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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Chi sono i santi?

La Chiesa da sempre intrattiene un dialogo con abitanti di un altro mondo, i santi. Questo è ciò che proclamiamo dicendo: "Credo nella comunione dei santi". Se anche esistessero abitanti al di fuori del sistema solare, la comunicazione con essi sarebbe impossibile perché tra la domanda e la risposta dovrebbero passare milioni di anni. Qui invece la risposta è immediata perché c'è un centro di comunicazione e di incontro comune che è il Cristo risorto.
Forse anche per il momento dell'anno in cui cade, la festa di Tutti i santi, ha qualcosa di particolare che spiega la sua popolarità e le numerose tradizioni ad essa legate in alcuni settori della cristianità.
Il motivo è in ciò che dice Giovanni nella seconda lettura. In questa vita, "noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo ancora non appare"; siamo come l'embrione nel senso della madre che anela a nascere. I santi sono quelli che sono "nati" (la liturgia chiama "giorno natalizio", dies natalis, il giorno della loro morte); contemplarli è contemplare il nostro destino. Mentre intorno a noi la natura si spoglia e cadono le foglie, la festa di Tutti i santi ci invita a guardare in alto; ci ricorda che non siamo destinati a marcire in terra per sempre come le foglie.
Il brano evangelico che si legge nella Festa di Tutti i Santi è quello delle Beatitudini. Una beatitudine in particolare ha ispirato la scelta del brano: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati". I santi sono coloro che hanno avuto fame e sete di giustizia, cioè, nel linguaggio biblico, di santità. Non si sono rassegnati alla mediocrità, non si sono accontentati delle mezze misure.
Ci aiuta a capire chi sono i santi la prima lettura della festa. Essi sono "coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello". La santità si riceve da Cristo; non è di produzione propria. Nell'Antico Testamento essere santi voleva dire "essere separati" da tutto ciò che è impuro; nell'accezione cristiana vuol dire piuttosto il contrario e cioè "essere uniti", s'intende a Cristo.
I santi, cioè i salvati, non sono soltanto quelli elencati nel calendario o nell'albo dei santi. Vi sono anche i "santi ignoti": quelli che hanno rischiato la vita per i fratelli, i martiri della giustizia e della libertà, o del dovere; i "santi laici", come li ha chiamati qualcuno. Senza saperlo anche le loro vesti sono state lavate nel sangue dell'Agnello, se hanno hanno vissuto secondo coscienza e hanno avuto a cuore il bene dei fratelli.
Una domanda viene spontanea: "Cosa fanno i santi in paradiso? La risposta è, anche qui, nella prima lettura: i salvati adorano, gettano le loro corone davanti al trono, gridano: "Lode, onore, benedizione, azione di grazia...". Si realizza in essi la vera vocazione umana che è di essere "lode della gloria di Dio" (Ef 1,14). Il loro coro è guidato da Maria che in cielo continua il suo cantico di lode: "L'anima mia magnifica il Signore". È in questa lode che i santi trovano la loro beatitudine ed esultanza: "Il mio spirito esulta in Dio". L'uomo è ciò che ama e ciò che ammira. Amando e lodando Dio ci si immedesima con Dio, si partecipa della sua gloria e della sua stessa felicità.
Un giorno un santo, S. Simeone il Nuovo Teologo, ebbe una esperienza mistica di Dio così forte che esclamò tra sé: "Se il paradiso non è che questo, mi basta!". Ma la voce di Cristo gli disse: "Sei ben meschino se ti accontenti di questo. La gioia che hai provato in confronto a quella del paradiso è come un cielo dipinto sulla carta rispetto al cielo vero". 
(Padre Raniero Cantalamessa) 

Il culto dei santi 
Per impostare correttamente la questione del culto dei santi dobbiamo partire dal fatto che il vero culto consiste nella nostra santità , di cui Dio è l’unico destinatario: “Siate santi, perché io sono santo” (Lev 19,2). I santi di cui parla il Nuovo Testamento sono una categoria caratterizzata non tanto dalla perfezione morale, ma piuttosto dall'appartenenza alla chiesa fondata sulla fede ricevuta nel Battesimo che li ha inseriti nel mistero pasquale di Cristo.
Coloro che nel linguaggio comune vengono chiamati “i santi” non sono altro che cristiani che hanno risposto in pienezza a quella vocazione alla santità propria di ogni credente. Il nostro culto porta con sé una dimensione esistenziale, quella di imitare i santi nella loro risposta alla grazia di Dio, in vista della nostra personale santificazione. In questa prospettiva si collocano la memoria, la venerazione, la devozione, la celebrazione dei santi finalizzate alla loro imitazione.
Ogni santo è originale e unico nella sua santità; ogni santo si è fatto imitatore di Cristo vivendo il Vangelo in un modo originale nel suo tempo, con la sua personalità, nella sua condizione di vita. Guardando ai santi, anche noi siamo chiamati a seguire Cristo, cercando una modalità originale per vivere la fede nelle concrete circostanze della nostra esistenza personale. I santi non si sono accontentati di imitare altri, ma hanno affrontato il rischio di “reinventare” personalmente la fede ricevuta dalla tradizione della Chiesa, facendola diventare un elemento costitutivo della loro personalità e della loro vita di ogni giorno. In fondo, imitare i santi vuol dire vivere in modo creativo e personale la fede cristiana, come hanno fatto loro.
Tuttavia il nostro rapporto di credenti con i santi non si realizza soltanto attraverso il ricordo e la memoria, ma anche nella presenza, nellacomunione, nella solidarietà: una solidarietà radicata nella comune condizione umana che diventa comunione in Cristo in forza della stessa fede e dello stesso Battesimo; una solidarietà che permane anche dopo la morte, inserita nella logica di comunione propria della chiesa, corpo di Cristo, in cui alcuni ancora camminano sulla terra e altri godono della gloria (Lumen Gentium n. 49).
Cristo è Signore dei vivi e dei morti: l’intercessione dei santi, compito di ogni cristiano, non può essere ostacolata dalla morte per coloro che sono in Cristo, vincitore della morte. I santi sono membri eminenti del corpo di Cristo che è la chiesa e in esso agiscono, rafforzandolo con la loro santità.
(D. Mosso, Aspetti teologici e problemi pastorali del culto dei santi, in “Rivista Liturgica” 65/1978)

La storia del culto
Verso la metà del I secolo in Oriente, un po’ più tardi in Occidente, si cominciò a celebrare presso la tomba l’anniversario di coloro che avevano reso testimonianza a Cristo offrendo la propria vita. Rispetto al culto dei morti, presente in tutte le culture, si possono sottolineare due elementi nuovi: non si tratta di un omaggio familiare, ma coinvolge tutta la comunità dei credenti; invece di commemorare il giorno della nascita terrestre si celebra il loro “natale” (dies natalis), la loro nascita al cielo.
All’indomani delle persecuzioni il ricordo di coloro che avevano testimoniato fino alla morte fu oggetto di grande venerazione: si costruirono basiliche sulle tombe dei martiri più celebri e, nell’anniversario del loro martirio, il popolo era convocato presso la loro tomba per ascoltare il racconto della loro passione e celebrare l’eucaristia.
La chiesa, celebrando ogni anno il giorno natalizio dei martiri e dei santi, celebra il compiersi in loro del mistero pasquale di Cristo. Il santo partecipa della pienezza del mistero pasquale del Signore e la sua santità ha significato in funzione di questa partecipazione. Ciò che la Chiesa considera decisivo è lo slancio con cui ogni santo ha vissuto in modo personale il mistero pasquale.
Nel santo si manifesta la vittoria di Cristo, e proclamare la santità di un credente significa celebrare le meraviglie che lo Spirito di Cristo ha operato in lui. La santità della persona è quindi sempre partecipazione alla santità di Cristo. “Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio” (Lumen Gentium 41); la tipologia della santità è unica, e in questo senso tutti i santi si assomigliano, tuttavia ogni santo è originale perché questa santità si è realizzata in una singolarità di vocazione e di carismi.
L’assemblea dei santi glorifica Dio per la sua grandezza e la sua misericordia. Più che la gloria dei santi, è Dio che viene celebrato. I meriti dei santi sono in realtà i doni di Dio che essi hanno saputo accogliere e fare propri. Con la nostra lode esaltiamo Dio, che in loro ha compiuto meraviglie.
I santi sono anche in relazione con noi, ma il punto di riferimento rimane sempre Dio, sorgente di ogni beneficio. Il Padre nella loro vita santa ci offre un esempio di vita da imitare, una comunione fraterna, un aiuto, perché essi pregano Dio per noi. Non c’è separazione tra noi e loro, la morte non ha spezzato i legami; la loro condizione conforta e protegge tutta la chiesa. 
Nella nostra condizione terrena, non soltanto viviamo nella speranza, nella tensione verso il cielo, ma nella lotta siamo in corsa per ottenere la corona di gloria. I santi sono per noi testimoni e ci confortano nel combattimento. Loro che hanno percorso vittoriosamente la strada prima di noi, ci sostengono e ci proteggono; la certezza del traguardo tiene vivo il nostro (a volte faticoso) cammino quotidiano. 
“Vi sono molti più santi di quanto abitualmente siamo inclini a immaginare. È vero, alcuni sono riconosciuti tali; ma tutti coloro che, sinceramente, si impegnano a vivere l’amore per il prossimo nella ricerca della volontà di Dio, sono di fatto santi anche se non canonizzati.

Dalla liturgia:
È veramente cosa buona e giusta, Signore,… Nella festosa assemblea dei santi risplende la tua gloria 
e il loro trionfo celebra i doni della tua misericordia. 
Nella loro vita ci offri un esempio, nell’intercessione un aiuto, nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno.
Confortati dalla loro testimonianza, affrontiamo il buon combattimento della fede, per condividere al di là della morte la stessa corona di gloria. 
Per questo, uniti agli angeli e agli arcangeli e a tutti i santi del cielo, cantiamo senza fine l’inno della tua lode.
(Prefazio dei santi I)

Fonte: www.parrocchiaterranegra.it

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