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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 11 maggio 2014: Vangelo di Giovanni (10,1-10) con meditazione

IV Domenica di Pasqua - Anno A

"In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei".
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza".
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MEDITA

Nell'Antico Testamento una delle immagini adoperate per esprimere l’amore di Dio, la sua continua assistenza è quella del pastore. In merito si possono consultare, a modo di esempio, i testi di Is 40,10-11; Gr 23,1-4; Ez 34,1-24. Il Salmo 22 esprime la ricchezza teologica contenuta nell'immagine: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temere alcun male,perché tu sei con me. Il tuo bastone ed il tuo vincastro mi danno sicurezza “( vv. 1-4). 
Gesù si attribuisce il titolo di pastore. Le immagini di pastore, di pecore sono presenti nei Vangeli sinottici (cf. Mt 7,15; 9.36; 15,24; 25,31-46; Mr 6,34; Lc 12,32, ecc.). Nel Vangelo di Giovanni esse acquistano un significato del tutto particolare. Gesù, infatti, proclamandosi ”porta delle pecore”, “buon pastore che dà la sua vita per le sue pecore”, svela il senso della sua missione di Messia e di Salvatore. Si presenta come colui che discrimina gli uomini in salvati o persi. Il suo discorso sul suo essere porta delle pecore,buon pastore è polemico, provocante alla decisione. Lo si può desumere dall'atteggiamento che assumono coloro che lo ascoltano (cf 10,19-21). 

Gesù nel suo discorso mette in risalto anzitutto l’immagine della porta delle pecore: la porta identifica il pastore autentico, il quale entra nel recinto attraverso di essa, il custode gli apre e le pecore lo seguono perché tutte lo riconoscono. Gesù parla di ladri e di briganti i quali si mascherano, si arrampicano da altre parti per scavalcare il muro di cinta per rubare, uccidere e distruggere. Circa la loro identificazione si discute tra gli esegeti. Si può pensare a falsi messia, a sedicenti liberatori nazionali apparsi prima di Gesù. Tenendo in conto il Vangelo di Giovanni è da ritenersi che Gesù intende riferirsi ai farisei, ai sadducei, ai sacerdoti, cioè a coloro che pretendono di essere veggenti e invece sono ciechi, che non riconoscono in Lui il Messia, l’atteso Salvatore.

Gesù, poi, fa un’affermazione molto chiara; si definisce la porta della salvezza; tutti devono passare per Lui per essere salvati. In Lui e solamente in Lui si dà la salvezza. Egli è venuto a portare la vita alle pecore: "io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza". Il versetto 10 richiama le parole di Gesù : "Io sono la via… nessuno viene al Padre se non attraverso di me" ( Gv 14,6).
La parabola sottolinea che le pecore conoscono la voce del pastore. La relazione tra Gesù Buon pastore e coloro che si decidono per Lui deve essere personale, profonda, intima.

Gesù è il buon pastore che ci conosce personalmente, ci ama, cammina davanti a noi. Ciò deve infonderci sicurezza nonostante le difficoltà che possiamo incontrare nel cammino della nostra vita. Vogliamo ricordare le parole che Papa San Giovanni Paolo II rivolgeva ai giovani : "Non pensate mai di essere ai suoi occhi degli sconosciuti, come numeri di una folla anonima. Ognuno di voi è prezioso per Cristo, è conosciuto personalmente, è amato teneramente, anche quando non se ne rende conto". Ma per potere vivere con questa serena e gioiosa certezza dobbiamo abituarci a riconoscere la voce di Gesù buon pastore, abituarci a distinguerla tra le tante voci che ci pervengono nella nostra società in modo insidioso e vogliono disorientarci.

La parabola del Buon Pastore acquista un significato particolare in questa IV Domenica di Pasqua, in cui si celebra la giornata mondiale delle vocazioni sacerdotali, istituita da Paolo VI nel 1963. Gesù continua la sua missione di Pastore tramite quelli ai quali Egli la partecipa: i presbiteri. 
Vogliamo attirare l’attenzione sul tema della promozione delle vocazioni sacerdotali, problema decisivo per la vita della Chiesa. In merito Gesù ce lo ricorda allorché ci richiama all’importanza del primato della preghiera costante perché “ Il padrone della messe mandi operai nella sua messe” (Mt 9,38). Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nel trattare il tema delle vocazioni sacerdotali, evidenzia che il dovere di dare ad esse incremento spetta a tutta la comunità cristiana, la quale è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana. Il Concilio parla della responsabilità dei Vescovi, dei presbiteri, degli insegnanti, delle associazioni cattoliche, ma precisa che un contributo di grande portata viene offerto tanto dalle famiglie, le quali se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il primo seminario, quanto dalle parrocchie. In questa prospettica diventano urgenti e decisivi l’annunzio costante della bellezza della vocazione sacerdotale e la cura del germe della vocazione seminato dal divino Seminatore nel cuore dei chiamati. Più il dono della vocazione sacerdotale è annunziato, più appare nella sua sublime e soprannaturale specificità, più il cuore dell’adolescente, del giovane si rende disponibile ad accoglierlo con generosità, dedizione, e gioia; a custodirlo con particolare amore. C’è un’interdipendenza tra l’annunzio della bellezza della grandezza del sacerdozio ministeriale, della sua specifica identità e la sua accoglienza da parte dell’adolescente, del giovane. In realtà un ideale che non è chiaro non attira, non affascina il giovane; non lo rende disponibile ad impegnarsi per tutta la vita. Un’immagine del sacerdozio privo della sua originalità, della sua bellezza soprannaturale, non provoca la risposta generosa.

La trattazione del tema della promozione delle vocazioni sacerdotali deve essere continuamente presente in ogni attività pastorale; si tratta infatti di un tema che riguarda la stessa natura ed esistenza della Chiesa. 
Tutto ciò porta a mettere in risalto che nella promozione delle vocazioni sacerdotali occorre essere persuasi che il punto di riferimento deve essere sempre Gesù, nel suo mistero soprannaturale. Egli chiama, Egli bussa alla porta del cuore ed Egli è anche il divino compagno del cammino vocazionale. Da qui la necessità di offrire all'adolescente, al giovane l’assistenza perché si abitui ad instaurare e vivere un rapporto intimo con la persona di Gesù, un'amicizia personale con Lui. L'autentico discorso sulla promozione della vocazione sacerdotale non può prescindere dalla relazione personale d'amore e di fede con il Signore. Questo significa concretamente che la vocazione matura, si sviluppa se è profondamente fondata su una vita interiore radicata nella preghiera personale, nell'adorazione, nei sacramenti della riconciliazione e dell'eucaristia, nella devozione alla Madonna, nell'amore per la Chiesa. In particolare, senza la devozione alla Santa Messa e all'Eucaristia, come suo cuore propulsore, il seme della vocazione inaridisce. Questo rapporto vitale e personale con Gesù è essenziale per la risposta positiva alla sua chiamata.

Meditazione tratta da: confraternita-sgbg.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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