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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 2 febbraio 2014: Vangelo di Luca (2,22-40) con meditazione

IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
"Anche a te una spada trafiggerà l’anima"
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
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MEDITA

Un interprete concreto di questa scena è lo Spirito Santo qui citato più volte e che renderà in Simeone quel dono di visione profetica che nessun altro rabbino d'Israele mai aveva raggiunto o raggiungerà, cioè nel vedere in quel bimbo la salvezza e la luce attesa delle genti, la roccia per costruire, o la pietra d'inciampo per peccatori e orgogliosi. Dalle parole di Simeone, sembra incredibile, persino Maria e Giuseppe hanno tratto alimento per la loro fede, nello stupore e nel mistero della volontà del disegno di Dio. Questo ruolo di Simeone può valere per ogni anziano che nel Signore diviene portatore di speranza, di intuizione e sapienza, forse di profezia, nonostante il segno visibile della fine che avanza. Ancor oggi se entri a caso in una chiesa, troverai tra le scarse presenze, più Simeoni e Anne anziani anziché giovani fedeli, e questi dolcissimi vecchietti li troverai ancora che "Non si allontanavano mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con preghiere" per se stessi e per le loro famiglie che non pregano più. Chissà quante persone oggi sono in paradiso per l'uso che molti hanno fatto della loro santa vecchiaia !! Beata quella famiglia che ha di questi angeli anziani.
Questa festa di oggi si chiama Presentazione, ma in oriente e in occidente assume due nomi molto popolari e cioè Festa dell’incontro e Festa della luce (o candelora). Tutto parte da Simeone che è figura dell’umanità che incontra il suo Signore nella Chiesa e lo riconosce come luce che ci guida verso la salvezza.

Oggi è possibile incontrare Gesù nella Chiesa, riceverlo nell’eucaristia così come Simeone lo ricevette tra le braccia, ancora oggi l’atteggiamento che liberamente assumiamo verso Gesù costituirà la nostra salvezza o la nostra rovina, poiché solo e soltanto lui può mettere a nudo i nostri cuori e i pensieri che vi si tengono riposti. Ancora oggi c’è una spada che trapassa l’anima a chi lo ama, ovvero, detto in altre parole «Chi vuole essere mio discepolo prenda ogni giorno la sua croce e mi segua».

Come vedi il vangelo ci ha ricordato tante regole auree per vivere meglio, e se questa parola di Dio dimora fra noi ce ne darà anche la forza di attuarlo. Possa la Santa Famiglia farci comprendere il grande dono che Dio ci ha fatto con la nostra condizione di sposo, figlia, nonno, moglie, fratello etc .. . e possa anche guidarci nella lode a Dio, il quale mai ci trovi nella colpa tanto da fargli ripetere come a Caino "Cosa hai fatto di tuo fratello, e di tua moglie, e di tuo marito, e di tua figlia, e di tuo padre . . . .?" Ma ogni parola di Dio è sempre per salvare, e oggi questa salvezza portata da questo vangelo della Santa Famiglia è per noi e per i nostri cari che un giorno scegliemmo in tutta umiltà perché avevamo bisogno di loro : restiamo nell'umiltà e lasciamo l'orgoglio al tentatore malefico.

Simeone ci viene presentato col semplice formidabile appellativo di «uomo giusto». Egli prende il bimbo tra le braccia e lancia a Dio un’invocazione di giubilo che, fin dal V secolo, è diventata la preghiera serale del cristiano, il cantico della Compieta: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo / vada in pace secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / da te preparata davanti a tutti i popoli, / luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32). Quest’inno è stato talvolta interpretato come un addio sereno e malinconico alla vita. Esso ci appare invece un salmo festoso al Cristo che è giunto in mezzo a noi. L’attesa messianica si è conclusa; possiamo cantare la gioia davanti al Salvatore del mondo.

Da oggi il tempio, che santificava ogni bambino neonato e purificava ogni madre 40 giorni dopo il parto, termina questo suo compito poiché la nuova santificazione verrà proprio da quel nuovo tempio vivente costituito da "quel bambino". E poi la Chiesa cristiana (suo corpo nei secoli e in ognidove) non erediterà il dovere di purificare una mamma che ha avuto un bambino, poiché ogni mamma (a cominciare da quella mamma) è già santa per il semplice fatto che ha portato a termine la gravidanza, e soprattutto sono ben altre le cose da cui dovremmo purificarci, altro che mettere al mondo un bambino ! Infine tutto il rito di presentazione a Dio la Chiesa lo sostituirà con il battesimo ove si realizza addirittura la sua figliolanza con l'Altissimo.

Sarà un battesimo simile anche a quello al Giordano, che aveva già configurato il Battista con acqua per portare una simbolica pulizia, ma conterrà anche la "luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele", cioè il segno costituito da una candela in mano ai testimoni del battesimo, simbolo della fede, simbolo della presenza dello Spirito Santo (che oggi ha mosso Simeone), simbolo di Gesù che è la luce che illumina ogni uomo e quindi salvezza mandata da Dio per ognuno. Ecco quindi che quelle parole davvero "luminose" del vecchio Simeone rendono giustizia al nome "Candelora" dato a questa giornata e a questa celebrazione dove si contempla la luce vera che entra nel mondo.

Un paio di scherzose provocazioni e cioè che non è forse casuale che la prima cosa che Dio creò fu proprio la luce, e infine osserverei che la nostra sorella Scienza (a dispetto degli attizzatori, chi ama la Fede deve amare anche la Scienza) ci dice che la luce è la cosa più veloce (300.000 km/sec) che esista nell'universo e che nulla è edificabile di più veloce : infine chi per assurdo procedesse alla velocità della luce vedrebbe il tempo fermarsi, e se poi addirittura la superasse ecco che navigherebbe in un tempo irreale (frutto di una radice quadrata negativa), forse scorrente a ritroso (diciamo pure che forse ringiovanirebbe). A questo punto osserviamo che effettivamente Gesù, luce del mondo, è sempre lo stesso, ieri oggi e domani !!!

Questo brano è stato scritto da un medico siriano di nome Luca il quale si era aggregato al gruppo dei primi cristiani (Maria inclusa) dopo qualche anno che era morto Gesù, e quindi a 40-45-50 anni da questo episodio evangelico. Ebbene, da quale fonte poteva mai aver sentito quel mucchio di puntuali notizie apparentemente banali, sulla profetessa Anna ? Ma mi sembra ovvio : da Maria in persona, l'unica semianziana in grado di aver conosciuto una vecchia deceduta forse da oltre 40 anni. Ho quasi la sensazione di sentire Maria che dice a qualche altro anzianotto, mentre Luca in silenzio sta ascoltando ". . . Ma come, Anna !!! Non te la ricordi al tempio, dove anche io ho vissuto da quando avevo 3 anni - quando mi ci affidarono papà Gioacchino e mammina Anna come lei - fino all'età del mio sviluppo da signorina ove al tempio non potevo più soggiornare ? Ma sì, come fai a non ricordarti quella cara . . . . Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Te la ricordi ? Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. . . . Ebbene, stavo dicendovi che dopo le parole rivolte a me e a Giuseppe da Simeone, anche Anna sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. . . . ".

Sii benedetta anche tu, cara dolce vedova Anna amata da Dio come tutte le vedove, tu che da Dio hai avuto il dono di vedere e tenere in braccio la Salvezza, dopo averti incontrato in questo brano evangelico, ci viene voglia di dire "Ave Maria piena di Grazia . . . Prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen". Grazie Anna per averci fatto ascoltare le parole della madre di Dio. E grazie anche per il tuo esempio : mentre il giusto Simeone "aspetta", tu invece ti metti a parlare (cioè ad annunciare) a coloro che "aspettano", e oggi hai parlato ed annunciato anche a noi, e speriamo di vivere la grazia di saperti imitare, facendoci anche noi annunciatori ai tanti nostri fratelli che "aspettano" la redenzione (=liberazione dalla schiavitù).

"Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui". Anche questa è una parola per i genitori moderni : dapprima battezzare il bambino (o la bambina) affidandolo così al Buon Pastore che sempre vigilerà su lui, poi ringraziare Dio del dono straordinario che ha voluto fare ad entrambi i coniugi, e infine far crescere il bambino (o la bambina) in forza sapienza e grazia curandone la persona, l'intelligenza e la fede, come fu fatto nella famigliola di Nazareth. Fra le tre caratteristiche sottolineo LA FEDE, la quale deve nascere nella famiglia e non deve essere demandata al parroco, alle suore dell'infanzia, ai catechisti dell'adolescenza, i quali sono aiuti di Dio ma non sono i responsabili della fede del bambino (o della bambina) che restano i genitori (e in caso di mancanza o interdizione la responsabilità si amplifica ai padrini) e solo a loro, che sono stati i procreatori, Dio - unico vero creatore - chiederà conto. La fede data ai propri bambini, come la buona luce di una candelina, sarà per anni una grande cosa che i piccoli manterranno e useranno.

Poi i figli cresceranno e altri maestri avranno vita facile con loro, e altre luci (motorini, discoteche, stadi, soldi, luccichini, neon, TV, video, PC, ideologie) riusciranno a sopraffare quella candelina come fossero la luce di un eterno mezzogiorno estivo. Ma verrà il momento che quelle luci cominceranno a brillare sempre meno, come un pomeriggio che avanza verso sera, e inevitabilmente ogni luce scomparirà oppure non rischiarerà. Immaginate adesso che quella candelina non sia mai stata gettata, neppure quando la sua luce era . . . diciamo . . . inutile. Ebbene in quel momento i nostri figli potranno riprendere il loro viaggio senza smarrirsi e ritrovando la buona strada eviteranno ogni fosso, e questo sarà il più bel regalo che avremo fatto loro, persino più prezioso di un appartamento o di un aiuto sul mutuo della casa.

Portare il proprio bambino neonato al tempio è una cosa che tutti i genitori di tutte le latitudini e di tutti i secoli hanno fatto. Solo la nostra spudorata generazione lo porta alla baby sitter per riprendersi divertimenti e interessi. E i frutti si vedono.

Dio, nel suo Figlio, non solo è venuto nel nostro spazio, ma addirittura nella nostra vita (carne e sangue) con ogni suo limite inclusa la possibilità di morire, ma anche nella semplicità di una povera famiglia, nella semplicità di una creaturina indifesa che chiunque può prendere in braccio, nelle strutture legali e rituali degli uomini del suo tempo. Questo bambino è la punta dell’infinito che entra nel nostro mondo finito. Mentre prima accadeva che un bambino veniva portato al tempio per essere consacrato e purificato, oggi accade il contrario cioè questo bimbo è più santo del tempio ed è lui a consacrare le strutture. Le parole e i verbi del racconto di Luca hanno qualcosa di fortemente rituale : Gerusalemme, circoncidere, presentare al Signore, purificazione, santo, vittima, benedire, spada che trafigge (cioè olocausto), digiuni, preghiere, servizio nel tempio, profetessa, luce, gloria, salvezza. Oggi questo bambino è il nuovo sacerdote (e tra qualche anno anche vittima) che offre (e verrà offerto) al mondo e agli uomini in un sacrificio gradito a Dio e che in Lui tutto è rappresentato.

Questo vangelo è il completamento dell’Annunciazione dove l’angelo annunciò la salvezza ma senza fare riferimento al prezzo della croce, e oggi questo impegno verso Maria viene adempiuto da Simeone. La redenzione mia e tua sarà realizzata con il dolore di Gesù e Maria, non perché Dio prepari un piano crudele, ma perché la giustizia, il peccato, la tremenda separazione da Dio con il conseguente abisso di sofferenza e di perdizione, la cancellazione del peccato, la salvezza, l’ingresso nella vita eterna, non sono cose frivole e Dio fa le cose seriamente e al prezzo più elevato che si possa immaginare. E da oggi anche Maria lo sa.

La gloria di Maria in cielo sarà pari al calice di dolore che ha avuto qui sulla terra, e questa regola vale anche per noi tutti : se grande è il dolore, ancor più grande sarà la tua missione e la tua gloria.

La passione di Maria è cominciata prima di quella di Gesù e la sofferenza attende Maria già fuori del tempio, quando è ormai ora di fuggire perché Erode vuole uccidere il bambino. Ed ecco che Maria, Gesù e Giuseppe divengono un primo esempio di profughi che lasciano il loro paese. Io stesso ho avuto la coincidenza di sposare una ragazza profuga dalla Libia che ora non c’è più tra noi, e la prima volta che mi accorsi che anche Gesù è stato profugo come lei, provai un felice smarrimento dentro di me. Il vangelo è pieno di meraviglie che stanno lì da anni e non ti accorgi mai di esse finchè non arriva dallo Spirito Santo la giusta illuminazione.

In molte nostre chiese ritroviamo la statua di Maria con una spada che le trafigge il cuore. E in aggiunta a quella definitiva del Calvario, oggi ricordiamo le altre che ci è dato di intuire, e per le quali invochiamo la sua presenza materna nelle nostre analoghe situazioni. Vorrei quindi ricordare la paura quando smarriscono Gesù dodicenne: "Magari lo hanno preso e venduto come schiavo e non lo rivedremo più...". Come già ricordato anche il fuggire in Egitto con la paura di essere presi dai soldati di Erode, e poi laggiù a cercare lavoro presso persone prevenute nei loro confronti: erano ricercati dal re, quindi gli altri avevano paura ad aiutarli. Poi a Nazareth: quando, alla morte di Giuseppe, si configura una diversa atmosfera in casa. Ed ecco arrivare la partenza di Gesù per la predicazione, e quindi la solitudine di una casa vuota. Il cuore di una mamma... Il cuore di una donna... La solitudine di una casa che comunque si è svuotata: una spada che entra nel cuore. A tutto questo aggiungiamo il malanimo della gente, le calunnie di coloro che "giudicavano" Gesù perché a trent'anni non si era ancora sposato. Non si sposava forse perché non gli piacevano le donne? Le mamme sentono sempre i discorsi della gente cattiva che interpreta male, o che vuole interpretare male: gente maligna e non benigna! Poi a Gerusalemme: le incomprensioni dei Sommi Sacerdoti verso Gesù con relativa accusa di eresia. Gesù un eresiarca ! Gesù accusato di non avere titoli di studio: "E' un falegname e vuole insegnare a noi la teologia, a noi che conosciamo le Scritture? A noi che conosciamo la morale della legge?". Gesù veniva "cretinizzato", è un pazzo, è un mangione e un beone ! Gesù tradito da Giuda: un amico al quale la Madonna sovente aveva preparato da mangiare come ad esempio la madre di Don Bosco con quei ragazzi che il suo figlio aveva raccolti dalla strada ... E Giuda era un amico del quale la Madonna forse conosceva la madre... Le indelicatezze degli Apostoli verso Gesù: viene abbandonato addirittura da loro... Il tradimento della Chiesa ebraica: dei Sommi Sacerdoti, del Sinedrio... - Il tradimento del giudice romano che poteva benissimo difendere la verità, invece... ha anteposto alle verità carriera e soldi... e infine la peggior spada con la condanna a morte nella infamante crocifissione riservata solo ai malfattori.

"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace". Questo servo ha davanti a sé la "Serva del Signore", e come lei anche lui dice "Eccomi, nunc dimittis, adesso", cioè la grande parola dell'obbedienza e della fede. Ecco cosa vuol dire essere "servi" nel Signore, e il mondo questo non lo sa.

Prima che fosse inventata l'elettricità, le candeline benedette in Chiesa nel giorno della candelora, venivano custodite in casa per accenderle in caso di agonia o di veglia funebre semmai ci fosse stato il transito verso la vita eterna. Avere accanto al letto la luce (di già un lusso) e per di più benedetta in una circostanza simile (Nunc dimittis) era nei secoli passati un sollievo semplice ed efficace per quelle persone sincere e buone in quel momento solenne.

Luca conclude il suo brano dicendo di Gesù che "Era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui". La sapienza, nel suo valore biblico, è amare Dio e il prossimo (lo Shemà Israel oppure il disegno della Croce che indica l'alto e l'orizzonte), mentre la grazia è la presenza viva e benefica di Dio : ecco quindi due tratti fondamentali del ragazzino Gesù che cresceva nella pienezza umana e religiosa secondo il disegno amoroso di Dio, il quale come sempre dona la sua Grazia che non annulla la natura.

Ogni bimbo che nasce in una famiglia è un fratello di Gesù e figlio di Dio, e ogni genitore dovrebbe adottare per lui quanto abbiamo visto in questo brano, cioè che "cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui" e per favorire questo, ogni genitore, come educatore e guida, deve usare anche lo stile del Battista "Bisogna che lui cresca e io diminuisca". Questo va tenuto presente da un genitore anche e soprattutto nei momenti di crisi coniugale, che è anche crisi di educazione e di amore verso i figli, i quali in caso di rottura della coppia non gioiranno assolutamente per un papà che gli da tutto nei giorni stabiliti dal giudice, e non gioiranno di una mamma che li ama tantissimo per accaparrarsi anche lei la loro fetta di amore. I figli intuiscono che non sono nati dal papà o dalla mamma, ma dalla loro comunione e la loro comunione è l'unica cosa che può perpetuare la loro nativa felicità. E allora per amore e perché "lui cresca e io diminuisca" bisogna ritrovare comunione e perdono reciproco, Comunione santa anche eucaristica nel pane della santa Messa insieme, preghiera in comune e gioia perché tu esisti, collaborazione fra noi, e così via sul modello di Nazareth. Tutto per amore e con un cuore nuovo, al limite abbracciando la croce. Ma gli uomini non lo capiscono, e come insorgono problemi o difficoltà l'unica cosa che sanno fare è "la legge" : ma per le cose di Dio non occorrono le leggi ma occorre lo spirito di Dio, che è l'amore e l'amore per coloro che ci sono più vicini. Tornando all'esempio di Gesù, egli ha tanto amato - e amato fino alla croce - perché ha ricevuto tanto amore da Giuseppe e Maria, i quali sono stati sposi respinti, esiliati, perseguitati, poveri, tribolati, ma che nella loro fiducia in Dio hanno superato ogni prova e sempre hanno amato.

Questa festa è, possiamo dire, l’ultimo bagliore della luce di Betlemme, quando "la gloria del Signore avvolse di luce" (cf Lc 2,9) i poveri e semplici pastori, assonnati e ignari; ed è il primo presagio della luce pasquale che continua a rischiararci.

Abbiate certa e viva negli animi e sulle labbra la fede intesa e genuina; che non facciate spazio a tentennamenti o ambiguità nel proclamare Gesù come l’unico Salvatore, in mezzo alla Babele religiosa dei nostri giorni; che custodiate sempre in voi la gioia e la fierezza di appartenere all’unica Chiesa di Cristo, fondata su Pietro.

Ciascuno è chiamato a santificarsi non chiudendosi in se stesso, ma restando in comunione con tutti gli altri membri del Corpo mistico di Cristo. Solo vivendo e operando per la salvezza degli altri, si può crescere nella perfezione personale secondo il disegno voluto da Dio.

Sappiate risalire alle sorgenti della vostra spiritualità: sorgenti limpide e fresche, austere e generose. Ritrovate lo slancio dei santi fondatori e delle sante fondatrici delle vostre famiglie, il fremito e l’entusiasmo dell’epoca primitiva.
Ma anche non abbiate timore di dare all’intraprendenza della vostra carità forme nuove, più rispondenti alle condizioni dell’epoca nella quale ci è toccato di vivere. Più che tutto, cercate con tutte le forze di conformarvi a Cristo e di seguirlo sulla via della croce. Siate coraggiosamente anticonformisti di fronte alle mode volubili, orizzontaliste, efficientiste, incitanti alla notorietà televisiva, che vorrebbero assimilarvi a questo mondo e ai suoi metodi. Voi invece date sempre il primato alla fede, alla speranza, alla carità, all’ascolto della parola di Dio, alla piena e pronta disponibilità alla volontà del Signore.

Se resterete saldamente ancorati all’eterno, potrete inserirvi, senza equivoci e senza intimi cedimenti, anche nelle tumultuose e distraenti vicende della storia..

Meditazione tratta da: parrocchiaspiritosanto.org
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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