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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)
OREMUS Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Il sogno di San Sergio si avvera

Siamo nel 1956. Da qualche anno la Comunità dei figli di Dio cercava una sede; erano stati fatti progetti e tentativi: dalla casina nel bosco, al villaggio, all'eremo di Montesenario. C'era qualche soldo da parte (fra gli offerenti anche Marcello Candia), ma era difficile individuare un luogo corrispondente ai desideri del Padre.
Si dice che una signora di origine ebrea, convertita dal Padre al cattolicesimo e venuta a far parte della C.F.D. (Elisa Uzielli), desiderasse donare una casa come segno di attaccamento al Padre e alla Comunità; ma qualsiasi proposta facesse e qualsiasi fabbricato proponesse non otteneva il suo consenso.
Infine, in un giorno di primavera, il Padre si era lasciato accompagnare sulla collina di Settignano, fin oltre la villa Gamberaia e di lì, oltrepassato il sottopasso e superata la salita buia oltre la villa, era arrivato sulla sommità della stradina da dove si scorge la casa che veniva proposta alla sua attenzione.
Narrano le testimoni che a quel punto lo si vide accelerare il passo e prendere la rincorsa fino a fermarsi davanti ad un cancelletto verde da cui sporgeva un glicine fiorito. Quando le compagne di viaggio lo raggiunsero trovarono il Padre commosso e pieno di entusiasmo: aveva riconosciuto la casa del sogno!
Ora lasciamo alle sue parole descriverlo: "Una notte sognai. Ero davanti a un cancello di ferro, sovrastava il cancello una pianta di glicine in fiore. Mi venne fatto di suonare al cancello, e attesi. Si aprì il cancello e mi apparve davanti senza farmi entrare un monaco orientale di circa 50 anni di età. Non disse una parola e io d'altra parte non sapevo che dire. Fermo lui sulla soglia a guardarmi. Io ugualmente lo guardavo in una certa attesa che mi dicesse qualcosa. Allora sentii venire un canto dalla casa: era il cantico di San Sergio di Radonez. Finì lentamente in una ripetizione continua del nome di Dio. Quando finì il cancello si chiuse ed io mi svegliai. Ricordo: erano le due di notte. Andai al tavolino e trascrissi parola per parola quello che avevo udito".
Era un mese di primavera del 1945, quando Don Divo Barsotti udì in sogno il Cantico di San Sergio:

Dio il Padre, Dio il Figlio, Dio lo Spirito Santo.
Immenso il Padre, Immenso il Figlio, Immenso lo Spirito santo.
Uno il Padre, Uno il Figlio, Uno lo Spirito Santo.
Nella Trinità indivisibile ogni Persona divina è la Potenza, la Sapienza, l'Amore: ciascuna Persona è la Divinità unica, immensa.
Tutta l'immensità, l'Unità che tutto trascende lo Spirito Santo è il Dono che dall'abisso s'effonde e penetra tutto e di sé indivisibile e uno, tutte le cose riempie e tutte in una luce trasforma.
Nessun uomo, nessuna creatura, nulla nel cielo e sopra la terra ti adori più, nessuno ti conosca o ti ammiri, nessuno ti serva, ti ami.
Illuminato dallo Spirito, battezzato dal fuoco, chiunque tu sia: monaco, vergine, sacerdote, tu sei trono di Dio, sei la dimora, sei lo strumento, sei la luce della Divinità. Tu sei Dio: sei Dio, Dio, Dio.
Dio nel Padre, Dio nel Figlio, Dio nello Spirito Santo; sei Dio, Dio, Dio...

Il Testo del Cantico è costituito da due parti chiaramente distinte tra loro:
- nella prima il Cantico si rivolge a Dio in un canto di adorazione alle tre Persone della SS. Trinità, con una forte sottolineatura dell’alterità di Dio e dell’abisso invalicabile che, in atto primo, separa la creatura dal Creatore. Proseguendo, il testo descrive l’autocomunicazione che Dio fa di Se stesso al mondo creato. Il dono divino si effonde dall'abisso di Dio nella creazione e “penetra tutto di sé, indivisibile”. In questo dono si realizza la nostra unione con Lui in una progressiva trasformazione di tutte le cose e di tutto l’uomo in Lui, pur nella distinzione dell’essere. “Tutte le cose riempie e tutto in una luce trasforma”: tutta la realtà è così chiamata a divenire come un richiamo celeste a Dio;
- nella seconda parte l’oggetto del Cantico non è più Dio ma l’uomo. “Nessun uomo, nessuna creatura, nulla nel cielo e sopra la terra ti adori più… Illuminato dallo Spirito, battezzato nel fuoco, chiunque tu sia… tu sei trono di Dio, sei la dimora, sei lo strumento, sei la luce della Divinità”. Ѐ questa la vocazione di ciascun uomo, in modo particolare del cristiano che ha accolto la luce della rivelazione divina: scendere nell'abisso del proprio nulla, in un’umiltà sempre più pura e radicale, per poter divenire spazio di totale accoglienza all'azione di Dio. Dio riveste così l’uomo e lo trasfigura in Sé, facendo di ognuno di noi Dio in Dio: Dio nel padre, Dio nel Figlio, Dio nello Spirito Santo.

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7 commenti:

  1. Questa poesia di S. Sergio è meravigliosa, è un inno alla SANTISSIMA TRINITA', gradirei aver il TESTO PER POTER ADORARE DIO, CON QUESTE PAROLE. grazie

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    1. Cara "margheritina" di campo, per la tua gioia, tra qualche minuto aggiornerò il post inserendo il video-cantico di San Sergio, musicato da p. Stefano Albertazzi della Comunità di figli di Dio. Questo è ciò che posso offrirti. Grazie...

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  2. Il cantico di S.Sergio, è meraviglioso, meglio è divino, perchè apre l'anima alla preghiera, all'adorazione, allo stupore, e all'amore vero di DIO UNO E TRINO, CHE TUTTO DONA A CHI LO AMA. GRAZIE, LODE A DIO.

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  3. Questo cantico, per me è meraviglioso, anzi divino, perchè porta la mia anima a pregare,e adorare DIO UNO E TRINO, e fa vivere l'anima, qualcosa di grande e indefinito, e pieno di aspettative.E'come bere acqua pura, e desiderare, di bere sempre. GRAZIE

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  4. Cara "margheritina" di campo, per la tua gioia, tra qualche minuto aggiornerò il post inserendo il video-cantico di San Sergio, musicato da p. Stefano Albertazzi della Comunità di figli di Dio. Questo è ciò che posso offrirti. Grazie...

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  5. GRAZIE, GRAZIE, LODO DIO, PER AVERMI PERMESSO DI CONOSCERVI. DIO VI BENEDICA

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    1. Grazie, umile margherita di campo. Sono una persona indegna che ha solo da guadagnare dalla tua presenza; ma niente è casuale. Una prece? Per favore. Grazie.

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