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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 16 dicembre 2012: dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

III Domenica di Avvento - Anno C
"Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Il Signore è vicino"
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero:
“Maestro, che dobbiamo fare?”.
Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”.
Lo interrogavano anche alcuni soldati; “E noi che dobbiamo fare?”.
Rispose: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe”.
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile”.
Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.


COMMENTO
La Liturgia di questa domenica è ricca di testi, di preghiere che invitano alla gioia
L’antifona d’ingresso riprende alcune parole della lettera di Paolo ai Filippesi: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino” (Fil 4,4.5). Anche la preghiera iniziale (la Colletta) fa riferimento alla gioia, la cui fonte è Dio: “ Dio fonte della vita e della gioia rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore”. La parola austera di Giovanni che presenta il messia che verrà con il ventilabro non offusca questo clima di gioia. Il Battista infatti annuncia la buona novella, che è novella di gioia.
Ma cerchiamo di cogliere alcuni tratti più salienti del brano evangelico.
A Giovanni che battezza nel deserto affluiscono intere folle. Esse restano toccate dal suo esempio e dal suo insistente invito alla conversione. Vanno da lui, chiedendo: “Che cosa dobbiamo fare per convertirci? E’ gente che vuol fare qualcosa per cambiare vita. E’ sorprendente che vengono da Giovanni due categorie di persone che a giudizio comune erano i più inconvertibili e i più odiati: gli esattori delle tasse e soldati appartenenti alla truppa militare poliziesca dell'occupante romano.
Giovanni nelle sue risposte non pretende una vita ritirata dal mondo, come quella che egli pratica. Non riprova le varie professioni terrene degli uomini che vengono a lui.
Richiede opere di carità ed adempimenti dei comandamenti. Giustizia, carità, misericordia sono i frutti della conversione, i quali mostrano che la conversione è effettiva e che l’albero è buono.
Alle persone appartenenti a specifiche categorie che accorrono a lui, - categorie, riportate solamente dall’evangelista Luca - Giovanni spiega come la conversione si effettua proprio nel modo dell’espletamento della propria attività. Cosi agli appartenenti all’odiata categoria dei gabellieri proibisce l’arricchimento attraverso imposizioni ingiuste. Ai soldati richiede di non abbandonare la professione, ma di astenersi da ogni sorta di oppressione e di rapina e di contentarsi delle loro paghe.
Ma la personalità di Giovanni Battista, la sua predicazione, il suo battesimo suscitavano in tutti il pensiero che egli potesse essere il messia atteso. In merito egli dissipa ogni equivoco. Mette subito a confronto se stesso e il messia, al fine di fare risultare la superiorità di quest’ultimo. Il messia è più forte di lui. Al messia egli non è degno di sciogliere neppure il legaccio dei suoi sandali. Il messia battezzerà in “Spirito Santo e fuoco”, cioè con un battesimo che purificherà l’uomo con l’azione santificante dello Spirito Santo. Egli sarà anche giudice, perché nei suoi confronti gli uomini si distingueranno secondo l’adesione che gli daranno. E’ bella l’immagine che Giovanni adopera in merito. Come durante l’estate il contadino, dopo avere battuto il grano sull’aia, con la pala separa il grano dalla pula e dai rimasugli di paglia, così il messia farà la divisione tra buoni e cattivi.
Un fatto da sottolineare è che Giovanni non impone alle persone che accorrono a lui di diventare suoi discepoli, come invece ha fatto Gesù. Egli non è il messia, ma colui che ne prepara la via. La sua figura si eclissa allorché compare Gesù.
Nella prospettiva di quanto osservato è da evidenziare che all’evangelista Luca appare importante mettere in risalto che tra Giovanni e Gesù c’è un netto distacco nella storia della redenzione.
Il Battista appartiene ancora all’antico ordine di salvezza superato dal Vangelo.


RIFLESSIONE
Camminiamo verso il Natale che si avvicina. L'attesa di Gesù che viene incontro a noi esige seria preparazione, volontà concreta di aprirsi a lui, di accoglierlo.
L'attesa stimola a porci l’interrogativo: Che cosa dobbiamo fare?
Giovanni ci aiuta a rispondervi. Occorre anzitutto compiere opere buone, vivere la carità, "che copre molti peccati" (1Pt 4,8). Le opere di bene, fatte con cuore sincero e generoso, sono la premessa migliore per arrivare alla conversione. Ciò proprio perché convertirsi è distaccarsi dal passato, da una vita peccaminosa o imperfetta, lasciare la strada sbagliata per puntare verso una vita nuova.
La conversione pertanto coinvolge l’uomo nel più intimo della sua esistenza e si effettua nella vita quotidiana; deve penetrare nel proprio stato di vita e condizione sociale. E’ lì infatti che si gioca, ogni giorno, la nostra fedeltà o meno a Gesù Non si tratta di cambiare mestiere, ma il modo di esercitarlo in conformità al volere di Dio.
La conversione è ritornare al Signore e volgere interamente a Lui il proprio cuore.
La conversione richiesta da Gesù si differenza da quella di Giovanni Battista, ma ingloba le richieste di quest’ultimo.
La conversione deve essere visibile a coloro che stanno accanto a noi. Vogliamo ricordare al riguardo l’esortazione che S. Paolo dava ai cristiani della città di Filippi: “…siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo ad una generazione perversa e degenere, nella quale dovete risplendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita”. ( Fil 2,15-16).

Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it