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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vita di Santa Brigida di Svezia compatrona d'Europa - Parte I

CAPITOLO I - INFANZIA E GIOVINEZZA

Santa Brigida di Svezia (Finsta, 3 giugno 1303 - Roma, 23 luglio 1373). Religiosa e mistica svedese fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore, fu proclamata santa da Papa Bonifacio IX nel 1391. Il 1 ottobre 1999 fu dichiarata compatrona d'Europa insieme a S. Caterina da Siena e S. Teresa Benedetta della Croce da Papa Giovanni Paolo II.

Colei che noi italiani chiamiamo Santa Brigida, si chiama in svedese Birgitta, in tedesco Brigitta, in inglese Bridget, in francese Brigitte. Il nome potrebbe derivare da Birger, il nome del padre della santa: la dizione completa era infatti Birgersdotter («figlia di Birger»), da cui poi derivò Birgitta.
A quanto risulta, la piccola ebbe come patrona Santa Brigida di Kildare, compatrona d'Irlanda insieme a San Patrizio.
Etimologicamente Brigida deriva dal celtico brig, che significa «forte, potente»; o anche dal gotico birg, che vuol dire «radioso, luminoso»: entrambe le denominazioni, forte e radiosa, si addicono assai bene alla grande Santa nordica.
Per distinguerla da Brigida di Kildare, la santa svedese è chiamata Brigida di Finsta, dal luogo in cui nacque, o Brigida di Vadstena, dalla località in cui fondò il suo ordine.
L'espressione più comune è Brigida di Svezia, ed è a questa che ci atterremo. Santa Brigida nacque in una famiglia ricca, nobile e politicamente influente, imparentata con i reali di Svezia. I genitori della santa si chiamavano Birger Persson («figlio di Pietro») e Ingeborg Bengtsdotter («figlia di Bengt», diminutivo di Benedikt).
 
Birger Persson discendeva per linea paterna dal re cristiano Sverker I della dinastia dei Folkungar, che nel 1134 aveva fondato in Svezia la prima abbazia cistercense cui aveva dato il nome di Alvastra, in onore della defunta consorte Ulvilde, e dove poi fu sepolto. Dal punto di vista religioso la Svezia era legata a Roma: il battesimo di re Olof, avvenuto nel 1078, è considerato l'inizio ufficiale della cristianizzazione del Paese, che in precedenza era proceduta a fatica, con ricadute nel paganesimo. Fu a Birger Persson, personalità assai stimata, che i connazionali si rivolsero per avere una legislazione cristiana che sostituisse quella pagana di Viger Spa, primo legislatore del Paese, e trasfondesse nelle leggi lo spirito evangelico.
 
La prima legislazione cristiana della Svezia, promulgata ufficialmente nel 1295 da re Birger II, è quindi legata al nome del padre di Brigida, che in quella importantissima compilazione si fece aiutare dal prevosto del duomo di Uppsala, maestro Andreas And. Il nuovo spirito della legge svedese è chiaramente espresso da queste parole: «La legge deve essere di onore agli uomini giusti e prudenti, ma di correzione ai malvagi e ignoranti. Se tutti fossero giusti, non ci sarebbe bisogno di legge». E ancora: «Ci lasci Iddio vivere sulla terra in maniera che possiamo meritarci il Cielo». La nuova legge aboliva anche la schiavitù, «perché Cristo è stato venduto e liberò tutti i cristiani». Birger Persson era lagman, cioè governatore e giudice dell'Uppland, la più importante provincia del regno. A quell'epoca in Svezia c'erano nove governatori, ai quali competevano sia la giustizia sia l'amministrazione delle rispettive regioni. Prima che in Svezia la corona reale divenisse ereditaria, anche l'elezione del sovrano rientrava nei loro compiti.
 
Birger Persson era un signore molto benestante e altrettanto generoso, che nel corso della sua vita donò terreni per diverse chiese e conventi. Si era sposato due volte: la prima con Kristina Johannsdotter, morta nel 1295, anch'essa di famiglia nobile e ricca. La seconda moglie fu Ingeborg Bengtsdotter, madre di Brigida, imparentata con i reali di Danimarca e col re di Svezia, Birger Magnusson, fratello di suo padre Bengt. Ingeborg Bengtsdotter era, stando alle cronache del suo tempo, una signora buona e gentile, che pur vivendo secondo il costume delle signore del suo rango, era profondamente e autenticamente religiosa. Oltre a Brigida ebbe altri sei figli (tre maschi e tre femmine), tre dei quali morirono bambini. Brigida nacque il 3 giugno 1303 nel castello di Finsta, che si trova in una regione ricca di laghi e fiumi, con colline coperte di abeti. La residenza familiare della futura santa era a quel tempo un centro di alta cultura e religiosità, che esercitò un'influenza determinante nella sua formazione.
 
Jens Johannes Jorgensen, autore di un'importante biografia di santa Brigida, così descrive il luogo, che aveva personalmente visitato: La regione è ricca di piccoli laghi e canali, e coperta di fitte foreste di conifere, ma non inadatta alla coltivazione... Se ci si vuol rappresentare la casa di Birger Persson occorre lasciar da parte tutte le immagini evocate da castelli francesi e manieri tedeschi. Le grandi fattorie medioevali dell'Uppland consistevano in una serie di costruzioni in legno nell'interno di un terrapieno, attornianti una casa o torre di pietra... Ai nostri giorni non esistono nemmeno più le rovine di quella che è stata la casa in cui santa Brigida trascorse la sua infanzia. Per contro, la pompa di ferro che un giorno di luglio di vent'anni or sono (quindi nel 1927) venne mostrata a un mio amico svedese e a me, come la «fonte di santa Brigida» potrebbe forse essere al suo posto. Comunque, gli enormi macigni sotto i pioppi mormoranti nel giardino sono certamente suoi contemporanei. E il bosco è, come allora, composto di pioppi e aceri, di betulle dal candido tronco e di scuri abeti. Un colombo selvatico tuba un momento, e poi tace: così udì santa Brigida tubare il colombo selvatico.
 
La piccola Brigida fu battezzata nella chiesa del paese, davanti alla quale si può vedere una lapide che ricorda questa grande figlia della Svezia. La sua nascita fu preceduta da fatti eccezionali, il più notevole dei quali fu questo: durante il periodo della gravidanza, la nave sulla quale Ingeborg viaggiava, di ritorno da un pellegrinaggio alla tomba di santa Brigida di Kildare, fece naufragio; molti dei passeggeri persero la vita e la mamma di Brigida fu salvata a fatica da Erik, fratello del re. La notte successiva ella ebbe un'apparizione: le si presentò una misteriosa figura vestita di un abito luminoso che le disse: «Sappi che sei stata salvata da questo naufragio grazie ai meriti straordinari della creatura che porti in grembo. Educala con attenzione, perché è un dono prezioso della generosità divina!». Divenuta adulta, Brigida fece erigere sul luogo dove sua madre aveva toccato terra una croce di pietra: qui ancora oggi i marinai si recano a pregare prima di imbarcarsi.
 
Un altro segno fu dato al sacerdote Bengt, canonico di Rasbo, località vicina a Finsta: ne abbiamo già accennato nella premessa. Nella notte in cui Brigida nacque, mentre era immerso in preghiera chiedendo a Dio un parto felice per la sua signora, udì una voce che diceva: «Questa notte a Birger nasce una figlia la cui voce potente sarà udita in tutto il mondo». Gli antichi documenti, in particolare la cronaca di Margareta Clausdotters, descrivono Brigida come una bambina di delicata bellezza, bionda con gli occhi azzurri, molto intelligente, vivace e portata alla religione. Quando aveva appena sette anni Brigida visse la prima delle innumerevoli esperienze mistiche della sua vita: una mattina, svegliandosi dal sonno, vide ai piedi del letto una bellissima signora circonfusa di luce, che le offriva una corona chiedendole se la volesse.
 
La bambina rispose di sì, e la corona le fu posta sul capo. Brigida ebbe a dire in seguito che quando la signora fu scomparsa continuò a sentire ancora sulla fronte il peso della corona. La straordinaria esperienza vissuta la rese ancora più incline alla devozione. Nel giardino di Finsta esiste tuttora una grotta naturale formata da massi erratici, nella quale si dice che la bambina si ritirasse ogni giorno a pregare.
 
Brigida raccontò la sua visione alla mamma, che da quel momento si preoccupò ancora di più dell'educazione spirituale della figlia, facendole fra l'altro anche assistere alle prediche che venivano regolarmente tenute nella cappella del castello di Finsta. Dopo aver udito, a Pasqua del 1314, una predica sulla passione di Cristo che la colpì e commosse profondamente, la piccola Brigida vide in sogno Gesù e assistette alla sua crocifissione come se quella terribile vicenda si stesse svolgendo in quel momento davanti ai suoi occhi. Chiese a Gesù chi gli stesse facendo tanto male e lui le rispose: «Coloro che disprezzano me e il mio amore!». Da quel giorno Brigida non poté pensare alla passione di Gesù senza piangere.
 
Pochi mesi dopo, nel settembre 1314, morì prematuramente Ingeborg, la mamma di Brigida, e Birger Persson si trovò costretto a occuparsi da solo della vita e dell'educazione dei figli. Affidò quindi Brigida alla cognata Katharina Bengtsdotter, sorella di Ingeborg, che era madrina di battesimo della bambina. Katharina era moglie di Knut Jonsson, governatore dell'Östergötland, e seguì ed educò la bambina con amore materno.
 
Brigida lasciò dunque Finsta, dove aveva trascorso i primi, felici anni della sua vita con i genitori e i fratelli, e si trasferì nel castello di Aspanàs, sulle rive del lago Sommen. La zia era affettuosa e si occupò con grande cura di lei, pur non avendo molta sensibilità per le sue già ricche esperienze interiori e spirituali. Gli anni trascorsi presso gli zii furono assai formativi per Brigida, che si abituò a una certa autonomia interiore e sviluppò nella vita di tutti i giorni la capacità di gestirsi in larga misura da sola. Brigida rimase ad Aspanàs dal 1314 al 1316, anno in cui suo padre decise di darla in sposa a Ulf Gudmarsson, figlio di Gudmar, governatore del Västergötland. Magnus, fratello di Ulf, sposò Katharina, sorella di Brigida. Il doppio matrimonio fu celebrato nel settembre 1316. Era un matrimonio combinato, che Brigida accettò per assecondare la volontà paterna, come era costume a quel tempo: suo desiderio però sarebbe stato consacrarsi a Dio e ritirarsi a vivere in convento. Contrariamente alle aspettative, il matrimonio, che durò ventott'anni e fu allietato dalla nascita di otto figli, risultò nel complesso felice.
 
CAPITOLO II - SPOSA E MADRE
 
Ulf Gudmarsson aveva appena diciotto anni quando sposò la quattordicenne Brigida. In base alla cronaca di Margareta Clausdotter, Ulf era un giovanotto di buon carattere, amante della bella vita e dei cavalli. Pare che non fosse molto colto (simplex, cioè «privo di cultura», è definito negli antichi testi) e che fosse la sua giovane moglie a insegnargli a leggere e scrivere e a indurlo in seguito a studiare legge in maniera approfondita. Insieme, i due sposi compirono anche un importante percorso spirituale, così che alla fine della sua vita Ulf, d'accordo con la moglie, decise di ritirarsi a vivere in convento come terziario francescano.
 
Subito dopo il matrimonio Ulf e Brigida si stabilirono a Ulvasa, vicino alla città di Motala. Ancor oggi si conservano le vestigia del grande edificio in cui la coppia visse con i figli. Ulf era spesso assente per svolgere le sue funzioni amministrative o per assolvere incarichi a corte, ma Ulvasa rimase sempre la residenza familiare.
La vita di Brigida sposa e madre era molto attiva, non soltanto per la cura dei figli, ma anche per le attività caritative a favore dei poveri. Brigida migliorò gli ospedali della sua regione, ne fondò di nuovi e ne visitava regolarmente gli ammalati.
 
L'epoca storica in cui Brigida visse come sposa e madre non fu certo tranquilla. Lotte dinastiche, insurrezioni popolari, guerre dei contadini: re Birger, che aveva fatto morire di fame in una torre i due fratelli Erik e Waldemar che gli contendevano il potere, fu detronizzato nel 1319 da nobili e governatori, tra i quali c'erano anche il padre e il marito di Brigida; questi elessero re il piccolo Magnus, figlio del defunto Erik, che aveva appena tre anni. Birger fuggì in Danimarca, dove morì. In Svezia tornò finalmente la pace. L'anno successivo Birger Persson divise tra i figli l'eredità della moglie e Brigida ottenne sette proprietà nello Smàland, a quel tempo la provincia più meridionale della Svezia.
 
Nel 1321 Birger si recò in pellegrinaggio a Santiago de Compostela e sostò presso la corte papale avignonese, rendendosi conto di persona della situazione. L'anno successivo, di nuovo in Svezia, partecipò alla seduta del Consiglio reale in cui Ulf e altri nobili furono proclamati cavalieri. Birger morì nel 1326, a poco più di sessant'anni, a Finsta, la sua residenza. Le cronache del tempo narrano che i suoi funerali furono celebrati in maniera sontuosa, con la partecipazione della famiglia reale e dei maggiori rappresentanti della nobiltà secolare ed ecclesiastica. In quell'occasione la ventiquattrenne Brigida conobbe i personaggi più in vista del gran mondo svedese.
 
Prima di morire Birger Persson aveva scelto come luogo di sepoltura la nuova cattedrale gotica di Uppsala: nella cappella di San Nicola, accanto all'altare maggiore, si trova infatti una bellissima lapide in marmo nero che mostra Birger con la moglie Ingeborg Bengtsdotter nella tipica raffigurazione gotica con le mani congiunte, attorniati dai sette figli, tre maschi e quattro femmine. Alla morte di Ingeborg ne sopravvivevano soltanto tre: Brigida, Caterina e Israel. La lapide si trova in posizione privilegiata, vicinissima all'urna dorata del santo patrono di Svezia, re Erik, morto nel 1160.
 
Nel 1330 Ulf fu proclamato governatore di Nericia (Närke), la provincia a nord di Ulvasa, il che comportava il possesso di grandi residenze, tenute agricole e miniere di ferro. Nel 1333, forse in occasione dei festeggiamenti per la maggiore età di re Magnus, fu nominato anche consigliere del regno. Divenne così uno degli uomini più influenti del suo tempo. I suoi incarichi lo portavano a viaggiare molto e Brigida lo accompagnava soltanto di rado. Alla variopinta ed elegante vita di corte preferiva l'atmosfera tranquilla di casa. L'assenza di Ulf le consentiva di dedicarsi con maggiore intensità alle pratiche spirituali verso le quali si sentiva tanto portata. Quando Ulf era assente, Brigida non dormiva nel grande e lussuoso letto matrimoniale, ma per terra, su un giaciglio di paglia'. Certamente la futura santa rimase sempre semplice e modesta, attenta ai doveri familiari, all'andamento della casa e alle opere di bene. Come abbiamo visto, dal matrimonio di Ulf e Brigida nacquero otto figli: Marta (nata nel 1320), Karl (1321), Birger (1323), Bengt (1326), Gudmar (1327), Caterina (1330), Ingeborg (1332) e Cecilia (1334). Avremo in seguito spesso occasione di parlare di loro, perché essi, in particolare Caterina che fu canonizzata nel 1489, furono sempre presenti nella vita della madre.
 
Le cronache narrano che l'ultimo parto di Brigida fu difficilissimo; ma quando ormai si disperava di salvare madre e figlia, apparve una sconosciuta signora vestita di bianco che toccò la partoriente e subito scomparve. Il parto riprese senza dolori e l'ultima figlia di Brigida nacque perfettamente sana. Brigida educò i figli alla devozione e all'amore cristiano verso il prossimo, e per dimostrare loro concretamente quale dovesse essere l'atteggiamento verso i bisognosi, li portava con sé nelle sue visite ai poveri e agli ammalati. Testimoniando al processo di canonizzazione, sua figlia Caterina dichiarò: Ricordo come mamma mi prendesse con sé insieme alle sorelle, quando si recava a visitare gli ospedali che aveva fatto costruire, e con le proprie mani, senza ribrezzo, fasciava le loro piaghe ferite.
 
E allorché qualcuno la rimproverava di portare con sé le bambine che potevano contrarre qualche contagio, rispondeva che le portava con sé mentre erano ancora piccole, perché imparassero per tempo a servire il Signore nei suoi poveri e nei suoi malati. E aggiunse che, «mentre il babbo era in vita, e poi quando la mamma rimase vedova, non si sedeva mai a tavola senza aver dato da mangiare a dodici poveri». La carità di Brigida andava ancora oltre: Caterina testimonia infatti che la madre «provvedeva di dote le ragazze bisognose che desideravano maritarsi, mentre ne aiutava altre ad entrare in convento. Visitava altresì le case di perdizione; e se qualcuna delle ragazze esprimeva il desiderio di uscire, la mamma insegnava loro a fare penitenza».
 
In casa Brigida non era mai inoperosa e amava istruire i suoi dipendenti e servitori: «Talora se ne stava con le sue donne di servizio - racconta ancora Caterina - e cuciva paramenti per la messa e simili oggetti per il culto divino. Talvolta lavorava a vantaggio del prossimo. Talvolta leggeva le vite dei santi e la Bibbia».
 
Brigida ebbe molto a cuore l'istruzione dei suoi figli e li fece seguire da valenti precettori; tra questi va ricordato Nils Hermansson, che aveva studiato in Francia ed era dottore in legge. Assistendo alle sue lezioni ai figli, anche Brigida apprese i primi rudimenti del latino, che le fu in seguito assai utile. Dopo essere stato precettore dei figli di Ulf e Brigida, Nils fece una brillante carriera ecclesiastica: fu infatti canonico a Uppsala e in seguito vescovo. Fu lui ad accogliere nel 1374 le spoglie di Brigida che venivano riportate in patria da Roma e a consacrare nel 1384 il monastero di Vadstena. Operò molto per portare avanti celermente la canonizzazione di Brigida e morì solo tre settimane prima che Brigida, diciotto anni appena dopo la morte, venisse proclamata santa il 7 ottobre 1391. Nils Hermansson è venerato in Svezia come un santo.
 
Oltre a lui, Brigida ebbe a lungo vicino come confessore e guida spirituale il maestro Matthias, famoso biblista che si era laureato in teologia all'università di Parigi, autore molto noto nella primitiva letteratura cristiana svedese per il suo commento in latino della Sacra Scrittura. A lui Brigida chiese di tradurre in svedese la Bibbia, per poterla meglio comprendere, e il maestro Matthias ne tradusse gran parte, iniziando dal Pentateuco. Mediante lui Brigida venne a conoscenza delle correnti culturali dell'Europa del tempo. Al maestro Matthias va quindi il merito di aver aperto a Brigida più vasti orizzonti culturali al di là dei confini della Svezia.
 
CAPITOLO III - ALLA REGGIA DI STOCCOLMA
 
Brigida di Svezia era cugina per parte materna di Magnus II Erikson, che nel 1319, a soli tre anni di età, era stato scelto come re dopo la detronizzazione dello zio Birger. Dal 1332, quando aveva raggiunto la maggiore età, regnava a tutti gli effetti come re di Svezia e di Norvegia: era infatti figlio della principessa norvegese Ingeborg e nipote del re ereditario di Norvegia. Nel 1335 Magnus II sposò Bianca di Namour, che veniva dalle Fiandre e apparteneva alla stirpe francese dei Dampierre. Essendo la nuova regina molto giovane, risultò opportuno affidarla a una dama di corte esperta e intelligente, e la scelta del re cadde sulla cugina Brigida, che fu autorevolmente invitata a stabilirsi a corte.
 
Brigida non se ne rallegrò: i due sovrani erano giovanissimi, inesperti e superficiali, e il re godeva fama di avere un carattere assai debole. Non era però possibile rifiutare l'invito, e così la futura santa si preparò al distacco dalla sua casa e dai suoi figli, la maggiore dei quali, la sedicenne Marta, era già sposata, mentre la minore, Cecilia, aveva appena un anno. 1 quattro bambini più piccoli furono affidati a conventi domenicani, i due maschietti Karl e Birger restarono a casa con il padre e con il precettore Nils Hermansson, mentre Gudmar, che aveva otto anni e aveva particolarmente bisogno dell'assistenza materna, seguì Brigida a Stoccolma: sarebbe vissuto a corte e avrebbe frequentato la scuola dei nobili.
 
Al giovane re Brigida portò in dono una copia della traduzione svedese della Bibbia di maestro Matthias e un tesoro di dieci consigli ricevuti per ispirazione. Eccoli: 1. Il re non deve sedere a tavola solo, ma con alcuni sudditi, che in questo modo si confortano fisicamente e spiritualmente della sua presenza e si distolgono da peccati e atteggiamenti disonorevoli. 2. Dopo aver pranzato il re deve trattenersi ancora un poco a tavola, perché la relazione familiare con i sudditi procura al re favore e amore. In questa occasione ascolterà pareri e argomenti che potrà seguire o rifiutare. 3. In tutte le sue azioni sia giusto e misericordioso e non eserciti la giustizia per amicizia, per falsa compassione, per proprio utile e vantaggio privato o per paura. Non deve dimenticare la misericordia a causa dell'ira o dell'impazienza. Non è infatti da re farsi sopraffare dall'ira e neppure giudicare in fretta o abbandonare la via della giustizia per le richieste di qualcuno. 4. Il re non deve affidare gli uffici amministrativi e il ruolo di giudice a persone che sa essere parziali e avide, oppure che guadagnano il denaro in maniera ingannevole, perché queste abbandonano facilmente la giustizia. Il re deve piuttosto ricercare persone naturalmente buone che seguono l'esempio dei loro predecessori e preferiscono operare nella giustizia che arricchirsi.
5. Il re deve controllare coscienziosamente come viene amministrata la giustizia nel suo regno e non deve trascurare di punire chi merita di essere punito. Non deve opprimere gli innocenti, ma essere gentile con gli umili e punire i colpevoli; nei confronti di tutti però deve usare giustizia e misericordia. E dove constata maggiore umiltà, deve prediligere la compassione piuttosto che la giustizia.
 
6. Il re deve interrogarsi coscienziosamente sui propri giudizi e sulle proprie opere. E se si rende conto di aver sbagliato per troppa fretta e repentino impulso, non deve vergognarsi di correggere ciò che ha fatto. 7. Nelle trattative il re non deve essere troppo precipitoso, ma prudente e accorto, pensando bene alla conclusione di ciò di cui si sta occupando. Deve anche appoggiarsi al consiglio di persone sagge, esperte e timorate di Dio, che dovranno sapere che il re segue i loro consigli. 8. Il re deve evitare parole e gesti superficiali in ogni circostanza, anche davanti ad amici e familiari. Deve fuggire gli adulatori come gli scorpioni, perché essi lo spronano solo nei suoi difetti e danno ai buoni motivo di adirarsi. Il re deve agire in modo da essere temuto dai più giovani, onorato dai più anziani, lodato dai saggi, amato dai giusti e bramato dagli oppressi. 9. Il re non deve ricercare la compagnia di coloro che la Chiesa ha bandito, né favorire coloro che hanno in spregio Dio e i suoi comandamenti; piuttosto deve sollecitare costoro con parole cortesi e ammonimenti e, se non si correggono, mostrare loro la sua severità e le sue opere buone. Perché l'onore del re consiste nell'amare Dio sopra ogni cosa e accrescere con tutte le sue forze l'onore di Dio. 10. Il re deve amare il popolo e il suo regno e trattare bene i suoi soldati, così come fanno i genitori con i figli'. Alla corte di Stoccolma Brigida entrò in contatto con le più alte cariche della vita politica del tempo e sviluppò per questa un interesse che non l'abbandonò più.
 
Per due anni i rapporti con il re e la regina furono ottimi: Brigida, ascoltata e rispettata, riuscì a ottenere dal re non pochi benefici a favore dei deboli e degli oppressi e a creare a corte un'atmosfera più spirituale. Fu anche madrina di battesimo di Erik, primogenito della coppia reale. Ma non durò a lungo: Magnus e Bianca cominciarono a circondarsi di adulatori e a condurre una vita sempre più superficiale e lussuosa. Il re contrasse molti debiti per l'acquisto di nuove province e fece esiliare coloro ai quali doveva grosse somme. Brigida si oppose con decisione, ma non fu ascoltata: i suoi consigli non furono seguiti e le sue profezie ridicolizzate.
 
Le pesanti critiche rivolte da Brigida ai consiglieri reali e l'influenza che la veggente, nonostante tutto, continuava ad esercitare sul re suscitarono malcontento: «Mia signora, tu sogni e vegli troppo. Sarebbe utile per te bere e dormire di più. Dio dovrebbe aver abbandonato monaci e sacerdoti per parlare alla gente di mondo? È sciocco prestare fede alle tue parole!», le disse un giorno un cavaliere che si fingeva ubriaco mentre sedeva a tavola con importanti personaggi. E poiché gli altri invitati volevano punire l'insolente, Brigida li sollecitò a non farlo, ammettendo di avere molti difetti. Evidentemente però le sue reazioni non erano sempre così tranquille, tant'è vero che nelle Rivelazioni troviamo questo ammonimento a lei rivolto dal Signore: Tu, mia nuova sposa, hai peccato in quattro modi nella tua ira. In primo luogo perché a causa delle parole che sono state pronunciate hai provato impazienza nel tuo cuore. Io subii la flagellazione per amor tuo, e quando fui davanti ai giudici non dissi una sola parola. In secondo luogo perché quando hai voluto far sentire il tuo biasimo hai risposto duramente e hai alzato troppo la voce. Quando io fui inchiodato sulla croce, alzai gli occhi al cielo e non parlai.
 
In terzo luogo perché col tuo comportamento hai disprezzato me, mentre avresti dovuto sopportare pazientemente ogni cosa per amor mio. In quarto luogo perché non hai dato il buon esempio al tuo prossimo che si era smarrito e che, vedendo la tua pazienza, avrebbe potuto essere indotto a comportarsi meglio. Per questo io voglio che non ti adiri più. Se qualcuno ti induce all'ira, non parlare finché l'ira non si è allontanata dalla tua anima. Quando nell'animo tuo sarà tornata la quiete e avrai riflettuto sulla causa della tua inquietudine, potrai parlare con bontà. Se però vedi che parlando non ottieni nulla di utile e tacendo non commetti peccato, avrai maggior merito nel tacerei.
 
Questa difficile situazione di contrasto indusse Brigida a prendere congedo dalla corte, dove tuttavia tornò alcune volte in seguito quando, rimasta vedova, si era stabilita nel convento di Alvastra. In quelle occasioni cercò di consigliare per il meglio Magnus, sovrano dalle tendenze totalitarie, preannunciandogli la rovina che appariva chiara al suo occhio interiore, ma senza successo.
 
Il temporaneo abbandono della corte di Stoccolma da parte di Brigida nel 1338 fu dovuto, oltre alle già citate ragioni politiche, anche alla morte precoce del piccolo Gudmar, di appena undici anni. Brigida avvertì sempre più la necessità di un'esistenza raccolta, di un approfondimento degli studi religiosi e della spiritualità e, tornata a casa, decise di intraprendere insieme al marito il primo dei suoi grandi pellegrinaggi, quello alla tomba di re Olaf 11, il Santo di Norvegia.
 
CAPITOLO IV - I PRIMI GRANDI PELLEGRINAGGI
 
Tutte le grandi religioni del mondo conoscono il pellegrinaggio. Da millenni gli esseri umani vanno in pellegrinaggio a luoghi sacri, tombe di personalità venerate, immagini miracolose. Gli arabi si recavano alla Mecca prima ancora di Maometto, e prima di loro gli egizi al santuario di Osiride ad Abido e i popoli della Mesopotamia a Ninive. E del resto il grande viaggio del popolo eletto dall'Egitto alla terra promessa altro non è che un gigantesco pellegrinaggio.
 
Per il cristianesimo tutta la vita umana è un pellegrinaggio sulle orme di Cristo. I primi pellegrinaggi cristiani portarono i devoti nei luoghi dove Gesù nacque, visse, morì e risorse. La seconda meta fu Roma, la città nella quale gli apostoli Pietro e Paolo avevano subito il martirio e in cui si trovavano le loro tombe. Nell'VIII secolo si aggiunse Santiago de Compostela, dove si trova la tomba dell'apostolo Giacomo. Nel medioevo le mete principali dei pellegrinaggi erano indicate con le tre parole latine Deus, Angelus e Homo. Con la prima si intendeva la Terra Santa; Angelus indicava Monte Sant'Angelo al Gargano, nelle Puglie, dove in una grotta era apparso più volte l'arcangelo Michele luogo, estremamente suggestivo, è tuttora veneratissimo. Homo infine indicava le tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma e quella di San Giacomo in Spagna.
 
Il pellegrinaggio caratterizza in modo particolare la devozione cristiana medievale: grandi pellegrinaggi a cavallo, in carrozza o più spesso a piedi, che per mesi e anche anni portavano i pellegrini lontano dalla famiglia, dalla casa e della patria. Si andava in pellegrinaggio per motivi assai diversi: come penitenza (a volte invece che con la prigione i delitti venivano scontati con un pericoloso pellegrinaggio), per implorare la guarigione da qualche grave malattia, propria o altrui, per chiedere lumi riguardo a decisioni importanti da prendere, oppure ancora per pregare sulla tomba di un santo e implorarne la protezione.
 
Intraprendere uno di questi pellegrinaggi significava mettersi in viaggio per terre lontanissime, anche oltremare, dov'erano in agguato pericoli di ogni genere, dai predoni alle malattie, senza la certezza del ritorno. Il pellegrinaggio era quindi rischio e avventura; era però anche un'occasione unica di conoscere il mondo, di misurarsi con se stessi e venire in contatto con uomini, paesi e costumi diversi, così che non è azzardato dire che il primo passo verso la reciproca conoscenza dei popoli d'Europa fu rappresentato proprio dai pellegrinaggi, in particolare quello, frequentatissimo, a Santiago de Compostela.
 
Brigida fu una grande pellegrina. Nel 1338 visitò con il marito la tomba di re Olaf II, il Santo di Norvegia, morto nel 1030, che aveva portato avanti nelle terre nordiche l'opera di cristianizzazione iniziata da Olaf I. Nel medioevo la sua tomba nel duomo di Trondheim era meta di innumerevoli pellegrini provenienti da tutta la Scandinavia. Brigida e U1f fecero tutto il percorso a piedi, impiegando oltre un mese per superare la gelida catena di montagne che separa la Svezia dalla Norvegia e raggiungere Trondheim. Sulla tomba di Olaf Brigida pregò per la Svezia, governata da un re discutibile. Rinfrancata nello spirito, al ritorno dalla Norvegia Brigida riprese il suo posto alla corte svedese, che tuttavia abbandonò definitivamente l'anno successivo, essendosi convinta dell'inutilità dei suoi sforzi per riportare i due giovani sovrani a una vita più seria e costruttiva.
 
Ed ecco di nuovo la vita familiare, l'intimità con Ulf, la cura dei figli, le opere di pietà, le visite a monasteri e conventi, luoghi di cultura e spiritualità. Nel 1341, anche per celebrare le nozze d'argento, Brigida e Ulf decisero di intraprendere il pellegrinaggio alla tomba dell'apostolo Giacomo in Galizia. Nella famiglia di Brigida il pellegrinaggio a Compostela era una tradizione: vi si erano recati suo padre, suo nonno, suo bisnonno. Deciso il viaggio, Brigida e Ulf sistemarono quindi ancora una volta i figli: Karl e Birger restarono a casa con i precettori, le figlie Cecilia e Caterina furono ospitate in conventi femminili per studiare, Ingeborg aveva da poco preso il velo e Bengt, che aveva appena otto anni, accompagnò i genitori fino al monastero di Alvastra, dove fu affidato ai monaci dell'ordine di San Bernardo.
 
Della piccola comitiva in viaggio per Santiago de Compostela faceva parte, in qualità di confessore, un monaco cistercense di Alvastra, frate Svenung, che fu in seguito testimone della santità di Brigida. Per raggiungere Santiago i pellegrini seguirono la strada che attraversa Germania, Francia e Spagna. Il lungo viaggio fu occasione di visite ad altri luoghi sacri. Il primo tratto fu percorso per mare; sbarcati in un porto del Baltico, attraversarono la Germania e raggiunsero Colonia, dove venerarono le reliquie dei tre re Magi. I loro corpi erano stati portati nel X secolo a Bisanzio e di qui a Milano, nella basilica di Sant'Eustorgio. Nel 1162 il Barbarossa aveva saccheggiato la città e portato via le sacre reliquie, che furono collocate in un prezioso scrigno nel duomo di Colonia. Un'altra tappa fu fatta ad Aquisgrana, per visitare la tomba di Carlo Magno; fu quindi la volta di Tarascona, nella cui chiesa riposa santa Marta, sorella di Maria di Betania e di Lazzaro. Forse i pellegrini svedesi si recarono anche alle Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue, dove, secondo la leggenda, sarebbero sbarcate, dopo aver preso la via dell'esilio, Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Maria Salome. Poi finalmente Compostela.
 
Brigitta e Ulf affrontarono ancora una volta il viaggio a piedi, vestiti poveramente, mescolati a un gruppo di pellegrini. Il pellegrinaggio a Santiago fu, per i due sposi, un periodo felice. Brigida, finalmente libera dagli impegni di corte, godeva insieme a Ulf della possibilità di dedicarsi completamente al piacere del viaggio e alle pratiche religiose. A Compostela Brigida ebbe modo di acquistare un esemplare del Liber de modo bene vivendi, un trattato di vita cristiana attribuito a san Bernardo, che per tutta la vita portò con sé e che è conservato nella biblioteca dell'università di Uppsala. Nel viaggio di ritorno attraversarono la Francia, allora in preda alla guerra dei cent'anni con l'Inghilterra, scoppiata nel 1339; il papa, in lotta con l'imperatore per il dominio dell'Europa continentale, risiedeva stabilmente ad Avignone, cosa che suscitava scalpore ovunque. La presa di coscienza per esperienza diretta di quella complessa situazione europea acuì la passione politica di Brigida e influenzò in maniera determinante la sua attività futura e la sua opera presso i grandi del tempo.
 
Per raggiungere la Svezia, Brigida e Ulf attraversarono le Fiandre. Giunti ad Arras, città famosa per i tappeti (i famosi «arazzi»), Ulf si ammalò gravemente, al punto che gli fu amministrata l'estrema unzione. Come era sua consuetudine, Brigida si appellò all'aiuto del santo patrono locale, che era san Dionigi, il quale le apparve in visione e le comunicò che suo marito non sarebbe morto di quella malattia; le furono anche preannunciati i suoi grandi pellegrinaggi a Roma e in Terra Santa e il suo compito futuro di far conoscere il messaggio di Dio al mondo.
 
Ecco la descrizione della visione: Mentre pregava le apparve il beato Dionigi che le disse: «Io sono Dionigi, che venni da Roma in questa parte della Francia a predicare il verbo di Dio. Tu nutri una speciale devozione per me e io ti dico che Dio vuole essere annunciato al mondo attraverso di te e tu sei affidata alla mia custodia e alla mia protezione, per cui io ti aiuterò e ti do un segno che cioè tuo marito non morirà di questa malattia». Il beato Dionigi la visitò in molte altre rivelazioni consolandola. Le disse anche quando e come avrebbe lasciato la vita e la condusse in ispirito in tutti i luoghi che poi visitò dopo molto tempo, e la signora Brigida seppe che sarebbe vissuta molti anni a Roma, avrebbe visitato i santuari del regno di Napoli e i corpi dei santi apostoli che qui giacciono e San Nicola a Bari e Sant'Angelo sul Monte Gargano. Poi verso la fine della sua vita sarebbe andata a Gerusalemme a visitare il sepolcro del Signore, a Betlemme e altri santuari, poi sarebbe tornata nell'Urbe e sarebbe morta. Ulf infatti non morì. La malattia però gli aveva offerto l'opportunità di riflettere sulle proprie debolezze umane, così che, rientrato a casa, col consenso e l'approvazione della moglie fece voto di castità e decise di abbracciare la vita religiosa. Verso la fine del 1342 chiese e ottenne di essere accolto come novizio nel monastero cistercense di Alvastra dove già viveva, preparandosi alla vita monacale, suo figlio Bengt.
 
A quanto risulta, Ulf non completò il noviziato perché la morte lo colse abbastanza improvvisamente il 12 febbraio del 1344. Come narra il maestro Petrus nella sua deposizione al processo canonico, prima di morire Ulf mise al dito di Brigida il suo anello coniugale, chiedendole di non dimenticarsi mai di lui: Pochi giorni dopo il decesso del marito, la signora Brigida si tolse l'anello dal dito, e poiché molte persone ragguardevoli le dicevano che era segno di poca carità rimuovere dal dito quell'anello, lei rispose: «Quando seppellii mio marito, seppellii con lui ogni amore carnale e sebbene io l'abbia amato come il mio stesso cuore, l'anello suo è per me quasi un peso perché guardandolo l'animo mio ricorda le precedenti delizie; affinché l'animo mio riponga ogni amore in Dio, voglio dimenticare l'anello e mio marito e raccomandarmi a Dio». Brigida ha quarantadue anni, deve decidere della propria vita. Qualche giorno dopo le esequie di Ulf torna a casa, a Ulvàsa, per mettere ordine negli affari di famiglia. Per prima cosa divide le proprietà tra i figli e i poveri, trattenendo per sé solo quanto basta per vivere modestamente.
 
I figli sono ormai sistemati: Karl, sposato, è divenuto signore di Ulvasa e lagman come il padre; le figlie Marta e Caterina sono anch'esse sposate; Ingeborg è monaca; Bengt vive ad Alvastra e con ogni probabilità si farà monaco; Cecilia, di appena dieci anni, studia presso le domenicane di Skänninge. Uscirà dal convento più tardi, su iniziativa del fratello Karl che non ravvisa in lei alcuna inclinazione monacale, e si sposerà. La missione di Brigida come sposa e madre può considerarsi compiuta.
 
Nel breve soggiorno a Ulvåsa, Brigida vive esperienze fondamentali. Una sera mentre siede sola davanti al camino acceso contemplando le fiamme, tra i bagliori del fuoco le appare Ulf. Brigida gli chiede come stia e lui le spiega che, non avendo commesso peccati gravi, la sua permanenza in purgatorio non sarà lunga. Poi continua: La sentenza del tribunale supremo mi fu favorevole e avrò l'eterna salvezza: soltanto non conosco l'ora. Poiché ora mi è concesso di chiedere aiuto per la mia anima, ti prego di far celebrare, per un anno intero, delle sante messe alla Madonna, agli angeli e a tutti i santi, specialmente in onore della passione di Cristo nostro Salvatore, che spero presto mi libererà. Sii generosa con i poveri, distribuisci loro tutte le mie coppe e i miei cavalli: fin troppo ho peccato con essi! Se vorrai offrire un paio di boccali d'argento per farne dei calici per l'altare, ciò varrà come suffragio per l'anima mia. Le mie terre però puoi tranquillamente lasciarle ai figli: nulla ho acquisito illegalmente, né ho tenuto o voluto tenere in eredità beni di ingiusta provenienza. Poco tempo dopo, in marzo, mentre prega nella cappella del castello, Brigida viene rapita in estasi e ode la voce di Dio che le rivolge queste parole: «Donna, ascoltami: io sono il tuo Dio, che vuole parlare con te... Non parlo con te per te sola, ma per la salute altrui. Tu sarai la mia sposa e il mio canale e udrai e vedrai cose spirituali, e il mio spirito rimarrà con te fino alla morte».
 
È un'esperienza fondamentale, che scuote e commuove Brigida nel profondo e le fa capire che il suo cammino futuro è segnato: il Signore stesso l'ha scelta per far pervenire agli uomini la sua parola e la sua volontà. La voce le suggerisce anche di riferire tutto alla sua guida spirituale, il maestro Matthias, e di consigliarsi sempre con lui, che in quanto teologo sa ben distinguere le rivelazioni divine da quelle diaboliche, e di fargli conoscere quanto ha udito. Brigida si reca allora dal maestro Matthias, il quale la rassicura sul carattere divino delle rivelazioni e le consiglia di tornare ad Alvastra, nella cui foresteria aveva soggiornato, per generosa concessione del priore, durante la malattia del marito, e di stabilirsi lì finché non riceverà il comando di andare altrove.
 
Sappiamo che il consenso del priore a vivere ad Alvastra non mancò di suscitare polemiche tra i frati, in quanto nel monastero, in base a un'antica regola, non potevano abitare donne. Ma per Brigida fu fatta un'eccezione, grazie al suo rango e alla consapevolezza delle sue straordinarie doti spirituali, che misero a tacere i malcontenti.
Gli anni ad Alvastra - complessivamente quattro, interrotti da soggiorni a corte e visite a monasteri e conventi - costituirono un tempo fecondo, nel corso del quale Brigida si consacrò al Signore. Vita austera, meditazione sui divini misteri, introspezione, preghiera, visioni sempre più frequenti: un periodo di straordinario fervore mistico, che continuò sino alla fine della sua vita terrena.
 
Racconta il maestro Petrus: Quando Brigida si stabilì ad Alvastra, nell'anno di grazia 1346, accadde che Dio le concesse in grande abbondanza visioni e divine rivelazioni; non mentre dormiva, ma mentre era sveglia e pregava. Il corpo era come sempre, ma lei era rapita fuori dei sensi in estasi e contemplazione spirituale e a volte in visione soprannaturale...
 
Cristo la forgia, la invita a migliorarsi, le suggerisce regole di vita: Astieniti dal consentire alla tua bocca un lungo e vano parlare, chiudi le tue orecchie ad ogni cattivo discorso e non permettere ai tuoi occhi di vagare inutilmente intorno. Apri le tue mani per dare elemosine ai poveri e piega le tue ginocchia per lavare loro i piedi. Il tuo corpo deve essere vestito con semplicità e curato solo quanto basta per adempiere il mio servizio senza cadere nella voluttà. Nelle tue vesti non vi sia nulla che testimoni superbia. Tutto deve essere utile, niente deve essere superfluo. Ti ordino anche di rifuggire ogni contatto carnale, perché se seguirai la mia volontà in futuro sarai madre di figli spirituali così come finora sei stata madre di figli carnali.
 
Gesù spiega anche alla sua sposa come dovrebbe essere per essergli gradita: Tu dovresti essere come un violino da cui l'artista trae soavi suoni. Il proprietario del violino lo copre esternamente d'argento perché appaia più prezioso e lo riveste internamente di solido oro. Allo stesso modo tu devi essere inargentata di buoni costumi e umana sapienza, così da capire quale sia il tuo debito verso Dio e verso il tuo prossimo e che cosa giova alla tua anima e al tuo corpo per l'eterna salvezza. Interiormente devi essere ornata dell'oro dell'umiltà, così da non desiderare di piacere ad altri che a me e da non temere di dispiacere agli altri per causa mia. Il suonatore inoltre fa tre cose: per prima cosa avvolge il violino in un telo perché non si macchi; poi prepara un astuccio nel quale custodirlo e infine mette una serratura all'astuccio affinché nessuno lo rubi. Allo stesso modo tu devi rivestirti di purezza per non macchiarti di desideri e di passioni. Cerca di essere spesso sola perché la compagnia dei malvagi rovina i buoni costumi. La serratura indica la scrupolosa cura dei tuoi sensi e della tua interiorità, affinché in ogni tua azione tu stia ben attenta a non farti ingannare dalle insidie del demonio. La chiave però è lo Spirito Santo che apre il tuo cuore come a me piace e per il bene dell'umanità.
 
In quegli anni di formazione Brigida ebbe vicine alcune personalità di notevole rilievo, primo fra tutti il già citato maestro Matthias, che fu il suo direttore spirituale e che morì nel 1350, poco dopo la partenza della futura santa per Roma. Poi i due Petrus: il maestro Petrus dell'Istituto dello Spirito Santo di Skänninge in qualità di confessore, e il monaco cistercense Petrus, vicepriore e poi priore del monastero di Alvastra, come segretario. Tale compito fu da lui svolto inizialmente con una certa riluttanza, sia perché non se ne sentiva all'altezza, sia perché soffriva di emicranie; Brigida però riuscì a infondergli il coraggio necessario e Petrus tradusse in latino la maggior parte delle Rivelazioni che Brigida gli comunicava in svedese.
 
Leggiamo infatti nelle Rivelazioni: Il reverendo padre Petrus racconta che soffrendo fin dalla fanciullezza di un grande dolore di testa che lo tormentava senza sosta, chiese a santa Brigida, che era al monastero di Alvastra, di pregare per lui. Ed ecco che mentre santa Brigida pregava le apparve Gesù Cristo e le disse: «Va' a dire al fratello Petrus che è liberato dal suo mal di testa. Che scriva quindi lietamente i libri che contengono i disegni che ti ho rivelato, perché non gli mancheranno aiuto e assistenza». E da allora il fratello Petrus non sentì più alcun mal di testa.
 
I due Petrus seguirono Brigida in Italia, le furono accanto fino alla morte e insieme ne scrissero la Vita in vista della canonizzazione. Petrus di Alvastra curò anche la Deposicio copiosissima («grande deposizione») presso la Curia romana il 30 gennaio 1380. Petrus di Skànninge divenne il primo confessore generale del monastero brigidino di Vadstena. Negli anni trascorsi ad Alvastra Brigida rinunciò a ogni cosa terrena e si fece totalmente sposa di Cristo.
 
In una visione particolarmente vivida sant'Agnese le pose sul capo una corona di sette preziosissime gemme, come «prova di una pazienza insuperabile». Nel 1349, mentre percorreva a cavallo, seguita da servitori e dal confessore, i venti chilometri che separavano Alvastra da Vadstena, dove si recava spesso per seguire i lavori al convento, Brigida ebbe una lunghissima visione che è all'origine del Liber quaestionum (Libro delle domande), che occupa tutto il quinto volume delle Rivelazioni.
 
La futura santa rimase fuori sentimento per tutto il tragitto e i servitori la destarono solo quando giunsero a Vadstena. Lei se ne rammaricò, perché era immersa in una visione stupenda, però ogni cosa rimase impressa nella sua mente e poté essere trascritta nel giro di appena un'ora. Come al solito, Petrus tradusse il testo in latino. Si tratta di sedici domande (interrogationes), ognuna divisa in cinque domande minori (quaestiones), che un dotto e superbo monaco pone direttamente al Signore.
 
Le sempre più frequenti visioni e rivelazioni non riguardavano però soltanto la sua personale edificazione, ma anche le grandi missioni sociali e politiche che l'attendevano, così che Brigida gradualmente si convinse che suo compito era lavorare per il bene della Chiesa e di tutta la società sconvolta dalle vicende di quel tempo. Un importantissimo aspetto della sua missione doveva riguardare gli affari politici d'Europa, in preda alla guerra dei cent'anni (1339-1453) e disorientata per l'esilio del papa ad Avignone. A Brigida furono ispirati messaggi destinati ai grandi protagonisti di queste vicende, imperatori e pontefici; molte cose dovrà dire anche a re Magnus, suo cugino, e alla sua corte. C'era infine un nuovo, grande progetto al quale dedicare tutta l'attenzione: un nuovo ordine monastico.
 
CAPITOLO V - UN NUOVO ORDINE MONASTICO
 
Fu una visione a rivelare a Brigida che avrebbe dovuto occuparsi anche di un compito di fondamentale importanza per la vita spirituale del suo travagliato tempo: la fondazione di un nuovo ordine monastico dedicato al Santissimo Salvatore e in onore della Vergine Maria. Nell'introduzione alla Regola dell'ordine si legge infatti: Io fui come un re che piantò buone vigne e per un certo tempo ne ricavò buoni frutti. Queste vigne erano gli ordini monastici e le istituzioni dei Santi Padri, che ristoravano gli assetati, riscaldavano chi aveva freddo, mortificavano gli insolenti e portavano la luce ai ciechi. Ora però mi lamento perché le siepi che proteggevano le vigne sono spezzate, i guardiani dormono ed entrano i ladri, le radici sono scalzate dalle talpe, le viti appassiscono per mancanza d'acqua, i grappoli sono strappati via dal vento e calpestati. Affinché però il vino non scompaia completamente, voglio piantare una nuova vigna; lì tu porterai le viti delle mie parole.
 
La Regola del nuovo ordine fu dettata a Brigida in visione: Tutti gli articoli di questa Regola mi vennero dettati da Gesù Cristo. Non erano per me come parole scritte sulla carta, ma io li comprendevo uno dopo l'altro e con l'aiuto della grazia di Dio li ho conservati tutti nella mia memoria. Quando la visione ebbe fine, il mio cuore fu così pieno di calore e di gioia che nulla più vi poteva entrare, se doveva continuare a vivere; diversamente sarebbe scoppiato dall'allegrezza. Per molti giorni il mio cuore fu pieno e gonfio come un sacco ricolmo, e così continuò a essere finché non potei raccontare tutto a un pio amico di Dio, che scrisse ogni cosa il più rapidamente possibile. Quando tutto fu scritto, il mio cuore e il mio corpo tornarono lentamente come erano prima.
 
Una descrizione veramente efficace dell'estasi e dei gioiosi effetti che essa produce nell'animo di chi ne è gratificato. Il nuovo ordine doveva essere caratterizzato dalla compresenza di uomini e donne che fanno vita distinta ma associata: un cosiddetto «monastero doppio». I monasteri doppi esistevano già fin dai primi tempi dell'era cristiana sia in Oriente sia in Europa, e quello voluto da Brigida aveva quindi dei precedenti. Nel corso del suo pellegrinaggio a Santiago de Compostela, Brigida aveva attraversato la Francia ed era venuta in contatto con l'ordine monastico di Fontevrault, nella diocesi di Poitiers, fondato dal beato Roberto d'Arbrissel nell'XI secolo, la cui caratteristica era appunto la compresenza di monaci e religiose rigidamente separati. I monaci erano sottomessi alla badessa. A queste caratteristiche Brigida volle attenersi. Un monastero di sole suore era per lei inconcepibile, in quanto per celebrare la messa, ricevere la confessione e amministrare i sacramenti erano indispensabili i sacerdoti. Suore e sacerdoti dovevano però vivere in edifici diversi e anche nei momenti comuni in chiesa occupare posizioni distanti fra loro.
 
La Regola dettata a Brigida è assai particolareggiata e ispirata a un ben preciso simbolismo: in trenta capitoli viene descritta tutta l'organizzazione del monastero e la vita dei frati e delle suore. Nel nuovo ordine monastico voluto da Brigida i sacerdoti devono essere tredici, come gli apostoli (il tredicesimo è san Paolo). Quattro i diaconi, che rappresentano i quattro grandi dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Girolamo, Gregorio. Otto i laici al servizio dei sacerdoti. Le suore devono essere sessanta. In tutto ottantacinque persone, corrispondenti ai tredici apostoli e ai settantadue discepoli.
La Regola descrive ogni aspetto, abito compreso. Sulla cuffia delle suore e sul mantello degli uomini cinque fiamme di stoffa rossa simboleggiano le piaghe di Cristo.
 
Capo del monastero è la badessa; il primo dei sacerdoti, il confessore generale, deve obbedire a lei, così come la Vergine, rappresentata dalla badessa, è regina degli apostoli. In visioni successive furono precisate a Brigida altre norme, contenute nelle Rivelazioni supplementari (Revelationes extravagantes), relative soprattutto all'ideale ascetico, assai simile a quello cistercense di san Bernardo, previsto per la vita monastica: viene sottolineato il valore della semplicità, dell'umiltà, dell'obbedienza e dei silenzio. Niente quadri alle pareti, se non quelli che rappresentano la vita di Gesù e dei santi, niente sculture, finestre con vetri bianchi o gialli. Austerità ascetica in ogni cosa. Niente organo inoltre, poiché costituisce una distrazione, e solo canti simili a quelli dei certosini, cioè puri e rivolti unicamente a Dio, e non al piacere di chi ascolta: «Al monastero deve in un certo senso venire a mancare il tempo, deve regnare serietà di canto, purezza dei sensi, osservanza del silenzio, attenzione alla parola di Dio».
 
Nelle Revelationes extravagantes il Signore si rivela addirittura il vero architetto della chiesa abbaziale e ne detta tutti i dettagli costruttivi. Eccone qualche esempio: Il coro della chiesa deve essere a occidente, a lato del lago'. Deve essere un alto muro a tramonto, dalla casa sul lago sino alla fine della corte dei clerici. Tra questo muro e il coro ci sarà uno spazio di diciotto aunes (misura di lunghezza di 1,20 m circa) per edificare il parlatorio, che sarà diviso per il lungo da un muro che andrà dal coro dei Fratelli al muro vicino al lago. In questo parlatorio i Fratelli e le Sorelle potranno parlare fra loro delle loro necessità. Che non ci siano finestre nello spazio tra i religiosi e le religiose, così che non si vedano. Che in questo muro ci siano anche due ruote, come è costume in tali monasteri. E poi che il coro dei religiosi abbia ventidue aune di lunghezza sotto un'unica volta, dal parlatorio che guarda a occidente fino al grande altare, così che questo grande altare sia sotto la volta; e i clerici devono stare tra il grande altare e la parete che guarda a occidente. Quanto alla volta, essa avrà venti aune di larghezza; e il muro che è dietro, dalla parte dei religiosi verso il tramonto, avrà cinque finestre basse e vicine a terra, dove le Sorelle faranno la loro confessione e riceveranno il corpo del Signore. La chiesa stessa deve avere cinque volte nel senso della lunghezza e tre in larghezza, e ogni volta deve essere di venti aune in larghezza e ventotto in lunghezza, e che si aggiungano tre volte contigue dietro al grande altare...
 
Come sede per il nuovo ordine, Brigida pensa al castello reale di Vadstena, poco a nord del monastero di Alvastra, a metà strada tra questo e Ulvasa, in una insenatura del lago Vàttern. Il castello appartiene al re, e a lui quindi dovrà essere richiesto. Trascritta la Regola, Brigida fa visita al maestro Matthias a Linkòping e gli fa leggere quanto le è stato dettato dal Signore. L'anziano e saggio teologo non trova nulla da obiettare e approva ogni cosa. Tutto è pronto, è tempo di ritornare alla vita pubblica.
 
Dopo due anni di completo ritiro ad Alvastra, Brigida dà inizio alla sua missione e si reca alla corte di Stoccolma per far sapere al re e ai nobili quanto il Signore le ha ordinato di comunicare loro; deve inoltre compiere i passi necessari per far approvare la sua Regola e svolgere i suoi compiti politici. Durante il soggiorno al monastero di Alvastra, Brigida era sempre stata ben informata di ciò che accadeva a corte dal fratello Israel e dai figli maggiori Karl e Birger che, per il loro rango e i loro uffici, la frequentavano regolarmente. A corte si viveva allegramente e nel lusso, ma il paese era gravato da tasse sempre più pesanti.
 
Per ordine del Signore, Brigida torna quindi a corte e viene subito ricevuta dal re, che l'ascolta in un misto di devozione, affetto e timore. Brigida ha molte cose da rimproverargli: Magnus è pavido, cede facilmente al parere altrui, non vuole contrariare nessuno. Politicamente aveva commesso l'errore di aiutare lo Holstein contro il re danese e molti soldati svedesi erano caduti nell'assedio del castello di Copenaghen. Il re inoltre aveva contratto molti debiti per acquisire nuove terre e aveva di conseguenza imposto gravose tasse al popolo.
 
Brigida ha anche molte importanti richieste da fare al re: prima di tutto, la sua approvazione del progetto di un nuovo ordine e l'appoggio alla richiesta di ratifica della Regola da parte del papa; poi la donazione del castello reale di Vadstena come sede del monastero. Brigida chiede inoltre al re che la Svezia, neutrale, supplichi il papa di farsi mediatore di pace tra Francia e Inghilterra. Brigida conosceva bene, per averle constatate di persona nel corso del suo pellegrinaggio a Santiago de Compostela, le devastazioni e la miseria provocate dalla guerra tra le due grandi nazioni, e questa consapevolezza la induceva a impegnarsi con tutta se stessa per porvi rimedio. Infine Brigida prospetta al re una crociata in Finlandia per convertire i pagani, cosa che del resto era già nei progetti di Magnus.
 
Il re plaude all'idea di un ordine tutto svedese, che costituisce una prestigiosa novità in quanto tutti gli ordini esistenti nel Paese erano fino ad allora venuti da fuori (i cistercensi dalla Francia, i francescani e i domenicani dall'Italia), e appoggia la richiesta di approvazione della Regola da parte del papa, al quale sarà inviato un messaggero. Quanto al castello di Vadstena, chiede di potersi consultare con Bianca, la regina sua moglie. Anche il suggerimento di intercedere presso il papa incontra il favore del sovrano. Brigida si mette all'opera: prepara messaggi per Edoardo III d'Inghilterra e Filippo di Valois, re di Francia, ai quali chiede, nel nome del Signore, di giungere alla pace; propone anche che si cerchi un accordo attraverso un matrimonio che ristabilisca l'armonia tra le due case regnanti. Altri messaggi sono destinati a papa Clemente VI (1342-1352) perché indica il giubileo per il 1350, approvi il suo ordine, riporti la cura papale a Roma, unica vera sede del vicario di Cristo, e si impegni a mettere pace fra i belligeranti. Ciò che gli scrive è dettato direttamente da Dio: Scrivi in mio nome a papa Clemente: io ti ho innalzato e ti ho fatto ottenere i massimi onori. Alzati dunque e ristabilisci la pace tra i sovrani di Francia e Inghilterra, che sono come pericolose belve e corruttori di anime. Vieni poi in Italia e annuncia la parola di Dio e un anno di salvezza e amore di Dio (anno giubilare), e guarda le strade coperte del sangue dei miei santi; allora ti darò quel premio che non ha mai fine'.
 
Per preparare adeguatamente le importanti missioni che si è prefissata, Brigida rimane a corte tutto l'inverno tra il 1345 e il 1346, non più come consigliera dei sovrani, ma come amica e parente. È molto nota: si dice che abbia il potere di guarire gli ammalati, comandare ai demoni, conoscere nella preghiera lo stato dei defunti e convertire i peccatori. Ma una nuova sofferenza si sta preparando per lei: una lettera del priore di Alvastra la informa che il figlio Bengt, che sembrava destinato alla vita monastica, è gravemente ammalato. Il ragazzo muore infatti all'inizio del 1346, poco dopo l'arrivo della madre, e viene sepolto nella chiesa di Alvastra, dove già riposano il padre e il fratellino Gudmar. Brigida ha poco tempo per concedersi al dolore, perché gli impegni incalzano: i messaggi per il pontefice devono essere recapitati, bisogna lavorare per il nuovo ordine voluto dal Signore.
 
Come messaggero presso il pontefice viene scelto il vescovo Hemming di Åbo, in Finlandia, uomo di grande cultura ed esperienza, che aveva studiato a Parigi ed era stato allievo del benedettino Pierre Roger de Rotiers, eletto papa nel 1342 ad Avignone col nome di Clemente VI. Nel suo viaggio ad Avignone è accompagnato dal monaco Petrus di Alvastra. Re Magnus appoggia la missione e affida ai messaggeri una lettera scritta di suo pugno da recapitare ai sovrani di Francia e Inghilterra.
 
Nella primavera del 1346 il vescovo Hemming e Petrus di Alvastra partono per Avignone. Come lasciapassare e raccomandazione hanno una lettera di maestro Matthias, che funge ora da prologo alle Rivelazioni e inizia con queste parole: «Cose stupefacenti e meravigliose sono state udite nella nostra terra» (Stupor et mirabilia audita sunt in terra nostra). Il 1° maggio 1346, giorno in cui si festeggia santa Valpurga, Brigida ha una grande gioia: re Magnus e la regina Bianca le donano il castello di Vadstena. Qui sarà fondato il monastero che i sovrani scelgono come estrema dimora per loro stessi e i loro eredi. Al castello vengono unite molte terre e in seguito anche una notevole cifra per le opere di adattamento e costruzione. II superbo palazzo reale dovrà infatti essere trasformato in monastero, operazione che richiederà molto lavoro. Dovrà inoltre essere edificata una chiesa adatta alle esigenze di un grande monastero.
 
Da allora, per tutto il tempo trascorso ancora in Svezia, Brigida passò lunghi periodi a Vadstena per avviare i lavori di ristrutturazione e adattamento e anche in seguito, ormai stabilita a Roma, continuerà a dedicare al monastero molta attenzione. Non vi tornò più da viva, ma i suoi resti mortali vi furono traslati un anno dopo la morte, che avvenne a Roma nel 1373. Con la donazione del castello reale di Vadstena, Brigida ha ottenuto una prima, importante vittoria. Non tutto però va come dovrebbe: da Avignone il vescovo Hemming scrive che papa Clemente VI non ha prestato orecchio alle sue richieste, non si è adoperato per favorire la pace tra Francia e Inghilterra e non vuole lasciare Avignone per tornare a Roma. Del resto tre anni prima, nel 1343, non aveva ascoltato Cola di Rienzo, venuto ad Avignone come ambasciatore della città di Roma, della quale gli aveva fatto presente la decadenza`. Il papa non è contrario a indire un giubileo per il 1350, ma di un nuovo ordine non vuole neppure sentir parlare: ha ricordato anzi che il concilio Laterano del 1215 aveva stabilito che nessun nuovo ordine dovesse più essere fondato.
 
Brigida se ne rammarica molto, ma non si abbatte e continua la sua opera affinché l'ordine venga approvato, sempre fiduciosa nelle parole che le erano state dette dal Signore e che figurano nel capitolo XXXI della Regola: Labora igitur tu, et cooperare quantum poteris; Ego autem perficiam dum mibi placuerit. In buona sostanza, aiutati che Dio t'aiuta. Una grande saggezza.
 
CAPITOLO VI - BRIGIDA A ROMA
 
L'anno santo perorato da Brigida fu effettivamente indetto per il 1350 e annunciato a tutto il mondo cristiano. La sede papale continuava però a restare ad Avignone e Clemente VI stringeva ancora di più i rapporti con la Francia, eleggendo quasi esclusivamente cardinali francesi. Il papa viveva come un principe mondano e Brigida sapeva bene che tra i suoi compiti c'era anche quello di lavorare per il rinnovamento della Chiesa. Glielo aveva spiegato molto chiaramente il suo sposo divino: Come una sedia ha quattro gambe e un sedile, così anche la mia sedia, quella che ho dato al papa, deve avere quattro gambe, cioè umiltà, obbedienza, giustizia e misericordia, e il sedile dovrebbe essere fatto di divina saggezza e amore di Dio. Ora però questa sedia è stata dimenticata e al suo posto ne è stata adottata un'altra dove l'orgoglio sostituisce l'umiltà, l'ostinazione l'obbedienza, l'avidità di ricchezza la giustizia, l'ira e la malevolenza la misericordia, mentre chi la occupa non aspira ad altro che ad essere chiamato saggio e maestro secondo il metro umano.
 
Brigida sapeva anche che il papa non sarebbe stato a Roma per il giubileo: lui stesso l'aveva detto molto chiaramente al vescovo Hemming e a Petrus di Alvastra quando si erano recati ad Avignone a portargli i suoi messaggi. E a causa di questa assenza la futura santa esitava ad affrontare il pellegrinaggio a Roma in occasione dell'anno santo. Gesù però così le parlò in visione: lo sono il Figlio del Dio vivente. La Regola dell'ordine che ti è stata data deve essere confermata dal mio rappresentante, che nel mondo è chiamato papa, poiché egli ha il potere di legare e sciogliere al posto mio e deve rendermene conto davanti a tutte le mie schiere celesti... Inoltre il papa deve permettere che nel luogo che ti è stato mostrato quando ricevesti la Regola venga edificato un monastero; poiché proprio là deve prendere inizio questa Regola. In un'altra visione le fu ordinato dal Signore di recarsi a Roma come sua ambasciatrice, di restarci finché non avesse visto il papa e l'imperatore e di dire loro da parte sua le parole che lui le avrebbe ispirato,. Questa profezia si realizzò, anche se - finché Brigida fu in vita - il ritorno a Roma di papa Urbano V fu solo temporaneo. L'imperatore che Brigida vide fu Carlo IV, detto il Boemo perché nato a Praga e sovrano di Boemia.
 
Conosciuta la volontà di Dio, Brigida si affrettò a fare i preparativi per il lungo viaggio. I motivi per andare a Roma erano molteplici: partecipare al giubileo, sollecitare presso la Curia romana la conferma papale del suo ordine, lavorare per il ritorno del papa; Brigida desiderava inoltre ampliare il proprio orizzonte spirituale e accrescere lo spazio del proprio apostolato. La partenza avvenne all'inizio dell'autunno del 1349: Brigida non avrebbe più rivisto la sua patria. Insieme a lei partirono il segretario Petrus di Alvastra e il confessore Petrus di Skànninge; si unì a loro anche un altro sacerdote svedese di nome Magnus Persson, che seguì poi Brigida in Terra Santa. Facevano inoltre parte del piccolo gruppo di pellegrini il sacerdote Gudmar Fredriksson, che fu in seguito monaco a Vadstena, la giovane signora Ingeborg Laurensdotter e alcuni servitori. Nessun membro invece della famiglia di Brigida.
 
Prima di lasciare la Svezia, Brigida volle salutare il maestro Matthias: non l'avrebbe più rivisto, perché l'anziano teologo sarebbe morto l'anno successivo. Non si sa con certezza quale sia stato l'esatto percorso dei pellegrini: certamente essi si imbarcarono a Kalmar, sulla costa sud-orientale della Svezia, e sbarcarono sulla costa baltica tedesca. I Paesi che Brigida attraversò erano in quel tempo sconvolti dalla peste nera, che a partire dal 1350 imperversò anche in Svezia, mietendo innumerevoli vittime. Nella primavera di quello stesso anno re Magnus infatti informò tutta la popolazione che l'epidemia, proveniente dalla Norvegia dove il germe era giunto nell'estate del 1349 con una nave inglese carica di tessuti di lana, stava avvicinandosi al regno svedese.
 
La medicina del tempo era impotente nei confronti della peste: non si poteva far altro che pregare. At traversando le terre tedesche, le più colpite dal morbo (la popolazione ne risultò dimezzata), i viaggiatori svedesi incontrarono infatti numerose schiere di penitenti e flagellanti, e anche gruppi di pellegrini che come loro si recavano a Roma. Mentre attraversavano la Svevia, avvenne un episodio che è stato riportato da varie fonti e che è all'origine della fondazione, avvenuta nel secolo successivo, di un importante convento brigidino. Giunti nel sud della Germania, i pellegrini svedesi fecero tappa nella cittadina di Mayingen e fecero pascolare i loro cavalli in un prato. Quando il proprietario chiese un compenso, Brigida comprò tutto il campo e lo donò alla cittadinanza. Su quell'appezzamento di terreno sorse in seguito, nel XV secolo, un convento brigidino, dal quale pochi anni dopo ebbe origine il celebre monastero di Altomúnster, presso Augusta in Baviera.
 
Poi finalmente, dopo aver attraversato le Alpi, i pellegrini giunsero in Italia. La prima tappa fu a Milano, per pregare nella basilica di Sant'Ambrogio. Come leggiamo nelle Rivelazioni, il grande vescovo di Milano apparve a Brigida due volte e le parlò delle carenze e dei difetti di certi pastori della Chiesa. La fortificò anche nella sua missione di conversione: «Dio ti ha chiamata affinché in spirito tu possa vedere, udire, comprendere e rivelare agli altri ciò che avrai udito». A Milano si ammalò gravemente e poi morì Ingeborg Laurensdotter, che aveva affrontato il pellegrinaggio a Roma per ottenere l'indulgenza dei suoi peccati e soltanto con fatica aveva ottenuto dal marito il permesso di partire. Dopo la sepoltura di Ingeborg, il piccolo gruppo proseguì in direzione di Genova, sostando a Pavia per rendere omaggio a sant'Agostino, il cui corpo, portato via da Ippona per timore di atti vandalici, era giunto qui dopo una sosta a Cagliari.
 
A Genova i pellegrini si imbarcarono e proseguirono il viaggio per mare fino a Ostia. Roma era finalmente a portata di mano. Non immaginava, forse, la veggente svedese, che Roma sarebbe diventata la sua nuova patria e che avrebbe dovuto attendere ben diciassette anni prima di vedervi giungere un papa: Urbano V, che vi rimase meno di tre anni.
 
Da Ostia i pellegrini raggiunsero Roma a piedi, facendo sosta alla basilica di San Paolo per rendere omaggio all'Apostolo. Giunti in città, la prima visita fu certamente quella a San Pietro. Brigida e i suoi trovarono alloggio all'albergo dell'Orso, sulla riva sinistra del Tevere, di fronte a Castel Sant'Angelo, dove all'incirca mezzo secolo prima, in occasione del primo anno santo della storia (il giubileo di Bonifacio VIII del 1300) aveva alloggiato anche Dante Alighieri. Pochi giorni dopo Brigida ricevette la visita di un messo del cardinale Hugo di Beaufort, che offrì ospitalità a lei e al suo seguito nel palazzo del suo signore. Fratello di papa Clemente VI, che ben conosceva la personalità di Brigida e probabilmente desiderava usarle una cortesia, il cardinale Beaufort risiedeva in quegli anni ad Avignone e non abitava quindi il grande palazzo adiacente alla chiesa di San Lorenzo in Damaso, della quale era titolare. Nello stesso palazzo aveva sede anche la cancelleria papale.
 
Brigida accettò con gioia l'invito e si trasferì con i suoi accompagnatori nel vasto appartamento al primo piano, che era fornito anche di una piccola cappella. Dalla finestra della sua camera, attraverso le finestre della chiesa, Brigida poteva anche godere della vista dell'altare maggiore di San Lorenzo in Damaso. Qui abitò per quattro anni. Fu in questo palazzo che nell'anno giubilare 1350 Brigida ricevette il famoso Sermo angelicus, ovvero rivelazioni dettatele da un angelo. Alcuni capitoli dell'opera, che narra la storia di Maria, furono destinati a essere letti quotidianamente alle suore del convento di Vadstena, aperto nel 1384.
 
Come trascorreva le sue giornate a Roma la principessa svedese? Un brano delle Rivelazioni, che riporta le parole di Gesù stesso, lo descrive esattamente: Vi consiglio di utilizzare per dormire le quattro ore prima della mezzanotte e le quattro dopo la mezzanotte. Chi non ne è capace, provi a desiderare di farlo e ci riuscirà. Se qualcuno è ragionevolmente in grado di dormire un po' meno, senza per questo subirne danno nelle forze fisiche e psichiche, ne avrà merito e premio. Successivamente dovete utilizzare quattro ore per pregare e dedicarvi a opere utili e benemerite, così che nessuna ora trascorra senza dare frutto.
 
In seguito potete avere due ore per il pasto di mezzogiorno. Se userete meno tempo, ne sarete ricompensati da Dio. Questo tempo non dovete prolungarlo a meno che non ci sia un motivo ragionevole per farlo. Poi dovete dedicare sei ore a lavori necessari, consentiti o richiesti. Successivamente altre due ore per i vespri, la preghiera della sera e altre preghiere a voi gradite. Infine ancora due ore per la cena e per serene conversazioni. Brigida pregava molto, prendeva lezioni di latino dal maestro Petrus e scriveva in svedese le rivelazioni che il suo segretario traduceva poi in latino: «Studio grammatica, prego e scrivo», leggiamo nelle Rivelazioni.
 
Il maestro Petrus dal canto suo ricevette dalla Santa Sede l'incarico di fare da padre spirituale a tutti i pellegrini svedesi che venivano a Roma: a loro Brigida dedicava cure e attenzioni, ospitandoli spesso nella sua casa. Ampio spazio avevano nella giornata di Brigida anche le visite ai luoghi sacri romani, in particolare le sette chiese' e le catacombe della via Appia, dove i primi cristiani avevano trovato rifugio durante le persecuzioni.
 
Il maestro Petrus raccontò nella sua deposizione al processo che, in memoria delle ferite e della passione di Cristo, Brigida usava lasciarsi cadere sulla pelle nuda gocce di cera incandescente, e quando le ferite accennavano a chiudersi lei le rinnovava con le unghie, affinché il suo corpo non fosse mai senza i segni della passione. Di venerdì, in base alla testimonianza della figlia Caterina, la santa soleva anche ingerire erbe amarissime (berbam amarissimam que vocaturgenciana), in ricordo dell'amara bevanda data a Gesù durante la sua passione.
 
Nel XIV secolo Roma era una città trascurata e in decadenza. Alle devastazioni del terremoto del 1348 che aveva provocato pesanti danni ai monumenti e alle abitazioni, si aggiungeva la difficile situazione interna: ruberie, brigantaggio, estrema libertà di costumi. Ciò era in gran parte dovuto all'assenza del papa e all'anarchia che ne conseguiva. Roma era anche dilaniata dalle lotte tra i Colonna e gli Orsini e coinvolta nelle sommosse di Cola di Rienzo. In questo stato di cose la situazione nella città eterna non era affatto sicura neppure per i pellegrini che, nonostante l'assenza del papa, arrivavano numerosi per visitare i luoghi sacri e pregare sulle tombe degli apostoli.
 
Leggiamo in un'antica cronaca: La brutale violenza aveva preso il posto del diritto; non c'era più alcuna attenzione per le leggi, nessuna protezione della proprietà, nessuna sicurezza delle persone. 1 pellegrini che visitavano le tombe degli apostoli venivano aggrediti e derubati, alle donne veniva usata violenza. Le chiese di Roma erano in rovina, in San Pietro e in Laterano le greggi pascolavano nell'erba che arrivava fino all'altare. Sulle colline del Campidoglio veniva coltivata la vite, il foro era stato trasformato in orto e pascolo, gli obelischi egiziani giacevano a terra, spezzati e semisepolti. Come conseguenza del trasferimento della Santa Sede, erano subentrate divisioni interne, abbrutimento generale e spopolamento".
 
Roma è come un campo nel quale sono cresciute rigogliose le erbacce. Di conseguenza deve prima essere purificato col ferro e col fuoco e poi arato di nuovo da un aratro trainato da una coppia di buoi. Per questa città si prepara una grande punizione disse un giorno la Vergine a Brigida. Le Rivelazioni fanno chiaramente intendere quanto Brigida pregasse e si prodigasse per porre rimedio a questa triste situazione. Non s'impegnò soltanto con la preghiera, ma agì concretamente intervenendo spesso nelle cose pubbliche e sollecitando il ritorno del papa a Roma per il bene della Chiesa e della città.
 
La preoccupazione di Brigida per Roma e le miserande condizioni in cui lo stato pontificio versava a causa dell'assenza del pontefice fu costante. Ne fa buona testimonianza una sua lettera indirizzata a un'alta personalità ecclesiastica, forse il vescovo di Orvieto che all'epoca svolgeva le mansioni di vicario papale. La lettera contiene la richiesta di informare il papa della situazione: Illustrissimo signore, tra le altre notizie si faccia sapere al papa quanto sia penoso lo stato della città che un tempo era felice spiritualmente e corporalmente. Ora però essa è infelice sia corporalmente che spiritualmente; corporalmente perché i suoi principi mondani, che dovrebbero essere i suoi difensori, sono divenuti i suoi più terribili rapinatori; per questo le case sono distrutte e molte chiese che custodiscono le spoglie mortali dei santi vengono devastate. I santuari della città, dopo che i tetti sono crollati e le porte divelte, sono divenuti le latrine di uomini, cani e bestie.
 
Spiritualmente la città è infelice perché molte leggi emanate da santi pontefici su ispirazione dello Spirito Santo a lode di Dio e per la salvezza dell'anima immortale non hanno più validità. Al posto loro sono subentrati, su ispirazione di spiriti malvagi, abusi e malcostume a disonore di Dio e per la rovina delle anime. Una legge della santa Chiesa prevedeva per esempio che i chierici venissero consacrati, poi conducessero una vita devota, servissero Dio con la preghiera e indicassero con le buone opere la via per la patria celeste. Adesso però è subentrato il gravissimo abuso in base al quale i beni della chiesa vengono affidati a laici non consacrati, i quali per poter essere considerati chierici non si sposano, ma che senza alcuna vergogna si portano in casa e nel letto delle prostitute, e tuttavia dicono: «A noi non è lecito vivere una vita coniugale perché siamo canonici». Anche i sacerdoti, i diaconi e i sottodiaconi evitavano un tempo la vergogna di una vita impura; oggi alcuni di loro si vantano addirittura di far vedere in giro le loro prostitute col ventre gonfio e non si vergognano se uno dei loro amici sussurra loro nell'orecchio: «Vedi, illustrissimo signore, presto ti nascerà un figlio o una figlia!». Sarebbe più giusto che fossero chiamati servi del diavolo piuttosto che sacerdoti consacrati.
 
Il santo fondatore Benedetto e altri padri hanno, col permesso dei vescovi, stabilito regole e fondato monasteri in cui gli abati vivevano con i loro confratelli, pregavano di giorno e di notte e conducevano un'esemplare vita monastica. Era veramente una gioia visitare i monasteri in cui i monaci cantavano le lodi di Dio e con l'esempio della loro purissima vita inducevano i peccatori a migliorarsi. Anche i buoni ne venivano rafforzati nella loro fede e nella loro condotta. Le anime del purgatorio ottenevano la pace eterna grazie alle preghiere di questi religiosi. Un tempo ogni monaco che viveva in base a queste regole era tenuto in grande considerazione ed era amato da Dio e dagli uomini. Chi invece non si preoccupava di attenersi alle regole, era disprezzato.
 
Un tempo si riconosceva il monaco anche dall'abito. Oggi al posto di queste regole sono subentrati in molti casi miserevoli abusi. Gli abati vivono nei loro castelli, dentro e fuori la città, nel modo che vogliono. È quindi doloroso visitare i cenobi, poiché solo pochissimi monaci, e a volte addirittura nessuno, pregano nel coro alle ore stabilite. Nei monasteri si legge e si studia pochissimo, non si canta quasi più, in certi giorni non si dice neppure messa. 1 buoni si sentono oppressi dalla cattiva fama dei monaci malvagi, i malvagi diventano sempre più malvagi. C'è da temere che le preghiere di questi monaci possano aiutare ben poco le anime del purgatorio. Molti monaci hanno la loro abitazione privata in città; ognuno ha la propria casa; molti di loro, quando gli amici li vanno a trovare, abbracciano i loro figli e dicono tutti felici: «Guarda, questo è mio figlio!». 1 monaci non si riconoscono più dagli abiti e addirittura dopo il tramonto del sole portano addosso un'arma per fare quello che loro meglio aggrada. Un tempo c'erano dei santi che rinunciavano a grandi ricchezze e vivevano una vita ascetica senza curarsi dei beni materiali.
 
Vestivano poveramente e conducevano una vita pura. Questi santi e i loro confratelli vengono per questo chiamati monaci mendicanti, i papi avevano confermato con gioia le regole del loro ordine e gli appartenenti all'ordine avevano accettato volentieri un simile genere di vita a maggior gloria di Dio e per la salvezza dell'anima immortale. Oggi però si è colti da tristezza vedendo come sono degradate e non più seguite queste regole che un tempo Agostino, Domenico e Francesco stabilirono per ispirazione dello Spirito Santo e che furono seguite volentieri da uomini e donne ricchi e nobili. Oggi molti monaci fanno tutto ciò che l'ordine vieta di fare e addirittura si vantano di usare per le loro vesti stoffe più preziose e costose di quelle usate per gli abiti dei ricchi vescovi.
 
Grazie a san Gregorio Magno e altri santi, a Roma furono edificate case femminili di clausura; le monache che vi vivevano non erano mai state viste da nessuno. Ora però in questi monasteri si commettono gravi abusi, perché le loro porte si aprono indifferentemente per religiosi e laici, anche di notte; le monache lasciano entrare chiunque loro piaccia. Di conseguenza questi edifici assomigliano più a case di piacere che a santi conventi... La lettera di Brigida continua lamentando gravi mancanze da parte di religiosi e laici cristiani: i padri confessori accettano denaro da coloro che vanno a confessarsi; soltanto una persona su cento si confessa e si comunica; il matrimonio religioso ha perso ogni significato e spesso nella stessa casa convivono moglie e amante; durante il periodo di Quaresima molte persone giovani e sane mangiano carne; il giorno festivo non viene osservato e non pochi ricchi costringono i loro sottoposti a lavorare anche la domenica e i giorni festivi. Infine i cristiani praticano l'usura come i giudei, comportandosi sovente assai peggio di loro.
 
L'Eccellenza vostra non si meravigli quindi - continua la lunga lettera di Brigida - se a causa di questi abusi ho definito Roma una città infelice. C'è da temere che la fede cristiana in breve tempo cada in oblio se non interviene qualcuno che ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso e che ponga fine a ogni abuso. Abbiate quindi compassione della Chiesa e di quelli del suo clero che amano ancora Dio con tutto il cuore e disdegnano le cattive abitudini sopra menzionate, che a causa dell'assenza del papa sono come orfani e che tuttavia hanno difeso con amore e fedeltà infantile il trono del Santo Padre, si sono opposti a tutti i traditori e ne hanno ricavato molte pene e difficoltà. Quanto al pontefice, Brigida riceve per lui dal Signore una rivelazione molto severa: Mi rammarico con te, o capo della mia Chiesa, tu che siedi sul seggio che ho donato a Pietro e ai suoi successori perché abbiano una triplice dignità: primo, perché abbiano il potere di legare e slegare le anime dal peccato; secondo, perché aprano il cielo ai penitenti; terzo, perché lo chiudano ai maledetti e a coloro che mi disprezzano.
 
Ma tu che devi liberare le anime e presentarmele, tu ne sei il carnefice; poiché io ho nominato Pietro pastore e guardiano del mio gregge, e tu ne sei il dissipatore e colui che lo ferisce. Tu sei peggio di Lucifero, perché lui mi invidiava e desiderava uccidere soltanto me per regnare al mio posto, mentre tu non solo mi uccidi, ma uccidi anche le anime col tuo cattivo esempio. Io ho guadagnato le anime col mio sangue e te le ho affidate come un fedele amico; ma tu le abbandoni a un nemico dal quale io le avevo liberate. Tu sei più ingiusto di Pilato, che non condannò a morte altri che me; tu non solo giudichi me pur non avendo al riguardo alcun potere, ma condanni anche le anime innocenti e perdoni i colpevoli. Tu mi sei più nemico di Giuda, che vendette me solo; tu vendi anche le anime dei miei eletti per desiderio di guadagno e per vanità. Tu sei più abominevole di coloro che crocifissero il mio corpo, perché crocifiggi e punisci le anime dei miei eletti. E poiché tu sei simile a Lucifero, più ingiusto di Pilato, più crudele di Giuda, più abominevole di chi mi crocifisse, io con ragione mi lamento di te".
 
Parole chiare e dure, che in questa come in altre occasioni Brigida non ebbe paura di indirizzare ai pontefici per indurli a tornare sulla retta via. Ma le preoccupazioni religiose, politiche e sociali di Brigida non si concentrarono solo sulla situazione di Roma, del papa e della Chiesa: andarono ben oltre. La deposizione del suo segretario Petrus di Alvastra fatta alla Curia romana nel 1380 e contenuta negli Atti del pro-f cesso di canonizzazione ci informa infatti che Brigida fu in corrispondenza con molte personalità religiose e politiche. Leggiamo infatti: Brigida impetrò da Dio molte risposte per papa Urbano V e papa Gregorio XI e per i regnanti di Svezia, cioè il re Magnus e la regina sua sposa, e per il nuovo re di Cipro e sua madre Eleonora e per la regina Giovanna di Napoli e per molti baroni e prelati e gente del popolo e religiosi e altre persone spirituali del regno di Svezia e della città di Roma e dei regni di Sicilia e di molti altri regni e province, che la interrogavano come profetessa di Dio sui loro dubbi e desideravano avere una risposta da Dio attraverso di lei. Per tutti costoro ella impetrò molte e diverse risposte da Dio, utili e belle per la direzione della vita e dei costumi e per chiarire i loro dubbi".
 
Questo brano consente di capire quanto Brigida fosse nota, stimata e da qualcuno anche temuta per le sue doti profetiche e il suo altissimo profilo morale. Brigida sentiva di essere chiamata a far conoscere la volontà del Signore ai grandi della terra e lo fece sempre con coraggio, senza lasciarsi intimorire da niente e da nessuno, aiutata certamente in questo dalla consapevolezza del proprio rango e dall'abituale frequentazione di sovrani, nobili e alti prelati. Verso la metà dell'anno giubilare 1350 Brigida trascorse un periodo abbastanza lungo all'abbazia di Farfa, in Sabina, nel ducato di Spoleto, dove regnava la più grande decadenza di costumi. A inviarla fu il Signore stesso, affinché intervenisse presso i monaci.
 
L'abbazia benedettina di Farfa, oggi in provincia di Rieti, fu fondata nel VI secolo e ricostruita in quello successivo. Aveva conosciuto un grande splendore tra il IX e 1'XI secolo, quando aveva partecipato alle lotte politiche ed esteso i suoi possedimenti all'Abruzzo e alle Marche. Inoltre gli imperatori tedeschi, a partire da Carlo Magno, le avevano concesso grandi privilegi. In questo centro religioso e culturale, che nel medioevo era stato di primaria importanza, era adesso penetrato lo spirito mondano: l'abate viveva come un principe secolare e i suoi frati si comportavano di conseguenza.
 
Leggiamo nelle Rivelazioni: Il fuoco che era emanato da san Benedetto accese tre specie di uomini, che possono essere considerati tre diverse qualità di combustibile. Innanzitutto coloro che bruciarono come l'incenso e abbandonarono il mondo per amor di Dio. Poi quelli che bruciarono come erba secca, rinunciando al mondo disgustati dalla vanità di tutto. E infine quelli che bruciarono come rami di ulivo con chiara e pura fiamma ed erano pronti a morire per Cristo. Così furono i primi benedettini: monaci, asceti, missionari. Ma ora lo spirito di san Benedetto ha abbandonato i suoi figli. Le fiaccole spente giacciono a terra e non danno più luce; emanano soltanto il fumo dell'impurità e della concupiscenza. La visita di Brigida non fu gradita; poiché all'abbazia non era prevista la presenza di donne, la principessa svedese fu ospitata in un magazzino esterno, un autentico vile tugurium, come dicono gli Atti del processo, ma il Signore stesso le spiegò in una visione che quel soggiorno sarebbe stato per lei quanto mai salutare, perché le avrebbe permesso di capire i disagi sopportati dai santi eremiti.
 
Il soggiorno di Brigida a Farfa fu per molti aspetti penoso, perché la sua opera moralizzatrice incontrò resistenza. In una rivelazione relativa a questo periodo leggiamo infatti: La Vergine chiese a Brigida: «Quale cosa ti sembra che vi sia da rimproverare a questo abate?». Rispose la santa: «Che molto di rado celebra la messa». Rispose la Vergine: «In questo non è meritevole di rimprovero, poiché molti, consapevoli della loro cattiva vita, ragionevolmente si astengono dal celebrare, e perciò non sono da rimproverarsi. Che altro giudichi meritevole di correzione?». Rispose la santa: «Che non porta le vesti secondo le regole del suo istituto, ma troppo delicate e molli». Disse la Vergine: «Anche questo può accadere che sia senza peccato, poiché la consuetudine così comporta. Sono molto più meritevoli di castigo coloro che introdussero ciò contro ogni regola.
 
Ascoltami ora e io ti manifesterò per quali cose sia degno di severissimo castigo. La prima perché il suo cuore, che dovrebbe essere trono di Dio, è posseduto dalle meretrici; secondo, perché nato da umili e poveri genitori, ambisce di farsi ricco nella religione, mentre ha promesso di osservare la povertà e di rinnegare se stesso; terzo, perché avendo avuto dal suo creatore un'anima così bella, l'ha orribilmente deformata; non si lusinghi nel vedersi stimato e applaudito dagli uomini, poiché dall'altissimo Dio giudice è disistimato per la sua superbia e quando verrà il suo tempo si troverà senza merito alcuno».
 
Brigida presentò questa rivelazione all'abate, aggiungendo che era suo dovere dare buon esempio ai suoi monaci, ma non ottenne alcun risultato. Alla futura santa fu però riservata una grande consolazione, perché proprio a Farfa rivide sua figlia Caterina, venuta a Roma dalla Svezia con un gruppo di pellegrini. Caterina era sposata con Eggert von Kyren, parente del re, che non l'aveva potuta accompagnare perché al momento della partenza era malfermo in salute. Giunta a Roma, Caterina si era subito messa alla ricerca della madre, senza trovarla. Un giorno però in San Pietro aveva incontrato Petrus di Alvastra che, dopo aver accompagnato Brigida a Farfa, spinto da impulso irresistibile era ritornato brevemente in città; l'incontro apparentemente casuale con Caterina, preoccupatissima per non aver trovato la madre a Roma, gli aveva fatto capire il motivo del suo inspiegabile desiderio di rientrare a Roma. Petrus condusse subito Caterina a Farfa da Brigida e le cronache narrano che dopo l'arrivo della giovane, che era bellissima, l'accoglienza riservata dall'abate alle due donne fu più ospitale e generosa.
 
In base alla deposizione di Caterina stessa al processo, dopo qualche tempo Brigida apprese in visione che Eggert era morto il venerdì santo di quell'an no 19; chiese allora alla figlia, che era appena diciottenne, se desiderasse passare a seconde nozze oppure consacrarsi al Signore. Caterina non ebbe esitazioni ed espresse subito il desiderio di restarle accanto e di servire con lei il Signore. All'inizio dell'autunno del 1350 tornò infatti a Roma con Brigida e fu la compagna fedele dell'ultima parte della sua vita; l'accompagnò anche in Terra Santa e un anno dopo la sua morte ne riportò i resti mortali a Vadstena.
 
Durante il soggiorno romano a Brigida non mancarono le preoccupazioni e in più di un'occasione a quelle spirituali si aggiunsero quelle materiali. Precaria fu spesso per esempio la situazione finanziaria. La futura santa faceva infatti molte elemosine e, a causa delle difficoltà di trasporto, il denaro che le veniva inviato dalla Svezia arrivava a Roma in maniera assai irregolare. In un'occasione particolarmente difficile Brigida si rivolse alla Madre di Dio ed ebbe questa risposta: «Non ti preoccupare per la giornata di domani, perché anche se non ti rimanesse altro che il nudo corpo, devi avere fiducia nel Signore. Lui che nutre i passeri, provvederà anche a voi che ha redento col proprio sangue». Brigida chiese ancora: «Che cosa mangeremo domani?». E la risposta fu questa: « Se veramente non avete più niente, chiedi l'elemosina nel nome di Cristo». Brigida seguì il consiglio e non si vergognò di chiedere umilmente l'elemosina insieme ad altri mendicanti davanti alla chiesa di San Lorenzo in Panisperna.
 
Altre volte il denaro necessario arrivò in maniera miracolosa. Per esempio, un giorno che in casa mancava il necessario, Brigida mandò sua figlia Caterina in San Pietro insieme ad alcune devote signore romane. Mentre pregavano davanti alla tomba dell'apostolo, si videro davanti una signora sconosciuta vestita di un abito bianco e di un mantello nero. La sconosciuta portava sul capo un velo bianco. La signora si rivolse a Caterina e le chiese di pregare «per la norvegese». Caterina le chiese allora da dove venisse, e la sconosciuta rispose che veniva dalla Svezia. Disse poi che la moglie di suo fratello Karl, il figlio maggiore di Caterina, era morta e aggiunse: «Pregate per la norvegese! Presto riceverete notizie e aiuti dalla patria, perché la norvegese ha lasciato a voi la collana d'oro che era solita portare». Subito dopo la sconosciuta signora scomparve.
 
Poco tempo dopo questo episodio arrivò dalla Svezia Ingwald Anundsson, buon amico di Caterina, che annunciò la morte di Guydda, la moglie di Karl. Guydda era norvegese. Ingwald portava con sé la collana d'oro della defunta. Questo gioiello aveva un valore così alto che, vendendolo, col ricavato Brigida, sua filia e il seguito poterono vivere per un anno intero. Un'altra preoccupazione venne dalla casa in quanto, dopo quattro anni di soggiorno nel palazzo del cardinale Hugo di Beaufort, Brigida fu costretta a cercare un nuovo alloggio per sé, la figlia e il seguito. Un inviato del cardinale le comunicò infatti, piuttosto bruscamente, di liberare l'appartamento nel giro di un mese.
 
Ecco come sono narrati i fatti nelle Rivelazioni: Quando udì queste parole, si turbò, poiché aveva presso di sé la sua bella, giovane e nobile figlia, la cui vista infondeva gioia in ognuno. Temeva di non riuscire a trovare un'abitazione analoga che le consentisse di tenere alto l'onore suo e di sua figlia. In lacrime pregò Dio che l'aiutasse. Il Signore però volle mettere alla prova la sua serva e così le parlò: «Vai e cerca per tutto questo mese, percorri con il tuo confessore tutta la città per vedere se riuscite a trovare un'altra casa adatta a voi». Ella ubbidì e per tutto il mese girò con dolore e preoccupazione per la città insieme al maestro Petrus e al padre spirituale Petrus di Alvastra; non riuscì però a trovare nessuna casa adatta. Quando sua figlia Caterina si accorse delle preoccupazioni della madre, si afflisse per il suo onore e pianse. Due giorni prima della fine del mese fece preparare i bagagli per lasciare la casa e traslocare in una locanda. Oppressa dal dolore si rivolse di nuovo al cielo e chiese aiuto piangendo e pregando.
 
Allora le apparve Cristo e così le parlò: «Tu sei turbata perché non riesci a trovare una casa adatta. Sappi che io l'ho consentito per la tua salvezza e la tua edificazione, affinché tu conosca per esperienza la miseria e la sofferenza che i poveri pellegrini debbono sopportare lontano dalla loro patria, ed impari quindi ad avere compassione. Sappi anche che non sarai mandata via dalla tua casa, ma sarai informata da parte del proprietario che potrai rimanervi ancora temporaneamente ...».
 
Le cose andarono come il Signore aveva annunciato; inoltre qualche tempo dopo una vedova romana di nome Francesca Papazzuri, che conosceva bene Brigida e le era devota, le offrì la propria casa nelle vicinanze di Campo dei Fiori e della chiesa di San Lorenzo in Damaso. In questa casa, comoda, spaziosa e cinta da un solido muro, costituita da un edificio principale, da tre case minori e da una torre, Brigida visse fino alla morte con la figlia e con i sacerdoti che l'accompagnavano. È la stessa casa che, ampliata e ristrutturata, ospita oggi le suore brigidine.
 
Le stanze in cui vissero Brigida e Caterina sono ancora perfettamente conservate. Nella nuova abitazione Brigida ospitò spesso parenti, amici e pellegrini svedesi, e anche poveri e ammalati.
Nel 1355 Brigida ebbe la gioia di rivedere anche il figlio Birger, venuto a Roma per farle visita. Una prova del soggiorno romano di Birger, e insieme una testimonianza della stima di cui godeva Brigida, è rappresentata da una lettera datata 14 ottobre 1355 e firmata da papa Innocenzo VI. Poiché Birger si era trovato in difficoltà finanziarie e non sapeva come affrontare il lungo viaggio di ritorno, il pontefice - forse sollecitato da Brigida - venne in suo aiuto e con la lettera sopra citata diede incarico al governatore di Perugia di fargli versare da una banca romana la somma di quattrocento fiorini d'oro, «come nostro gentile dono».
 
Dai pellegrini svedesi che venivano a Roma, Brigida era tenuta al corrente della situazione politica della sua patria, che ebbe sempre molto a cuore. Da Roma seguì la decadenza di re Magnus, che all'inizio del 1353 aveva ottenuto in prestito da papa Innocenzo VI il denaro raccolto in Svezia e Norvegia per l'obolo di San Pietro. Si trattava di una grossa cifra che il re avrebbe dovuto restituire a breve scadenza, entro quello stesso anno. Poiché nonostante gli appelli del papa il denaro non veniva restituito, nel 1358 re Magnus fu scomunicato. Con grande mancanza di umiltà continuava però a frequentare la chiesa, benché non ne avesse più il diritto. La scomunica, che aveva addolorato moltissimo Brigida, fu revocata nel 1360, ad avvenuta restituzione al papa della somma ricevuta in prestito.
 
C'erano poi le questioni politiche. Nel 1356 Erik, figlio maggiore di Magnus e figlioccio di Brigida, si era proclamato re degli svedesi, opponendosi al padre. Padre e figlio si erano poi riconciliati, ma Erik era morto presto. Re Magnus aveva anche ceduto al re di Danimarca la Scania, la provincia più meridionale, più ricca e fiorente della penisola scandinava, e l'isola di Gotland, conquistate dagli svedesi a caro prezzo. Assai preoccupata per questa situazione, Brigida decise allora di scrivere una lettera ai nobili svedesi, dei quali faceva parte anche suo figlio Karl, sollecitandoli a recarsi dal re e dirgli quanto segue:
Si tratta della salvezza della vostra anima, non c'è persona in Svezia o all'estero che abbia fama così cattiva come voi. Si dice di voi che abbiate commercio carnale con persona del vostro sesso, e ciò non pare incredibile poiché vi sono intorno a voi uomini che voi amate più di Dio, della vostra anima e di vostra moglie.
 
Inoltre vi venne interdetto di entrare in chiesa, ma voi continuate ad ascoltare la santa messa come prima. Terzo e quarto, voi avete dilapidato i beni e le terre della corona e siete stato un traditore verso la Scania e quei vostri funzionari e sudditi che hanno servito voi e vostro figlio, e vorrebbero continuare a servire voi e vostro figlio, rimanere sotto la corona di Svezia e combattere contro i nemici della Svezia. Costoro li avete abbandonati in balìa del peggiore dei loro nemici, in modo che non potranno mai essere sicuri della loro vita e dei loro beni finché egli vivrà. Se siete disposto a far penitenza dei vostri delitti e peccati e a riconquistare quello che è perduto, siamo pronti a servirvi.
 
Se non ve ne sentite capace, cedete la corona al figlio e andatevene. Ovvero, restate nel Paese purché vostro figlio giuri che si accingerà a riconquistare i territori perduti, che ascolterà i consigli dei suoi ministri e renderà giustizia al popolo. Diversamente un altro sarà eletto re al suo posto, perché la mano di Dio pesa ugualmente sul vecchio come sul giovane e può fare scacciare l'uno e l'altro. La lettera di Brigida arrivò in Svezia nel 1365. Poco tempo dopo apparve il Libellus de Magno Erici Rege, uno scritto polemico della nobiltà svedese contro re Magnus certamente influenzato dalla missiva della veggente: vi si ritrovano sia le accuse politiche sia quelle di omosessualità e di partecipazione alla messa nonostante la scomunica.
 
Un altro elemento a favore del sostegno dato da Brigida all'opposizione aristocratica contro re Magnus è il seguente: l'esercito di Alberto di Meclemburgo, invitato dai nobili, che batté e fece prigioniero re Magnus nella battaglia di Gata, era comandato da Karl Ulfsson Sparre, parente di Brigida in quanto marito di Elena, figlia di suo fratello Israel. Nel 1369, quando Karl e Birger raggiunsero la madre Brigida a Roma per accompagnarla nel viaggio in Terra Santa, re Magnus era ancora prigioniero nella torre del castello di Stoccolma. Fu liberato solo nel 1371, ma dovette rinunciare alla corona di Svezia per sé e per suo figlio.
 
CAPITOLO VII - IL SOGGIORNO A NAPOLI
 
Brigida e il suo sposo Ulf facevano parte del Terzo ordine francescano; è quindi ben comprensibile che, giunta in Italia, la futura santa desiderasse con tutto il cuore visitare la tomba di san Francesco ad Assisi. Per mettersi in viaggio attese però, come sempre, di ricevere indicazioni dal cielo. E le indicazioni arrivarono. Il 4 ottobre 1351, festa di San Francesco, Brigida stava pregando nella chiesa a lui dedicata, San Francesco a Ripa in Trastevere, quando le apparve il poverello di Assisi che le disse: «Vieni nella mia cella, per mangiare e bere con me».
 
Il viaggio fu realizzato nell'estate successiva in compagnia di Caterina e di altre persone, tra cui la nobile signora romana Francesca Papazzuri che in seguito le offrì la sua casa. Come leggiamo negli Atti processuali, il lungo tragitto fu percorso interamente a piedi. A Santa Maria degli Angeli, a pochi chilometri da Assisi, i pellegrini visitarono la cappella della Porziuncola, un semplice oratorio del X secolo ricostruito da san Francesco. Oggi la Porziuncola si trova sotto la cupola della grande basilica rinascimentale eretta tra il XVI e il XVII secolo. Ai tempi di santa Brigida però l'oratorio era come ai tempi del poverello di Assisi. f 1 pellegrini si recarono poi alla chiesa di San Francesco, progettata da frate Elia, architetto dell'ordine; lo splendido complesso, iniziato nel 1228, due anni dopo la morte del santo e consacrato nel 1253, consta di due chiese sovrapposte, la basilica superiore e quella inferiore. Nella prima Brigida e i suoi accompagnatori ebbero certamente modo di ammirare il celebre ciclo di affreschi di Giotto, dipinto tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV, dove in ventotto riquadri è descritta la vita del santo. La tomba di san Francesco è custodita invece fin dal 1230 nella basilica inferiore, e fu qui che Brigida si trattenne a lungo.
 
Mentre pregava le apparve il santo che le disse: Sii benvenuta! Ti ho invitata nella mia cella per mangiare e bere con me. Tu però devi sapere che questa casa non è la cella della quale ti ho parlato. La cella che intendevo è piuttosto la vera obbedienza che io ho sempre osservato, così che io non ho mai voluto stare senza una guida spirituale; per questo ho sempre avuto presso di me un sacerdote al quale ho sempre umilmente ubbidito. Questa era la mia cella. Comportati anche tu in questo modo, perché ciò è gradito a Dio. Il cibo di cui con gran gioia mi sono nutrito era questo: ho allontanato il mio prossimo dalle vanità della vita mondana, perché potesse servire Dio con tutto il cuore. Questa gioia era per me come un dolcissimo cibo. La mia bevanda era la gioia che provavo quando mi accorgevo che le persone che avevo convertito cominciavano ad amare Dio con tutte le loro forze, a vivere in povertà e a dedicarsi alla preghiera. Vedi, figlia mia, questa bevanda allietava tanto la mia anima che tutto ciò che è mondano mi ripugnava. Vai dunque in questa mia cella, mangia questo mio cibo e bevi questa bevanda con me, affinché tu possa essere saziata in eterno da Dio.
 
Il pellegrinaggio ad Assisi non fu certo l'unico di Brigida in Italia: ce ne furono molti altri, soprattutto nel Sud della penisola. Nell'estate del 1366 Brigida si recò a Ortona, poco a sud di Pescara sul litorale adriatico (oggi in provincia di Chieti), nella cui cattedrale sono custodite fin dal 1258 le reliquie dell'apostolo Tommaso, qui trasferite da Edessa. A quanto risulta, questo pellegrinaggio fu ispirato dal vescovo svedese Thomas di Vàxjò, che si era recato a Roma per impegni inerenti al suo ufficio ed era ospite in casa di Brigida. Insieme a Caterina, ai due Petrus e al sacerdote svedese Magnus Pederson, il vescovo Thomas accompagnò Brigida in questo e in altri pellegrinaggi.
 
Da Ortona i pellegrini svedesi raggiunsero il monte Gargano nelle Puglie e visitarono il santuario di Monte Sant'Angelo (Foggia), famoso per le apparizioni dell'arcangelo Michele. In base alla tradizione, l'arcangelo apparve la prima volta nel 490 al vescovo di Siponto quando nella zona era ancora vivo il culto pagano, e disse che l'immensa grotta divenuta poi santuario era sacra a lui e doveva quindi essergli dedicata. Soltanto alla terza apparizione il vescovo fece quanto richiesto. Quattro secoli dopo l'arcangelo apparve all'imperatore tedesco Enrico detto il Santo, che aveva voluto trascorrere una notte da solo nella grotta.
 
Dal Gargano la piccola comitiva raggiunse Bari, nel cui splendido duomo romanico riposano le spoglie di san Nicola, vescovo di Myra in Asia Minore, morto verso la metà del IV secolo e sepolto nella sua città. Nel 1087 il corpo del santo era stato rapito dai pirati e portato a Bari, dove era stato accolto con immenso entusiasmo e venerazione. Mentre pregava nella cripta davanti alla tomba, Brigida ebbe la visione di san Nicola che, fra le altre cose, le disse: Sappi che come la rosa produce profumo e il grappolo d'uva un dolce succo, così il mio corpo ha ricevuto dal Signore la particolare benedizione di trasudare olio. Egli infatti onora i Suoi eletti non solo in cielo, ma anche sulla terra, affinché molte persone ne siano edificate e partecipino alla grazia concessa ai santi.
 
È evidente il riferimento a quella che viene chiamata «manna di san Nicola», che cominciò a trasudare dalle ossa del santo dopo la sua morte. Il fenomeno, testimoniato fin dall'antichità, continua ancora oggi. Alla manna sono attribuite proprietà terapeutiche.
Da Bari i pellegrini raggiunsero Benevento, per onorare le reliquie di san Bartolomeo che riposano nella chiesa a lui dedicata fin dall'838; e infine Salerno, dove nella cripta del duomo riposano le spoglie dell'evangelista Matteo. In ognuno di questi luoghi Brigida, come si legge nelle Rivelazioni, ebbe visioni e locuzioni interiori.
 
Era ormai giunto l'autunno e Brigida, seguendo l'indicazione del Signore, si diresse verso Napoli per trascorrervi le feste natalizie. A Nola si unì al gruppo il conte Nicola Orsini: a Roma Brigida era stata in rapporti di familiarità con la famiglia Orsini e aveva conosciuto il giovane Nicola. A Napoli, attraverso le sue conoscenze, il conte aprì a Brigida le porte della corte della regina Giovanna.
 
Con i suoi accompagnatori Brigida prese alloggio all'albergo dei Cavalieri di Malta, vicino alla chiesa di San Giovanni al Mare. Invece di qualche settimana, Brigida rimase a Napoli due anni, dal luglio 1365 all'ottobre 1367, perché incaricata dal Signore di svolgervi compiti importanti. A Napoli regnava la regina Giovanna, donna molto bella e molto discussa per la sua condotta spregiudicata. Dopo i Vespri Siciliani del 1281, il regno delle Due Sicilie era stato diviso fra la famiglia d'Aragona, in Sicilia, e gli Angiò a Napoli. Durante tutto il XIV secolo i due Stati furono in guerra; il papa appoggiava Napoli contro l'usurpatore spagnolo. Discendente per parte materna dai conti di Provenza, Giovanna era salita al trono nel 1343. Il suo matrimonio con Andrea d'Ungheria si era rivelato infelice. Gli sposi erano mal assortiti: colta e gioiosa lei, rozzo e grossolano lui. Nel 1345, nel palazzo di Aversa dove i sovrani trascorrevano l'autunno, Andrea fu assalito e strangolato da assassini che restarono ignoti. Tutti sapevano che tra gli sposi non correva buon sangue e sospettarono di Giovanna.
 
Nel 1347, a vent'anni, Giovanna sposò suo cugino Ludovico di Taranto, senza curarsi di chiedere la dispensa papale necessaria a causa della stretta parentela; nel gennaio dell'anno successivo Ludovico di Ungheria varcò le Alpi per vendicare il fratello Andrea. Al suo arrivo a Napoli Giovanna però si era già imbarcata per la nativa Provenza, per recarsi ad Avignone dal papa. A quel tempo Brigida viveva ancora in Svezia, ma la fama di Giovanna era diffusa in tutta Europa.
 
Intanto a Napoli i baroni insorsero contro l'invasore ungherese e riuscirono a cacciarlo nel giugno 1348. Giovanna tornò salutata con giubilo da quello stesso popolo che poco tempo prima l'aveva accusata dell'omicidio del marito. Rientrata a Napoli, la regina dovette affrontare molti problemi, come la peste nera, che falcidiò tutta Europa e mieté centinaia di vittime, così che non fu possibile imporre tasse; ci fu poi il terribile terremoto che nel 1349 colpì il regno devastando varie città tra cui l'Aquila, Aversa, Ascoli e Montecassino, dove crollò il monastero benedettino. Anche a Napoli rovinarono molti edifici, tra cui il campanile della cattedrale.
 
Intanto nel Paese regnava la più grande confusione a causa delle bande di mercenari di Ludovico d'Ungheria, condotte da capitani di ventura che saccheggiavano, uccidevano e mettevano ogni cosa a ferro e fuoco. Questa situazione durò fino al 1352, quando finalmente si giunse alla pace col re di Ungheria; Giovanna e Ludovico di Taranto furono incoronati con una festa grandiosa alla quale parteciparono tutti i signori della penisola. Gradualmente nel regno di Napoli tornò la pace.
 
Quando Brigida arrivò a Napoli, Giovanna si era sposata per la terza volta con Giacomo di Maiorca. Nicola Orsini, conte di Nola, introdusse Brigida nel gran mondo napoletano. Una conoscenza importante per lei fu quella con la baronessa Lapa Buondelmonti, sorella del gran siniscalco di Napoli Niccolò Acciaiuoli. L'amicizia fra le due donne si approfondì per una guarigione miracolosa attribuita a Brigida. Negli Atti del processo si legge infatti che il figlio di Lapa, Esaù, di dieci anni, era gravemente ammalato di tubercolosi e che i medici non nutrivano più speranza di salvarlo. Chiamata al suo capezzale, Brigida toccò il piccolo, che subito guarì.

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