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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

La chiave dell'anima

Esiste la porta dell'anima? Dove si trova? Come si apre? Chi può aprirla? Sono frasi che potrebbero proiettarci lontano da una verità che è assai più prossima di quanto potrebbero far intendere queste domande.
Dio ama visceralmente di un amore di cui Egli perfino soffre per il solo fatto di amarci. E sì, siamo dentro le viscere di Dio, poiché Egli rigenera e partorisce nuovamente la nostra anima non soltanto nella Confessione, ma forse persino nell'istante in cui discende passionalmente in noi quando e come Egli conviene.
La chiave dell'anima è un possesso di Dio non esclusivo, la possiede infatti per grazia anche ogni persona permeata d'amore, poiché Dio è la chiave originale dell'anima, puro amore che si dona a noi per esser donato.
Perciò "Dio apre all'amore", o altrimenti l'anima sarebbe cosa chiusa a se stante, muta e sorda, infatti l'opera divina contempla che l'anima sia permeabile a doppio senso.
L'amore è la chiave esclusiva che apre la porta dell'anima nei due sensi, giacché "l'amore è il nutrimento dell'anima, ragion per cui, amare è aprire la porta dell'anima per nutrire".

Ma quest'anima prodiga d'amore è cosa nostra, oppure è cosa di Dio e a Lui appartiene? Se ci chiedessimo come potremmo amarci senza la costante presenza di Dio in noi, potremmo fors'anche propendere che l'anima appartiene a Dio. Personalmente debbo crederlo, suffragato in ciò da un particolare ricordo: un giorno, prima di iniziare la preghiera serale ebbi a dire a Dio: "Perdonami se mi presento a te con quest'anima nera..." Non potei finire la frase, che udii riecheggiare con voce imperiosa: "No! No!". Se dunque l'anima non può insozzarsi a causa del peccato, ciò può sussistere soltanto a motivo che questa è cosa di Dio pura e incorruttibile come Dio medesimo, diversamente dalla coscienza, che è cosa nostra, seppure abbia un certo collegamento con l'anima.
Appurato che l'anima è lo scrigno che racchiude l'amore di Dio, noi sappiamo anche che Egli non viene meno neppure quando ci allontaniamo da Lui, perfino nei confronti del peggiore individuo, siccome Dio non cambia mai e anzi, la sua misericordia abbonda dove più v'è miseria.
E se dunque Dio si riversa con tangibile intensità d'amore nell'anima che a Lui appartiene, potremmo osare che Dio è più che in noi e che l'anima altro non è che Dio stesso in noi?

Affermo ciò consapevole della mia miseria, dalla quale soltanto posso scorgere così tanta bellezza nelle anime altrui: Dio medesimo. L'uomo miserabile infatti, ammira e mira all'amore, poiché scorge distintamente quel che desidererebbe essere.
Ti ringrazio Signore mio e Dio mio per le lacrime, ti ringrazio per il patire, donde sento più d'amarti, tu sai è pur vero, come accendere passione anche nell'oscurità del peccato. Pietà di me Signore, come avesti compassione del ladrone, io confido in te.
«I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro?». (Salmo 56-9)

Teófilo

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