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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Prima lettura della Domenica di Pentecoste 2015 (At 2,1-11) con meditazione del Card. Piovanelli

Domenica di Pentecoste
"Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare"
Dagli Atti degli Apostoli 2,1-11.
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
Parola di Dio

Il mistero pasquale è unico: morte, risurrezione, ascensione, dono dello Spirito sono avvenuti nello stesso momento: all’atto di amore fino alle fine che è la morte di Gesù (Gv 13,1) il Padre risponde con la glorificazione del Figlio e il dono dello Spirito.
Perché allora Luca ci presenta quest’unico mistero, come se fosse accaduto in tre momenti successivi (risurrezione, ascensione, pentecoste)? Mentre è vero che anche Dio viene incontro alle nostre limitate capacità, certamente Luca lo ha fatto per aiutarci a comprendere i molteplici aspetti del mistero pasquale.
Mentre, dunque, l’Apostolo Giovanni condensa in un solo racconto, nella sera di Pasqua, l’apparizione del Risorto ai discepoli e il dono dello Spirito Santo (Gv. 20,19-23), san Luca scagliona questi due avvenimenti nel tempo. Per gli Ebrei, la festa della Pentecoste - inizialmente festa della mietitura - ricordava il dono della Legge sulla santa montagna. Al Sinai era nato il popolo di Dio, un popolo reso unito dalla regola di vita ricevuta dal Signore. Un popolo unito, viva antitesi dell’umanità divisa e incapace di comprendersi, come raccontava un’antica pagina della Bibbia con l’episodio della Torre di Babele. La Pentecoste cristiana realizza quello che l’Antico Testamento poteva solo sognare e chiedere. Un testo rabbinico così descriveva l’esperienza del Sinai: “La voce di Dio al Sinai si divise in settanta lingue perché tutte le nazioni potessero comprendere la sua parola”. Lo Spirito ha sostituito l’antica Legge ed è divenuto la nuova Legge per il cristiano.
Per descrivere questo avvenimento misterioso e indescrivibile, si serve di immagini prese dall’Antico Testamento e da certi commentari giudaici del racconto della rivelazione del Sinai: il fragore come di vento impetuoso, le lingue come di fuoco, il fatto che ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Il dono dello Spirito rende questi incolti Galilei capaci di rendersi comprensibili a tutti gli uomini nelle loro diverse lingue e culture. Parlano mediante lo Spirito di Cristo una lingua che chiunque può capire e affermare. Sorge un popolo nuovo: ci si intende e ci si accoglie. Questo popolo è, di diritto, universale. È iniziata la riunificazione dell’umanità intera, che dovrà continuare attraverso la storia con l’impegno responsabile di ciascuno.
Sulla Chiesa dalle mille lingue, culture e razze si effonde il dono dello Spirito che diventa radice di unità e di ricchezza interiore. Tutti i popoli che sono presenti nella Chiesa, pur nelle diversità di lingue, culture e tradizioni, ascoltano la stessa parola di Cristo e proclamano la stessa fede.

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it

"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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