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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

☩ UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 19 luglio 2015 (Marco 6,30-34) con meditazione del Card. Piovanelli

XVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
"Li videro partire e capirono"
Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò“.
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.
La pagina del Vangelo di Marco presenta  alla nostra riflessione due punti di entrata: il tema del luogo solitario in disparte dove Gesù conduce i suoi discepoli e il tema della molta folla che continuamente assedia il Maestro.
Gesù vuole rimanere solo con gli apostoli dopo la loro prima esperienza missionaria: gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato (seguito del Vangelo di Domenica scorsa).
L’espressione “in disparte” è talvolta adoperata per caratterizzare i momenti di preghiera di Gesù (Mc 9,2),
ma anche il riposo e la riflessione dei discepoli (Mc  6,31). Un confronto col Maestro serve a verificare la missione compiuta e la fedeltà alla parola consegnata, aiuta lo sviluppo della intimità col Maestro e approfondisce la conoscenza del mistero messianico.
Questa iniziativa di Gesù rimane come insegnamento per ogni tempo: c’è sempre bisogno di prendere la distanza dall’azione concreta mediante tempi di silenzio e di preghiera, perché nella conoscenza approfondita della Parola si conservi e cresca la freschezza, lo slancio e la forza per annunciare il Vangelo. L’isolamento di luoghi appartati non fa paura ai Dodici se il Pastore è con loro. Il silenzio si traduce in intimità e i cuori possono aderire più fortemente alla Parola del Maestro.
Il silenzio, la solitudine, la preghiera, il reciproco ascolto comunitario non sono una fuga dalla vita, un ritirarsi dalla storia, ma una elevazione a Dio che ci salva dalla banalità e dall’affanno.
C’è una frase quasi paradossale, “molti  li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero colà a piedi e li precedettero”. “Li videro partire e capirono”: la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata a Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo senza limiti  (cf EN, 41) è il primo mezzo di evangelizzazione;  anzi secondo San Pietro, la fede e l’amicizia con Gesù , che risplende nella vita dei cristiani e particolarmente nella concreta esistenza dei preti  e delle persone consacrate, “conquista senza bisogno di parole quelli che si rifiutano di  credere alla Parola” (1 Pt 3,1). Occorrono - afferma Papa Paolo VI nell’enciclica Evangelii nuntiandi, 1975 - “ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita, affinché il regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo” (EN,80).
La folla, tutta presa dai prodigi e dalle parole di Gesù, rende impossibile il riposo del Maestro e dei suoi discepoli. L’entusiasmo della gente è forse reso da Marco con l’osservazione che la gente fece più alla svelta a fare il giro del lago a piedi che non Gesù e gli apostoli a traversarlo con la barca! (Mc 6,33).
La reazione di Gesù dinanzi alla folla - molta folla – è la commozione [si commosse per loro], la commozione di Gesù è la compassione stessa di Dio, perché non c’è nessuno che si occupi di loro e sono come pecore senza pastore. Queste pecore sbandate sono uscite dalle loro case e dai loro villaggi per incontrare il Rabbi nel deserto ed egli non le delude: “si mise a insegnare loro molte cose”. In seguito Marco ribadirà con maggior forza questa costante di Gesù: “La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare” (Mc 10,1).
Non è artificiale il legame che Marco instaura tra insegnamento e formazione di un popolo. Siamo dinanzi a un gregge senza pastore, un gregge disperso: solo la Parola di Gesù può radunare e riunire gli smarriti e i dispersi. E dopo la Parola, il Pane; Parola e Pane che saziano la fame integrale delle folle, come il Signore realizza nelle nostre Eucaristie.
C’è, dunque, un “darsi” alla folla. E c’è un indispensabile “sottrarsi” alla folla. E ciò a vantaggio del pastore e del suo equilibrio, ma anche a vantaggio della folla stessa. La quale ha tutto da guadagnare da una guida che ha il coraggio di “partire” verso luoghi solitari e accetta di “perdere un po’ di tempo” per stare  in disparte col suo Signore. Il silenzio diventa il “luogo” dove il pastore accoglie la Parola destinata alla sua gioia di discepolo e alla fame del suo gregge.


"Dona ancora, o Padre, alla tua Chiesa, convocata per la Pasqua settimanale, di gustare nella parola e nel pane di vita la presenza del tuo Figlio, e di riconoscere in lui il vero profeta e pastore, che ci guida alle sorgenti della gioia eterna ."


In ogni situazione, anche nelle circostanze che sembrano tagliare ogni speranza, le promesse del Signore rimangono sempre: “ non dovrai più temere né sgomentarti”, “dal gregge non mancherà neppure una pecora”.
Ricordi la fede di Abramo, il quale “credette, saldo nella speranza contro ogni speranza” (Rom 4,18)?
Gesù Cristo, per mezzo della sua carne (l’incarnazione), grazie al Sangue suo (la passione e la morte in croce), ha abbattuto ogni muro di separazione. Ci sono nella tua vita consapevoli muri di separazione?
Ci sono steccati divisori ? Prova ad individuarli: c’è uno steccato divisorio con qualcuno? con qualche gruppo? con qualche particolare esperienza?
In Gesù Cristo possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. La tua preghiera è un abbraccio che accoglie tutti?
C’è qualcuno che tu conosci e per il quale non preghi mai?
L’invito di Gesù (Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’) tocca anche la tua vita?
Sei convinto che il tempo donato all’ascolto personale, prolungato, pregato, della Parola del Signore fa crescere la freschezza, lo slancio, la forza e la gioia dell’annuncio del Vangelo ?
In conseguenza, quale proposito dovresti concretizzare?
Quel Gesù che, sceso dalla barca, vide una grande folla, ed ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, non è rimprovero e richiamo per la tua indifferenza dinanzi al disorientamento di tante persone, per il tuo rassegnarti alla dispersione comunitaria e all’indebolirsi dei rapporti familiari?
Perché non reagisci almeno con la preghiera insistente ?


Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu" (Don Giussani)

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