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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Niente applausi in Chiesa

Durante la Messa niente applausi
(Di A. Giuliano, Avvenire del 19.06.2014)

La Messa è finita. Nel senso che ormai pare stia andando a farsi benedire l’osservanza delle più elementari norme liturgiche. Che non ci sia più religione in alcune celebrazioni eucaristiche è una questione seria. E padre Serafino Tognetti, monaco e primo successore di don Divo Bar­sotti alla guida della Comunità dei Figli di Dio, non può fare a meno di rilevarlo in questo provocatorio volumetto. In appendice a un testo denso di stupore per il paradosso del cristianesimo la cui forza si sprigiona nella debolezza: "Cercate voi in tutta la letteratura di tutto il mondo, antica e moderna, studiate tutte le religioni del mondo e ditemi se trovate un re-­agnello o una divinità che si faccia mite, vittima".
Ecco alcune osservazioni appassionate sulla realtà sconfortante di certe Messe odierne. Sotto la sua lente finisce quindi l’uso ultimamente in voga di applaudire in Chiesa.
(In questo breve video è documentata la richiesta paterna e amorevole di Papa Giovanni, affinché in Chiesa - Tempio di Dio - non si battano le mani, non si parli, né tantomeno si schiamazzi. Nel TEMPIO DI DIO non si battono le mani neppure al Papa.)

Il tema non è nuovo. Già Joseph Ratzinger nell'Introduzione allo spirito della liturgia aveva tuonato: "Là, dove irrompe l’ap­plauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso".
Sulla stessa scia padre Tognetti: "Il tempio di Dio non è il luogo degli applausi. Con l’applauso si sposta l’attenzio­ne: si celebra l’uomo al posto di Dio. Non siamo di fronte a un cantante, a un calciatore o a un funambolo del circo" - rimarca l’autore. "Nessuno applaude nel rimirare estasiato un tramonto sull'oceano, o nell'osservare ammirato il volo degli uccelli nel cielo. L’applauso è sempre in relazione agli uomini, quando fanno qualcosa di bello, qualcosa che ci piace".

Ma il protagonista per eccellenza della celebrazione è Gesù: "Probabilmente sotto la croce a nessuno venne in mente di applaudire. Nel momento della Resurrezione, poi, non c’era nessuno, e se c’era dormiva (le guardie). E nella Messa non succede la stessa cosa: morte e Resurrezione? La Messa è il Sacrificio di Cristo, non altro, da vivere con timore e tremore, nella preghiera, nell’adorazio­ne, nella lode…
La verità è che si smarrisce quell'atteggiamento di meraviglia e composta gratitudine che dovrebbe avere il fedele e trasformiamo la chiesa in un teatrino molto umano - annota amaramente Tognetti. Per non parlare di ciò che accade dopo la benedizione: Ci rimango sempre male quando dopo aver detto: 'La Messa è finita, andate in pace', l’assemblea si trasforma in un mercato…".
O quel che avviene nelle Messe nuziali: "Sono ancora matrimoni o sedute fotografiche?" (o allucinanti passerelle di moda?).
Il pensiero di padre Tognetti corre al mistico toscano: "Tutt'altra cosa era la Messa di don Divo Barsotti. Lo abbiamo spesso visto piangere, mai applaudire. Il suo atteggiamento nella Messa ci richiamava a una partecipazione commossa e profonda. Era un entrare nel Mistero, ed esserne coinvolti. Vi era un’attenzione a Dio e non all'uomo, da cui ne veniva spesso quel desiderio di Dio che porta a conversione".

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