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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 27 aprile 2014: Vangelo di Giovanni (20,19-31) con meditazione

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia
Anno A

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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MEDITA

Cristo è risorto e le cose non sono più quelle di prima. In questi giorni che vanno da Pasqua all’Ascensione si vivono giornate incredibili : Cristo è risorto e sta in mezzo ai suoi, sta in mezzo a noi, è visibile, è toccabile, gli si può parlare, chiede un pezzo di pesce arrostito. Di fatto sulla Terra è apparsa un’altra generazione, è apparsa la generazione che può credere nella resurrezione, e questa è un’altra maniera di vivere. Eppure le difficoltà e le oscurità non mancheranno. Nel vangelo di oggi incontriamo quella di Tommaso che ben ci rappresenta nel cammino della fede che deve progredire tra oscurità e testimonianze. La vicenda di Tommaso ci viene offerta con l’annuncio della Chiesa (quella mini-chiesa fatta dagli altri apostoli) da cui viene l’affermazione solenne e che oggi è già bimillenaria “Abbiamo visto il Signore” che è come dire “Gesù è veramente risorto”. 

Tuttavia dopo questa solenne proclamazione dell’annuncio pasquale, la Chiesa deve – come sempre – attendere il mistero della libertà umana con pazienza e umiltà (e questa lezione è valida anche ai nostri giorni). E come sempre è il Signore che si avvicina a ciascuno, come si è avvicinato a Tommaso, e ha portato la sua illuminazione per credere. Effettivamente l’illuminazione a Tommaso è stato “Un carico da 11” cioè la sua stessa persona e le sue ferite. Ma onestamente Tommaso lo ha meritato perché pur dubitando (8 giorni prima) non si è arroccato, non se ne è andato via a coltivare le sue filosofie e i suoi maestri di orgoglio e di razionalità, ma è rimasto “in minoranza” nella sua Chiesa, e il Signore è passato anche accanto a lui. E a questo punto ricordiamo che in tutto il vangelo mai Gesù aveva detto espressamente chi era, eppure stavolta Tommaso lo chiama con “Mio Signore e mio Dio”, cioè nel modo più corretto e davvero più alto : ecco la vera luminosità di chi ha vissuto il suo tempo per maturare nella fede, ecco l’inverno terminato e il chicco che è diventato spiga con il cento per uno.

Questo vangelo racconta due giornate distanti fra loro una settimana tonda. Il primo episodio senza Tommaso si è svolto il giorno dopo il sabato, cioè in quel giorno che noi chiamiamo domenica, cioè nella sera stessa di Pasqua, nella sera stessa del giorno più importante nella storia dell’umanità (si sappia o non si sappia). Il secondo episodio, quello con Tommaso presente, giocoforza si è svolto anch’esso di domenica stante la precisazione “otto giorni dopo”. C’è un messaggio in tutto questo. Forse i discepoli in quel momento non se ne erano resi conto, ma fare memoria del Signore, stare riuniti insieme, frazionare e dividere insieme il pane ( …. Diciamo pure celebrare le prime sante messe della storia della comunità cristiana) aveva per effetto far presente il Signore per davvero nell’assemblea. E questo vale anche oggi, vale anche dopo l’Ascensione, solo che il suo ritorno non è nel tramite del suo corpo reale e quindi egli è davvero presente ma noi non possiamo vederlo a causa dei nostri limiti …. E mica poi è proprio proprio così, in quanto alcuni mistici (persone cui Dio ha affidato straordinari carismi per l’edificazione della Chiesa) effettivamente lo vedono, e tra questi potremmo annoverare quel colosso di santità che fu Padre Pio. 

Gesù (Signore e Dio di tutti, non solo di Tommaso) offre ai suoi una pre-pentecoste (o pentecoste giovannea) con il gesto di alitare su di loro, riappropriandosi così del gesto creatore e vivificatore di Dio nella Genesi. Mentre in principio quell’alito creò e vivificò, adesso lo stesso gesto si accompagna al “ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”. Ciò vuol dire – sorprendentemente – che si sta configurando una nuova creazione !!! I padri della Chiesa affermavano che il rimettere i peccati (anche uno solo peccato, anche di un solo peccatore) è un opera persino più grande dell’aver creato il cielo e la terra !!! E a ben guardare è vero. Infatti allora bastò soltanto un gesto della divina volontà, mentre adesso è stata necessaria una incarnazione (e trovare dapprima una creatura che dicesse liberamente “Eccomi”), poi è stata necessaria la morte cruenta, la discesa dello Spirito Santo, la consegna dello Spirito Santo agli uomini, ed infine (e non è poco neppure questo) che alcuni uomini lo accogliessero liberamente. Tutto questo film ci dovrebbe far comprendere che cos’è il peccato. E noi che pecchiamo così liberamente ?? Ebbene le cose ciononostante stanno comunque così, e quel sangue prezioso continua ad essere versato ed utilizzato per la remissione (=cancellazione) dei peccati, e notoriamente Gesù l’avrebbe fatto anche per uno solo, solo per te e basta, solo per me e basta, e il fatto che lo ha versato per miliardi di individui non deve e non può svilire quello che ha fatto solo per me, solo per te. Questo è l’amore. Le statistiche lasciamole alle TV e alle vicende elettorali. L’amore e il sangue del Signore sono un’altra cosa. E io concludo sempre allo stesso modo. Solo la religione cristiana dice queste cose, e in conseguenza di questo unicum, soltanto la religione cristiana è vera e tutto il resto, nella migliore delle ipotesi, è buona volontà ma non è verità.

Ho appena sentito a RadioMaria la testimonianza del nuovo cardinale di Cracovia Stanislao Dziwisz (ex segretario di Giovanni Paolo II° per tutta la vita) raccontare che in punto di morte il Papa sussurrò di voler sentire il Vangelo di Giovanni, che ovviamente iniziò con “In principio” del Prologo, ma poi proprio a questo Vangelo di oggi (che ci parla di Tommaso) fu interrotta la lettura per il suo aggravarsi cui poche ore seguì la morte. Gesù e le sue ferite, Gesù risorto ed il buon ebreo di nome Tommaso, Gesù ed il cenacolo dove fu istituita l’Eucarestia, Gesù con il suo costato aperto la cui importanza fu rivelata a suor Faustina Kowalska per annunciare al mondo la Divina Misericordia, furono le ultime parole evangeliche ritornate all’orecchio di Karol Wojtyla prossimo all’abbraccio con il Signore. Debbo necessariamente introdurre una seconda testimonianza ascoltata oggi a RadioMaria, e cioè del Papa che (in buona salute ed in gran forma) aveva invitato molti anni prima alcuni vescovi ad un pranzo in San Pietro cui seguiva una riunione di lavoro, ma un solo vescovo non si presentò. Costui arrivò tardi e si scusò raccontando che per strada aveva riconosciuto un barbone sonnecchiante sulla strada come un suo ex sacerdote della sua diocesi, il quale anni addietro non solo aveva lasciato il sacerdozio, ma era scivolato in una perdizione di abbandono e di droga. D’istinto il vescovo aveva fatto fermare il suo autista per salutarlo e convincerlo a venirlo a trovare, ma tutto quel tempo non era servito a nulla. Il Papa non si preoccupò delle scuse del vescovo ritardatario, ma ordinò alla sua security di andarlo a cercare sulle indicazioni offerte dal vescovo e convincerlo a venire a San Pietro. Poco dopo questo disorientato barbone era (quasi trascinato a forza) davanti al Papa che aveva annullato la riunione di lavoro, e che lo accolse chiamandolo “padre” e dopo alcuni momenti di saluto, con molta carità ricordò al barbone che egli era sempre e comunque un sacerdote a vita, e che se possibile …. “Padre, gradirei confessarmi, Lei è disponibile ?”.

Questo tatto, a me personalmente, ricorda Maria Santissima che si rivolgeva alla bambina Bernardette dandole del Voi “…. Volez vous avoir le plaisir de retourner ici pour quinze fois …. ” ossia non la trattava da pezzente (quale oggettivamente era) ma Maria le si rivolgeva come ad una regina!!! Quel barbone nella sua confusione emotiva, segnò con le tre dita la croce dinanzi al volto del Papa ed iniziò ad ascoltare la confessione del penitente Karol Wojtyla. Le strade misericordiose inventate da Dio e percorse dai suoi santi uomini in questa terra, tolsero quel barbone dal salario menzognero di satana, lo restituirono alla dignità della vita e della Chiesa e tornò a fare regolarmente il prete, e questa splendida storia anche per volontà del Papa è rimasta segreta e nessuna TV è andata ad assediare l’umiltà ritrovata di questa ex pecorella smarrita. Ecco dove arriva la misericordia (E LA FANTASIA) dell’amore di Dio.

A Tommaso si aprono gli occhi del cuore, sperimenta ciò che, parlando a Nicodemo, Gesù aveva chiamato “Rinascere dall'Alto o rinascere dallo Spirito”. Ecco a cosa servono le piaghe di Gesù, perfino nello stato di Risorto !!! Servono a far sì che tutti i Tommaso di tutti i tempi (inclusi io e te) abbiano la possibilità di convertirsi. Quando si guarda alla Chiesa che soffre e a Gesù nella Passione, anche se noi non lo sappiamo, c’è qualche Tommaso nel mondo che sbigottito inizia a credere !! 

Gesù consegna, proprio a Tommaso, l'ultima beatitudine del Vangelo che riguarda la fede. La prima era risuonata in Luca: "Beata te, o Maria, perché hai creduto!". L'ultima è questa: "Beati quelli che crederanno senza vedere!".

Il Signore dona per la prima volta lo Spirito Santo. Lo Spirito che non solo custodisce la pace, ma la diffonde conferendo il divino potere di rimettere i peccati. Pace, dunque, che nasce dall'esperienza della misericordia di Dio. Il Signore solo ora può donare la pace perché solo ora si è rivelato pienamente e definitivamente come il Dio della misericordia. Solo ora, dopo l'annichilimento totale nella passione e nella morte, è un Dio credibile perché solo l'amore è credibile e d'ora in poi attirerà a sé milioni di uomini e donne nell'umanità dispersa nella storia del mondo che si consumeranno per amore di Gesù "pur senza averlo visto". Non c'è peccato che il Signore non possa perdonare. Non c'è rinnegamento o tradimento che possa spingere il Signore a "rinnegare se stesso", a perdere la sua fiducia in noi. 

Tommaso allora capì che Dio non scherza con il dolore umano: che anche i segni di quel dolore, o addirittura soprattutto quei segni, accompagnano l'uomo nel suo cammino verso la vita. Capì però insieme che neppure il dolore, neppure la sofferenza ingiusta, neppure la morte innocente possono autorizzarci ad accusare Dio e a gettare la spugna. "Non essere più incredulo, ma credente" disse Gesù a Tommaso. E cioè: non affidarti più soltanto ai tuoi occhi ma guarda alla tua vita con gli occhi Dio. Allora vedrai che il futuro di Dio è più grande e più potente di ogni tua paura.

Non si tratta di "tentare Dio", nessuna ombra di rimprovero da parte di Gesù a questa audacia di Tommaso, dato che mai Gesù rimprovera le sue domande schiette e dirette che vogliono capire, sentire, sperimentare. Il segreto è tutto nel desiderio. 

Tommaso non ci sta alle spalle con il suo atteggiamento, ma per noi è ancora una meta da raggiungere: egli vuol sperimentare intensamente, fisicamente, nel modo più certo e denso possibile l'incontro con il Signore, la presenza di Gesù nella sua vita, disposto poi a pagarne le conseguenze con una fede altrettanto forte e concreta, con un "Sì" altrettanto entusiasta.

Siamo noi di quelli che "pur non avendo visto crederanno", o siamo di quelli che chiedono poco a Dio nel timore di dover restituire molto? Di quelli che temono di coinvolgersi emotivamente ed affettivamente nella fede per il timore che la fede monopolizzi tutte le nostre emozioni ed i nostri affetti? Alla luce della grande tradizione spirituale cattolica, che per 2000 anni ha tracciato le strade dell'esperienza di Dio, questo vangelo va letto come un invito ad imitare Tommaso. Certo il Signore condurrà poi il suo fedele all'esperienza della "notte oscura", come la chiama S. Giovanni della Croce, nella quale bisogna credere "senza vedere", ma si tratta di un momento di maturità spirituale che segue "l'infanzia spirituale", non la precede. E l'infanzia spirituale è quella di Tommaso, di chi "tenta Dio", di chi chiede tutto perché è disposto poi a donare, di chi vuol sentire, vedere, toccare Dio, per trovare in questo la forza di un "sì" pieno e senza condizioni.

La resurrezione aveva reso la vita a colui che era morto e si sarebbe potuto pensare che tutto in lui doveva esser restaurato nella massima perfezione, le ferite segno di sfregio alla sua integrità e bellezza sarebbero dovute scomparire. Ma questo è contraddetto da una riflessione più profonda sulla perfezione del corpo risorto: si tratta di una perfezione di un ordine diverso, che non ha nulla a che vedere con la sanità di un normale corpo di carne, ma soprattutto perché le ferite erano ferite d'amore e l'amore che le aveva sofferte ed offerte le rendeva bellissime e preziose, dava loro un peso ed un titolo di gloria che né la morte né la stessa resurrezione potevano cancellare. Nelle croci bizantine, in corrispondenza delle "sante piaghe gloriose", come le chiama la liturgia della veglia pasquale, vengono incastonate delle pietre preziose.

L'amore ha le proprie ferite nei cuori e nei corpi e non c'è amore "Grande se non sa donare la vita", se non si lascia ferire per amare anche al di là della sofferenza, anzi misteriosamente, attraverso la sofferenza.

Nello sperimentare nella carne, nel cuore e nel sangue l'incontro con il Signore, riconosceremo e confesseremo l'amore di Cristo.

Non a vedere e toccare per credere, ma a credere per avere la gioia di vedere e toccare. 

Il primo dono del Cristo risorto è la pace. Non solo la pace per i cuori in subbuglio dei discepoli intimoriti dai Giudei ma la pace della fede nel Risorto. E per custodire questo dono prezioso il Signore dona per la prima volta lo Spirito Santo. Lo Spirito che non solo custodisce la pace ma la diffonde.

E' un Dio credibile perché solo l’amore è credibile e d’ora in poi attirerà a sé milioni di uomini e donne nell’umanità dispersa nella storia del mondo che si consumeranno per amore di Gesù “pur senza averlo visto”. 

Le nostre anime, le nostre vite hanno bisogno di questa pace perché solo nella pace interiore si possono costruire rapporti sinceri, relazioni e affetti basati sul rispetto e sulla costante ricerca del bene dell’altro. 

Tratto distintivo della domenica nell’epoca dei Padri è la gioia. Lo vediamo anticipato già nel Vangelo odierno: «I discepoli gioirono al vedere il Signore».

La domenica è vista come la "piccola Pasqua", o "Pasqua settimanale". A essa viene applicato, per estensione, il versetto del salmo che ebrei e cristiani riferivano alla Pasqua: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso».

Dobbiamo riscoprire quello che era la domenica nei primi secoli, quando essa era un giorno speciale non per supporti esterni, ma per forza interna propria. L’obbligo della Messa festiva, da solo, non sembra essere più sufficiente a portare i cristiani in chiesa la domenica. Più che sull’obbligo, dobbiamo far leva sul bisogno che il cristiano ha di comunicare al corpo e al sangue del Signore. 

Nessun fedele dovrebbe tornare a casa dalla Messa senza sentirsi, in qualche misura, anche lui «rigenerato a una speranza viva dalla risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1Pt 1,3). 

«Pace a voi» Sì, proprio a voi… Voi siete discepoli di Gesù, no? Non siete forse adesso seduti in un cenacolo? Non siete qui riuniti di domenica, il giorno dopo il sabato? E chi di voi non ha bisogno di pace? Forse siete già in pace? Avete il cuore così pieno di pace? Carissimi, Gesù è qui in questo momento… Vi ama… Vi sta guardando uno per uno pronunziando il vostro nome con una stima immensa… Conosce ogni cosa di voi: il numero dei vostri capelli… le vostre paure e le vostre aspirazioni… ogni vostra preghiera, ogni dubbio e ferita del vostro cuore… Vi chiede di lasciarvi amare così come siete… 
e di non scoraggiarvi nei momenti di prova… Ma di venire più vicino, di fare la comunione con Lui… Perché nel Vangelo e nell’Eucaristia vi dà se stesso come medicina per guarire ciò che in voi provoca ansia.

«Pace». Non è un saluto cortese, non è un augurio… Gesù pronuncia la parola «pace» perché vuole crearla (cfr Gen) dentro di voi. Questa pace viene dalla sua presenza reale, dal suo amore fedele. Non è la nostra pace: che somiglia di più ad una tregua tra un litigio e l’altro… ad un momento di allegria tra una delusione e una preoccupazione. La pace che viene dal Signore è la pace che viene dal suo perdono… 
È la pace che fiorisce sul ramo della misericordia, sull’albero della croce….

Chiede di morire a quel risentimento o rancore, se vuoi gioire della vita e risorgere anche tu. Ti chiede di passare attraverso i muri e di fare pace, di credere all’Amore di Dio fino in fondo… Di accettare di avere fiducia nella vita, di avere fiducia in te stesso/a e negli altri… Il Signore risorto vi lascia la pace, vi dà la sua pace… Vi dice che la felicità è alla vostra portata se accettate di scambiarvi in famiglia un segno di pace. Vi benedice e vi dice di andare in pace… Perché eterna è la sua misericordia, che dona unità e pace. 

Fatichiamo a credere alla risurrezione di Gesù Cristo quale pegno e caparra della nostra risurrezione. Queste resistenze sono le stesse sperimentate dai discepoli, come ci mostra il Vangelo di questa ottava di Pasqua, tradizionalmente conosciuta come "domenica di Tommaso". Egli ci rappresenta tutti e ci indica un itinerario per giungere a credere nel Risorto, che sempre dice al nostro cuore: «Non essere incredulo, ma credente!». 

«Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi», ossia: «Come io ho narrato il Padre, ora spetta a voi narrare me». Infine il Risorto ricrea i discepoli con lo Spirito, forza nella quale rimette i loro peccati; e subito aggiunge che questo suo dono estremo non è loro possesso esclusivo, ma è dato affinché nella potenza dello Spirito essi rimettano i peccati a tutti gli uomini.

Tommaso, vistosi amato persino nella sua incredulità, fa cadere le sue difese e formula una straordinaria confessione di fede: «Mio Signore e mio Dio!». E a lui Gesù riserva l’ultima beatitudine, di cui anche noi siamo destinatari: «Beati quelli che crederanno senza avere visto». 

Questa è la fede della Chiesa, che noi siamo chiamati a vivere nella Chiesa; è la fede che può darci vita ogni giorno, fino alla nostra Pasqua, al nostro passaggio da questo mondo al Padre e al suo regno. 

La designazione “primo giorno della settimana” venne ben presto sostituita dall’altra “giorno del Signore” (Ap 1, 10), il cui esatto corrispondente in latino è dies dominica. Dominica, da aggettivo, passa ad essere ben presto sostantivo e si ha così la nostra attuale Domenica.

“La partecipazione all'Eucaristia, scrive Giovanni Paolo II° nella “Novo millennio ineunte”, sia veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente”. 

È troppo bello per essere vero! 

Cosa è successo veramente nei discepoli la sera di Pasqua? Nei giorni precedenti si erano sovrapposti diversi sentimenti, il turbamento, la delusione, la tristezza, il dubbio alle parole delle donne. E poi… la visione del Risorto! Come avranno vissuto i giorni successivi, con l’animo pieno di cose da raccontare, con un cuore traboccante di gioia da condividere, con notti insonni per lodare il Signore? Con tutta la nostra immaginazione, non riusciremo mai ad entrare nei frammenti di vita di quella settimana che ha cambiato la storia del mondo. 

Per grazia di Dio, nella seconda domenica di Pasqua, ci viene a far visita Tommaso che, puntualmente, si ripresenta ai nostri occhi a dare voce all’umanità di ciascuno di noi, davanti all’incredibile mistero del Risorto. Si ripresenta per scuoterci e per ravvivare la gioia della Pasqua, aiutandoci a passare dalle belle sensazioni alla certezza della fede. Si ripresenta con il solito attributo di “incredulo” e con “l’onore” di essere tirato in causa ogni volta che l’uomo per credere vuole vedere.

Assomiglia proprio a noi. Vuole avere sensazioni, toccare, …vedere. Ma non solo per… mancanza di fede. Credo che il suo dramma sia stato anche temere di non essere amato. Il suo pensiero, alle parole e agli sguardi gioiosi dei suoi compagni, sarà stato: “com’è possibile? Se Gesù fosse veramente risorto, perché è apparso, colmando di gioia gli occhi degli altri, mentre io non ero presente? Forse non sono degno, non sono amato... Forse sono più peccatore degli altri, non posso essere perdonato!” È la tentazione di ciascuno di noi nel momento in cui non riusciamo a comprendere il modo di agire di Dio e lo valutiamo come una mancanza del suo amore per noi. 

Noi dobbiamo ringraziare Tommaso. La sua assenza è in realtà il più bel dono che Gesù fa all’umanità intera. La sua assenza era necessaria per permettere un passaggio fondamentale a tutto il gruppo degli undici e a ciascuno di noi; evento fondamentale per capire che bisogna passare dal “vedere per credere” al “credere per vedere”. 

E, credendo, vediamo Cristo adesso, o meglio lo intravediamo (alla lettera : lo vediamo “dentro”) nella vita quotidiana, nelle situazioni a volte complesse, complicate, fuori portata; nelle abitudini e nella monotonia dei nostri giorni… È l’invito che fa Pietro nella sua prima lettera: “Anche se dovete essere afflitti da varie prove, siete ricolmi di gioia… perché la vostra fede è provata nel fuoco… Voi lo amate, senza averlo visto!”. 

Oggi è la domenica della Divina Misericordia. Solo un Amore così grande poteva toccarci fino al più profondo della nostra incredulità per rivelarci la potenza della sua Passione. Cristo appare risorto con i segni delle sue ferite, alle mani, ai piedi, al costato. E di là, proprio attraverso quei segni così vicini alla nostra umanità, quasi spiragli attraverso cui mettere il nostro sguardo, noi oggi intravediamo la sua eterna Misericordia.

È troppo bello proprio perché è vero!

Meditazione tratta da: parrocchiaspiritosanto.org
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

8 commenti:

  1. Caro fratello in Cristo, voglio lodare e ringraziare Gesù con tutto il mio cuore perché ogni volta che mi sento debole e come un bambino che corre tra le braccia del padre , sento nell'anima che Gesù mi abbraccia , mi dona la Sua forza per andare avanti , gloria e potenza al nostro Signore Gesù. Gentilmente chiedo un tuo pensiero grazie .

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  2. Sabrina cara del Signore.
    Egli travolge e annienta nella contemplazione. Siamo un cuore che palpita inerme nei suoi palmi. Siamo un cuore pregno del suo Sangue d'amore.
    Il Signore è presenza che svuota, che toglie ogni forza. Resta null'altro che Lui, null'altro che vivere in Lui.

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  3. Sono contenta di essere cristiana ,sarebbe bello che ogni essere umano si sentisse figlio di Dio ,amato da Cristo Scusami sto pensando a San Francesco e Santa Chiara che gioia hanno sentito insieme mentre erano assorti nella preghiera e contemplare il volto di Gesù.

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    1. Contemplare la "Presenza" è un'estasi di comunione con lo Spirito Santo.

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  4. Fratello in Cristo , lo Spirto Santo ci fa sentire in comunione anche se lontani , ci dona la grazia di vedere il bene che è nell'altro , ci aiuta a crescere , eleva l'anima.

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  5. Con umiltà e semplicità voglio condividere con te fratello in Cristo una mia riflessione per manifestare la gloria di Cristo e le sue meraviglie. Nelle mie preghiere chiedevo a Gesù perché fossi rimasta orfana di padre da giovane , perché alcuni desideri non si sono realizzati , perché nella vita si vivono delusioni. ,attraverso la sofferenza e anche la sofferenza del peccato , ho capito che Gesù voleva e vuole essere Lui il vero senso della mia vita , Lui il vero Amore. Lui è la Divina Provvidenza , Lui è il perdono, Lui la consolazione Lui mi dona nuovi fratelli e sorelle . Lode a te o Cristo fa che viviamo in eterno con TE. Fratello in Cristo leggere i tuoi pensieri mi donano gioia, anche questo è un dono di Dio Padre .Grazie

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    1. Cara Sabrina, in ciò che dici ogni figlio di Dio può trarre conforto. Conforto è infatti condividere l'amore di Cristo.
      I doni di Cristo restano spesso misteriosi, siamo troppo "piccoli" e poveri per comprenderli.
      Soltanto l'essere completamente in Lui e per Lui ci consente di comprendere alcune delle cose di Dio, di comprendere, pur senza comprenderli, che tutto è un suo disegno, di seguirlo, o di ignorarlo.
      Certo è che, quando lo si è gustato, è già impossibile farne a meno... e pare che perfino il nostro peccare non sia altro che l'anticamera della nostra resurrezione in Cristo, tanto cresce il nostro desiderio di Lui quando ci troviamo in quell'infelice posizione.
      E' come se Dio ci consentisse il peccare per farci parte dell'amore struggente e devastante che Lui sempre prova per noi, quell'amore che sembra strappare le viscere, che ci fa bramare, desiderare pazzamente nient'altro che LUI, benedetto amore nostro misericordioso.

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  6. DIO desidera essere amato in spirito e verita', il problema di noi cristiani e' che tendiamo a soddisfare piu' le esigenze del nostro corpo che dello spirito e questo e' sbagliato. Dobbiamo dedicargli piu' tempo , spazio e silenzio nelle nostre giornate perche' solo la preghiera contemplativa ci fa adorare e vivere DIO in spirito e verita' permettendoci dunque di entrare e far parte del suo mistero. Solo lo spirito' e verita' ci portera' al discernimento del bene dal male........... ma tutto c' ho i preti non lo dicono mai probabilmente perche' non lo vivono per questo uniamoci all' intenzione della Madonna di pregare per i nostri pastori

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