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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Lui e io: diario spirituale di Gabrielle Bossis - Parte nona

Giovedì Santo 1943
«La festa del mio Cuore è l’Istituzione di questo sacramento in mezzo ai miei Apostoli verso i quali mi chinavo in modo inesprimibile. Entravo in loro, in ognuno di loro, nella loro intimità. E mi spandevo in loro in modo così soave che molti versarono lacrime.
Una crudeltà in questa felicità: la presenza del traditore. Avevo tanto amato Giuda… Che dolore, figlia mia! Immagina che, avendo scelto un’amica, tu vedessi che ti vende a vile prezzo ai tuoi nemici e sotto le apparenze dell’affetto…
Giuda, se tu desideri trenta denari, perché non vai a chiederli a mia Madre? Lei, venderebbe piuttosto se stessa per risparmiarmi la morte…
Ho ricevuto il bacio di lui sulla mia guancia… Avevo già tanto sofferto quando lo avevo visto avanzare nel giardino del Getsemani…».
“Signore, posso invitarvi a restare nei miei bei giardini per consolarvi?”.
«Sei tu, l’anima del giardino. I miei fiori, sono i pensieri della tua anima. E se sento il tuo zelo per i peccatori, dimentico le angosce degli Ulivi. Se tu mi dai l’amore del tuo cuore, dimentico l’odio, la cupidigia di Giuda.
Se nel tuo spirito hai compassione della mia miseria di verme, dei miei patimenti di lebbroso, delle mie infamie di flagellato, della mia vergogna di condannato, dei miei supplizi di crocifisso, allora tutto si allontana da me e io mi dono a te che mi chiami.
Prendi un linguaggio nuovo e forte, questa sera del Giovedì Santo, per testimoniarmi la tua riconoscenza amorosa. Tante Ostie ricevute… Il più felice dei due sono io».

23 maggio 1943
Dopo la Comunione:
«Capisci? Tu lo sai, non hai spesso l’occasione di buttarti in acqua per salvare qualcuno. È nelle piccole circostanze che devi dedicarti al prossimo per l’amore mio.  Un piccolo gesto. Dell’affetto. E del fascino. È l’intenzione che guardo in te. L’intenzione, capisci? Sarò indulgente, se il risultato non è perfetto».

26 agosto 1943
«Io ti ho dato tutto ciò che possiedi. Non sono forse capace di raddoppiare ancora i miei doni? Sono diventato meno ricco? Oppure ho perso dell’amore?
Posso santificarti in un istante. Ma amo il tuo lungo e paziente lavoro che ti mantiene nell’umiltà. Acquisisci l’umiltà amorosa. Ti eleverà. Lo scoraggiamento non ha mai elevato un’anima. Cammina, cammina! Io camminavo sulla via del Calvario e, nonostante tanta sofferenza, sono arrivato. Guardami. Avrai un coraggio nuovo. E fammi l’onore di chiamarmi in tuo soccorso».

16 settembre 1943
«Dimmi spesso: “Mio Creatore, compi le tue volontà su di me. Desidero una sola cosa, che venga il tuo Regno in me come in cielo”. E m’impadronirò di te con più avidità di un uccello da preda. Sai cos’è una fiamma che divora? Lasciati prendere in corsa.
Invece di fuggire, gettati nelle mie braccia e perdi la direzione di te stessa. Io ti amerò cieca, che ti lasci guidare. Le mie spalle non sono ancora abbastanza cariche, reclamano altri pesi. Prendi il tuo posto: io sono il Buon Pastore.
Dimmi il nome delle anime che vorresti portarmi… Per te, le chiamerò con insistenza. Non temere di portarmene troppe. Ne aspetto di più. Quanto a te, apri bene il tuo cuore. Io entro e non me ne vado più. A meno che tu non ti stanchi dell’Amico che è morto per salvarti… Se tu mi scacciassi, resterei ancora davanti alla tua porta».

1944
19 aprile 1944
«La grazia di oggi: la mia Presenza. Vivi ormai nel pensiero che il tuo più caro amico è qui. La tua influenza sarà decuplicata: un’anima si accende ad un’altra anima come un cero ad un altro cero».

25 maggio 1944
In chiesa:
«La vita dell’Aldilà non si può forse preparare con atti di adorazione e di lode?
Ah! se fosse una catena ininterrotta dalla tua nascita sulla terra alla tua nascita nel cielo!
Prepara il cielo come si prepara una festa. Sai le ghirlande? Saranno le buone azioni di ogni giorno infilate dalle ore profumate d’amore. Sai le luci? Sono i fuochi della tua tenerezza…
Vorrei vederti fare la guerra anche ad un solo pensiero di egoismo. L’egoismo significa fare di sé un dio. Io, che ero Dio, non ho pensato che a mio Padre e a voi. Mai a me. Comprendi il distacco da se stessi, per amore degli altri? Per amore del mondo intero? Non ne varrebbe la pena? È così che saresti corredentrice: unendoti al tuo Sposo».

1° settembre 1944
“Signore, dopo essersi uccisi l’un l’altro per tanto tempo, in guerra, gli uomini non avranno un periodo di amore e di carità?”.
«Sarebbe il Regno di Dio. Chiedi più spesso: “Venga il tuo Regno!”. L’ora del Regno del Padre può essere anticipata, se i suoi figli glielo chiedono con suppliche; così come la nascita del Cristo fu anticipata dai sospiri, dai desideri della Vergine di Nazareth.
Oh! prega, lavora, fa’ ogni cosa perché il bel Regno venga. Ho messo questa richiesta nel Pater. Ed è perché possa venire esaudita.
Fatti coraggio perché ti aiuto; ravviva i tuoi desideri. I desideri sono preghiere, sono frecce rapide. Mira bene al cuore e che il colpo sia forte!».

2 novembre 1944
Nella mia solitudine, gli dicevo: “Amore mio! E se entrassimo insieme nella nostra stanza da lavoro, per preparare il tuo Regno?”.
«Figlia mia, il tuo desiderio del mio Regno lo rende già più vicino. È una piccola luce nella notte dei tempi attuali. È una pressione sulle forze del mio cuore.
Immagina una creatura talmente povera da non aver potuto trovare di che estinguere la sua sete ardente: quando sulle sue labbra cadono alcune gocce d’acqua, non credi che darà un gran valore a quel sollievo?
Allo stesso modo, un desiderio ardente d’amore offre alla mia Misericordia quasi un pretesto per esaudirlo. E tu sai che do sempre più di quello che mi si chiede, come un ricco che desideri vedere gli altri ricordare le sue generosità e usi questo mezzo, perché si pensi a lui. Chi più di me cerca di avere il vostro ricordo?
Tu senti dire da certi amici nel mondo: “Non vi dimentico”, oppure: “Pensate a me”. E non sono che amici terreni. Come mai il vostro grande Amico, Colui che è il vostro Tutto, il Principio e la Fine, non riceve queste piccole parole affettuose che gli dimostrano la calda attenzione dei vostri cuori? Vedi: io sono ancora una volta il Fratello questuante».
“E io scrivo le vostre adorabili richieste, unendomi a voi mentre scrivo. Il Vangelo dice che avete scritto sulla sabbia…”. «Ora scrivo per mezzo tuo, non sulla sabbia ma nel fondo delle anime. Scrivo con la gioia e la luce».

23 novembre 1944
Ora santa. “Padre diletto, non voglio fare che la tua Volontà e fare tutto per la tua Volontà, ma più spesso è la mia volontà che faccio. E vivo per me”.
«Non si arriva subito a staccarsi del tutto da sé. Uno sguardo verso di me ti basta per purificare la tua intenzione. Sai, uno dei tuoi sguardi sorridenti… Dunque, non dimenticare di guardarmi nelle tue giornate, nelle tue notti. Non stancartene. Come potresti stancarti di un Amico così tenero?
Nelle tue tentazioni contro la Fede, rivolgi a Lui una delle tue dolci parole, la tentazione se ne andrà. Non hai modo di allontanarti da me, capisci. Sei troppo povera di forze; mentre, avvicinandoti il più possibile al tuo grande Amico in un dolce e abituale raccoglimento, ti assicuri un soccorso più caldo e immediato. Ah! perché dubiti? Come puoi dubitare?
Io sono come un maestro che insegna dietro le quinte, per nascondere il grande amore che ha per i suoi allievi. Sono come un corridore che evita la “volata” affinché l’inseguimento degli altri sia più lungo ed eccitante. Non cerco forse tutti i mezzi per aumentare i vostri meriti, miei cari figliolini che amo?… Ah! non temete nulla da me. Abbiate paura di aver paura e, molto semplicemente, abitate nel mio Cuore».

29 novembre 1944
«Pensa a me quando parli agli altri, così che, lasciando te stessa, tu trovi un miglior balsamo da dare come un profumo che si espande e ignora di profumare».

7 dicembre 1944
«Non aver paura di entrare… La porta è aperta: tu mi dici la tua parola tenera, semplice, tu mi guardi, tu mi sorridi e tu torni alle tue occupazioni… sapendo di portarmi dovunque tu vai, pronta ad offrirmi nel cammino qualche sacrificio di cui sarò fiero come di un regalo che fosse costato molto denaro! Pensa più spesso al cielo!
Tutta l’arte che ti incanta sulla terra che cos’è, in confronto all’Aldilà?… Come vi ci attendo tutti! Ho preparato così bene la festa… Il tuo posto ti aspetta… Senti la mia impazienza di ricevere i commensali, di godere della loro sorpresa e del loro entusiasmo.Sono io, il Cristo, che ho già pagato tutto.
L’ho pagata cara questa vostra felicità… Eppure mi sembra che siate voi a offrirmela, tanto la vostra gioia fa la mia gioia, poveri piccoli figliolini, davvero miei!…

21 dicembre 1944 – In treno pensavo: “Tante volte ho scritto le sue parole! Basterà o devo continuare?”.
«Sei stanca di me? Mi costringeresti a non poterti più parlare? La mia consolazione non è forse quella di espandermi incessantemente nei vostri cuori? Io dico “incessantemente”, tanto è grande il mio bisogno di tenermi vivo nei vostri pensieri. Io in voi. Figlia mia, sono queste le mie delizie.
Raccontatemi tutto, povere pecorelle che il Pastore è andato a cercare così lontano da lasciar colare il suo sangue goccia a goccia fino all’ultima! E quando ciò è terminato sulla terra, ha trovato il modo di restare vicino a loro fino alla fine del mondo.
Prega per coloro che hanno paura. Come si può aver paura? Si può aver paura di un Pastore così buono? Perfino gli agnellini più piccoli salgono sulle sue ginocchia e si riposano. Ed è questa la gioia del Pastore. Oh! Povero… povero Pastore di oggi… che vede il disordine, l’odio e il ladro che porta via le pecore. Da tanto tempo è cominciata la lotta fra satana e il Figlio dell’Uomo…
Tu, che desideri il mio Regno, prega. Offri al Padre da parte mia il mazzo dei piccoli sacrifici pieni di gioia, con tutti i colori dell’amore: sacrifici pazienti, sacrifici duri; quelli umilissimi e così amabili dell’umilissima carità: capisci? Quando doni, sii nella disposizione di ringraziare chi ti dà l’occasione di fare l’elemosina a Gesù Cristo. Sacrifici di orgoglio: considera te stessa come l’ultima fra tutti, unendoti così ai sentimenti di mia Madre. Lo vuoi? Oh! il bel mazzo, che porrò sul mio Cuore con orgoglio: il mazzo della mia figliolina!».

1945
18 gennaio 1945
Ora santa. “Tutte le briciole del mio tempo sono tue. Fino a quelle che saranno le ultime della mia vita. Anche se non avessi la forza di offrirtele…”.
«Io so quel che mi appartiene nei cuori. Lo hai notato? Chi ha poco, conosce bene quel che ha…
E io, se guardo il numero dei viventi, constato che la mia è una parte molto piccola. Per questo, ho bisogno di quelli che mi consolano con la loro intima confidenza, quelli che si sono detti: “Tutto il mio essere è suo” e lo vivono. Perché se fossero solo parole…
Certo. Le tue dolci parole mi piacciono perché sono sincere. Non temere di ripetermele. Piene di grazia, esse traducono il tuo animo. Ma soltanto un atto di virtù ne è la prova. Spesso un atto prepara l’altro. Perciò ti chiedo di entrare molte volte al giorno nella cella dei segreti, nel cenacolo delle confidenze. Quando mi avrai detto tutto, rimarrai in silenzio, sempre sul mio cuore e capirai.
Tu conosci già la forza della solitudine; questa settimana, prova la vita del raccoglimento. Certo! Anche per strada. Non sono forse dappertutto?
Oh! che bell’esercizio, andare in cerca del proprio Dio-Amore… “Dov’è, Lui che mi vede? Lo avevo appena stretto a me, che se n’è andato rapidamente e non so dove sia fuggito… Chi potrà restituirmelo?”.
E i sospiri interiori della tua anima sono la mia vita, mi toccano e mi riconducono a te. Non sono io, il più impaziente?
In cielo, mi possiederai senza chiamarmi. Ma ora, usa il tuo fascino provandomi la tua fede con i tuoi desideri di me. Chiamami nelle tue mattine. Lo conosco bene questo tuo grido! Non privarmene!…».

24 maggio 1945
«Sopporta le spine d’ogni giorno per amore mio. Questo prepara la tua anima alla virtù eroica. Comprendi che l’unione con Dio non è altro che fare la volontà di Dio. Capisci che per ognuno arriva un momento che richiede una virtù suprema: ognuno ne otterrà la grazia con l’accettazione amorosa dei pesi quotidiani.
Vedi dunque che i piccoli lavori abitudinari sono di grande valore per l’anima che li svolge nell’affettuosa ubbidienza a me. Non ti ho detto che nulla è piccolo ai miei occhi? Che tutto verte sul modo amoroso di agire?».

2 luglio 1945
“Signore, che ognuna delle mie visite porti a tutti gioia e pace! Ma sono abbastanza pura?”.
«Chi è puro? Non vi sono che peccatori o purificati. Guai a coloro che s’inorgogliscono di non soccombere alle tentazioni che non subiscono».

13 settembre 1945
Dopo la Comunione:
«Ricordati che devi dare gioia e tutto ciò che è gioia. Non senti che è la tua missione? Allora, fai nascere le occasioni di rallegrare: sii il genio della gioia».

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