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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 25 novembre 2012: dal Vangelo secondo Giovanni (18,33b-37)

XXXIV domenica del Tempo Ordinario - Anno B.
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo.
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».


COMMENTO
La Chiesa termina l’anno liturgico con la celebrazione della Solennità di Cristo re dell’universo. Il termine “re” applicato a Gesù potrebbe far pensare ad un titolo trionfalistico; ma non è così. La liturgia ci fa cogliere la natura della regalità di Gesù nel dialogo che si svolge tra Pilato e Gesù stesso.
Gesù è incriminato per un’aspirazione alla regalità; l’ interrogatorio di Pilato è centrato proprio sulla domanda: “Tu sei il re dei Giudei?”. Gesù risponde non in termini di titolo regale, ma di regno: “il mio regno”. In tal modo mira a far comprendere la distinzione tra la sua regalità, la regalità secondo la concezione di Pilato - cioè regalità politica, - e la regalità intesa dai giudei. Questi attendevano un Messia re, ma in senso terrestre e nazionale. Gesù precisa che la sua regalità è radicalmente differente da quella che Pilato e giudei hanno in mente. Con l’espressione “il mio regno non è di questo mondo” indica non solamente l’origine, ma anche la natura della sua regalità. Egli non nega di essere re, ma la sua regalità non è di natura politica, nazionalistica. Essa viene dall’alto.
In che consiste questa sua regalità?. Nel rendere testimonianza alla verità: Io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità.
E’ un’affermazione che a prima vista appare strana; infatti non sembra avere alcunché a che vedere con il concetto di regalità. Essa invece è profondante connessa con la regalità di Gesù e la definisce. Gesù è re perché è l’unico che è disceso dal cielo (cf. Gv 3,13). Egli ha visto quello che il Padre fa (cf.Gv 5,19); ha udito quello che il Padre ha detto (cf. Gv 8,26). E’ la rivelazione totale e definitiva di Dio. E’ la personificazione della verità (cf. Gv 14,6). E’ la rivelazione dell’amore di Dio. La sua regalità pertanto non può essere descritta in termini di sovranità umana. Essa si definisce in funzione di detta rivelazione. Durante tutta la sua vita Gesù ha reso testimonianza alla verità; i suoi atti e le sue parole costituiscono la testimonianza alla verità. Ma è al momento della sua morte in croce che egli ne dà la testimonianza per eccellenza. E ciò proprio perché nella sua morte in croce Dio si rivela totalmente. Nella morte in croce di Gesù si svela l’amore infinito, salvifico di Dio. Gesù nella morte in croce acquista la sua regalità: Gesù è pienamente «re» proprio nell’offrire la sua vita sulla croce. La sua è una regalità crocifissa; è la regalità che svela l’amore salvante di Dio. La morte in croce è l’Ora per la quale egli è venuto (cf. Gv 12,27).
In questo contesto è da leggersi quanto Gesù afferma:“Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Chi è dalla parte della verità? E’ l’uomo che ascolta la voce di Gesù e riconosce in essa la rivelazione suprema di Dio e conforma la sua vita ad essa. Il verbo “ascoltare” significa ascoltare con comprensione e accettazione. In merito Gesù aveva parlato dell’ascolto della sua voce allorché aveva parlato della voce del pastore. La ragione di questo parallelismo si basa sul ritratto vetero-testamentario del pastore - re. Gesù è il re - pastore che va incontro all’uomo, che lo cerca per portargli l’amore infinito e paterno di Dio.


RIFLESSIONE
Al termine dell’anno liturgico siamo chiamati a fare una verifica sincera della nostra vita di cristiani. E la facciamo rientrando in noi stessi e mettendoci davanti a Gesù re crocifisso per ciascuno di noi, a Gesù re - pastore che ci cerca perché ci ama e vuole dare senso pieno alla nostra esistenza.
La nostra verifica va effettuata sull’interrogativo: stiamo o no dalla parte della verità? Appartengono alla verità le pecore che ascoltano la voce di Gesù e la seguono. Stanno dalla parte della verità coloro che accettano Gesù e che con i fatti, con la vita mostrano che il loro amore per lui è autentico).

Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.
Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.
(dal Salmo 92)

Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it