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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Santa Teresina di Lisieux: Storia di un'anima - Parte XII

STORIA DI UN’ANIMA: S. Teresina di Lisieux (S. Teresina del Bambin Gesù)

Si lo sento, quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me; più io sono unita a Lui, più anche amo tutte le mie sorelle. Quando io voglio far crescere in me questo amore, quando soprattutto il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell'anima i difetti di questa o quella sorella che mi è meno simpatica, io mi affretto a ricercare le sue virtù, i suoi buoni desideri, io mi dico che se l'ho vista cadere una volta lei può davvero aver riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e che anche ciò che mi appariva una colpa può davvero essere per l'intenzione un atto di virtù. Io non faccio fatica a persuadermene, perché ho fatto un giorno una piccola esperienza che mi ha provato che non bisogna mai giudicare.
Era durante una ricreazione, la portinaia suona due colpi, occorreva aprire la grande porta degli operai per far entrare degli alberi destinati al presepio. La ricreazione non era allegra, perché lei non c'era, Madre mia cara, e così pensai che se mi mandavano a servire da terza , ne sarei stata molto contenta; giustamente la madre Sotto priora mi disse di andare al servizio, oppure lo avrebbe fatto la suora che era al mio fianco; subito cominciai a togliermi il nostro grembiule, ma abbastanza lentamente per far si che la mia compagna se lo togliesse prima di me, perché pen­savo di farle piacere lasciandole fare da terza.
La suora che era al posto dell'economa ci guardava ridendo e vedendo che mi ero alzata per ultima, mi disse: “Ah! avevo pensato proprio che non sarebbe stata lei che andava a guadagnarsi una perla per la sua corona. lei andava troppo lentamente...”.
Sicurissimamente tutta la comunità pensò che io avessi agito per natura e io non saprei dire quanto una cosa così piccola mi fece del bene all'anima e mi rese indulgente per le debolezze degli altri. Questo mi impedisce anche di essere vanitosa quando sono giudicata favorevolmente perché mi dico così: Poiché si prendono i miei piccoli atti di virtù per imperfezioni, ci si può altrettanto bene sbagliare prendendo per virtù ciò che non è che imperfezione. Allora dico con S. Paolo: Io mi preoccupo davvero poco di essere giudicato da qualche tribunale umano. Io non mi giudico neppure da me stesso, Colui che mi giudica è il Signore. Così per rendermi favorevole questo giudizio, o piuttosto per non essere per niente giudicata, io voglio sempre avere dei pensieri caritatevoli perché Gesù ha detto: Non giudicate e non sarete giudicati .
Madre mia, leggendo quello che ho appena scritto, lei potrebbe credere che la pratica della carità non mi è difficile. È vero, da qualche mese non ho più da combattere per praticare questa bella virtù; io non voglio dire con ciò che non mi capita mai di fare dei peccati, ah! sono troppo imperfetta per questo, ma non faccio tanta fatica a rialzarmi quando sono caduta perché in alcune battaglie ho riportato vittoria; così adesso la milizia celeste mi viene in aiuto, non potendo sopportare di vedermi vinta dopo essere stata vittoriosa nella gloriosa guerra che sto cercando di descrivere.
C'è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in ogni cosa, le sue maniere, le sue parole, il suo carattere mi parevano sgradevolissimi. Tuttavia è una santa religiosa che deve essere gradevolissima al buon Dio, e così non volendo darla vinta all'antipatia naturale che provavo, io mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere; allora mi sono impegnata a fare per questa sorella quello che avrei fatto per la persona che amo di più. Ogni volta che la incontravo pregavo il buon Dio per lei, offrendoGli tutte le sue virtù e i suoi meriti. Io sentivo davvero che questo faceva piacere a Gesù, perché non c'è artista che non ami ricevere lodi per le sue opere e Gesù, l’Artista delle anime, è felice quando non ci si ferma all’esterno ma, penetrando fino al santuario intimo che egli si è scelto per dimora, se ne ammira la bellezza. Io non mi accontentavo di pregare molto per la sorella che mi dava tanto da combattere, io cercavo di farle tutti i piaceri possibili e quando avevo la tentazione di risponderle in un modo sgradevole, mi accontentavo di farle il mio più amabile sorriso e cercavo di distogliere la conversazione, perché nell'Imitazione si dice: È meglio lasciare ognuno nel suo sentimento che accanirsi a contestare.
Spesso anche, quando non ero alla ricreazione (voglio dire durante le ore del lavoro), avendo qualche rapporto di servizio con quella sorella, quando i miei combattimenti erano troppo violenti, io scappavo come un disertore. Siccome lei ignorava del tutto ciò che io sentivo nei suoi confronti, mai ella ha sospettato i motivi della mia condotta e resta persuasa che il suo carattere mi è gradevole. Un giorno alla ricreazione, ella mi disse pressappoco queste parole con atteggiamento molto contento: "Vuole dirmi, mia Suor T. di Gesù B., cosa è che l'attira tanto verso di me, (e perché) ogni volta che lei mi guarda, la vedo sorridere?” Ah! quello che mi attirava, era Gesù nascosto nel fondo della sua anima... Gesù che rende dolce ciò che c'è di più amaro... Io le risposi che sorridevo perché ero contenta di vederla (beninteso non aggiunsi che era dal punto di vista spirituale).
Madre mia amatissima, gliel'ho detto, il mio ultimo mezzo per non essere vinta nelle battaglie, è la diserzione; questo mezzo, io lo usavo già durante il mio noviziato, e mi è sempre perfettamente riuscito. Voglio, Madre mia, citargliene un esempio che credo la farà sorridere. Durante una delle sue bronchiti, una mattina venni molto dolcemente a riportare da lei la chiave della grata della comunione, perché ero sacrestana; in fondo non ero seccata di avere questa occasione di vederla, ne ero persino contentissima, ma mi guardavo bene dal farlo apparire; una sorella, animata da un santo zelo e che del resto mi voleva molto bene, vedendomi entrare da lei, Madre mia, credette che io l'avrei svegliata; voleva prendermi la chiave, ma io ero troppo furba per dargliela e cedere i miei diritti. Le dissi con la maggior educazione possibile che desideravo quanto lei di non svegliarla in alcun modo e che toccava a me rendere la chiave... Capisco ora che sarebbe stato più perfetto cedere a quella sorella, giovane è vero, ma in fin dei conti più anziana di me. Io non lo comprendevo allora, e così poiché volevo assolutamente entrare dietro di lei contro la volontà di lei che spingeva la porta per impedirmi mi di passare, presto successe il disastro che temevamo: il rumore che facevamo le fece aprire gli occhi... Allora, Madre mia, tutto cadde addosso a me, la povera sorella cui avevo resistito si mise a sproloquiare tutto un discorso il cui fondo era questo: È suor T. del B. Gesù che ha fatto rumore... Mio Dio, quanto è sgradevole... ecc. Io che pensavo tutto il contrario avevo proprio voglia di difendermi; per fortuna mi venne un'idea luminosa, mi dissi che certo se cominciavo a giustificarmi non avrei potuto salvare la pace dell'anima mia; sentivo anche che non avevo sufficiente virtù per lasciarmi accusare senza dire niente, la mia ultima tavola di salvezza era dunque la fuga. Pensato, e subito fatto, partii senza tamburo e tromba, lasciando la sorella a continuare il suo discorso che somigliava alle maledizioni di Camillo contro Roma. il cuore mi batteva tanto forte che mi fu impossibile andare lontano e mi misi seduta sulla scala per godermi in pace i frutti della mia vittoria. Quello non era coraggio, vero, Madre cara, ma credo tuttavia che è meglio non esporsi alla battaglia quando la sconfitta è certa? Ahimè! quando ripenso al tempo del mio noviziato come vedo quanto ero imperfetta... Mi facevo crucci per cose così piccole che ora ne rido. Ah! quanto il Signore è buono ad aver fatto crescere l'anima mia, ad averle dato le ali... Tutte le reti dei cacciatori non potrebbero spaventarmi perché: “Invano si getta la rete davanti agli occhi di quelli che hanno le ali (Prov.). Più tardi, senza dubbio, il tempo in cui ora sono mi apparirà ancora pieno di imperfezioni, ma ora io non mi meraviglio più di nulla, non mi addoloro vedendo che sono la debolezza stessa, al contrario è in essa che io mi glorio e mi aspetto ogni giorno di scoprire in me nuove imperfezioni. Ricordandomi che la Carità copre la moltitudine dei peccati 49, attingo a questa miniera feconda che Gesù ha aperto davanti a me. Nel Vangelo, il Signore spiega in che consiste: il suo comandamento nuovo. Egli dice in S. Matteo: “Voi avete sentito che è stato detto: Amerete il vostro amico e odierete il vostro nemico. Per me, io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano”.
Senza dubbio, al Carmelo non si incontrano nemici, ma in fin dei conti ci sono simpatie, ci si sente attratte verso tale sorella mentre quell'altra vi farebbe fare un lungo giro per evitare di incontrarla, così senza neppure accorgersene, quella diventa una causa di persecuzione. Ebbene! Gesù mi dice che quella sorella, bisogna amarla, che bisogna pregare per lei, anche se la sua condotta mi porterebbe a credere che lei non mi vuole bene: “Se voi amate quelli che vi amano, che merito ne avete? perché anche i peccatori amano quelli che li amano.” S. Luca, VI. E non basta amare, occorre provarlo. Si è naturalmente felici di fare un regalo ad un amico, si ama soprattutto fare delle sorprese, ma questo, non è carità perché anche i peccatori lo fanno. Ecco quello che Gesù mi insegna in più: “Date a chiunque vi chiede; e se uno si prende ciò che vi appartiene, non lo richiedete indietro” Dare a tutti coloro che chiedono, è meno dolce che offrire se stessi seguendo i movimenti del proprio cuore; anche quando qualcuno chiede con gentilezza non costa dare, ma se per disgrazia non si usano parole abbastanza delicate, subito l’anima si ribella se non è consolidata sulla carità. Trova mille ragioni per rifiutare ciò che le si chiede e solo dopo aver convinto colei che chiede della sua indelicatezza le dà alla fine per grazia quello che lei pretende, o le fa un piccolo servizio che avrebbe richiesto venti volte meno tempo di quanto non ne è stato necessario per far valere diritti immaginari. Se è difficile dare a chiunque chiede, lo è ancora di più lasciar prendere ciò che ci appartiene senza richiederlo indietro; o Madre mia, io dico che è difficile, dovrei dire piuttosto che mi sembra difficile, perché il giogo del Signore è soave e leggero, quando lo si accetta, si sente subito la sua dolcezza e si esclama con il Salmista: “Ho corso nella via dei tuoi comandamenti da quando tu hai dilatato il mio cuore” . Non c'è che la carità che possa dilatare il mio cuore. O Gesù, da quando questa dolce fiamma lo consuma, io corro con gioia nella via del tuo comandamento nuovo... Io voglio corrervi fino al giorno beato in cui, unendomi al corteo delle vergini, potrò seguirti negli spazi infiniti, cantando il tuo cantico no che deve essere quello dell'Amore.
Io dicevo: Gesù non vuole che io reclami quello che mi appartiene; la cosa dovrebbe sembrarmi facile e naturale perché niente è mio. I beni della terra, io ci ho rinunciato con il voto di povertà, non ho dunque il diritto di lamentarmi se mi si toglie una cosa che non mi appartiene, debbo invece rallegrarmi quando mi capita di sentire la povertà. In altri tempi mi pareva che non tenessi a niente, ma dopo aver capito le parole di Gesù, vedo che nelle occasioni sono molto imperfetta. Per esempio nell'impiego di pittura nulla è mio, lo so bene; ma se, mettendomi al lavoro, io trovo pennelli e quadri tutti in disordine, se un righello o un temperino sono spariti, la pazienza è li lì per lasciarmi e io debbo prendere il mio coraggio a due mani per non pretendere con amarezza le cose che mi mancano. Bisogna davvero talora domandare le cose indispensabili, ma facendolo con umiltà non si manca al comandamento di Gesù; al contrario, si agisce come i poveri che tendono la mano per ricevere ciò che è loro necessario, se sono respinti non si meravigliano, nessuno deve loro qualcosa. Ah! che pace inonda l’anima quando essa si innalza al di sopra dei sentimenti della natura... No, non c'è gioia paragonabile a quella che gusta il vero povero di spirito. Se chiede con distacco una cosa necessaria, e questa cosa non solo gliela rifiutano, ma si cerca anche di prendergli quello che ha, egli segue il consiglio di Gesù: Lasciate anche il vostro mantello a chi vuole discutere per avere il vostro vestito… Lasciare il mantello è, mi pare, rinunciare ai propri ultimi diritti, è considerarsi come la serva, la schiava degli altri. Quando si è lasciato il proprio mantello, è più facile camminare, correre, e così Gesù aggiunge: E se qualcuno vi costringe a fare mille passi, fatene duemila di più con lui Così non basta dare a chiunque mi chiede , bisogna andare più avanti dei suoi desideri, avere l'aria gratissima ed onoratissima di rendersi utili e se uno si prende una cosa che io uso, non debbo aver l'aria di rimpiangerla, ma al contrario debbo sembrare felice di esserne stata sbarazzata. Madre mia cara, io sono ben lungi dal praticare quello che capisco e tuttavia il solo desiderio che ne ho mi dà la pace.
Ancora più degli altri giorni sento che mi sono spiegata malissimo. Ho fatto una specie di discorso sulla carità che deve averla stancata a leggerlo; mi perdoni, Madre mia amatissima, e pensi che in questo momento le infermiere praticano a me quello che io ho appena scritto; esse non hanno paura di fare con me duemila passi dove ne basterebbero venti, io ho perciò potuto contemplare la carità in azione! Senza dubbio la mia anima deve risultarne profumata; per il mio spirito confesso che si è come un po' paralizzato dinanzi ad una simile donazione e la mia penna ha perduto la sua leggerezza. Perché mi sia possibile tradurre i miei pensieri, occorre che io sia come il passero solitario, e questa è raramente la mia sorte. Quando comincio a prendere la penna, ecco una buona sorella che passa vicino a me, con il forcone in spalla. Crede di distrarmi facendo un po' di chiacchiere: fieno, anatre, polli, visita del dottore, tutto viene sul tappeto; a dire il vero la cosa non dura molto, ma c'è più di una sorella caritatevole e all'improvviso un'altra rivoltaerba porta fiori sulle mie ginocchia, credendo forse di ispirarmi idee poetiche. Io che non li cerco davvero in quel momento, preferirei che i fiori restassero a danzare sui loro gambi. Finalmente, stanca di aprire e chiudere questo famoso quaderno, apro un libro (che non vuole restare aperto) e dico risolutamente che copio pensieri dei salmi e del Vangelo per la festa di Nostra Madre. È proprio perché non faccio economia di citazioni... Madre cara, la divertirei, credo, raccontandole tutte le mie avventure nei boschetti del Carmelo, non so se ho potuto scrivere dieci righe senza essere disturbata, la cosa non dovrebbe farmi ridere, nè divertirmi, tuttavia per amore del Buon Dio e delle mie sorelle (così caritatevoli verso di me) io cerco di avere l'aria contenta e soprattutto di esserlo... Ecco, una rivoltaerba che si allontana dopo avermi detto con aria compassionevole: “Mia povera sorellina, deve stancarla molto scrivere così tutta la giornata”. - “Stia tranquilla, le ho risposto, sembro scrivere molto ma veramente non scrivo quasi niente”. - “Tanto meglio!” mi ha detto quella con aria rassicurata, “ma va bene lo stesso, sono proprio contenta che noi stiamo rivoltando l'erba perché questo la distrae sempre un pochino”. In realtà è proprio una distrazione così grande per me (senza contare le visite delle infermiere) che io non mento dicendo che non scrivo quasi niente.
Fortunatamente non sono facile allo scoraggiamento, per farglielo vedere, Madre mia, finisco di spiegarle quello che Gesù mi ha fatto capire a proposito della carità. Io non le ho ancora parlato che dell'esterno, ora vorrei confidarle come capisco la carità puramente spirituale. Sono sicurissima che non tarderò a mescolare l’una con l'altra ma, Madre mia, poiché io parlo a lei, è sicuro che non le sarà difficile cogliere il mio pensiero e sbrogliare la matassa della sua figliola.
Non è sempre possibile, al Carmelo, praticare alla lettera le parole del Vangelo, si è talora costretti a causa degli incarichi a rifiutare un favore, ma quando la carità ha messo profonde radici nell'anima si dimostra anche all'esterno. C'è un modo così grazioso di rifiutare quello che non si può dare, che il rifiuto fa tanto piacere quanto il dono. È vero che dà meno fastidio chiedere un favore ad una sorella sempre disposta a farlo, tuttavia Gesù ha detto: “Non evitate chi vuole un prestito da voi” Così con il pretesto che si sarebbe costretti a rifiutare, non bisogna allontanarsi dalle sorelle che hanno l'abitudine di chiedere sempre dei favori. Non bisogna neppure essere condiscendenti al fine di sembrarlo o nella speranza che un'altra volta la sorella cui si fa un piacere vi renderà il favore a sua volta, perché Nostro Signore ha detto anche: “Se prestate a quelli da cui sperate di ricevere qualcosa, che merito ne avete? perché anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. Ma voi, fate del bene, prestate senza attendervi nulla, e la vostra ricompensa sarà grande” Oh sì! la ricompensa è grande, anche sulla terra... in questa via non c'è che il primo passo che costa. Prestare senza attendersene nulla, pare duro alla natura; si preferirebbe regalare, perché una cosa regalata non appartiene più. Quando si viene a dirvi con aria convintissima: “Sorella mia, ho bisogno del suo aiuto per qualche ora, ma stia tranquilla, ho il permesso di Nostra Madre e io le restituirà il tempo che lei mi dà, perché so quanto lei è occupata”. Veramente, quando si sa benissimo che mai il tempo che si presta sarà reso, si preferirebbe dire: “Io glielo regalo”. Ciò accontenterebbe l'amor proprio perché regalare è un atto più generoso che prestare e poi si fa sentire alla sorella che non si conta sui suoi favori... Ah! quanto gli insegnamenti di Gesù sono contrari ai sentimenti della natura! Senza il soccorso della sua grazia sarebbe impossibile non solo metterli in pratica ma anche capirli. Madre mia, Gesù ha fatto alla sua figliola questa grazia di farle penetrare le misteriose profondità della carità; se potesse esprimere ciò che capisce, lei sentirebbe una melodia del Cielo, ma ahimè! io non ho che balbettii infantili da farle sentire... Se le parole stesse di Gesù non mi servissero da appoggio, io sarei tentata di chiederle grazia e di lasciar perdere la penna... Ma no, bisogna che continui per obbedienza ciò che per obbedienza ho cominciato.
Madre amatissima, scrivevo ieri che non essendo miei i beni di quaggiù, non dovrei trovare difficile di non richiederli mai indietro se talora qualcuno me li porta via. I beni del Cielo non mi appartengono di più, essi mi sono prestati dal Buon Dio che può riprendermeli senza che io abbia il diritto di lamentarmi. Tuttavia i beni che vengono direttamente dal Buon Dio, gli slanci dell'intelligenza e del cuore, i pensieri profondi, tutto ciò forma una ricchezza cui ci si attacca come ad un bene proprio che nessuno ha il diritto di toccare... Per esempio se durante una licenza si dice ad una sorella una qualche illuminazione ricevuta durante l'orazione e poco tempo dopo, questa sorella parlando con un'altra le dice, come se l'avesse pensata lei stessa, la cosa che le era stata confidata, sembra che essa si impadronisca di ciò che non è suo. Oppure a ricreazione si dice a voce bassa ad una compagna una parola molto spiritosa e azzeccata; se lei la ripete a voce alta senza dirne la fonte, la cosa pare ancora un furto alla proprietaria che non protesta, ma avrebbe davvero voglia di farlo e coglierà la prima occasione per far sapere con finezza che qualcuno si è impadronito dei suoi pensieri.
Madre mia, io non potrei spiegarle così bene questi tristi sentimenti della natura se non li avessi sentiti nel mio cuore e mi piacerebbe cullarmi nella dolce illusione che essi non abbiano visitato che me se lei non mi avesse ordinato di ascoltare le tentazioni delle sue care noviziette. Ho molto imparato adempiendo la missione che lei mi ha affidata, soprattutto mi sono trovata obbligata a praticare quello che insegnavo alle altre; così adesso, posso dirlo, Gesù mi ha fatto la grazia di non essere più attaccata ai beni dello spirito è del cuore che a quelli della terra. Se mi capita di pensare e di dire una cosa che piace alle mie sorelle, trovo del tutto naturale che esse se ne impadroniscano come di un bene loro. Questo pensiero appartiene allo Spirito Santo e non a me poiché S. Paolo dice che noi non possiamo, senza questo Spirito d'Amore, dare il nome di “Padre” al nostro Padre che è nei Cieli. Egli è dunque liberissimo di servirsi di me per dare un buon pensiero ad un'anima; se credessi che questo pensiero mi appartiene io sarei come “l'asino che portava le reliquie” che credeva che gli omaggi resi al Santo si indirizzassero a lui.

Io non disprezzo i pensieri profondi che nutrono l’anima e la uniscono a Dio, ma è tanto tempo che ho capito che non bisogna appoggiarsi su di essi e far consistere la perfezione nel ricevere molte illuminazioni. I pensieri più belli sono nulla senza le opere; è vero che le altre possono trarne molto profitto se si umiliano e testimoniano al buon Dio la loro riconoscenza perché Egli permette loro di partecipare alla festa di un'anima che Gli ha fatto piacere di arricchire con le sue grazie, ma se quest'anima si compiace dei suoi bei pensieri e fa la preghiera del fariseo, diventa simile ad una persona che muore di fame davanti ad una tavola apparecchiata mentre i suoi invitati ci trovano un abbondante nutrimento e talora gettano uno sguardo di invidia sul personaggio che possiede tanti beni.
Ah! come c'è soltanto il Buon Dio che conosce il fondo dei cuori... come le creature hanno i pensieri corti!... Quando esse vedono un'anima più illuminata delle altre, subito ne concludono che Gesù le ama di meno di quell'anima e che esse non possono essere chiamate alla stessa perfezione. E da quando il Signore non ha più il diritto di servirsi di una delle sue creature per dispensare alle anime che Egli ama il nutrimento che è loro necessario? Ai tempi del Faraone il signore aveva ancora questo diritto, perché nella Scrittura Egli dice a quel re: “Io ti ho innalzato proprio per far risplendere in te la mia potenza, perché si annunci il mio nome per tutta la terra”.
I secoli si sono succeduti ai secoli da quando l'Altissimo pronunciò queste parole e in seguito, la sua condotta non è cambiata, sempre Egli si è servito delle sue creature come di strumenti per fare la sua opera nelle anime.
Se la tela dipinta da un artista potesse pensare e parlare, certamente essa non si lamenterebbe di essere toccata e ritoccata senza posa da un pennello e non invidierebbe certo la sorte di questo strumento, perché saprebbe che non è al pennello ma all'artista che lo guida che essa deve la bellezza di cui è vestita. (Nota: le anime graziate lo ricorderanno?) Il pennello da parte sua non potrebbe gloriarsi del capolavoro fatto da lui, esso sa che gli artisti non sono nell'imbarazzo, che godono delle difficoltà e che a loro piace scegliere talora strumenti deboli e difettosi...
Madre amatissima, io sono un piccolo pennello che Gesù ha scelto per dipingere la sua immagine nelle anime che lei mi ha affidate. Un artista non si serve solo di un pennello, gliene occorrono almeno due; il primo è il più utile, è con esso che egli dà i colori generali, che copre completamente la tela in pochissimo tempo, l'altro, più piccolo, gli serve per i dettagli.
Madre mia, lei rappresenta per me il prezioso pennello che la mano (di Gesù) prende con amore quando vuole fare un grande lavoro nell'anima delle sue figlie, ed io sono quello piccolissimo di cui egli degna servirsi dopo per i minimi dettagli.
La prima volta che Gesù si servi del suo pennellino fu verso l'8 dicembre 1892. Sempre mi ricorderò quest'epoca come un tempo di grazia. Mi appresto, Madre cara, a confidarle questo dolce ricordo.
A 15 anni, quando ebbi la felicità di entrare al Carmelo, trovai una compagna di noviziato che mi aveva preceduta di qualche mese; era più grande di me di 8 anni, ma il suo carattere bambino faceva dimenticare la differenza degli anni, e così presto lei ha avuto, Madre mia, la gioia di vedere le sue due piccole postulanti intendersi a meraviglia e diventare inseparabili. Per favorire questo affetto nascente che le pareva dover portare frutto, lei ci aveva permesso di avere insieme ogni tanto dei piccoli intrattenimenti spirituali. La mia cara compagnetta mi incantava con la sua innocenza, il suo carattere espansivo, ma da un'altra parte mi meravigliavo di vedere come l'affetto che essa aveva per lei era diverso dal mio. C'erano davvero tante cose nella sua condotta verso le sorelle che io avrei desiderato che cambiasse... Da quel tempo il Buon Dio mi fece capire che ci sono anime che la sua misericordia non si stanca di attendere, cui Egli non dona la sua luce che a gradi, così io mi guardavo bene dall'affrettare la sua ora e aspettavo pazientemente che piacesse a Gesù di farla arrivare.
Riflettendo un giorno sul permesso che lei ci aveva dato di intrattenerci insieme come è detto nelle nostre sante costituzioni: Per infiammarci di più nell'amore del nostro Sposo, io pensai con tristezza che le nostre conversazioni non raggiungevano il fine desiderato; allora il Buon Dio mi fece sentire che era venuto il momento e che non bisognava più aver paura di parlare oppure che io dovevo smettere degli intrattenimenti che somigliavano a quelli delle amiche del mondo. Quel giorno era un sabato, l’indomani durante il mio ringraziamento, io supplicai il Buon Dio di mettermi sulla bocca parole dolci e convincenti o piuttosto di parlare Lui Stesso attraverso me. Gesù esaudì la mia preghiera, permise che il risultato colmasse pienamente la mia speranza perché: “Coloro che volgeranno i loro sguardi verso di LUI ne saranno illuminati (SaL XXXIII) e La Luce si è alzata nelle tenebre per coloro che hanno il cuore retto. La prima parola è indirizzata a me e la seconda alla mia compagna, che veramente aveva il cuore retto...
Arrivata l’ora in cui avevamo deciso di stare insieme, la povera piccola sorella gettando gli occhi su di me, vide subito che non ero più la stessa; si mise a sedere accanto a me arrossendo ed io, appoggiando la sua testa sul mio cuore, le dissi con le lacrime nella voce tutto ciò che pensavo di lei, ma con espressioni così tenere, testimoniandole un così grande affetto che presto le sue lacrime si mescolarono alle mie. Lei convenne con molta umiltà che tutto ciò che dicevo era vero, mi promise di cominciare una nuova vita e mi chiese come una grazia di avvertirla sempre dei suoi errori. Finalmente al momento di separarci il nostro affetto era diventato tutto spirituale, non c'era più nulla di umano. In noi si realizzava quel passo della Scrittura: “Il fratello che è aiutato dal fratello è come una città fortificata”
Quello che Gesù fece con il suo piccolo pennello sarebbe stato presto cancellato se Egli non avesse agito per mezzo suo, Madre mia, per compiere la sua opera nell'anima che Egli voleva tutta Sua. La prova parve amarissima alla mia povera compagna ma la sua fermezza trionfò ed è allora che io potei, cercando di consolarla, spiegare a quella che lei mi aveva data come sorella tra tutte, in che cosa consiste il vero amore. Io le mostrai che era se stessa che amava e non lei, le dissi come io la amavo e i sacrifici che ero stata costretta a fare all'inizio della mia vita religiosa per non attaccarmi a lei in un modo tutto materiale come il cane che si attacca al suo padrone. L'amore si nutre di sacrifici, più l'anima si rifiuta le soddisfazioni naturali, più la sua tenerezza diventa forte e disinteressata.
Io mi ricordo che quando ero postulante, avevo talora tentazioni così violente di entrare da lei per soddisfarmi, per trovare qualche goccia di gioia, che ero costretta a passare rapidamente davanti al deposito ed ad attaccarmi alla rampa della scala. Mi veniva in mente una folla di permessi da chiedere, finalmente, Madre mia amatissima, trovavo mille ragioni per accontentare la mia natura... Quanto sono felice ora di essermene privata fin dall'inizio della mia vita religiosa! Io gioisco già della ricompensa promessa a coloro che combattono coraggiosamente. Non sento più che sia necessario rifiutarmi ogni consolazione del cuore, perché l'anima mia è rafforzata da Colui che io volevo amare unicamente. Io vedo con gioia che amandolo, il cuore si allarga, che può dare incomparabilmente più tenerezza a coloro che gli sono cari che se si fosse concentrato in un amore egoista e infruttuoso.
Madre mia cara, io le ho ricordato il primo lavoro che Gesù e lei, vi siete degnati di compiere attraverso di me; quello non era che il preludio di quelli che dovevano essermi affidati. Quando mi fu dato di penetrare nel santuario delle anime , io vidi subito che l'incarico era al di sopra delle mie forze, allora mi sono messa nelle braccia del buon Dio come un figlio piccolo e nascondendo la mia faccia nei suoi capelli, io Gli ho detto: Signore, io sono troppo piccola per nutrire le tue figlie; se tu vuoi dare loro attraverso me ciò che serve a ciascuna, riempi la mia piccola mano e senza lasciare le tue braccia, senza girare la testa, io darò i tuoi tesori all'anima che verrà a chiedermi il suo nutrimento. Se lei lo trova di suo gusto, saprò che non è a me, ma a te che lo deve; al contrario, se lei si lamenta e trova amaro quello che io le presento, la mia pace non sarà turbata, io cercherò di persuaderla che questo nutrimento viene da te e mi guarderò bene dal cercarne un altro per lei.
Madre mia, da quando ho compreso che mi era impossibile fare qualcosa da me stessa, il compito che lei mi aveva imposto non mi parve più difficile, ho sentito che l'unica cosa necessaria era di unirmi sempre più a Gesù e che il resto mi sarebbe stato dato in sovrappiù.
In realtà mai la mia speranza è stata ingannata, il Buon Dio si è degnato di riempire la mia piccola mano tante volte quante è stato necessario per nutrire l'anima delle mie sorelle. Io le confesso, Madre amatissima, che se io mi fossi appoggiata anche nella misura minima del mondo sulle mie forze, io le avrei ben presto reso le armi... Da lontano pare tutto rosa il fare del bene alle anime, far loro amare Dio di più, infine modellarle secondo le proprie vedute e i propri pensieri personali. Da vicino è tutto il contrario, il rosa è sparito... si sente che fare del bene è cosa altrettanto impossibile senza l'aiuto di Dio che far brillare il sole nella notte... Si sente che occorre as­solutamente dimenticare i propri gusti, le proprie concezioni personali e guidare le anime per la via che Gesù ha tracciato per esse, senza cercare di farle camminare sulla propria via. Ma non è ancora la cosa più difficile; ciò che mi costa soprattutto, è di osservare le colpe, le più leggere imperfezioni e di far loro una guerra mortale. Stavo per dire: disgraziatamente per me! (ma no, sarebbe viltà) io dico dunque: fortunatamente per le mie sorelle, da quando ho preso posto nelle braccia di Gesù, sono come la sentinella che scruta il nemico dalla più alta torretta di un castello fortificato. Nulla sfugge ai miei sguardi; spesso sono meravigliata di vederci così chiaro e trovo davvero scusabile il profeta Giona per essere fuggito invece di andare ad annunciare la rovina di Ninive. Preferirei mille volte ricevere rimproveri piuttosto che farne agli altri, ma sento che è assolutamente necessario che la cosa sia per me una sofferenza perché, quando si agisce per natura, è impossibile che l'anima cui si vuole scoprire le proprie colpe comprenda i suoi torti, essa non vede che una cosa: la sorella incaricata di dirigermi è arrabbiata e tutto casca su di me che tuttavia sono piena delle migliori intenzioni.
Io so bene che i suoi agnellini mi trovano severa. Se leggessero queste righe, direbbero che pare costarmi il meno possibile al mondo correre loro appresso, parlare loro con un tono severo mostrando la loro bella lana sporca, oppure riportare loro qualche bel fiocco di lana che esse hanno lasciato strappare dalle spine del cammino. Gli agnellini possono dire tutto quello che vorranno; in fondo, essi sentono che io li amo con un amore vero, che mai io imiterò il mercenario che vedendo venire il lupo lascia il gregge e fugge. Io sono pronta a dare la mia vita per loro, ma il mio affetto è così puro che io non desidero che loro lo conoscano. Mai con la grazia di Gesù, io ho cercato di attirarmi i loro cuori, ho compreso che la mia missione era di condurli a Dio e di far loro comprendere che quaggiù lei era, Madre mia, il Gesù visibile che essi debbono amare e rispettare.
Io le ho detto, Madre cara, che istruendo le altre avevo imparato molto. Ho visto innanzitutto che tutte le anime hanno pressoché gli stessi combattimenti, ma che da un'altra parte esse sono così differenti che io non ho difficoltà a capire cosa diceva il Padre Pichon: "c’è molta maggiore differenza tra le anime di quanta non ce n'è tra le facce".
Così è impossibile agire con tutte allo stesso modo.Con certe anime, io sento che bisogna che io mi faccia piccola, non abbia paura di umiliarmi confessando i miei combattimenti, le mie disfatte; vedendo che ho le stesse debolezze loro, le mie sorelline mi confessano a loro volta le colpe che si rimproverano e si rallegrano che io le comprenda per esperienza.
Con altre ho visto che occorre al contrario per far loro del bene, aver molta fermezza e non tornare mai su una cosa detta. Abbassarsi, allora, non sarebbe umiltà, ma debolezza. Il buon Dio mi ha fatto la grazia di non temere la guerra, ad ogni costo occorre che io faccia il mio dovere. Più di una volta ho sentito questo: - “Se lei vuole ottenere qualcosa da me, bisogna prendermi con la dolcezza; con la forza non avrà nulla”. Io so che nessuno è buon giudice in causa sua e che un bambino cui il dottore fa subire una operazione dolorosa non mancherà di lanciare alte grida e di dire che il rimedio è peggiore del male; tuttavia se egli si trova guarito pochi giorni dopo, è tutto felice di poter giocare e correre. La stessa cosa accade per le anime, subito riconoscono che un po' di amarezza è talvolta preferibile allo zucchero e non hanno paura di ammetterlo. Qualche volta non posso impedirmi di sorridere interiormente vedendo che cambiamento si realizza dall'oggi al domani, è favoloso... Mi si viene a dire: “Lei aveva ragione ieri ad essere severa, all'inizio la cosa mi ha fatto ribellare, ma dopo mi sono ricordata di tutto ed ho visto che è stata giustissima... Senta: andandomene pensavo che era finita, mi dicevo: “vado a trovare Nostra Madre e a dirle che non andrò più con Suor Teresa di Gesù B.”. Ma ho sentito che era il demonio che me lo suggeriva e poi mi è parso che lei pregasse per me, allora sono rimasta tranquilla e la luce ha cominciato a brillare, ma ora bisogna che lei mi faccia luce del tutto e perciò vengo”. La conversazione si avvia in fretta; io sono tutta felice di poter andare dietro all'inclinazione del mio cuore, non servendo nessuna pietanza amara. Si ma... mi accorgo presto che non bisogna andare troppo avanti, una parola potrebbe distruggere il bell'edificio costruito nelle lacrime. Se ho la disgrazia di dire una parola che pare attenuare ciò che ho detto il giorno prima, vedo la mia sorellina che cerca di riattaccarsi ai rami, allora dico dentro di me una preghierina e la verità trionfa sempre.
Ah! è la preghiera, è il sacrificio che costituiscono tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha dato, loro possono molto più delle parole toccare le anime, ne ho fatto spessissimo l'esperienza. Ce n'è una tra tutte che mi ha fatto una dolce e profonda impressione.
Era durante la quaresima, io non mi occupavo allora che della sola novizia che era qui e di cui ero l'angelo. Venne a trovarmi una mattina tutta radiosa: Ah! se lei sapesse, mi disse, quello che ho sognato stanotte, ero accanto a mia sorella e la volevo distaccare da tutte le vanità che ama tanto, perciò le spiegavo questi due versi di: Vivere d'amore. - Amarti Gesù, che perdita feconda! - Tutti i miei profumi sono tuoi senza ritorno. Io sentivo davvero che le mie parole penetravano nell'anima sua ed ero presa dalla gioia. Stamattina svegliandomi ho pensato che il Buon Dio voleva forse che io gli dessi quest'anima. E se le scrivessi dopo la quaresima per raccontarle il mio sogno e dirle che Gesù la vuole tutta per Lui?”
Io, senza pensarci oltre, le dissi che certo poteva provare ma che prima occorreva chiedere il permesso a Nostra Madre. Siccome la quaresima era ancora lontana dalla fine, lei è stata, Madre mia, molto sorpresa di una richiesta che le parve troppo prematura e certamente ispirata dal Buon Dio, lei ha risposto che non era certo con le lettere che le carmelitane dovevano salvare le anime ma con la preghiera.
Venendo a conoscenza della sua decisione io compresi subito che era quella di Gesù e dissi a Suor Maria della Trinità: “Bisogna metterci all'opera, preghiamo molto. Che gioia se alla fine della quaresima, noi fossimo esaudite!...” Oh! misericordia infinita del Signore, che vuole davvero ascoltare la preghiera dei suoi figli... Alla fine della quaresima, un'anima in più si consacrava a Gesù. Era un vero miracolo della grazia, miracolo ottenuto dal fervore di un'umile novizia!
Quanto è dunque grande la potenza della preghiera! La si direbbe una regina che ha in ogni momento accesso libero presso il re e che può ottenere tutto quello che chiede. Non è necessario per essere esauditi leggere in un libro una bella formula composta per l'occorrenza; se fosse così... ahimè! quanto sarei da compiangere!... Al di fuori dell'ufficio Divino che sono indegnissima di recitare, non ho il coraggio di costringermi a cercare nei libri delle belle preghiere, la cosa mi fa venire il mal di testa, ce ne sono tante!... e poi sono tutte una più bella dell'altra... Io non saprei recitarle tutte e non sapendo quale scegliere, faccio come i bambini che non sanno leggere, dico con tutta semplicità ai Buon Dio quello che gli voglio dire, senza costruire belle frasi e sempre Egli mi capisce... Per me, la preghiera, è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il Cielo, è un grido di riconoscenza e d'amore in mezzo alla prova come in mezzo alla gioia, alla fine è qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l'anima e mi unisce a Gesù.
(Continua...)