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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 21 aprile 2013: dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)

IV Domenica di Pasqua - Anno C
"Il buon Pastore”
In quel tempo, Gesù disse:
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.
Io e il Padre siamo una cosa sola”.

riflessione
Nell’Antico Testamento una delle immagini adoperate per esprimere l’amore di Dio, la sua continua assistenza è quella del pastore. Citiamo per esempio i testi: Is 40,10-11; Gr 23,1-4; Ez 34,1-24.
Il Salmo 22 esprime la ricchezza teologica contenuta nell’immagine: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temere alcun male,perché tu sei con me. Il tuo bastone ed il tuo vincastro mi danno sicurezza” (vv. 1-4). Il tema del buon pastore era quindi per gli ascoltatori di Gesù particolarmente familiare e vivo.
Gesù si attribuisce il titolo di pastore. Le immagini di pastore, di pecore sono presenti nei Vangeli sinottici (cf. Mt 7,15; 9.36; 15,24; 25,31-46; Mr 6,34; Lc 12,32, ecc.). Nel Vangelo di Giovanni esse acquistano un significato del tutto particolare.
Nel brano che la Liturgia odierna ci presenta possiamo evidenziare quattro idee:
a) La relazione reciproca tra Gesù e le pecore. Esse sono sue; egli le conosce personalmente. Esse ascoltano la sua voce. L’ascolto di Gesù, della sua parola è condizione preliminare per far parte del suo gregge.
b) Le pecore sono al sicuro. Non soltanto Gesù, ma anche il Padre è impegnato nel dare loro sicurezza. Nessuno può rapirle dalle loro mani.
c) Sono state date a Gesù dal Padre; esse appartengono al Padre. Costituiscono la cosa più importante che il Padre ha affidato a Gesù. E proprio per questo egli è disposto a dare la vita per loro.
d) L’ultima espressione “ Io e il Padre siamo una cosa sola” (v.30) vuole sottolineare che come il Padre e il Figlio sono una cosa sola, così essi congiungono le pecore a sé come una sola cosa: “perché siano una sola cosa come noi” (Gv 17,11). Questa unità che viene comunicata alle pecore non permette a nessuno di strapparle dalle loro mani.

La parabola di Gesù Pastore acquista un significato particolare in questa IV Domenica di Pasqua, in cui si celebra la giornata mondiale delle vocazioni sacerdotali, istituita da Paolo VI nel 1963. Gesù continua la sua missione di Pastore tramite quelli ai quali Egli la partecipa: i presbiteri.
La nostra odierna riflessione pertanto intende attirare l’attenzione sul tema della promozione delle vocazioni sacerdotali, problema decisivo per la vita della Chiesa. In merito Gesù ce lo ricorda allorché ci richiama all’importanza del primato della preghiera costante perché “ Il padrone della messe mandi operai nella sua messe (Mt 9,38). Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nel trattare il tema delle vocazioni sacerdotali, evidenzia che il dovere di dare ad esse incremento spetta a tutta la comunità cristiana, la quale è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana. Il Concilio parla della responsabilità dei Vescovi, dei presbiteri, degli insegnanti, delle associazioni cattoliche. Precisa che un contributo di grande portata viene offerto tanto dalle famiglie, le quali se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il primo seminario, quanto dalle parrocchie. In questa prospettica diventano urgenti e decisivi l’annunzio costante della bellezza della vocazione sacerdotale e la cura del germe della vocazione seminato dal divino Seminatore nel cuore dei chiamati. Più il dono della vocazione sacerdotale è annunziato, più appare nella sua sublime e soprannaturale specificità, più il cuore dell’adolescente, del giovane si rende disponibile ad accoglierlo con generosità, dedizione, e gioia; a custodirlo con particolare amore. C’è un’interdipendenza tra l’annunzio della bellezza della grandezza del sacerdozio ministeriale, della sua specifica identità e la sua accoglienza da parte dell’adolescente, del giovane. In realtà un ideale che non è chiaro non attira, non affascina il giovane; non lo rende disponibile ad impegnarsi per tutta la vita. Un’immagine del sacerdozio privo della sua originalità, della sua bellezza soprannaturale non attira, non affascina il giovane; non lo rende disponibile ad impegnarsi per tutta la vita. Un’immagine del sacerdozio privo della sua originalità, della sua bellezza soprannaturale, non provoca la risposta generosa..

La trattazione del tema della promozione delle vocazioni sacerdotali deve essere continuamente presente in ogni attività pastorale; si tratta infatti di un tema che riguarda la stessa natura ed esistenza della Chiesa.
Tutto ciò porta a mettere in risalto che nella promozione delle vocazioni sacerdotali occorre essere persuasi che il punto di riferimento deve essere sempre Gesù, nel suo mistero soprannaturale. Egli chiama, Egli bussa alla porta del cuore ed Egli è anche il divino compagno del cammino vocazionale. Da qui la necessità di offrire all’adolescente, al giovane l’assistenza perché si abitui ad instaurare e vivere un rapporto intimo con la persona di Gesù, un'amicizia personale con Lui. L'autentico discorso sulla promozione della vocazione sacerdotale non può prescindere dalla relazione personale d'amore e di fede con il Signore. Questo significa concretamente che la vocazione matura, si sviluppa se è profondamente fondata su una vita interiore radicata nella preghiera personale, nell'adorazione, nei sacramenti della riconciliazione e dell'eucaristia, nella devozione alla Madonna, nell’amore per la Chiesa. In particolare, senza la devozione alla Santa Messa e all’Eucaristia, come suo cuore propulsore, il seme della vocazione inaridisce. Questo rapporto vitale e personale con Gesù è essenziale per la risposta positiva alla sua chiamata.
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Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
(dal Salmo 99)

Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it

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