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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 14 giugno 2015 (Marco 4, 26-34) con meditazione del Card. Piovanelli

XI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
"È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto"
Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore.
Le parabole che Gesù racconta prendendo due esempi dal regno della natura ci consegnano due messaggi stupendi.
Il piccolissimo seme di senape e la sua crescita meravigliosa. Per richiamare l’attenzione sulla forza irresistibile del seme, che, una volta, gettato nella terra, cresce da solo, il lavoro del contadino è ridotto al minimo: “getta il seme sul terreno” e “manda la falce”. Null’altro. Accurata, invece, la descrizione della crescita: prima compare lo stelo verde e tenero, poi la spiga, e infine il chicco maturo nella spiga. Uno sviluppo che lascia stupefatti e incanta, pur richiedendo tempo e pazienza.
Ecco l’insegnamento: l’assimilazione del messaggio evangelico non è immediata; l’opera di trasformazione dell’uomo richiede giorni ed anni. Tuttavia, una volta che la Parola di Cristo è penetrata nel cuore, mette in atto un dinamismo inarrestabile. Chi accoglie la Parola, non rimane più lo stesso. Messaggio stupendo per gli evangelizzatori: preti, consacrati, laici. Tutti questi, frequentemente, se non ottengono subito qualche risultato concreto, si fanno prendere dallo scoraggiamento. La parabola insegna che la stagione e l’abbondanza del raccolto non dipende da loro, ma dal terreno in cui il seme è caduto.
Indispensabile, certamente,  l’autenticità dell’annuncio,  ma dopo è necessario saper attendere, propiziare il risultato con l’impegno fedele dell’intercessione, mantenere la calma,  contemplando - se Dio vuole - con stupore e gratitudine il seme che germoglia e cresce da solo.
Modello di predicatore del Vangelo è Paolo che ai cristiani di Corinto dichiara: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere” (1 Cor 3,6).
La parabola interpella tutti: genitori, educatori, catechisti, responsabili della comunità cristiana, i quali talvolta si lasciano prendere dall'impazienza e dalla fretta, con l’unico risultato di apparire aggressivi, intolleranti, pessimisti.
Anche la seconda parabola è tratta dall'esperienza della vita dei campi. Piccoli semi scompaiono sotto terra per rinascere poi  steli, arbusti e anche grandi alberi.
Un stupefacente contrasto fra la piccolezza degli inizi e la grandezza dei risultati, che Gesù intende mettere in risalto con la parabola del “granello di senape”, che, secondo l’opinione popolare, era il più piccolo di tutti i semi.
La meraviglia è che da un chicco così piccolo che quasi non lo vedi, germogli e cresca, in una sola stagione, un arbusto che anche oggi, lungo le rive del lago di Galilea,  può raggiungere i tre metri di altezza.
La parabola non intendeva  far  profezie sui futuri trionfi della Chiesa, ma essere un invito a considerare le cose con gli occhi di Dio.
Gli uomini danno valore  a ciò che si presenta grande, a ciò che appare, e giudicano i fallimenti ed i successi in base al prestigio, alla notorietà, ai titoli onorifici, ai guadagni.
Gesù ha capovolto la scala dei valori: “Chiunque diverrà piccolo, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4).
La parabola infonde gioia e ottimismo: Un giorno appariranno a tutti le meraviglie operate da Dio attraverso chi si è fatto umile e servo di tutti. Basta guardare il suo Figlio.
Il brano si chiude con una annotazione dell’evangelista: Gesù “in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa”.
Occorre riflessione, silenzio, preghiera, un clima spirituale adatto se si vuole accogliere, dallo Spirito, la luce necessaria per assimilare e tradurre il messaggio di queste parabole in scelte di vita.

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu" (Don Giussani)

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