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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 7 settembre 2014: Vangelo di Matteo (18, 15-20) con meditazione del Card. Piovanelli

XXIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
"Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro"
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Parola del Signore

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MEDITA

Gli insegnamenti di Gesù, nel Vangelo di Matteo, sono raccolti in cinque discorsi, che costituiscono quasi le colonne caratteristiche dell’opera matteana [discorso della montagna[cc.5-8], discorso missionario [c.10], discorso in parabole [c.13], discorso ecclesiale [c.18], discorso escatologico [cc.23-24]]. 
Il brano che ci propone oggi la liturgia appartiene al quarto discorso di Gesù, il discorso sulla vita della Chiesa. Questa pagina, che è stata chiamata anche la “regola della comunità” cristiana, è attenta a definire la vita, il comportamento, il governo della Chiesa. 
Una delle questioni affrontate con particolare calore è proprio quella della correzione fraterna, che in un certo senso è la missione della sentinella nei confronti del pericolo che può correre un fratello. Si tratta di un impegno molto delicato e difficile ed è per questo che Matteo organizza le parole di Gesù secondo una precisa gradualità. 

Il primo livello è quello del dialogo personale. È così, infatti, che si stabilisce un’intimità che permette di sciogliere le incomprensioni e di rispettare meglio la dignità e l’onore del fratello: “ammoniscilo fra te e lui solo”. Il tarlo terribile di moltissime comunità (anche la tua?) è la mormorazione, il continuo lamentarsi degli altri, la brutta abitudine di parlare alle spalle, la superficialità dello spettegolare. 
Può essere necessario ricorrere ad un secondo livello, quello dei “testimoni”. 
Attraverso il coinvolgimento di un’altra persona che partecipa della stessa fede e delle stesse esigenze di carità, ed interviene con delicatezza, si può incidere più facilmente nel male che attanaglia un fratello. 

Ma alcune volte la situazione può essere più grave, l’ostinazione del male molto più decisa. Ecco allora, come rimedio estremo, il terzo livello, quello dell’intera comunità ecclesiale. Essa, senza fasti giuridici né con supponenza farisaica, deve dibattere il caso cercando di individuare i mezzi adatti ad aiutare il fratello peccatore. 
L’apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi offre un illuminante esempio di questa prassi riguardo al caso di un incestuoso (“uno convive con la moglie di suo padre “: vedi 1 Corinzi 5). Solo dinanzi all’indifferenza orgogliosa, all’arroganza e al rifiuto totale scatta la “scomunica”, cioè il riconoscimento che il fratello si è liberamente posto fuori dall’orizzonte della comunità. Fuori della comunità, ma – fai bene attenzione! – sempre nel cerchio redentivo dell’amore, che mai si arrende e sempre spera.

Essere “sentinella”, praticare la correzione fraterna è, comunque, un’arte che richiede umiltà, amore autentico, sensibilità. Lo scopo non è mai quello del giudicare o del condannare, ma del salvare, anche accompagnando con pazienza un lento cammino di risalita. 

Dei tre livelli, il primo è quello che ci colpisce di più, è il più necessario, ed è quello che è alla portata di tutti. Ed è quello che dà uno stop vigoroso e chiaro alla maldicenza, al pettegolezzo, alle mormorazioni, al parlare alle spalle. Nessuno può misurare il male che la mormorazione produce nelle comunità, né rendersi conto di quanta gioia spenga nel cuore delle persone. Gesù ha detto con forza: “Non giudicate e non sarete giudicati”. 
La “correzione fraterna” presuppone una grande fraternità fra le persone. Invece, osserva amaramente sant’Agostino, “noi uomini siamo come vasi di terracotta che appena si urtano si danneggiano”. Quando vogliamo aiutare un altro a riconoscere le proprie debolezze bisogna avere verso di lui un amore delicato, che sa anche attendere. Salvo poi fare noi stessi la stessa esperienza accettando le correzioni altrui. Occorre – dice Paolo – “fare la verità nell’amore” (Ef.4,15). 

Oggi il Vangelo sembra seminare utopia nei rapporti umani. 
Dice l’apostolo Paolo: ”non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole “. 
Come dire: cerca di non avere nessun debito con nessuno, essere in pari con tutti. Può anche darsi che tu riesca a non dovere nulla a nessuno in molti campi, o forse in tutti i campi. Ma nel campo dell’amore non finirai mai di pagare il tuo debito. Perché il Signore, che ti ha amato fino a morire, ti domanda di contraccambiarlo con l’amore verso i fratelli (Mt.25,31-46). Riuscirai mai a saldare questo debito? 
Vivere questa utopia ti sembra impossibile? Non perderti di animo. Comincia subito con due passi possibili a tutti e che da ora tu puoi realizzare: 
- non giudicare (“non giudicate secondo le apparenze “(Gv.7,24) e non mormorare (“Fate tutto senza mormorare”: Fil.2,14). 
- diventa dinanzi al Signore intercessore per gli altri, particolarmente per il fratello difficile, per quello che è antipatico od ostile, anche per coloro che ti perseguitano (Mt.5,44). 

Gesù insegna il modo per realizzare, qui e ora, la presenza di Dio: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. “Riuniti nel mio nome”, riuniti cioè in quell’amore che Gesù domanda ad ogni discepolo suo e alla sua Chiesa, quell’amore che anche in questa pagina di vangelo il Signore comanda con chiarezza. Solo quando si entra in sintonia di pensieri e sentimenti con Dio e con i fratelli, si può avere certezza di interpretare il pensiero del Signore quando “lega” e quando “scioglie".


Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

3 commenti:

  1. Fratello in Cristo, sia Benedetto Gesù di Nazareth nostro Salvatore .

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  2. La cosa più bella per un cristiano è la correzione fraterna, fatta con pazienza e tanto amore.

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