Occorre tornare a piegare le ginocchia di fronte al Cristo nell'Eucarestia, poiché vediamo molti che, ricevutala nella mano, la portano alla bocca con tanta disinvoltura come fosse una caramella, senza considerare che nelle loro mani hanno l'umile Agnello, il Salvatore e Dio loro. Come non ricevere in ginocchio Cristo Gesù nella Comunione Eucaristica? Noi perpetriamo una contraddizione ricevendo il Corpo di Cristo (è il Corpo!) in piedi e nella mano con tanta noncuranza, poiché poco prima abbiamo pregato il Padre durante la Consacrazione ponendoci non solo in ginocchio, ma anche in silenzioso, intimo raccoglimento. Se quindi non siamo ciechi e sordi, ugualmente e anzi ancor più ci dovremo inginocchiare nel ricevere la Santa Eucarestia: perché in essa c'è ora il Cristo, Dio vivo. Quando saremo giudicati cosa diremo? Che erano i costumi del momento?
C'è altro. Capita che un sacerdote ti dica gentilmente: "Posso darti un consiglio? Fai la Comunione come gli altri (intende in piedi)." E che altrettanto gentilmente gli si risponda: "Se potessi scomparirei, ma non posso negare questo atto di adorazione a Cristo." |
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Credo in Dio vivo nell'Eucarestia
La Comunione negata
Oggi riporto un articolo pubblicato su "Il Quotidiano della Calabria", del 10 gennaio 2011.
L'articolo è una lettera aperta del mio editore e fraterno amico Manuel Grillo, vittima di un abuso da parte di un parroco che ha cercato di negargli la comunione soltanto perché si è inginocchiato dinanzi al Santissimo. Manuel mi ha confermato che, ritornato nella stessa chiesa, prima della Messa, il parroco lo ha avvicinato domandandogli: "E oggi come ha intenzione di ricevere la Comunione?". Alla risposta "in ginocchio", il parroco gli ha fatto notare che "così lei scandalizza l'assemblea dei fedeli". Ecco dunque l'ideologia comunitaria e assembleare prendere il sopravvento sul rispetto che si deve al Signore. E tutto ciò nasce dall'ideologia archeologistica del Concilio. Fu allora infatti che si pensò di introdurre la novità. Lo testimonia bene nelle sue memorie il Vescovo brasiliano Helder Camara: "l'opposizione all'eucaristia in piedi è condizionata da paure incoerenti: come se da secoli il sacerdote non si comunicasse in piedi!".
L'articolo è una lettera aperta del mio editore e fraterno amico Manuel Grillo, vittima di un abuso da parte di un parroco che ha cercato di negargli la comunione soltanto perché si è inginocchiato dinanzi al Santissimo. Manuel mi ha confermato che, ritornato nella stessa chiesa, prima della Messa, il parroco lo ha avvicinato domandandogli: "E oggi come ha intenzione di ricevere la Comunione?". Alla risposta "in ginocchio", il parroco gli ha fatto notare che "così lei scandalizza l'assemblea dei fedeli". Ecco dunque l'ideologia comunitaria e assembleare prendere il sopravvento sul rispetto che si deve al Signore. E tutto ciò nasce dall'ideologia archeologistica del Concilio. Fu allora infatti che si pensò di introdurre la novità. Lo testimonia bene nelle sue memorie il Vescovo brasiliano Helder Camara: "l'opposizione all'eucaristia in piedi è condizionata da paure incoerenti: come se da secoli il sacerdote non si comunicasse in piedi!".
L'archeologismo filologico fu quello di saltare il Concilio Tridentino e andare ad epoche paleocristiane per recuperare, a esempio, citazioni di San Basilio o Sant'Ireneo che consigliano lo stare in piedi, come testimonianza della resurrezione. In realtà l'adozione da parte di Roma della Comunione in ginocchio e in bocca coincide con la diffusione di eresie anti eucaristiche e trova la sua massima ragione nella negazione della "Presenza reale" da parte del Protestantesimo. Visto che il Protestantesimo non è mai stato cancellato, non si vede dunque perché la Chiesa debba far finta che non esista, e arrotolarsi sulla sua storia.
Per questa ragione il Santo Padre amministra la comunione in bocca e in ginocchio: per far risaltare la centralità dell'Eucaristia e per insegnare agli uomini a riconoscere in essa la presenza reale di Cristo, il Cristo che si fa carne per la nostra salvezza.
È lecito fare la Comunione in piedi?
Affatto, a meno che non si creda falsa la transustanziazione, o invenzione la “reale Presenza”.
Chi non piega le ginocchia davanti a nostro Signore, non ha capito Chi ha di fronte. Quante volte nella vita ci si è piegati, anche per costrizione, davanti a spregevoli “autorità” umane, eppure, davanti a Dio c’è chi non vuol piegarsi, e sarebbe un inginocchiarsi “santo”. Sarà forse un’“assemblea umana” ad aiutarci a non sbandare? La Chiesa non lo ha mai creduto, la Chiesa crede nel Sacrificio, ed io sono obbligato a crederlo con la Chiesa, con gioia e per restare nella Chiesa, come devo credere ai Vangeli perché me lo dice la Chiesa, e come me lo dice la Chiesa, non come vogliono i novatori o i moderni che, si sa, consapevoli sono fuori dalla Chiesa. Essi sono ciò che vogliono essere: ingannatori o ingannati. Non esistono alternative nella casa di Dio.
Il Perardi diceva: «Gesù Cristo venne per insegnare agli uomini le vie della salute: e per mezzo della Chiesa ripete e continua l’insegnamento. Gesù Cristo venne per meritarci e infondere ne’ nostri cuori la grazia che li santifica, vince, rafforza la naturale debolezza della nostra volontà; e per mezzo della Chiesa continua a dispensare a tutti gli uomini che la vogliono, la grazia di Gesù Cristo per mezzo dei Sacramenti».
Insomma la Chiesa è la continuatrice dell’opera di Gesù Cristo sulla terra, ossia è Gesù Cristo stesso, che per la Chiesa continua l’opera di ammaestrare, riconciliare, santificare, trasformare, salvare gli uomini. Nella Chiesa e per la Chiesa si deve vedere perpetuata l’opera di Gesù Cristo, salvatore del genere umano. Questa è la Chiesa, come questo è l’insegnamento dei Libri santi.
Comunione in ginocchio o in piedi?
Nella Basilica di San Domenico sita in quel di Bologna accade che ogni tanto (raramente) qualche fedele si accosti alla comunione ponendosi in ginocchio. Si tratta di pochi, giovani o “convertiti” non necessariamente giovani, persone che esprimono con questo gesto una intensità perseguita o sognata della vita cristiana. Non sempre e non necessariamente sono classificabili come “tradizionalisti”. Intendiamoci, qualche volta potrebbero anche esserlo: e che male c’è?
Premesso che non vi è alcuna esortazione esplicita in tal senso, a differenza di altre chiese qui tale postura non riceve rimproveri, ma è accolta per lo meno con tolleranza e con atteggiamenti assolutamente non univoci, ma che vanno da: «Deo gratias! Finalmente cominciamo a risalire la china!» a: «Santo cielo! Guarda che cosa mi tocca sopportare!», con le infinite sfumature intermedie.
In realtà, non la comunione in ginocchio, ma la sua valutazione da parte degli operatori pastorali, più che con “ragioni di intelletto”, spesso avviene con “ragioni di sottopancia”. Le quali “ragioni di sottopancia” non sono di certo modificabili con documenti e ragionamenti, per lo meno all’inizio.
E tuttavia è utile esibire un certo numero di documenti e di ragionamenti a “giustificazione oggettiva” di quanti assumono tale postura e per mettere a disposizione, se non dei criteri, almeno delle norme oggettive all’interno di un dibattito che per lo più è soggettivo ed emozionale.
Nessuno mangi quella carne se prima non l’ha adorata
UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE
[17-11-2009] La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall’epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall’altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.
All’uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche san Tommaso d’Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l’Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).
Redemptionis sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
Istruzione (estratto)
Istruzione (estratto)
[...] Capitolo IV
LA SANTA COMUNIONE
1. Disposizioni per ricevere la Santa Comunione
L’Eucaristia sia proposta ai fedeli anche «come antidoto, che ci libera dalle colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali», come è posto in luce nelle diverse parti della Messa. Quanto all’atto penitenziale collocato all’inizio della Messa, esso ha lo scopo di disporre i partecipanti perché siano in grado di celebrare degnamente i santi misteri; tuttavia, «è privo dell’efficacia del sacramento della Penitenza» e, per quanto concerne la remissione dei peccati gravi, non si può ritenere un sostituto del sacramento della Penitenza. I pastori di anime curino con diligenza l’istruzione catechetica, in modo che ai fedeli sia trasmesso l’insegnamento cristiano a questo riguardo.
LA SANTA COMUNIONE
1. Disposizioni per ricevere la Santa Comunione
L’Eucaristia sia proposta ai fedeli anche «come antidoto, che ci libera dalle colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali», come è posto in luce nelle diverse parti della Messa. Quanto all’atto penitenziale collocato all’inizio della Messa, esso ha lo scopo di disporre i partecipanti perché siano in grado di celebrare degnamente i santi misteri; tuttavia, «è privo dell’efficacia del sacramento della Penitenza» e, per quanto concerne la remissione dei peccati gravi, non si può ritenere un sostituto del sacramento della Penitenza. I pastori di anime curino con diligenza l’istruzione catechetica, in modo che ai fedeli sia trasmesso l’insegnamento cristiano a questo riguardo.
L'atteggiamento dei fedeli durante la S. Messa e specialmente nell'assumere l'Eucarestia
«La pratica di inginocchiarsi per la Sacra Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate»
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Lettera This Congregation, 1 luglio 2002: trad. it. Enchiridion Vaticanum vol. XXI, p. 471 n. 666)
UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE
Gesti e movimenti dei fedeli durante la celebrazione
I gesti e movimenti dei fedeli durante la celebrazione della Santa Messa appartengono a quegli aspetti materiali del culto divino che non si possono trascurare. San Tommaso d’Aquino è molto chiaro nell’osservare che dobbiamo rendere onore a Dio non solo in spirito. Siccome gli uomini sono creature corporee, i sensi esterni sono sempre coinvolti. Nella sacra liturgia è necessario «servirsi di cose materiali come di segni, mediante i quali l’anima umana venga eccitata alle azioni spirituali che la uniscono a Dio» (S.Th. IIa IIae q. 81 a. 7).
Benedetto XVI amministra la Comunione ai fedeli inginocchiati
Inizia in questo modo una curiosa lettera (quanto intensa di contenuti), inviatami qualche tempo fa da un amico “fedele” che mi ha fatto riflettere parecchio su alcune abitudini e atteggiamenti da parte di cristiani praticanti moderni. Lo spunto nasce dall’omelia del Giovedì Santo pronunciata da papa Benedetto XVI nella quale il Santo Padre ha toccato un tasto sensibile alla sua spiritualità: l’inginocchiarsi in chiesa.
In effetti, da quando, in ogni Messa, il papa ha deciso di amministrare la Comunione ai fedeli inginocchiati, questo gesto ha raccolto ben poche lodi e rari imitatori. In quasi tutte le chiese del mondo le balaustre sono state eliminate, la comunione si riceve in piedi e non si è incoraggiati a inginocchiarsi neppure durante la consacrazione: gran parte dei liturgisti lo considera un gesto devozionale tardivo, superato, addirittura inesistente nella genesi dell’eucarestia.
La comunione sulla mano è e resta un indulto
Molti confratelli sacerdoti e fedeli laici sembrano credere che il ricevere "la comunione sulla mano" - che in Italia è un uso neanche ventennale - sia un diritto divino intoccabile e sacrosanto... Forse ci si dimentica un tantino la storia, la teologia e recenti pronunciamenti.
La conferenza episcopale italiana, è riuscita solo nel 1989 a far approvare la POSSIBILITA' di ricevere la comunione sulla mano (19 maggio) e con un solo voto di scarto! Questa richiesta fu poi, come prassi, inoltrata alla Santa Sede perché venisse concesso l'indulto di distribuire la comunione in questa forma che si affianca, ma non sostituisce la precedente, né le è di per sé preferibile.
Ancora una decina d'anni prima dell'introduzione in Italia dell'indulto della comunione in mano, San Giovanni Paolo II aveva qualcosa da ridire riguardo a questa forma di distribuzione, che già era presente in varie nazioni europee e non.
Ancora una decina d'anni prima dell'introduzione in Italia dell'indulto della comunione in mano, San Giovanni Paolo II aveva qualcosa da ridire riguardo a questa forma di distribuzione, che già era presente in varie nazioni europee e non.
Rileggiamo un passaggio della lettera Dominicae Cenae di giovanni Paolo II
In alcuni paesi è entrata in uso la comunione sulla mano. Tale pratica è stata richiesta da singole conferenze episcopali ed ha ottenuto l'approvazione della sede apostolica. Tuttavia, giungono voci su casi di deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle specie eucaristiche, mancanze che gravano non soltanto sulle persone colpevoli di tale comportamento, ma anche sui pastori della Chiesa, che fossero stati meno vigilanti sul contegno dei fedeli verso l'eucarestia.
Comunione in ginocchio o in piedi?
Dopo aver portato ieri l'esempio di don Rigon, oggi diamo notizia di un altro sacerdote ci offre un nuovo esempio di strumento a servizio della Liturgia, in linea con il magistero di Benedetto XVI.
Vi ricordate di don Andrea Brugnoli? Il parroco di san Zeno alla Zai (Vr) che, tra altre cose, ha studiato i "4 passi" da suggerire ai suoi confratelli sacerdoti per seguire l'esempio del Santo Padre circa la distribuzione della S. Comunione in ginocchio e in bocca? (si veda qui il nostro post).
Ecco, a ulteriore completamento di quella bella iniziativa, don Andrea ha ideato un foglietto sulla S. Comunione e sui "6 passi" per accostarVisi. A san Zeno (Vr) i foglietti preparati dal parroco don Brugnoli con alcune paterne raccomandazioni. Molte copie di questa brochure vengono poste in fondo alla sua chiesa e vengono prese dai fedeli.
Sul foglietto il pio lettore può anche trovare risposte a domande ricorrenti: "Si può fare la Comunione ad ogni Messa?", "Comunione in bocca o in mano?", "Quali sono i frutti della Comunione?"
Riguardo al modo di ricevere la S. Comunione
Un’anziana fedele mi scrive riguardo al modo di ricevere la Santa Comunione.
Pochi giorni fa mi è giunta questa lettera. La riporto integralmente, all'inizio su un foglio è scritto a mano con la penna, a cui segue il testo sotto, ciclostilato.
“Reverendo Don Marcello Stanzione, Campagna (Sa), mi scuso per disturbarla, ma ho davvero bisogno di avere, se vorrà, una sua parola, una sua opinione su ciò che scrissi il 25.2.n.s. sulla Santa Eucarestia.
Erano 15 anni che desideravo dire quel che ho scritto, ora sono vecchia (81 anni) e come dico in chiusura del testo, non voglio morire senza esprimere il mio profondo dolore su come hanno ridotto questo grande dono che ci ha fatto Gesù. La prego, la prego mi risponda, poi dirò il perché, se potrò riscriverle. E’ necessario che io possa morire in pace. A dolori si aggiungono altri dolori, che dai nostri Angeli Custodi mandiamo alla Madonna, Lei sa cosa farne, anche se sarà poca cosa. E’ davvero importante per me sapere cosa ne pensa, Lei Don Marcello sul testo che ho scritto. Appena avrò il suo pensiero Le scriverò motivando il perché mi rivolgo a Lei. Ho bisogno prima ... di avere la sua opinione. Tra poco ho la S. Messa e La rivedo là. Grazie.
Dev.te Anna Ester Frati Martinelli - Barasso (Va)
Erano 15 anni che desideravo dire quel che ho scritto, ora sono vecchia (81 anni) e come dico in chiusura del testo, non voglio morire senza esprimere il mio profondo dolore su come hanno ridotto questo grande dono che ci ha fatto Gesù. La prego, la prego mi risponda, poi dirò il perché, se potrò riscriverle. E’ necessario che io possa morire in pace. A dolori si aggiungono altri dolori, che dai nostri Angeli Custodi mandiamo alla Madonna, Lei sa cosa farne, anche se sarà poca cosa. E’ davvero importante per me sapere cosa ne pensa, Lei Don Marcello sul testo che ho scritto. Appena avrò il suo pensiero Le scriverò motivando il perché mi rivolgo a Lei. Ho bisogno prima ... di avere la sua opinione. Tra poco ho la S. Messa e La rivedo là. Grazie.
Dev.te Anna Ester Frati Martinelli - Barasso (Va)
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