendola a un tratto, nel primo abbraccio del tuo sguardo sulla Loira e sulle isole, non è vero che ritrovi tutti l'incanto della tua giovinezza?
Allora, quando ti allontani dagli obblighi mondani, dalla vita materiale, e puoi, per qualche istante, rientrare nel tuo cuore, dammi l’effusione gioconda, quasi infantile, della tua giovinezza spirituale, rapidamente, amorosamente e con tutto il cuore; per poi ripartire e continuare il tuo lavoro fra gli altri e per il mio servizio.
Non essere timida quando si tratta di amarmi, poiché mi dai gioia e mi consoli dalle freddezze della terra... Forse ho contato troppo su di te? Sarò forse deluso? Ho anch'io dei sogni, delle speranze; non dimenticare che sono anche Uomo. Posso dirti “non togliermi le mie illusioni”?... Hai osservato? Di notte anche le stelle si prestano l'un l'altra la luce. E quando stai davanti a Me, mia Gabrielle, guardami con una grande tenerezza, e pensa che è altrettanto dolce essere visto che vedere.»

20 gennaio 1950
Quarant’Ore:
«Forse che la terra basta, a te?»

21 gennaio 1950
Quarant’Ore: “Signore, io voglio intensamente riparare per me e per gli altri, intensamente consolarti, e mi hai detto che per Te è l'intenzione che conta e sei indulgente quando questo non riesce bene.”
«Non t'ho detto anche di sperare perdutamente?»

26 gennaio 1950
Ora santa: il freddo era intenso; non accendevo il fuoco per onorare l’Anno Santo.
«È poca cosa, figlia mia, se in cambio della tua penitenza tu mi riconduci un peccatore! Tu non senti più il freddo di ieri, e non senti ancora quello di domani. Non si tratta dunque che di questo minuto, e che cosa è un minuto di disagio in confronto a un'anima che non cadrà in inferno, mi loderà eternamente?
Come si dimentica, in questo secolo, di far penitenza!... Non sarebbe meglio di più abbandonarvi ad essa liberamente piuttosto che subirla come per forza? Che la gioia non ti abbandoni mai: è il lustro della mortificazione, è la dolcezza intima dell'amore. Accanto al tuo focolare spento è il fuoco del tuo cuore che viene ravvivato dallo Spirito: ed è il fuoco dell'inferno che stai spengendo per alcuni. Indovini ciò che sento, mia piccola sorella di lavoro?»

28 gennaio 1950
In un grande ricevimento:
«Più tu soffri, più servi.»

2 febbraio 1950
Dopo un ritrovo in un salotto di amici:
«Hai osservato? Non è tanto quello che dite che importa, ma la maniera con cui lo dite. Quando parlate con me, è la medesima cosa. Trovate in voi il modo di amare, la sfumatura della confidenza: allora, io sono vinto. […] Insieme, cammineremo con i pazienti sforzi quotidiani. Piccola mia, ascoltami bene: sono i pazienti sforzi quotidiani che fanno i meriti delle piccole cose.»
Ora santa:
«Non domandi abbastanza. Perché sei così timida nel tuo cuore che il mio orecchio non intende la tua voce? Non hai ancora compreso la gioia che ho Io, nel soddisfare i tuoi desideri? Ma se non hai compreso del tutto, studiati di comprendere meglio. Ci sono alcuni esploratori che viaggiano correndo, e altri che invece cercano di studiare i particolari. Sii l'esploratrice degli infiniti bisogni del mio Cuore per meglio cercare di soddisfarli. Troverai che attendo le tue richieste, molteplici, umili, ma potenti; contrite ma piene di certezze. Sii il mio portavalori... i miei Angeli li porteranno a domicilio. Ma bisogna che prima tu abbia meritato.
E i peccatori? Io ti attendo per attirarli e consegnarli... E le missioni?... I pagani di Francia e di altrove? E i miei sacerdoti da aiutare, da conservare nella mia immagine? E i miei vescovi? Affinché essi abbiano in loro lo sguardo della Paternità? E per ogni anima del tuo tempo, abbi la cura di entrare nella mia intimità costante. Non l'ho meritato? Non ho sofferto ancora più atrocemente di tutto ciò che si è potuto descrivere? Se poteste sapere... Sappiate soltanto che una parola d'Amore mi paga, che avvicinare le vostre vite alla mia vita – quella del Cielo, quella eucaristica – mi trascina a portarvi tra le mie braccia, a coprirvi con i miei meriti. Ogni anima ha la sua maniera di domandare: che la tua sia calda e lunga; gioiosa, come già esaudita; affettuosa, come sicura d'essere amata; piena di grazia, perché piena dei miei doni; generosa, come sempre questuante; audace, perché domandi in mio Nome. Ed io, io ti ascolterò con tanta gioia che tu non potrai non sentirla; ciò ti darà un nuovo coraggio per chiamarmi a incessanti vittorie. E quando domanderai ancora di più, rivolgiti al tuo Cristo-Uomo, e il tuo Cristo-Uomo trasmetterà a Dio Padre, mediante lo Spirito d'Amore. Come puoi credere allora che la tua domanda rimanga senza risposta?!»

5 febbraio 1950
Parigi. Nel metrò:
«Forse che non sono il tuo amico? Allora, perché non mi parli con gioia?»
Auteuil:
«È alla sera della vita che comincerai a vivere: quando tu penserai che stai per morire.»
Parigi. Al risveglio: “Oggi, cosa c'è di nuovo?”
«Dio.»

6 febbraio 1950
Parigi, a teatro:
«Che sono questi spettacoli brillanti? Luci false, diamanti falsi. Quando vedrai quelli del Cielo...»

9 febbraio 1950
Ora Santa:
«Progredisci nel mio Amore, amica mia? Puoi dirti: “Io non lo lascio più, il mio caro Signore, e tutto nella mia vita si svolge per fargli piacere”? Ti rendi ben conto che bisogna arrivare qui? La vita non ha altro scopo: servire e amare il proprio Dio. È così che voi imitate la mia vita terrena, tutta trascorsa nel servizio e nell’amore di mio Padre. Niente vi porterebbe più vantaggio che il riprodurre in voi la Bontà, la Bellezza dei miei tratti. Contemplateli nel Vangelo. Ve ne spiegherò il senso, rallegrandomene, come si rallegrerebbe un padre di famiglia se, avendo messo il proprio ritratto alla portata dei suoi figli, uno di loro venisse a contemplarlo per attingervi forza d’amore e stimolo alla sua volontà. Ah! che si possa dire di tutti i miei cristiani: “Essi sono il ritratto vivente del loro Padre!”. Quale gioia per il Padre!
Hai fiducia in me? Allora, domandami con coraggio tutte queste cose che tu, da sola, non puoi raggiungere. Un tempo, quando ciò che volevi si trovava sopra un mobile in alto, ti alzavano fra le braccia. Domandami le mie. Come potrò arrivare, se tu non mi chiami? Oh, il bel grido! Come amo sentirlo! Oh, la dolce tua debolezza… Come essa è la tua forza su di me. Senza vergogna, offrimi questa debolezza come i miseri distesi in terra che chiedono soccorso al passante. Io sarò il Passante.
Hai visto ieri nei sotterranei del metrò quei poveri miserabili? Quante poche persone, nella loro fretta, si fermavano per fare l’elemosina… Io, davanti alle vostre tenebre e ai vostri languori, quando mi implorate mi fermo sempre. E se tu potessi vedermi, mentre vi guardo…
Conoscete voi un po’ meglio lo sguardo del Cristo? Imparate dolcemente a conoscerne la Dolcezza…».

19 febbraio 1950
Giardini del Lussemburgo:
«[...] Io rispetto la vostra libertà e quando la concedete a Me è il più gran regalo che possiate offrirmi. E che io possa cogliere con tanta gioia. … Ascoltami bene: mi sacrificherai ancor più completamente la tua libertà al momento della tua morte. Sarà il supremo sforzo del tuo amore intero. Coglierò la tua morte come una palma.»

2 marzo 1950
Ora santa. Nantes:
«Metto ciò che occorre nei tuoi pensieri, sfogliali uno ad uno ed essi andranno agli altri, impregnati del mio fortificante profumo. Sai qual è questo profumo? È il sentimento di essere amato da Dio, è credere che egli si occupa di voi con la più grande cura. Tutte le nostre righe lo ripetono e risvegliano la vostra fiducia. È questa la gloria di Dio: la fiducia dell'uomo. E il regno di Dio è l'amore dell'uomo».

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