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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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L'azione straordinaria di satana

Molti, riguardo al diavolo, si chiedono: "Ma come agisce il maligno?"
Vi è un'azione ordinaria, diremmo normale, del diavolo, che è quella di tentare tutti gli uomini al peccato. Vi è poi un'azione straordinaria di Satana che assume quattro forme diverse che possiamo anche definire paranormali.

La possessione diabolica avviene quando il diavolo o i diavoli si impossessano di un corpo (ma non dell'anima) così che il posseduto è lo strumento attraverso il quale il demonio agisce o parla. 
Nel caso di possessione c'è bisogno di un esorcismo e quindi di un esorcista nominato dal vescovo. Ricordo che alcuni anni fa, nella Chiesa di San Matteo a San Severo, in provincia di Foggia, aiutai l'esorcista, il cappuccino padre Cipriano De Meo, ed assistetti a fenomeni strabilianti quali una donna che in venti persone non riuscivano a trattenere, una settantenne che ballava sulle punte meglio di Carla Fracci ed un signore che, senza conoscermi, vedendomi per la prima volta mi seppe dire molti particolari della mia vita. 

La vessazione diabolica è formata da disturbi che non arrivano però alla gravità della possessione e comporta fastidi fisici, pruriti e graffi. Ricordo diverse persone che ho conosciuto, che manifestavano misteriose ferite sul loro corpo.
Si può essere colpiti negli affetti e persone che si amavano teneramente si lasciano improvvisamente e senza alcun serio motivo oppure si può essere colpiti improvvisamente e gravemente nel lavoro e nell'economia familiare. In questi casi va bene una preghiera di liberazione che può essere fatta anche da un fedele laico.

Gli Angeli, chi sono

La parola angelo viene dal greco e significa ambasciatore o inviato, non serve dunque per se stesso nel farci conoscere la natura di quelli ai quali si dona, ma indica solamente il loro ufficio, il ministero  che è loro confidato. Così, a tale scopo, la Scrittura lo impiega sia parlando degli uomini sia degli Spiriti celesti. Ma, nel linguaggio corrente odierno, essa designa delle sostanze spirituali interamente distaccate dalla materia, superiori all'uomo e inferiori a Dio. Per evitare ogni confusione, bisogna notare che il nome di angeli è preso in due sensi differenti: 1° Lo si impiega in un'accezione generale, quando si chiamano angeli tutti i Beati Spiriti senza distinzione. 2° Lo si impiega in un'accezione speciale, quando ce ne serviamo per designare gli Spiriti beati che compongono l'ultimo ordine della terza Gerarchia. E' nel primo di questi due sensi, cioè nell'accezione generale della parola, che noi utilizziamo abitualmente il nome di angeli. Gli angeli considerati in se stessi, e indipendentemente dal ministero che compiono, essendo, come abbiamo detto, delle sostanze spirituali, senza miscuglio o unione con la materia, occupano il più alto grado della scala delle nature create, come mirabilmente lo spiega Bossuet..
“Dio, egli dice, essendo Luce infinita, raccoglie nell’unità semplice e indivisibile della sua Essenza tutte le diverse perfezioni che sono disperse qua e là nel mondo: tutte le cose s'incontrano in Lui d'un modo molto eminente, ed è in questa sorgente che la bellezza e la grazia sono derivate nelle creature; tanto più che questa prima Bellezza ha lasciato cadere sulle sue creature un bagliore e un raggio di se stesso.

Gli Angeli nella vita dell'uomo

La promessa, che Dio fa al suo popolo, è valida per ogni cristiano: “Ecco, io mando un angelo davanti a te perché ti guidi durante il cammino e ti conduca al luogo da me preparato”.
Gli angeli, secondo San Tommaso d’Aquino, aiutano l’uomo a realizzare il disegno che Dio ha su di lui, manifestandogli le verità divine, fortificando la sua mente, difendendolo da vane e dannose immaginazioni. Gli Angeli sono presenti nella vita dei santi e aiutano ogni giorno tutte le anime nel cammino verso la patria celeste. Come i genitori scelgono delle persone fidate per figli che si accingono a viaggiare attraverso regioni insidiose e sentieri tortuosi e pericolosi così Dio-Padre ha voluto assegnare ad ogni anima un angelo che le fosse accanto nei pericoli, la sostenesse nelle difficoltà, illuminandola e guidandola nelle insidie, assalti e agguati del maligno. 
Noi non li vediamo, ma le chiese sono piene di angeli, che adorano Gesù Eucaristico e che assistono estatici alla celebrazione della S. Messa. Noi li invochiamo all’inizio, della Messa nell’atto penitenziale: “E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi…”. Alla fine del Prefazio chiediamo ancora di unirci alla lode degli angeli.
Sul piano della grazia noi certamente siamo più vicini a Gesù, avendo questi assunto la natura umana e non quella angelica. Siamo, tuttavia, convinti che essi sono superiori a noi, perché la loro natura è più perfetta della nostra, essendo puri spiriti. Per questo motivo siamo noi ad unirci al loro canto di lode. Quando, un giorno, risorgeremo, prendendo un corpo glorioso, allora la nostra natura umana sarà perfetta e la santità dell’uomo risplenderà più pura e più grande della natura angelica.

Don Dolindo Ruotolo e gli Angeli

di Don Marcello Stanzione
Don Dolindo (1882-1970) quinto degli undici figli di Raffaele Ruotolo, matematico, e di Anna Valle, nobildonna proveniente da una famiglia decaduta di origine spagnole, nacque a Napoli nel popolare quartiere Forcella. Il matrimonio dei genitori non resse a lungo e sfociò ben presto in una dolorosa separazione a causa dell’asprezza del carattere del padre e della sua proverbiale avarizia che si scontravano con le abitudini signorili della madre e la sua dolcezza.
In una poderosa autobiografia di due volumi Don Dolindo ha raccontato come il suo nome, che significa “dolore” venne coniato dal padre e come “profeticamente” la sofferenza (per le numerosissime umiliazioni, ma anche per le ristrettezze economiche e la fame) fu l’elemento che contraddistinse tutta la sua esistenza, compreso il periodo del seminario e quello sacerdotale.
Conobbe San Pio da Pietralcina al quale spesso fu assimilato, ma se quest’ultimo mostrava visibilmente sul suo corpo i segni del Calvario di Cristo, Don Dolindo li serbava nell'animo e per questo venne anche identificato come “un novello Apostolo del dolore interiore”. Entrambi subirono a più riprese gli attacchi del Santo Uffizio con l’impedimento di officiare la messa in pubblico per un certo tempo, ebbero il dono della profezia, il carisma della massima ubbidienza alla Chiesa e accettarono in tutto e per tutto  la Volontà Divina nella più profonda umiltà. Con lo pseudonimo di Dain Cohenel fu un instancabile e raffinato letterato (si ricorda soprattutto il poderoso Commento alla Sacra Scrittura di ben 33 volumi), inoltre fu pure un brillante musicista, cantore e organista, un fantastico predicatore, un servo di Dio che spese tutta la sua vita in povertà per il prossimo, privilegiando i ceti meno abbienti soprattutto di una città tanto problematica come Napoli dove trascorse la maggior parte della sua esistenza, portando avanti il suo ministero in quasi tutte le parrocchie dove fu comandato.

Riguardo al modo di ricevere la S. Comunione

Un’anziana fedele mi scrive riguardo al modo di ricevere la Santa Comunione.
Pochi giorni fa mi è giunta questa lettera. La riporto integralmente, all'inizio su un foglio è scritto a mano con la penna, a cui segue il testo sotto, ciclostilato.

“Reverendo Don Marcello Stanzione, Campagna (Sa), mi scuso per disturbarla,  ma ho davvero bisogno di avere, se vorrà, una sua parola, una sua opinione su ciò che scrissi il 25.2.n.s. sulla Santa Eucarestia.
Erano 15 anni che desideravo dire quel che ho scritto, ora sono vecchia (81 anni) e come dico in chiusura del testo, non voglio morire senza esprimere il mio profondo dolore su come hanno ridotto questo grande dono che ci ha fatto Gesù. La prego, la prego mi risponda, poi dirò il perché, se potrò riscriverle. E’ necessario che io possa morire in pace. A dolori si aggiungono altri dolori, che dai nostri Angeli Custodi mandiamo alla Madonna, Lei sa cosa farne, anche se sarà poca cosa. E’ davvero importante per me sapere cosa ne pensa, Lei Don Marcello sul testo che ho scritto. Appena avrò il suo pensiero Le scriverò motivando il perché mi rivolgo a Lei. Ho bisogno prima ... di avere la sua opinione. Tra poco ho la S. Messa e La rivedo là. Grazie.
Dev.te Anna Ester Frati Martinelli - Barasso (Va)