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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

La dottrina di Papa Francesco

Di don Matteo Graziola.
"Al direttore"
Dispiace molto a un pro life come il sottoscritto leggere le parole durissime scritte da due pro life come me, Gnocchi e Palmaro, contro Papa Francesco, accusato di propugnare un Cristo senza dottrina né verità. Dispiace veramente vedere dei cattolici convinti prendere posizione contro colui che affermano essere il termine della loro obbedienza, cioè il Sommo Pontefice della chiesa cattolica. Il mio tuttavia non è solo dispiacere, ma anche indignazione, perché chi ha scritto quelle parole ha dimostrato di non voler capire il vero senso dell’attuale magistero petrino e soprattutto ha dimostrato di non avere alcuna affezione verso la persona del Pontefice. Cerco di motivare queste due amare affermazioni.

Anzitutto va detto che non è affatto vietato per un cattolico esprimere delle critiche su certe opinioni espresse da un Papa o su certi suoi comportamenti.
Lo si capisce dal celebre episodio del rimprovero pubblico che l’apostolo Paolo ha fatto nei confronti dell’apostolo Pietro nella lettera ai Galati (Gal 2,11ss) o dalla famosa tradizione del Quo vadis Domine o da tanti altri fatti della storia della chiesa. Tuttavia le critiche devono avere due caratteristiche essenziali per essere veramente cattoliche: in primo luogo l’amore alla persona del Papa e il desiderio di aiutarlo, in secondo luogo l’onestà nell'osservazione dei fatti e nella conoscenza degli elementi in gioco. Sono proprio queste due caratteristiche che mancano nell'intervento di Gnocchi e Palmaro.

In primo luogo dunque manca l’amore a Papa Francesco: quell'amore che ti fa pregare che il Signore lo protegga e lo illumini, che ti fa sperare che possa fare del bene a tutti, che ti fa desiderare di dargli una mano, che ti fa trepidare nel caso cadesse in qualche equivoco o errore e ti fa fare di tutto per aiutarlo a superare il pericolo. Questo amore si fonda su un riconoscimento decisivo: che quell'uomo è stato scelto da Dio per guidare la sua chiesa, che in lui è Cristo stesso che offre la roccia a tutti i fedeli per essere certi della loro unione con Lui, Cristo, e che il Papa anche se sul piano delle opinioni può dire cose inopportune o anche sbagliate, nel livello ultimo del suo magistero egli non può sbagliare e non può cadere in nessun equivoco e deve essere obbedito da ogni discepolo di Cristo. La vecchietta di grande fede citata da Gnocchi e Palmaro come presunto bersaglio dei discorsi pontifici, proprio in nome della sua fede da loro lodata non avrebbe mai sottoscritto un articolo contro il Papa, neanche nel caso in cui fosse stata veramente lei il bersaglio ingiusto delle sue invettive. E avrebbe invece facilmente scoperto, a differenza di Gnocchi e Palmaro, che questo Papa continuamente loda la fede delle nonne, la loro testimonianza cristiana, la loro dedizione ai valori cristiani della famiglia e della vita.

E proprio qui si apre il secondo aspetto del problema. I nostri due duri critici pontifici (ma sembrerebbe più coerente chiamarli “giudici”) hanno dato in realtà un quadro del tutto fuorviante del magistero di Papa Francesco, identificandolo con alcuni interventi secondari (le omelie di Santa Marta non sono considerate dal Papa stesso parte del suo insegnamento ufficiale, ma solo riflessioni collaterali) e dimenticando completamente tutti i suoi insegnamenti magisteriali e tutti i fatti eloquenti del suo pontificato. Di più, hanno dato ai suddetti interventi secondari una interpretazione acritica, non dimostrata, scontata, senza accorgersi che il loro vero significato potrebbe essere del tutto diverso da quello che loro gli hanno attribuito. Per esempio, chi ha detto che il bersaglio polemico di Papa Francesco, parlando di cristiani ideologici, siano i cristiani che credono nella legge naturale, nelle verità di fede e di morale, nei dogmi della chiesa, nei valori non negoziabili e via dicendo? Palmaro, che se non vado errato era presente come organizzatore alla Marcia per la Vita dello scorso maggio a Roma, ha già dimenticato che Papa Francesco intervenne pubblicamente ed energicamente a sostegno della marcia, in contrasto con la gran parte del mondo ecclesiastico italiano “aperto e moderno” che la osteggiava? E il discorso ai medici ginecologi che il Papa ha pronunciato il 20 settembre, tutto incentrato sull'opposizione all'aborto in nome della fede e della ragione, è stato mai visto dai nostri due informatissimi interlocutori?

Dopo aver letto le udienze generali sulla chiesa, con tutta la loro architettura dogmatica e dialettica unitamente alla loro forza pedagogica, si può onestamente ritenere che questo Pontefice voglia una fede senza dottrina e senza verità? Papa Bergoglio ha precisato con grande forza che Cristo è veramente e fisicamente risorto, che è presente realmente nell'Eucarestia, che san Francesco ha fatto tutto per Cristo e non per un inesistente ecologismo ante litteram, che non si può separare Cristo dalla chiesa e la chiesa da Cristo, che la chiesa vive tutta per la presenza di Cristo e non può essere ridotta a una realtà sociologica (“non è una Ong!”), che la verità esiste ed è il bene per l’uomo, che il Santo Rosario va recitato ogni giorno in famiglia, che la veglia di preghiera per la pace deve essere in adorazione davanti all'Eucarestia (anche per i musulmani!), che i suoi maestri sono Teresina di Lisieux, i mistici, don Giussani, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI…: chi non vede il contrasto durissimo di tutte queste affermazioni con la mentalità relativistica, antidottrinale, politicamente corretta, intimistica e dualista che domina anche dentro tanta parte del mondo cattolico? Anche le affermazioni sul primato della coscienza sono pura e semplice dottrina tomistica, ribadita dallo stesso Papa Benedetto.

E che dire infine del suo rapporto con la gente, del suo spendersi senza difese per abbracciare ogni uomo? Come si fa a non commuoversi vedendo il suo rapporto con la gente in piazza San Pietro quando passa con la Jeep e si ferma a ogni bambino, a ogni malato, a ogni persona che tende le mani verso di lui? Non per affermare una propria bravura, ma la vicinanza di Cristo, l’amore di Cristo, la misericordia di Cristo.
Cari Gnocchi e Palmaro, mi spiace dirlo, ma sforzarsi di dare di questo Papa un’immagine “eretizzante” e rovinosa per la dottrina è un’operazione di grave disonestà intellettuale.

Chiedetevi piuttosto qual è il vero bersaglio delle sue più pepate e “sudamericane” affermazioni (non si dimentichi che un certo modo provocatorio e enfatico di parlare fa parte dell’indole ispanica, la quale ama il contrasto tra singole affermazioni provocatorie e un insieme complessivo di grande equilibrio e di strenua fedeltà alla tradizione; bisogna un po’ conoscerli questi ispanici, che si infiammano subito ma stanno bene attenti a non provocare incendi). Questo bersaglio è forse la fede? o la morale? o la ragione? No, nessuna di queste tre, ma l’ipocrisia: questo è il vero obiettivo polemico di questo Papa. L’ipocrisia di chi abbraccia la vocazione al sacerdozio per poi votarsi alla carriera e alla ricerca del potere, l’ipocrisia di chi ha qualche incarico di responsabilità nella chiesa e usa questa posizione per coltivare i propri interessi invece di quelli delle persone a lui affidate, l’ipocrisia di chi pensa a essere a posto davanti a Dio per poi essere libero di non pensare più a Lui, l’ipocrisia di comunità cristiane sempre meglio organizzate e sempre meno missionarie nella realtà in cui vivono, l’ipocrisia di chi riduce il Vangelo a una dottrina sociologica, l’ipocrisia di chi sottomette la verità alla mentalità mondana dominante, l’ipocrisia di chi sottoscrive tutta la morale cristiana ma non condivide poi una briciola della passione di Cristo per la salvezza dell’uomo, l’ipocrisia di intere comunità ricche che fanno finta di non sapere che ci sono altre comunità nella miseria, l’ipocrisia di chi usa la verità per condannare le persone invece che i peccati… insomma: l’ipocrisia di chi non ama né Dio né gli uomini e usa la verità per affermare che va tutto bene così.

In questa lotta difficilissima contro l’ipocrisia è ben possibile che qualche affermazione sia stata sproporzionata o poco felice, ma nel complesso la gente ha sentito subito “a pelle” che questo Papa sta cogliendo nel segno e sta spingendo tutti (tutti!) a un cambiamento salutare. Perché riconosciamolo, abbiamo bisogno tutti di cambiare, anche quelli che non avevano sbagliato niente o almeno pensavano che fosse così…

Cari Gnocchi e Palmaro, volete davvero aiutare il Papa a essere perfetto in tutte le sue parole? Allora prima di tutto amatelo, sostenetelo, comprendetelo, pregate per lui, commuovetevi per lui e con lui, lasciatevi cambiare da lui. E quindi potrete, se sarà il caso, aiutarlo anche a non sbagliare un colpo.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

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