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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Il culto dei Santi

Verso la metà del I secolo in Oriente, un po' più tardi in Occidente, si cominciò a celebrare presso la tomba l'anniversario di coloro che avevano reso testimonianza a Cristo offrendo la propria vita. Rispetto al culto dei morti, presente in tutte le culture, si possono sottolineare due elementi nuovi: non si tratta di un omaggio familiare, ma coinvolge tutta la comunità dei credenti; invece di commemorare il giorno della nascita terrestre si celebra il loro "natale" (dies natalis), la loro nascita al cielo.
All'indomani delle persecuzioni il ricordo di coloro che avevano testimoniato fino alla morte fu oggetto di grande venerazione: si costruirono basiliche sulle tombe dei martiri più celebri e, nell'anniversario del loro martirio, il popolo era convocato presso la loro tomba per ascoltare il racconto della loro passione e celebrare l'eucaristia.
La chiesa, celebrando ogni anno il giorno natalizio dei martiri e dei santi, celebra il compiersi in loro del mistero pasquale di Cristo. Il santo partecipa della pienezza del mistero pasquale del Signore e la sua santità ha significato in funzione di questa partecipazione. Ciò che la Chiesa considera decisivo è lo slancio con cui ogni santo ha vissuto in modo personale il mistero pasquale.
Nel santo si manifesta la vittoria di Cristo, e proclamare la santità di un credente significa celebrare le meraviglie che lo Spirito di Cristo ha operato in lui. La santità della persona è quindi sempre partecipazione alla santità di Cristo. "Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un'unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio" (Lumen Gentium 41); la tipologia della santità è unica, e in questo senso tutti i santi si assomigliano, tuttavia ogni santo è originale perché questa santità si è realizzata in una singolarità di vocazione e di carismi.
Nei santi la chiesa celebra il mistero di Cristo, vissuto nei suoi frutti; i santi sono proposti alla comunità cristiana come coloro che hanno vissuto in modo personale il mistero pasquale in pienezza di Cristo e che possono rappresentare dei modelli perché anche noi percorriamo lo stesso cammino.

Alcuni testi della liturgia
È veramente cosa buona e giusta...
Nella festosa assemblea dei santi risplende la tua gloria e il loro trionfo celebra i doni della tua misericordia.
Nella loro vita ci offri un esempio, nell'intercessione un aiuto, nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno.
Confortati dalla loro testimonianza, affrontiamo il buon combattimento della fede, per condividere al di là della morte la stessa corona di gloria. Per questo, uniti agli angeli e agli arcangeli e a tutti i santi del cielo, cantiamo senza fine l'inno della tua lode (Prefazio dei santi I).
  • L'assemblea dei santi glorifica Dio per la sua grandezza e la sua misericordia. Più che la gloria dei santi, è Dio che viene celebrato. I meriti dei santi sono in realtà i doni di Dio che essi hanno saputo accogliere e fare propri. Con la nostra lode esaltiamo Dio, che in loro ha compiuto meraviglie.
  • I santi sono anche in relazione con noi, ma anche qui il punto di riferimento rimane sempre Dio, sorgente di ogni beneficio. Il Padre nella loro vita santa ci offre un esempio di vita da imitare, una comunione fraterna, un aiuto, perché essi pregano Dio per noi. Non c'è separazione tra noi e loro, la morte non ha spezzato i legami; la loro condizione conforta e protegge tutta la chiesa.
  • Dopo questa duplice visione confortante - quello che Dio ha compiuto nei santi e quello che essi compiono per noi - si passa alla nostra condizione terrena: non soltanto viviamo nella speranza, nella tensione verso il cielo, ma nella lotta siamo in corsa per ottenere la corona di gloria. I santi sono per noi testimoni e ci confortano nel combattimento. Loro che hanno percorso vittoriosamente la strada prima di noi, ci sostengono e ci proteggono; la certezza del traguardo tiene vivo il nostro (a volte faticoso) cammino quotidiano.
Rinaldo Falsini, Commento ai prefazi dell'anno liturgico, Edizioni O.R., Milano, 1997 pp. 102-108

A imitazione del Cristo tuo Figlio il santo martire ha reso gloria al tuo nome e ha testimoniato con il sangue i tuoi prodigi, o Padre, che riveli nei deboli la tua potenza e doni agli inermi la forza del martirio, per Cristo nostro Signore (Prefazio dei santi martiri).

Pastore eterno, tu non abbandoni il tuo gregge, ma lo custodisci e proteggi sempre per mezzo dei tuoi santi apostoli, e lo conduci attraverso i tempi, sotto la guida di coloro che tu stesso hai eletto vicari del tuo Figlio e hai costituito pastori (Prefazio degli apostoli I).
  • Inizialmente la chiesa diede culto solo ai martiri, che con il sacrificio della loro vita avevano realizzato l'immagine più espressiva di coloro che hanno seguito Cristo. La forma esemplare della santità è stata fin dalle origini, ed è tuttora, il martirio. Quindi il martire rimane il santo tipico, colui che, a cominciare da Santo Stefano, si è fatto imitatore di Cristo, ha confessato il nome di Dio e, accettando liberamente di essere ucciso, ha manifestato i prodigi di Dio. Il martire è un segno del piano di salvezza di Dio che in lui si compie, una replica di quanto Cristo ha compiuto glorificando il Padre fino alla croce. La potenza di Dio rafforza la fragilità della natura umana, rendendola capace di una vigorosa testimonianza.
  • All'epoca di una chiesa martire, nei primi secoli, si celebrano come santi esclusivamente i martiri. Nell'epoca di una chiesa educatrice di civiltà i santi più venerati sono i vescovi, i fondatori di monasteri, i grandi maestri e padri e anche i re, capaci di guidare i popoli alla civiltà cristiana. All'epoca umanistica e della riforma protestante sono presentati al culto soprattutto i dottori, i sapienti della dottrina cristiana. Nell'epoca moderna, i santi della carità e dell'evangelizzazione.
  • Il santo protettore è un intermediario in cui si ha totale fiducia, fino a sfociare talvolta in atteggiamenti magici e superstiziosi. È il risultato di una cultura popolare che attribuisce un significato eccessivo al contatto con le reliquie e all'adempimento di riti e preghiere con forme che si discostano dal rito liturgico per assumere forme quasi "folkloristiche".
  • In epoca più recente la moltiplicazione delle beatificazioni e canonizzazioni propone una nuova funzione: i santi non sono più esclusivamente modelli proposti all'imitazione, ma personalità emblematiche per il loro ruolo ecclesiale e civile, fondatori di istituti religiosi, vescovi, maestri di spiritualità, missionari.

Per celebrare
Il colore liturgico bianco-giallo tipico delle solennità si usa nelle feste e nelle memorie degli angeli, dei santi non martiri, nella festa di Tutti i santi (1° novembre), di San Giovanni Battista (24 giugno), di San Giovanni Evangelista (27 dicembre), della cattedra di San Pietro (22 febbraio) e della conversione di San Paolo (25 gennaio).
Il colore rosso si usa nella festa natalizia degli apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei santi martiri.
La celebrazione dei santi si inserisce nell'ossatura principale costituita dall'anno liturgico in quanto "nel loro giorno natalizio la chiesa proclama il mistero pasquale realizzato nei santi" (Sacrosanctum Concilium n. 104). Il proprio dei santi non è contrapposto al proprio del tempo ma, sottolineando nei vari santi carismi, sensibilità, stili diversi nel vivere la fede in Cristo, celebra il compiersi in loro del mistero pasquale del Signore. In questo senso l'anno liturgico e le feste del Signore hanno le preminenza sulle feste dei santi, in quanto, se è vero che è sempre lo stesso mistero pasquale ad essere celebrato, nei santi esso lo è in modo indiretto, come di riflesso. La centralità di alcuni santi può essere recuperata a livello locale "estendendo a tutta la chiesa soltanto quelle che celebrano santi di importanza veramente universale" (Sacrosanctum Concilium n. 111).
Le celebrazioni dei santi sono divise in quattro categorie caratterizzate da una diversa e decrescente "concentrazione" di elementi celebrativi propri (ad esempio orazioni per la celebrazione eucaristica, salmi e testi per la Liturgia delle Ore). Questa distinzione può essere manifestata variando a seconda dei casi il grado di solennità e la ricchezza dei segni festivi:
  • solennità (tutti i testi vengono presi dal Proprio): San Giuseppe (19 marzo), Natività di San Giovanni Battista (24 giugno), SS. Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno), TUtti i Santi (1 novembre);
  • feste: celebrazioni degli apostoli, degli evangelisti e di alcuni santi;
  • memorie obbligatorie e facoltative.
La venerazione dei santi si colloca nell'ambito del mistero della chiesa, manifesta la comunione ecclesiale che supera le barriere del tempo e della morte. Il luogo proprio in cui si realizza il culto dei santi è quindi la comunità cristiana, in particolare la comunità locale in cui quel santo era inserito. Secondo la tradizione, la comunità cristiana fa memoria dei santi soprattutto nel contesto della celebrazione eucaristica, che manifesta in modo equilibrato il rapporto tra Cristo, la Chiesa e i santi. Questo porta anche a valutare con equilibrio certe forme di venerazione che considerano i santi come persone fuori dal tempo, diverse dai comuni mortali, dispensatori di miracoli e di grazie in virtù dei loro poteri soprannaturali.
La celebrazione eucaristica per la festa di un santo può offrire una preziosa opportunità pastorale
  • per vedere i santi ben radicati nel loro contesto storico e nel loro vissuto particolare,
  • per ribadire la vocazione alla santità, propria di ogni credente,
  • per spostare l'attenzione dalla "santità dello straordinario" alla "santità del quotidiano", per cui l'esperienza del santo offre anche a noi degli spunti per vivere e testimoniare la fede.
La celebrazione dei santi dovrebbe essere caratterizzata da uno stile semplice e sobrio, destinando eventuali elementi "folkloristici" a un momento diverso rispetto alla celebrazione eucaristica.
Anche nelle forme più tradizionali di culto dei santi si può cercare di privilegiare i contenuti più autenticamente ecclesiali e biblici, ad esempio organizzando in occasione della festa momenti di catechesi, meditazione della Parola di Dio e preghiera. Il libro chiamato Benedizionale (che offre semplici schemi di celebrazione per le più disparate occasioni) presenta uno schema di preghiera da usare o adattare nella processione in onore di un santo. Questo è un esempio di come le tradizionali devozioni popolari possano essere arricchite attraverso il rendimento di grazie e l'inserimento di significati tratti dai testi biblici.

"Vi sono molti più santi di quanto abitualmente siamo inclini a immaginare. È vero, certi sono riconosciuti tali. Si sa - ed è per questo che ci si affida alla loro intercessione - che in qualche modo essi fanno circolare l'amore nel corpo di Cristo, e indubbiamente nel mondo intero, divenuto misteriosamente eucaristia. A volte però, mentre preghiamo per qualcuno che ci ha appena lasciato, ci capita di chiedere di pregare per noi. La santità è anche nella comunione; ancora una volta è la visione di ampio respiro della chiesa antica, quella di una chiesa di santi, che torna a emergere. Sì, la santità, attestata pubblicamente, di un individuo straordinario, sulla cui tomba si sono verificati miracoli, mi pare ci interessi forse meno rispetto alla comunione dei santi, una comunione aperta che santifica l'umanità e il cosmo intero".
Olivier Clément, Le feste cristiane, Qiqajon, Monastero di Bose 2000, pp. 91-92 

Le messe
Anno «A» - Nuovo testo 2011
Tutti santi perché salvati
Diventare santo non è una scelta opzionale per il Cristiano. Chi si accontenta di qualcosa di meno, chi trasforma la fede in una tiepida adesione a forme di culto istituzionalizzate non verrà riconosciuto da Dio nell'ultimo giorno. Inoltre, una via di mezzo tra la santità propostaci da Gesù Cristo e la schiavitù del peccato non è possibile: chi rinuncia alla propria dignità di Figlio di Dio rinuncia anche alla propria umanità.

Anno «C»
Festa della speranza
La liturgia della Parola della solennità di Tutti i Santi ha al suo centro l'inizio del discorso della montagna del Vangelo di Matteo: il brano "delle beatitudini". Esse delineano la biografia di Gesù e, di conseguenza, quella del discepolo, affermando la paradossalità cristiana rispetto alla mentalità del mondo. Tale differenza, con le fatiche che essa comporta, non può essere smussata. Tentare di farlo comporta il rischio di distanziarsi dall'immagine cristica che è in ognuno di noi.

Anno «B»
Chiamati alla pienezza della vita
Siamo chiamati alla santità: questo è il messaggio della liturgia di oggi. Chiamati a vivere il dono di Dio, a non disperare mai nel suo sostegno, a essere segno nel mondo della sua presenza. Ad essere, in altre parole, quel "quinto Vangelo" che non si legge, ma si vede vissuto nella vita di coloro che hanno imitato Cristo nella loro vita, e adesso la condividono in cielo.

Fonte: www.elledici.org

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