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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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Santa Teresa d'Avila Dottore della Chiesa (1515 - 1582 )

La mia vita era una vita tra le più penose che si possa immaginare perché non godevo di Dio, né trovavo felicità nel mondo... Anelavo a vivere, giacché mi rendevo conto di non stare vivendo, bensì lottando contro un’ombra di morte... Oramai la mia anima si sentiva stanca e, sebbene lo volesse, le sue antiche abitudini non le permettevano assolutamente di riposare... (Autobiografia 8,2.12; 9,1).
La donna che parla così di se stessa, colta in un momento di disperante stanchezza spirituale, è Teresa d’Avila, a circa quarant'anni di età, quando non si era ancora arresa totalmente a Dio, anche se era già monaca carmelitana da vent'anni.
Di questo primo periodo monastico, ella scrive: Trascorsi quasi vent'anni in questo procelloso mare, cadendo e rialzandomi, ma rialzandomi male perché tornavo sempre a cadere (8,2): una vicenda così meschina, per cui bramerei che i miei lettori mi aborrissero, vedendo descritta un’anima tanto ostinata e misconoscente verso Colui che le ha accordato tante grazie (8,1).
Che cosa accadeva dunque dietro le mura di quel Monastero dell’Incarnazione, ad Avila, in cui Teresa de Ahumada viveva ormai da due lunghi decenni?
«Io sono la più debole e misera creatura dell’intera umanità» (7, 22) - ella confessa, - e noi abbiamo ragione a immaginate un dramma interiore di estrema gravità e violenza. Eppure si tratta di un dramma alla cui qualità noi non siamo certo abituati; noi immaginiamo facilmente tentazioni, cadute e pentimenti secondo schemi corposi e in fondo banali, ma ci è difficile immaginare l’esistenza di drammi spirituali che si sviluppano più duramente di una battaglia, ma su un terreno in cui si tratta esclusivamente dell’amore dovuto a Dio.