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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 8 marzo 2015 (Giovanni 2, 13-25) con meditazione del Card. Piovanelli

III Domenica di Quaresima - Anno B
"Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere"
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”.
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù: “ Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.
Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che è nell’uomo.
Parola del Signore.
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L’evangelista Giovanni, nel bel mezzo della Quaresima, ci racconta la purificazione del tempio, affinché comprendiamo il vero culto di Dio e quale è la vera casa di Dio. L’episodio dei mercanti del tempio è uno degli episodi più conosciuti della vita di Gesù. Raccontato da tutti e quattro gli evangelisti, è stato illustrato da numerosissimi pittori.
Che scena straordinaria! Che bella collera! Cristo rifiuta il nostro interessato rapporto con Dio: non è il luogo sacro che conta, non è il numero dei riti che realizza la comunione con Dio.  
Cristo non se la prende con i commercianti come tali, né li accusa di essere disonesti. Li accusa di non rispettare quel luogo come la casa di Dio. Il tempio dei Giudei non era un tempio fra tanti altri, i molti altri innalzati, per esempio, dai pagani. Era “il” Tempio, l’unico luogo riservato all’adorazione del Signore, il luogo in cui recarsi in pellegrinaggio ogni anno, per farvi  sacrifici e pagare l’imposta. Sarà solamente per via della dispersione dei Giudei nel mondo, che verranno costruite numerose sinagoghe, in cui raccogliersi per l’ascolto della Bibbia e fare la preghiera, mentre l’unico luogo per il pellegrinaggio e i sacrifici resterà il tempio, fino all’anno 70 d.C., quando sarà distrutto dai Romani, e da allora non si faranno più sacrifici e pellegrinaggi al tempio.
La città di Gerusalemme, che normalmente contava un 50.000 abitanti, in occasione  della Pasqua triplicava il numero delle persone: tutte le famiglie erano impegnate nell'accoglienza di qualche ospite e si moltiplicavano le tende e gli alloggi di fortuna. Durante i giorni della festa i pellegrini si recavano al tempio per pregare, offrire sacrifici, consegnare le loro generose offerte.  Ecco, allora, il mercato di pecore, buoi e colombe. Ed ecco i cambiavalute, necessari per cambiare i denari di Roma, dichiarati legalmente impuri, in monete di rame, le uniche che potevano circolare nel luogo santo. Per i commercianti la Pasqua era un’occasione da non perdere: in poche settimane si potevano accumulare più guadagni che durante tutto il resto dell’anno. È facile immaginare l’indescrivibile viavai dei pellegrini, il vociare dei venditori, la presenza delle guardie, l’affaticarsi dei leviti e dei sacerdoti. La casa di preghiera sembrava un mercato!
Il gesto di Gesù è un gesto profetico, per il quale il Maestro non riceve rimproveri, ma la domanda donde gli venga questa autorità.
Il perché di questa sorprendente iniziativa si trova nelle parole con cui Gesù accompagna il gesto: il profeta Zaccaria aveva detto: “In quel giorno non vi sarà neppure un mercante nella casa del Signore degli eserciti” (Zac 14,21), mentre voi fate della casa del Padre mio un mercato!
Così Gesù ha pronunciato la sua condanna, severa, inappellabile, contro ogni commistione tra religione e denaro, fra culto e interessi economici.  Per evitare pericolosi equivoci Gesù ha ingiunto ai discepoli: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento” (Mt 10, 9-10).
Gesù ha chiamato il tempio “casa del Padre mio”, dichiarando così implicitamente chi egli è: il Figlio!
Il gesto di Gesù non è una semplice correzione di abusi, ma annuncio misterioso della scomparsa del tempio materiale come garanzia della presenza di Dio e della salvezza e presenza di quel nuovo tempio vivente che è il corpo risorto di Cristo.
“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere “. Non il tempio di Gerusalemme, che sarà definitivamente distrutto alcuni anni più tardi, ma il tempio del suo corpo. L’evangelista lo sottolinea con cura: “egli parlava del tempio del suo corpo”.
Il brano evangelico si chiude con una informazione sorprendente: "Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome.  Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che è nell'uomo." La ragione di questo atteggiamento distaccato di Gesù sta nel fatto che i molti segni da lui compiuti a Gerusalemme hanno suscitato la fede in Gesù taumaturgo, ma non hanno fatto scoccare nel cuore quella fede profonda che consiste nell'adesione personale, totale, incondizionata al Figlio di Dio. Ecco perché Gesù, non si fidava di loro. Anche oggi Gesù non si fida di chi lo cerca solo come operatore di miracoli. Questa fede non è sufficiente per scoprire e accettare il mistero del Figlio di Dio e la sua rivelazione dell’amore del Padre celeste. Di qui la necessità della nascita dall’alto o dallo Spirito Santo, che Gesù affronterà subito dopo nel colloquio con Nicodemo (Gv 3. 1-21).
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Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna, guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia.
Signore nostro Dio, santo è il tuo nome, piega i nostri cuori ai tuoi comandamenti e donaci la sapienza della croce, perché, liberati dal peccato, che ci chiude nel nostro egoismo, ci apriamo al dono dello Spirito per diventare tempio vivo del tuo amore.

I Dieci Comandamenti [Le Dieci Parole] sono considerati un peso ed una limitazione della tua libertà oppure una difesa,una garanzia ed una promozione della tua dignità umana? Sono una catena oppure un’ala?

Nella tua spiritualità e nel tuo apostolato prevalgono le devozioni, la ricerca di prodigi e rivelazioni, la memoria di santi o beati, oppure la memoria viva di Gesù Cristo, nostra sapienza e nostra forza, e la parola del suo Vangelo, con l’impegno di scoprire lo straordinario di Dio nell’ordinario della tua vita?

C’è anche in te, nella tua vita personale o nel tuo impegno ecclesiale, qualche commistione tra religione e denaro, fra culto e interessi economici ?
La parola di Gesù ai discepoli “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” viene tradotta in qualche modo nella concretezza dei tuoi rapporti con gli altri e nell’impegno e nel servizio che ti è richiesto?

Gesù ha chiamato il tempio “casa del Padre mio”. Quanto più questa parola può illuminare di particolarissima luce la chiesa nella quale si raccoglie la comunità cristiana per la preghiera e che custodisce nel tabernacolo la santa Eucaristia!
Nel tempio di Gerusalemme Gesù fa misteriosamente riferimento al tempio che è il suo Corpo. Ma anche la Chiesa, secondo la parola di San Paolo, è “corpo di Cristo”: ”voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra“(1Cor.12, 27).  C’è in te l’impegno a tenerti libero da ogni interesse di mercato nel tuo rapporto con Dio e con i fratelli?

Gesù, che conosce tutti in modo diretto e profondo, si può fidare di te?

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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