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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 1 febbraio 2015 (Marco 1, 21-28) con meditazione del Card. Piovanelli

IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
"Io so chi tu sei: il santo di Dio!"
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava.
Ed erano stupiti del suo insegnamento; egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo:”Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Parola del Signore
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In questa e nella prossima Domenica noi ascoltiamo dal Vangelo di Marco il racconto di una “giornata di Gesù a Cafarnao”.
Dunque, è a Cafarnao che Gesù inaugura l’annunzio del regno di giustizia e di pace. In questa città cosmopolita della Galilea dove regnavano il traffico e la dissolutezza, Gesù per iniziare la giornata e per dire cose importanti sceglie un luogo santo. Entra nella sinagoga e colpisce tutti col suo insegnamento (erano stupiti del suo insegnamento). Lo stupore nasce dal fatto che egli insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. Gli scribi ripetevano quello che “è stato detto agli antichi”. Gesù afferma con forza (ma io vi dico) che bisogna sempre fare quello che dice il Padre che sta nei cieli. “Ciò che esige il nuovo insegnamento è un radicalismo dell’obbedienza a Dio che è tutt’altro dalla severità della legge richiesta dai dottori della legge. Questo radicalismo non pretende affatto la fuga dal mondo, come la praticavano per esempio gli uomini di Qumran, ma in mezzo al mondo e al suo lavoro e alla sua fatica una vita indivisa per Dio e secondo i suoi comandamenti. Questi comandamenti che Gesù spiega agli uomini sono a un tempo infinitamente semplici e infinitamente esigenti; li ha più tardi ripetuti di continuo: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi. Da ciò dipende tutta la legge e i profeti (cfr. Mt.7,12). Questa è la perfezione raggiungibile dall’uomo, nella quale egli può e deve assomigliare al Padre celeste (cfr. Mt.5,48).  Qui c’è soltanto totalità e nessuna divisione” (Hans Urs von Balthasar, Luce della Parola, PIEMME 1990).
Cafarnao sembra immagine del nostro mondo: un mondo che gronda ingiustizia  ed è i insozzato da miseria, da manovre sporche, da violenza, sfruttamento, oppressione, emarginazione.
Quante persone, sulla scia del Messia, hanno tentato di far tacere i demoni del denaro, del potere, del piacere! Hanno insegnato testimoniando, impegnando tutta la loro vita, in nome della Giustizia e dell’Amore. Essi non hanno semplicemente detto delle parole come gli scribi, ma hanno fatto gesti concreti di amore e versato anche il loro stesso sangue.
Anche oggi c’è bisogno che Gesù entri nello spazio della nostra vita, insegni con autorità, comandi agli spiriti impuri, perché tanta parte del nostro mondo, e forse il nostro stesso cuore, è posseduto da uno spirito impuro. Non è forse contro la purezza di Dio lo sforzo di dominare gli altri, la ricerca dell’applauso, mettere il denaro al di sopra di tutti i valori, provocare il piacere ad ogni costo umiliando il nostro corpo e magari strumentalizzando il corpo altrui, fuggire la umiliazione e la sofferenza della croce, ecc.?  Non ci capita, talvolta, di avvertire che in noi e nella nostra società forze e principi e modi di vivere che ci sovrastano e che parlano con fanatismo e forza e che ci spingono a fare quello che non vorremmo? Ci sono, e non soltanto in mezzo ai giovani, infatuazioni ideologiche o di successo che diventano come un’ossessione.
E qual è la forza che gli si oppone? E’ la restituzione dell’uomo a se stesso. Quando Gesù lo libera, l’indemoniato ritorna un uomo mite e sereno che si mette accanto a lui.
L’uomo è faccenda di Dio, è la sua creatura. Gli interessi di Dio si giocano nel campo dell’uomo. Si lotta per Dio quando ci si mette, concretamente, dalla parte dell’uomo.
Il maligno non è colto dallo stupore come la gente, ma dalla rabbia e dall’odio, perché sa che l’uomo di Nazaret è venuto a sbancarlo: il suo indiscusso dominio sull’uomo è finito.
Ancor oggi Gesù libera dagli spiriti impuri, quei demoni dentro di noi che più tardi l’evangelista Marco elencherà: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno ed rendono impuro l’uomo” (Mc.7, 20-23).
Gesù è il più forte (Lc.11,22), e non scende a patti col demonio, ma gli impone semplicemente di tacere e andarsene (“Taci!  Esci da lui! “).
Non accetta neanche quella strana proclamazione di fede: “ Io so chi tu sei: il santo di Dio! “.  Non l’accetta, perché la verità quando è detta senza amore è già tradita. Il demonio è senza carità, perciò si è tagliato fuori dalla verità, perché la verità non si onora dicendola, ma vivendola.  Che esame di coscienza per tutti noi, specialmente per quanti di noi hanno l’impegno di annunciare la Parola!

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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