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Padre Serafino Tognetti, un infinito desiderio di infinito

La sala è colma. La scommessa è vinta. Più che vinta.
Don Arnaldo mi racconta alla fine della serata lo stupore per la presenza di oltre duecento persone nel salone dell’Oratorio di Osteria Grande per ascoltare la catechesi di Padre Serafino Tognetti.
“Quante sedie metti? Se ne viene anche solo la metà ti pago il caffè domattina!!” gli dice l’amico che lo aiutava a stendere nel salone le sedie per preparare l’accoglienza a quanti avrebbero sfidato la nebbia e la stanchezza della giornata.
Quando arriviamo non solo le sedie sono già ampiamente coperte, ma anche quelle in aggiunta, il doppio, non bastano.
C’è gente in piedi. Alcuni tornano a casa ... Padre Serafino arriva. “C’è tanta nebbia che non trovavo la Chiesa”.
Comincia a parlare. Dietro di sé don Silvano e don Arnaldo. Per singolare provvidenza, entrambi cappellani della sua parrocchia d’origine. Il primo quando era molto piccolo, il secondo da adolescente. “Se sono qua lo devo anche a loro”. Un gesto di gratitudine di chi si riconosce essere figlio della provvidenza discreta e benevola, che ha preso il volto dei preti e delle persone buone che ha incontrato.
Non dimentica nemmeno sua madre quando ad un certo punto della serata dice che appena nato “se fosse stato possibile anche nel grembo materno” lo affida alla Madonna nel segno visibile della Medaglia Miracolosa. “Ho avuto un merito solo nella vita - continua così - conoscere don Divo Barsotti e seguirlo”. “Dove abiti?” riecheggiano le parole che i discepoli rivolsero a Gesù. ”E l’ho seguito. Mi piaceva il suo mondo. Il modo con cui parlava di Dio e stava in Dio. E sono rimasto”.
Il tema che è stato affidato a Padre Serafino è appassionante. Riguarda il credente e tocca il non credente: il desiderio di Dio. “L’uomo è fatto per Dio. E’ desiderio di Dio”.
Riprende la nota frase di Agostino: “Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha quiete finché non riposa in te”.
“Se l’uomo non cerca l’Infinito, cerca infinitamente”. Verissimo. Lo verifico su di me. Se non cerco Dio, mi riduco a inseguire mille cose per placare l’infinito desiderio dell’Infinito. Finisco per vivere come il povero Mazzarò della novella “La roba” di Verga, che dovendo lasciare questo mondo e avendo fatto della sua vita un accumulo di cose non si capacita di doverle lasciare. Dinanzi a questa profonda ingiustizia, un’ingiustizia di incompiutezza, uccide i suoi polli al grido di “Roba mia, venite con me!”
P. Serafino si affida a don Divo. Lascia a lui il compito di parlare del desiderio dell’uomo. Desiderio di felicità e di vita, che si compie in Dio.
Il suo parlare non è semplice. Le sue parole appartengono a categorie che non siamo abituati a sentire, a pronunciare. Si scusa quasi: “Avete chiamato un monaco”.
Penso alle persone che ho attorno e mi chiedo cosa comprendano. Padre Serafino impiega il linguaggio della mistica di don Divo. La nostra gente ha appena fatto in tempo a scaldarsi qualcosa da mangiare, dopo un intera giornata a lavorare sui computers o a montare mobili o chissà altro…
"Fuori da Cristo c’è il nulla".
"Per tendere a Dio devi scivolare verso il basso, verso il nulla di te".
"L’uomo deve aprirsi a Dio svuotando se stesso".
"Fatti capacità e mi farò torrente".
E’ una di quelle espressione che rompe gli argini della distrazione e della stanchezza. Al desiderio deve seguire la ricerca. E quando hai trovato devi cercare ciò che hai trovato. La ricerca è senza fine. Ancora. L’Infinito non si fa afferrare se non per un momento. E’ sempre più in là. Il credente non dissimilmente dal non credente è un assetato continuo di Dio.
C’è silenzio. Attorno a me è una percezione chiara le persone sono vigili. Le parole di Serafino pur volando così alte, arrivano al fondo dell’anima. Perché? Come mai la gente rimane in questo religioso, attento silenzio?
Il suo è un ardire. Lo spiega lui stesso. Qui c’è Dio. Ecco il segreto dell’attenzione. Era evidente questa eccezionale Presenza. Non una, ma la Presenza. Don Arnaldo può bersi il meritato caffè e, sorseggiando, accorgersi che lì, in quel gesto, nell’attimo presente, è alla Presenza di Dio. E il caffè, anche senza zucchero, risulta dolcissimo.

Don Massimo Vacchetti

Fonte: sangiorgiodiosteria.it

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