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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Sulla via della santità

Chi erano i santi? Il maestro di ogni santo era Gesù Cristo. Tutti i santi amavano Dio al di sopra di tutto e di tutti. Non distoglievano mai lo sguardo dal Signore ed erano in continuo atteggiamento di preghiera. Attingevano la loro sapienza dalla Sacra Scrittura e la forza dai Sacramenti. Imitavano l’esempio di Maria, che ritenevano la loro madre spirituale e alla quale erano particolarmente devoti. Consapevoli delle loro fragilità, erano profondamente umili e non si scoraggiavano facilmente perché conoscevano i propri limiti.
Sottoponevano la loro anima alla direzione di un padre spirituale a cui obbedivano come fosse il Signore stesso a parlare tramite lui.
Vedevano il Signore nel volto del prossimo. Non si sentivano superiori a nessuno, anzi erano capaci di ammirare le virtù degli altri e non si ritenevano meritevoli di nulla. Erano magnanimi con tutti e perdonavano di cuore le offese o le violenze subite. Non si inorgoglivano quando il Signore operava prodigi tramite loro.
Attribuivano tutto a Dio e lo glorificavano. Erano vero Tempio dello Spirito Santo e trasmettevano agli altri la serenità della loro fede, la gioia della loro speranza, l’entusiasmo della loro carità. Affrontavano la sofferenza per glorificare Dio e la morte per testimoniare la sua esistenza e la sua bontà. Superavano le tentazioni chiedendo aiuto a Dio e agli abitanti del Cielo. Pensavano spesso all’ora del Grande Trapasso come il momento più atteso per incontrare il Signore faccia a faccia. E noi? “La santità è un dovere”, diceva Madre Teresa di Calcutta.
Quindi abbiamo il dovere di diventare santi. Appartenere a Dio è un atto di volontà che richiede costanza, purezza, abbandono, fede, speranza e carità. Ogni giorno si deve vivere nella consapevolezza che Egli è Onnipotente e Misericordioso. Dio può trasformare qualsiasi situazione in ogni momento, può volgere il male in bene, arricchire un povero o rendere misero un ricco. Nulla è impossibile a Lui. Nemmeno la nostra santità.
(Pier Angelo Piai)
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Il dovere della santità.
Bisogna implorare il Signore per ricevere il dono della santità, la quale non è un lusso riservato a pochi, ma un dovere per l'uomo creato a immagine divina.
La santità ha le sue radici nell'umiltà. La vita di ogni uomo ha come maestra l'umiltà. Se stessimo più attenti a captare con le antenne dello spirito gli eventi di ogni giorno, capiremmo che tutto procede in quella direzione: farci umili.
L'Incarnazione stessa è il dinamismo interiore: in essa Dio dimentica la sua Onnipotenza per farsi uno di noi e condividere la nostra natura, (per farci poi, simili a Lui).
La vita terrena sembra fatta apposta per dissolvere le nostre illusioni. Siamo sempre fortemente provati in qualcosa. Si crede di aver raggiunto l'obiettivo, e invece ci si accorge che era solo una piccola tappa evolutiva, perché lo Spirito ci vuole forgiare come Lui solo sa, per farci raggiungere una certa perfezione.
Il peggior impedimento alla santità è l'orgoglio, che è un attaccamento morboso al proprio io difficilmente smascherabile. Esso impedisce di vedere oltre il proprio orizzonte perché si basa su un confronto illusorio.
L'orgoglio ci porta ad avere poco rispetto per il Creatore e le sue creature perché genera molti livelli divisori tra noi e gli altri: quando si pensa di essere particolarmente dotati di qualcosa subito scatta il confronto che mette il prossimo in secondo piano, a scapito, naturalmente, del vero amore. (...)
Nell'economia della salvezza personale ognuno di noi deve cozzare con determinati limiti per potersi perfezionare, non secondo le nostre categorie mentali, ma in base al progetto che Dio ha liberamente stabilito per ognuno di noi. Noi non sappiamo se quella determinata fragilità di cui abbiamo coscienza ha proprio lo scopo di santificarci (...).
Il ragionamento va ricondotto all'umiltà. Se si presume di essere particolarmente diversi dagli altri, allora la malattia, il vizio, le umiliazioni familiari e sociali e tutti gli altri indesiderati eventi ci aiutano a ridimensionarci, a rientrare nella realtà creaturale, per cui il nostro io viene gradualmente limato come un ciotolo sul greto del torrente che viene eroso dall'acqua corrente.
La vita e il dolore, quindi, sono dei grandi maestri che hanno il compito di condurci alla vera libertà interiore, nell'umiltà e nel distacco dal proprio io. In poche parole, alla santità.
(Pier Angelo Piai)
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