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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 5 luglio 2015 (Marco 6,1-6) con meditazione del Card. Piovanelli

XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
"Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua."
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore.
L’evangelista Marco ci racconta lo scandalo degli abitanti di Nazaret dinanzi a Gesù che annunzia il Vangelo  proprio nel suo paese. E’ lo scandalo – ci direbbe il teologo Balthasar – di chi rifiuta con ragioni penultime ciò che con ragioni ultime (che si conoscono molto bene)  si dovrebbe accettare.
Gesù, dopo aver trascorso alcuni mesi a Cafarnao ed aver predicato il Vangelo e curato molti malati nei villaggi della Galilea, torna al villaggio natale. Qualche tempo prima i suoi parenti, che non riuscivano a comprendere il ministero che Gesù aveva iniziato a circa trent’anni  (Lc 3,23),avevano tentato di farlo rientrare in famiglia e riprendere il suo dignitoso lavoro di falegname; ma egli non aveva aderito (Mc 3, 20-21).
Ora, di sua iniziativa, Gesù ritorna a Nazaret e non vi ritorna solo, ma accompagnato da un gruppo di discepoli. La incomprensione non si manifesta subito, ma quando, al sabato, si mette a insegnare nella sinagoga.
A Cafarnao Gesù è stato coinvolto in conflitti drammatici con gli scribi e i farisei, ma non aveva mai avuto problemi con la gente semplice. Ora invece è il popolo, i contadini del suo paese che non lo capiscono e lo rifiutano. Nel racconto, infatti, non c’è nessuna allusione alla presenza di dirigenti religiosi.
Quando si mette a insegnare nella sinagoga, i  molti che lo ascoltano rimangono stupiti. Possiamo immaginare i loro pensieri e i loro discorsi: “Noi, Gesù, lo conosciamo bene, fin da piccolo; siamo una piccola comunità, abbiamo la stessa fede di Abramo, che è nostro padre, siamo osservatissimi del sabato e frequentiamo regolarmente la sinagoga; ci incontriamo continuamente nello stesso cerchio di relazioni, abbiamo in comune parenti e conoscenze come Giacomo, Joses, Giuda, Simone,
e le sorelle, cioè le donne  della stessa parentela che vivono con noi. Lui, Gesù, è il figlio del  falegname (Mt 13,55), lui stesso falegname;  non è il figlio di Maria?  Maria è una dei noi. Ci si conosce bene, e Gesù – dicono tra di loro –  è un uomo ritirato, servizievole, lavoratore, “sapiente”, puoi sempre contare su di lui, è un uomo in gamba!”.
Bruscamente, dopo circa trent’anni di vita serena, ordinaria, nella concretezza  di un piccolo  paese disprezzato ma tranquillo, un ambiente ristretto dove si conosce tutto di tutti, ecco l’imprevisto:  parla come  se fosse uno scriba  o  un dottore della legge, ha una sapienza superiore;  e  poi,  i prodigi compiuti dalle sue mani ?”.
Com’è difficile riconoscere che questo parente, questo amico, che scombussola i pensieri e i piani delle persone, sta leggendo il piano di Dio per tutti!
Com’è difficile pensare che questo uomo semplice e laborioso, che tutti pensano di conoscere bene perché da anni vive con loro la vita di tutti i giorni a Nazaret, sia anche tanto diverso da loro e abbia qualcosa da dire ai suoi compaesani  e  anche a tutto il popolo di Dio!
Gesù – ci dice Marco – era per loro motivo di scandalo.  Era per loro, cioè, un inciampo, una difficoltà, un ostacolo.
Quanto è difficile riconoscere l’intervento di Dio all’interno di un evento e di una persona che risultano ordinari, vicini, ben conosciuti. Gesù lo sottolinea: “un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.
O crediamo alla presenza di Dio in tutti i momenti della nostra vita, con la conseguenza che nulla è banale e nulla è senza senso; oppure siamo come gli abitanti di Nazaret che rifiutano Dio in veste quotidiana, rifiutano Dio nella vita di ogni giorno.
Dunque, un insegnamento da non dimenticare: tentati come siamo, di aspettarci che Dio ci parli attraverso persone e fatti straordinari, dobbiamo credere che  Dio si serve di persone qualsiasi, di gente comune, in cui la fede ci fa riconoscere la sua presenza imprevedibile. L’ospite, il vicino, il malato, lo straniero, l’amico, il prossimo: l’incontro con l’altro può essere un momento di grazia, se il nostro cuore è aperto e disponibile. La rivelazione di Dio passa attraverso l’incarnazione. Dio continua a scendere in mezzo a noi, a incontrarci come uno di noi  ed abitare nella nostra tenda e camminare per le nostre strade.
E c’è un altro insegnamento importante. “E lì Gesù non poteva compiere nessun prodigio”. Glielo impediva la loro mancanza di fede. Si può paralizzare una persona, ridurla al’impotenza, semplicemente non dandole fiducia, buttandole addosso il peso di un giudizio preconcetto. Quante energie soffocate, quanti scoraggiamenti, quanta gioia distrutta dai nostri giudizi decisi e inappellabili su coloro che crediamo di conoscere! Troppe volte, nello sguardo che rivolgiamo agli altri, non c’è posto per la speranza.
E si meravigliava della loro incredulità. Signore Gesù, liberami dal rifiuto preconcetto, dalla superficialità delle parole, dal calcolo delle  promesse, dall’impazienza dei programmi, dalla pretesa dei risultati, dalla paura di affidarmi totalmente. Vorrei che Tu non ti meravigliassi tristemente della mia incredulità, ma tu esultassi di gioia per il canto di speranza  acceso dallo Spirito Santo nella mia povera vita!

"O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberati dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione."

Nonostante che anche noi siamo una razza di ribelli, nonostante la nostra mente testarda e il nostro cuore indurito,  nonostante  che molti si rivoltino contro Dio, Dio non ci fa mancare, in mezzo a noi, persone che, come profeti, dicono con la bocca e la testimonianza della vita le parole della verità e dell’amore.
Conosci anche tu – nella tua famiglia, nella tua comunità o nel tuo ambiente – persone che hanno questa dimensione profetica?
Hai verificato anche tu, qualche volta, che il Signore manifesta la sua potenza e  fa  trionfare  il bene in persone giudicate deboli e incapaci ?
E tu, quando ti senti  inadeguato, impreparato, non all’altezza della situazione, schiacciato dalle difficoltà, perché non getti in Dio ogni tua preoccupazione, facendo con impegno quanto rientra nelle tue possibilità e ripetendo  a te stesso quella certezza di fede che ci insegna l’Apostolo: che cioè la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza dell’uomo?
Se c’è qualche spina nella tua vita, il Signore non domanderà a te quello che ha chiesto a Paolo apostolo, cioè di confidare maggiormente nella grazia del Signore, il quale ama manifestare la sua potenza nella nostra debolezza?
Quando ti sei impegnato a vivere con coerenza maggiore il Vangelo, quando hai cercato di rispondere a quello che il Signore domanda alla tua vita, ti è capitato di avvertire una certa pressione da parte dei familiari, degli amici, dei conoscenti, perché tu  rientri  nel quadro comune e nei ritmi quotidiani, non uscendo dalle righe, non distinguendoti dalla massa?
Tutte le volte che ti capita una simile situazione, ricordati di Gesù nella sua città di Nazaret.
Quante volte ci lamentiamo, perché nella nostra vita o nella nostra famiglia o nella nostra comunità o nel nostro ambiente mancano “prodigi”, cioè segni luminosi della presenza di Dio e del suo intervento.
Rileggi con attenzione la frase del vangelo di Marco: “E lì Gesù non poteva compiere nessun prodigio”.
Siamo costretti a chiederci: ma non dipenderà proprio da noi, dalla nostra mancanza di fede, dal chiuderci nella comodità di nostri progetti, dal nostro giudizio sicuro e inappellabile su persone e situazioni?  Non sarò proprio io ad impedire a Gesù di  far brillare la luce della sua presenza, e far risuonare la forza della sua parola ed aprire le sue vie di consolazione e di speranza?.


Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu" (Don Giussani)

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