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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

La rivoluzione di Francesco senza corte, ori e valletti

La sedia papale vuota, in occasione
del concerto in onore del Santo Padre.
Anche questo è il segno di una Chiesa
che si rinnova con Papa Francesco
Dalla residenza alla rottura delle prassi: così la sobrietà investe i Sacri Palazzi

Di Andrea Tornielli

Città del Vaticano
Alle quattro di pomeriggio con l'afa romana che dà il meglio di sé, due guardie svizzere in uniforme e un gendarme con la divisa stazionano davanti all'ingresso della Casa Santa Marta, la residenza stabile del Papa e di un'altra quarantina fra vescovi, monsignori e laici che lavorano Oltretevere. È il segno che il numero uno si trova in sede. La bandiera bianca e gialla con le insegne vaticane svetta immobile e flaccida davanti alle finestre del secondo piano di questo parallelepipedo anonimo, fatto costruire da Giovanni Paolo II a metà degli anni novanta per dare una sistemazione degna ai cardinali in conclave.

Sono le stanze di Francesco. Dopo l'identificazione, l'ospite scende per la scala semicircolare che porta nella hall, austera e un po' fredda. Lì, dietro il grande bancone, attende un laico dai tratti orientali con un abito color tabacco. Tutto è silenzioso. L'estate si avverte anche a Santa Marta e in più, ormai, gli ospiti sanno bene che Bergoglio può spuntare all'improvviso dall'ascensore, da una porta che si apre, dalla sala mensa, da uno dei salottini. Se si esce di stanza, bisogna essere sempre vestiti bene.

All'interno, nella hall, ci sono un altro svizzero e un altro gendarme, entrambi in borghese. «Mi hanno fatto accomodare in una saletta con alcune poltrone foderate di verde. Il Papa - racconta il nostro interlocutore, ricevuto in udienza privata - è arrivato all'improvviso, da solo, senza segretari né maggiordomi, portando con sé una busta con dei rosari. Alla fine del colloquio lui stesso ha aperto la porta e mi ha accompagnato ai piedi della scala d'uscita». È una scena che meglio di qualunque altra descrive il cambiamento avvenuto nei sacri palazzi.

Casa Santa Marta è una via di mezzo tra un albergo e una casa del pellegrino: difficile ripristinare qui il senso della corte, così evidente nel palazzo apostolico e nella sua rinascimentale dignità. Il nostro viaggio attraverso le più importanti novità prodotte dal Papa argentino, le piccole e grandi rotture del protocollo, e il loro significato, non poteva che cominciare da qui. La scelta di rimanere nella residenza dove ha alloggiato da cardinale durante il conclave, presa «per motivi psichiatrici», perché non gli piaceva «l'isolamento». Come aveva scritto all'amico prete argentino Enrico Martinez detto "Quique": «Sono visibile alla gente, faccio una vita normale, mangio nella mensa con tutti...».

E per il caffè non ci sono valletti ma una più prosaica macchinetta a gettone, nel corridoio comune. Al secondo piano, occupa la suite numero 201: pareti bianchissime e un po' spoglie, un salotto con un paio di poltrone e una scrivania, una libreria a vetri, dei tappeti persiani, parquet chiaro tirato fin troppo a lucido, una camera da letto con un imponente letto in legno scuro, un bagno. Era la suite tenuta libera per gli ospiti importanti del Papa, come il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Ricevendolo, Francesco s'è scusato con lui: «Mi perdoni se le ho rubato la stanza...». «Ma io gliela lascio volentieri» è stata la risposta del patriarca ortodosso. Nelle stanze accanto al Papa vivono i due segretari: quello che Francesco ha «ereditato» dal predecessore, il maltese don Alfred Xuereb, e quello che si è scelto, l'argentino don Fabián Pedacchio. Figure meno ingombranti e certamente meno potenti dei loro immediati predecessori. Jorge Mario Bergoglio, continuando a concepire se stesso come un prete al servizio di Dio e perciò degli altri, non un monarca, è rimasto tale e quale anche dopo quel 13 marzo che gli ha cambiato la vita impedendogli di usare il biglietto di ritorno per Buenos Aires, già prenotato.

Così Francesco, il Papa della porta accanto, ha voluto continuare ad abitare qui, spostandosi soltanto di qualche metro nello stesso piano, dalla più piccola stanza 207 assegnatagli per il conclave. Ha deciso di non occupare l'appartamento papale, anzi «l'Appartamento» con la A maiuscola, come veniva chiamata in gergo l'«entità» rappresentata dal più stretto entourage. Ne ha preso possesso, rimanendo impressionato per quanto grande fosse: «Qui c'è posto per trecento persone!». Non si tratta certo di una reggia. Ma si può capire la reazione, per uno abituato a vivere da cardinale in un paio di stanzette, rifacendosi il letto ogni giorno.

Le prime novità erano arrivate già in conclave. Appena eletto, e prima ancora di indossare la veste bianca, Francesco era andato ad abbracciare il cardinale Angelo Scola, suo «concorrente» durante gli scrutini. Poi il rifiuto di indossare uno dei quarantacinque paia di scarpe rosse fatte preparare per il l'occasione: meglio le grosse scarpe nere. Più che di gusti, questione di ortopedia, dato che le calzature già consunte gli servono per camminare meglio. Niente mozzetta rossa né rocchetto di pizzo. Niente croce pettorale d'oro, niente anello papale vistoso a diciotto carati. Niente macchinona blindata con targa «SCV 1», l'ammiraglia di un parco macchine vaticano che ha visto tornare in auge le più sobrie utilitarie. Niente scorta e gran movimento di gendarmi per ogni spostamento, anche minimo, all'interno del minuscolo Stato.

Papa Francesco per grazia di Dio, tratto da: vaticaninsider.lastampa.it/

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