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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 29 giugno 2014: Vangelo di Matteo (16, 13-19) con meditazione del Card. Piovanelli

Santi Pietro e Paolo apostoli - Anno A
"Su questa pietra edificherò la mia Chiesa"
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.
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MEDITA

In questo Vangelo la Chiesa appare nella pienezza del suo fulgore. Occorre subito fare grande attenzione, perché, come espressamente dice Gesù, la Chiesa di cui parla è la “sua Chiesa”.
Ecco, dunque, la Chiesa di Gesù: fondata sulla roccia che è Simon Pietro, al quale sono affidate le chiavi con la responsabilità di legare e di sciogliere.
A Simone figlio di Giona , Gesù attribuisce il nome aramaico kefa, che vuol dire “pietra” (Gal 1,18; 2,9.11.14; 1Cor 1,12; 3,22; 9,5; 15,5). Nel mondo biblico e semitico il cambiamento del nome implica il mutamento del destino e della realtà di una persona. Simone diventa, allora, la roccia visibile sulla quale Gesù getta le basi di quell’edificio che è la Chiesa, della quale, però, egli rimane la “pietra angolare” : invisibile, ma insostituibile.
La Chiesa, che è e resta la “Chiesa di Gesù” (la mia Chiesa ), nella sua fase terrena, viene affidata a Pietro e ai suoi successori.
Cristo, pietra angolare, rende visibilmente unita e coordinata la sua Chiesa attraverso la “pietra” che è Pietro.
Cristo, che è la chiave del potere d’amore e di salvezza, offre il suo amore aprendo la porta del Regno attraverso la chiave affidata a Pietro.
Cristo, che è l’unico che ha il potere di rimettere i peccati e così rendere l’uomo creatura nuova, rende visibile il suo perdono attraverso la remissione sacramentale dei peccati nella Chiesa.

Oggi, celebrando la “presidenza” nella carità della Chiesa di Roma, noi esaltiamo il fondamento che è Cristo e il Corpo che da lui cresce e si ramifica nel tempo e nello spazio.
La pagina del Vangelo di Matteo sottolinea due aspetti della figura di Pietro: la professione di fede dell’Apostolo e la proclamazione di Pietro come “pietra” della Chiesa.
La professione di fede di Pietro è formulata luminosamente. La domanda lanciata da Gesù è indirizzata a tutti, ma chi risponde per tutti è Pietro che riconosce in Gesù non solo il Messia (come riferiscono Marco [Tu sei il Cristo ] e Luca [Tu sei il Cristo di Dio]), ma anche il Figlio di Dio. La risposta di Pietro non è solo una professione di fede messianica, ma anche una professione di fede pasquale nella divinità del Cristo. Ha scritto Ortensio da Spinetoli: “Il Beato sei tu, Simone è il primo tu es Petrus che la Chiesa delle origini, sulla indicazione di Gesù, canta al suo vescovo e supremo pastore”.

La promessa di Gesù a Pietro è costruita su tre simboli divenuti famosi per la successiva discussione teologica: il cambiamento del nome: Simone … tu sei Pietro; la consegna delle chiavi, simbolo di una responsabilità ora trasmessa a Pietro come nel caso ricordato da Isaia e riguardante il ministro Eliakim: “Metterò il potere nella sua mano; gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre nessuno chiuderà, se egli chiude nessuno aprirà” (Is 22,290-22). Dunque, come dice il biblista Gianfranco Ravasi, Pietro diventa, come quell’oscuro ministro ebraico, il vicario del Re supremo, Cristo, diventa il suo fiduciario: non è il fondatore e il sovrano del Regno, ma il responsabile immediato che deve esercitare in modo delegato il potere. Il potere di legare e sciogliere riguarda il campo dei permessi e delle proibizioni nell’ambito dell’insegnamento e della prassi morale. L’apostolo, quindi, è chiamato ad insegnare, ad evangelizzare e a decidere la qualità morale delle scelte umane alla luce della Parola di Cristo. Egli interpreta autorevolmente il pensiero di Cristo e stimola il fedele all’amore e alla giustizia nelle decisioni continue e storiche della Chiesa. Per l’evidente parallelismo con l’altro binomio rimettere, non rimettere di Giovanni 20,23, la nostra espressione abbraccia anche la remissione dei peccati e disegna un ritratto di Chiesa come comunità visibile di salvezza centrata sul ministero di unità, di insegnamento, di perdono e di giudizio di Pietro, che egli riceve dal Cristo e che è condiviso dal collegio apostolico in distinta e parallela posizione (Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo – Mt 18, 18) [Gianfranco Ravasi, Celebrare e vivere la Parola, Editrice Àncora, Vita e Pensiero, 1993] .

Pietro è colui che offre la definizione esatta del Cristo, è lui che inizia il ministero dell’insegnamento della verità. Egli diventa, perciò, fedele dispensatore della verità e della carità, le due strutture fondamentali della Chiesa. E attorno a Pietro si snoda la linea del collegio episcopale, del sacerdozio e del popolo di Dio in una missione larga come il mondo e lunga come l’intera distesa dei secoli.
Il vescovo di Roma e, sulla base del testo parallelo di Mt 18, i vescovi sono un segno altissimo dell’incarnazione di Cristo nel tempo e nello spazio fino alla fine del mondo. L’adesione e l’obbedienza, la cordialità e la collaborazione del fedele non sono soltanto gesti di buona educazione cristiana, ma gesti di fede.
Card. Piovanelli

Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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