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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Lui e io: diario spirituale di Gabrielle Bossis - Parte quinta

1° giugno 1939
Nell’Ain:
«Scrivi: “Vorrei che non si avesse più paura di me, che si guardasse il mio cuore pieno d’amore, che si parlasse con me come con un Fratello diletto”. Per alcuni, sono uno sconosciuto. Per altri, un estraneo, un maestro severo, un esattore. Pochi vengono da me come si va in una famiglia amata. E il mio amore è lì che aspetta. Tu, di’ loro di venire, di entrare, di affidarsi all’Amore così come sono. Così come sono. Io li ristorerò, li cambierò. Avranno una gioia che non conoscono. Io solo posso darla. Ma che vengano! Di’ loro che vengano...» (con una voce piena di un grande desiderio).

3 giugno 1939
Nell’Ain:
«Quando chiedi, sii sicura che sono abbastanza buono da esaudirti; altrimenti, mi impedisci di dare…».
Io: “Oggi è il Corpus Domini, che cosa dobbiamo darti?”.
«La fedeltà nelle piccole cose». «Sii crocifissa con me. Essere crocifissi è venire lacerati contro la propria natura, contro i propri desideri, contro l’amore di sé. Nella povertà, nell’oscurità, nell’obbedienza al Padre. Ricordati che la crocifissione è il preludio della Risurrezione, cioè di tutte le gioie».

16 giugno 1939
Pensavo a coloro che mi avevano amata con tanta bontà.
«Ma questi ti lasciavano talvolta. Io, non ti lascio. Tu sei sempre nei miei pensieri». «Sai tu che cosa è l’amore di un Uomo-Dio che chiama? che chiede il vostro amore? e che sente in risposta solo il riso che insulta?».

22 giugno 1939
A Le-Fresne:
«Sii molto semplice con me. Cosa si fa la mattina e la sera in famiglia? Ci si dà il bacio dell’affetto, cosa naturale. E talvolta, durante la giornata, per una parola o per un regalo, ci si guarda… Ci si guarda con amore. Si hanno slanci di tenerezza. Quant’è dolce e confortante... Ah! se mi si permettesse di far parte della famiglia!...».

26 giugno 1939
«È nell’essenza stessa del tuo essere che voglio abitare. Io ti farò vivere. La vita, sono io... Non avere altra volontà che la mia e quella di mio Padre. Tu ne sarai ricompensata nell’ultimo giorno».
Durante la messa, al Pater.
«Io ho composto le parole del Pater perché accettiate di dirle».

10 luglio 1939
«Qual è la tua divinità? Sei tu, o sono io? Allora, perché non pensi più a me che a te?».

17 luglio 1939
«È dunque così difficile parlare con me? Tutto ciò che ti interessa, tutto quel che è la tua vita, dimmelo. Io ti ascolterò con tanta gioia e tanta attenzione… Se tu sapessi… Di’ agli altri di essere con me come con l’amico intimo che conosce i loro segreti».

18 luglio 1939
«Ringrazia Dio di questo giorno che inizia; puoi guadagnare tanti meriti, tanta gloria… in un giorno… Io ti permetto di servirmi, di amarmi. Servire Dio! Se tu pensassi a questo onore, a questa felicità… Ah! se ad un dannato fosse concesso un giorno solo… Immagina l’uso che ne farebbe! Parla con me, figliolina mia».

19 luglio 1939
Dopo la Comunione:
«Io mi sono donato agli uomini che hanno fatto di me ciò che hanno voluto. L’ho fatto per amore. Ora, io mi dono nell’Eucaristia. Di nuovo, gli uomini fanno di me ciò che vogliono… Io faccio questo per amore. Sino alla fine. La fine dei tempi».

26 luglio 1939
In giardino:
«Non è per ciò che mi dici che amo ascoltarti, è semplicemente per il fatto che tu mi parli. Così il mio desiderio di intimità è soddisfatto, e ti guardo con l’amore di un Salvatore. La tua riconoscenza, i tuoi omaggi, naturalmente, li amo! Ma è soprattutto il cuore-a-cuore che cerco in voi, le confidenze del prediletto». «Sorveglia bene i pensieri del tuo cuore. Ciò che abbiamo nel cuore è presto detto con le labbra».

31 luglio 1939
Dopo la Comunione:
«Vivi unicamente per me. Quando parli, si veda bene che in te ci sono solo io. Non temere di nominarmi nelle conversazioni. Tutti, senza saperlo, hanno bisogno di me. E il nome di Dio può svegliare il Bene nelle anime. Tu ne prenderai l’abitudine. Io ti aiuterò. Si verrà da te per sentire parlare di me. Perché dovresti temere, dato che io farò la maggior parte del tuo lavoro? Aiutarvi è la mia felicità. Chiamatemi in vostro soccorso, mie amate anime. Voi avete la libertà di volermi o di non volermi; e io resto qui, aspettando la vostra decisione con il cuore che batte. Il mio cuore desideroso della vostra scelta... Ama seminare il mio nome nelle parole che pronunci. Come una tenera riparazione per il dolore che mi procurano coloro che vogliono cancellarmi da tutto, persino dall’anima dei fanciulli. Semina il mio nome, io lo farò crescere».

8 agosto 1939
Dopo la Comunione, pensando che avevo un pranzo a casa mia:
«Tu non hai bisogno di lasciarmi per ricevere i tuoi invitati. Anch’io so ricevere e accogliere. Quand’ero sulla terra, accoglievo molti sconosciuti. Con affettuoso interesse. Quegli estranei se ne andavano così felici… Fammi l’onore di tenermi presso di te, in te, quando ricevi. Che non ci sia nella tua vita alcun momento in cui io sono di troppo: capisci, amica mia?».
Salivo le vecchie scale e ad ogni gradino, Lui:
«Dimmi che, di tutta la tua vita, questo è il momento della tua più grande fede, la tua più grande speranza, il tuo più grande amore. Crescere di momento in momento e dirmelo».
Davanti all’immagine del Santo Volto:
«Amica mia, mi ami? Mi ami più degli altri?».

9 agosto 1939
«Avvicinati a me ancora di più, avvicinati strettamente al tuo dovere: piccoli istanti che non sembrano nulla ma sono miei, se me li dai. Raccoglierò questi piccoli istanti tutti donati a me per farne un’Eternità per te».

13 agosto 1939
Annonay:
«Voglio essere il tuo Unico, la tua unica preoccupazione, il tuo unico pensiero. Nulla. Nessuno. Me».

16 agosto 1939
«Credilo: le azioni più ordinarie, fatte con l’intenzione di salvare le anime, salvano le anime. Credilo per davvero. Bisogna crederlo, perché onora la mia potenza e la mia bontà».
Lione. In un bar affollato di gente:
«Dimmi qui un Pater Noster. Sarà il solo che mi sarà detto qui, per chissà quanto tempo!».
In una chiesa vicino alla stazione:
«Raccontami ciò che ti ha interessato o che ti ha fatto soffrire. Si crede che mi si debba parlare in un linguaggio speciale, ecco perché ci si astiene. Ma se si sapesse quanto mi piacerebbe che si venisse a me semplicemente e con un po’ di affetto!... O voi che siete i miei amici più delicati, venite a placare la mia fame di voi».

13 settembre 1939
Dopo alcune visite che mi avevano trattenuta per tutta una giornata:
«Non ritornare nel mondo. Se tu ridiventassi mondana, non avrei più il tuo pensiero».

14 settembre 1939
Poiché mi sentivo intimidita a passare la mattina con il Padre, Lui:
«Tutto ciò che ha compiuto il Figlio è stato voluto dal Padre. Chi è amico del Figlio è amico del Padre. Chi ama il Figlio, ama anche il Padre».

15 settembre 1939
Mentre pregavo:
«Se aveste la fede! Ciò che ottenete in anni di preghiera l’otterreste con una sola richiesta. Credete dunque che vi ascolto, che vi esaudisco sempre, in un modo che non sapete ma che è una risposta alla vostra preghiera». «Non avere che bontà nei tuoi pensieri: i tuoi atti saranno migliori».

10 ottobre 1939
«Non trascinare sempre con te il tuo passato, se ti appesantisce e ti trattiene dall’avvicinarti a me. Ma gettati spontaneamente, come sei, tra le mie braccia, per gustarvi la gioia: posso darti altra cosa?».
«Tu non ti meravigli di dover togliere ogni giorno la polvere dai tuoi mobili; non meravigliarti dunque di dover togliere ogni giorno la polvere dalla tua anima. Perciò, aiutati con le indulgenze. Bisogna servirsene».

18 ottobre 1939
Leggevo in Josefa Menendez:
“Se le anime vivessero costantemente unite a me, mi conoscerebbero meglio”.
Io: “Signore, cosa significa unirsi a te?”.
«È pensare a me. È conversare con me come con il più caro e dolce amico. È ricercare i miei interessi. È soffrire per la mia causa. È preoccuparsi del mio regno. È ricordarsi delle mie sofferenze. È lasciar sfociare il proprio amore nel mio amore ad ogni momento della vita… È tutto ciò che ne deriva». «Amami come puoi: io porto a compimento».

19 ottobre 1939
«Fa’ attenzione al santo del giorno. C’è festa per lui in cielo. Ha grazie da donare in quel giorno, se gli si chiedono. Unisciti alle feste del cielo… mentre aspetti».

28 ottobre 1939
Dopo la Comunione:
«Se a ogni ringraziamento tu domandassi a mia Madre di aiutarti, vi troveresti una grande gioia!».
Davanti a uno stupendo levar del sole sull’acqua, cantavo: “Quant’è ammirabile il nome del Signore!”.
«Non è vero che i miei spettacoli sono i più belli della terra? Io li faccio per voi. Ah! se solo sapeste guardarli... Ringraziarmene... Trovarvi il mio Amore. Tu, ripagami».

3 novembre 1939
Davanti al fuoco:
«Lo vedi, niente brucia senza contatto. Avvicinati a Me. Unisciti a Me. Unirsi significa diventare uno».

6 novembre 1939
In città. Passavo davanti a una chiesa:
«Perché non entri a trovarmi? E se avessi qualcosa da dirti? Tu non passeresti davanti alla casa del tuo più intimo amico, senza entrarvi correndo di gioia… Ti ingegneresti perfino a includere la sua casa nel tuo itinerario. Tuttavia, questo amico intimo non ti attenderebbe con tanto desiderio quanto il tuo Salvatore. Entra. Non perderai tempo. Vedi come ti amo!».
«Hai scelto? È proprio me che vuoi? Vivi per te o per me? Il Padre ed io aspettiamo le vostre risposte».

16 novembre 1939
«Temere? Certo: bisogna temere i miei giudizi, temere la mia legge, temere la grandezza della mia Divinità. Ma non si deve aver paura di me nella vostra vita. Io sono tutto bontà, tutto amore, tutto misericordia. Avvicinati al tuo Roveto ardente, che brucia senza consumarsi».

19 novembre 1939
Ore 5,30. Via Crucis. Dicevo al Signore: “Io grido talmente forte il mio amore che tu non udirai i colpi di martello”.
«Quanto bisogno ho di essere consolato! Condannato a morte… a questa morte… lo sai che cos’è?».
“Vorrei essere condannata io, Signore, per fartene l’offerta”.
«Allora, offrimi già da ora il tuo consenso a morire, per obbedire alla legge divina, per la glorificazione di Dio, per la riduzione del male sulla terra, per l’esaltazione della Croce. Ricordati: quando la mia Croce è scesa nella sua buca, il rumore dell’urto fu udito nel Limbo dove tante anime che aspettavano la venuta del Salvatore tremarono di gioia; quando l’amore della Croce entra in un’anima e vi si sprofonda, quest’anima vive in una gioia che il mondo non conoscerà: il mondo che ha soltanto piaceri, mentre la gioia appartiene a me e ai miei, amica mia».

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