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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 29 marzo 2015 (Marco 11, 1-10) con meditazione del Card. Piovanelli

Domenica delle Palme - Anno B
"Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"
Dal Vangelo secondo Marco 11, 1-10.
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”. Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori della strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: “Perché slegate questo puledro?”. Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed Egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!”.
Parola del Signore.

Il brano riportato sopra viene proclamato all’inizio della celebrazione per far memoria dell’ingresso solenne di Gesù nella città di Gerusalemme. Nella liturgia della Parola viene proclamata la Passione del Signore nostro Gesù Cristo secondo Marco (14,1 – 15,47).
Ripassiamo la passione di Gesù non con l’attenzione di chi ascolta una storia del passato, ma con la partecipazione di chi rivive una vicenda di amore e di dolore  che gli ha toccato e salvato  la vita.
Il racconto ha pienezza di senso unicamente come racconto dell’amore divino, che sfocerà nella Pasqua. Il nostro sapere prima l’esito glorioso (“finirà tutto bene, con la sconfitta della morte e la pienezza di vita nuova”) non  mitiga il realismo della “via crucis”, ma ne pone in rilievo quanto più seriamente possibile la ingiustizia e la umana malvagità e quindi fare emergere la inimmaginabile grandezza del dono che ci è fatto e la necessità di una risposta di amore più generosa.
Ascolta le tre sottolineature dell’evangelista individuate dal teologo Hans Urs von Balthasar:
a. - Lo spreco. Al principio sta l’amorevole spreco dell’olio di puro nardo a Betania. Gesù respinge ogni critica: la donna ha fatto la cosa giusta, lo ha unto per la sua morte (Messia significa “Unto”): un’azione definitiva della Chiesa amante, che ha validità sino alla fine del mondo. Tutta la passione sta in questo perfetto autospreco dell’amore di Dio per il mondo. E Gesù si spreca in modo ancora più illimitato nell’Eucarestia. Lo spreco, questo amare senza calcolo e senza limite, è il primo atteggiamento del cristiano per rispondere all’amore eccessivo di Dio!
b. - Il tradimento generale. L’atteggiamento degli uomini nella passione viene riferito con crudo realismo: come una raccolta di tutti i peccati che essi commettono su Gesù contro Dio stesso.
Prima, il sonno dei discepoli che dovrebbero vegliare e pregare: un addormentarsi che continua nella storia della Chiesa e forse nella vita di ciascuno di noi.
Poi, l’aperto tradimento per un vantaggio materiale e questo con la piena conoscenza di Gesù: non solo il tradimento di un apostolo e il tradimento con un bacio, ma anche il rinnegamento dell’apostolo Pietro da Lui scelto come pietra per costruirvi la Chiesa, e poi la fuga di tutti gli altri.
Il popolo eletto che rinnega in pubblico giudizio il suo Messia, che viene consegnato ai pagani, e che impedisce (con la scelta di Barabba) la sua liberazione e impone la crocifissione.
Giudei e pagani fanno a gara a superarsi in ogni forma di ingiuria, di umiliazione e tortura corporale, con derisione della missione di Gesù perfino sotto la croce.
c. - L’ultimo grido. Marco riferisce una sola parola di Gesù in croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ” e a questa parola non viene data, ora, nessuna risposta. Perciò la vita del Salvatore del mondo finisce con “un forte grido”, quasi espressione dell’ingiustizia enorme fatta a Dio dalla storia del mondo.
E proprio questo grido con cui Egli muore, porta alla fede per primo il centurione: il centurione, infatti, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”.
Ad ogni uomo è riservato un calvario, piccolo o grande, breve o lungo. Talvolta, numerosi calvari intermedi, fino a quello finale. Cristo c’è passato e ne è uscito, risorto per lui e per noi. Scrisse Dietrich Bonhoeffer, un grande teologo luterano vittima del nazismo (impiccato da Hitler): “A fare il cristiano non sono i riti religiosi, ma il partecipare alla sofferenza di Dio nella vita terrena”. (Orazio Petrosillo, Vangelo in cronaca, commento di un giornalista alle letture della Domenica).

“Figlio dell’uomo, corpo di Dio, corpo profumato più del giglio, uomo perfetto, o pienezza di umanità che il mondo ha messo in croce! questa, questa la tua passione: l’uomo che viene ancora crocifisso! Signore, che nessuno sia più torturato e ucciso. Amen." (P. David M. Turoldo)

Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione.

Dinanzi alla chiara prospettiva della passione, che per tre volte ha preannunciato ai suoi discepoli (Mc 8,31; 9,31; 10,33-34), Gesù non si tira indietro, ma si mette in cammino con decisione verso Gerusalemme.
Dinanzi alle prospettive di fatica, di sofferenza, di incomprensione che talvolta segnano la nostra vita, qual è la tua reazione? Ti tiri indietro o ti metti decisamente in cammino?
La croce indica una scelta di vita, quella del dono totale di sé. Non basta, perciò, contemplarla e venerarla in modo meramente esteriore.
Occorre riconoscere l’amore di Dio che, per la nostra salvezza e la gioia della nostra vita, è arrivato ad amarci fino a quel punto e non cessare mai il nostro canto di meraviglia e di ringraziamento.
Occorre rispondere a quest’amore vivendo con la maggiore intensità possibile un rapporto con gli altri che sia compassione e misericordia, accoglienza e solidarietà, condivisione e generoso servizio.
A Gesù che ti dice: “Prendi ogni giorno la tua croce e seguimi” (cf Lc 9,23), tu cosa rispondi?
Se è vero che “a fare il cristiano non sono i riti religiosi, ma il partecipare alla sofferenza di Dio nella vita terrena” , in che modo puoi arrivare a vivere l’esperienza dell’apostolo Paolo che scrive ai cristiani della Galazia: “Sono stato crocifisso con Cristo” (Gal 2,19)? Da questo impegno non puoi esimerti, perché lo stesso apostolo, sempre ai Galati, dice: “Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Gal 5,24).
Sei pronto a vivere il tuo rapporto con Dio e il tuo rapporto con gli altri secondo la legge dello spreco, cioè senza calcolare il tempo, le energie, i vantaggi e gli eventuali ritorni?
Come possiamo rispondere a quello spreco di amore e di grazia che è l’Eucaristia? Ogni giorno il Padre, ri-presentando a noi Gesù come Parola di verità e Pane di vita, dà fondo al suo Amore, alla sua Sapienza, alla sua Ricchezza … Non può dare di più !
Tutti hanno abbandonato Gesù, tutti hanno tradito il suo amore, anche quelli che hanno ascoltato la sua parola e gli hanno giurato fedeltà, anche quelli ai quali sono stati affidati compiti importanti per la piccola comunità dei discepoli e la Chiesa che stava per nascere.
Non ti pare che questa storia continui anche oggi, anche nelle nostre comunità, anche nella nostra personale esperienza?
Marco riferisce una sola parola di Gesù in croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e a questa parola non viene data, ora, nessuna risposta. Perciò la vita del Salvatore del mondo finisce con “un forte grido”, quasi espressione dell’ingiustizia enorme fatta a Dio dalla storia del mondo e segno estremo della condivisione della nostra umanità. Per salvarmi, fino a che punto sei arrivato, Signore!
L’immagine del Crocifisso ci si presenta dinanzi continuamente nelle chiese, nella case, per le strade, ecc. Se il centurione si è aperto alla fede vedendo Gesù morire così, non sarà che l’abitudine a vederlo ha creato in noi una corteccia di insensibilità?

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it

"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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