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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 9 settembre 2012: dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)

XXIII domenica del Tempo Ordinario - Anno B.
"Fa udire i sordi e fa parlare i muti"
Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



COMMENTO
Questo miracolo è narrato soltanto dall’evangelista Marco. E’ compiuto da Gesù in un territorio pagano (la Decapoli). In questa terra pagana egli aveva guarito la donna siro-fenicia (cf. Mc 7,24-31) ed in essa compirà il miracolo della seconda moltiplicazione dei pani ( cf. Mc 8,1-10). Ciò evidenzia che la salvezza portata da Gesù non è soltanto per gli ebrei, ma anche per i pagani: nessuno ormai è estraneo ad essa.
Può sorprendere il modo di comportarsi di Gesù nel compiere il miracolo. I suoi gesti rimandano a pratiche terapeutiche in uso a quel tempo. In realtà, però, i gesti di Gesù sono volti a mostrare la potenza salvante che emana da lui, la sua partecipazione alla sofferenza umana. Gesù raggiunge l’uomo nella sua concretezza storica e ne condivide le sofferenze. Il suo sospiro indica proprio la sua commozione, il suo dolore per il sordomuto. Il suo sguardo verso il cielo mostra che la sua forza risanatrice non è magia, ma potenza divina.
Il miracolo avviene con la parola risanante pronunciata in originale semitico: «Effatà».
La folla non osserva il severo comando di Gesù di non parlare del miracolo. Essa grida “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti”. Certamente aveva presente il noto testo di Isaia che preannuncia fatti prodigiosi alla venuta del Messia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (Is 35,5-6). Mediante questo collegamento, la folla riconosce Gesù come il Messia preannunciato dai profeti.
Gesù viene proclamato come colui che ha fatto bene ogni cosa. Questa proclamazione richiama Gen 1,31, quasi a dire che in Gesù è presente l’opera creatrice di Dio; in lui è in atto una nuova creazione.
L’evangelista Marco nel descrivere il miracolo vuole sottolineare che i pagani acclamano Gesù come Dio della guarigione: essi sono coloro che odono e comprendono. A questo atteggiamento di fede contrasta l’incomprensione dei discepoli, il cui cuore è ancora indurito (cf Mc 6,52; 8,17) e le cui orecchie non odono ancora (cf. Mc 8,18).
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RIFLESSIONE
Il miracolo del sordomuto ci riguarda personalmente. Nel giorno del battesimo ci sono stati fatti gli stessi gesti compiuti da Gesù sul sordomuto. Nel rito del battesimo dei bambini il celebrante dice: “Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda presto di ascoltare la sua parola e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio”. Nel rito per gli adulti il ministro adopera la stessa parola di Gesù: «Effatà» e la spiega: “Effatà, cioè apriti, perché tu possa professare la tua fede a lode e gloria di Dio”. Nel battesimo abbiamo ricevuto la capacità di ascoltare la parola di Dio e di annunziarla agli altri. E’ un compito che ci coinvolge personalmente e continuamente.
Le orecchie del nostro cuore devono aprirsi costantemente all’ascolto del messaggio di Gesù e la lingua si deve sciogliere nell’annunziarlo apertamente e con coraggio a tutti. Lo richiede la fedeltà al nostro battesimo. Alle volte non abbiamo nulla da proclamare agli altri perché non sappiamo ascoltare la parola di Dio. Chi prima non ascolta il Vangelo non saprà annunciarlo con la lingua e con la vita.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
(dal Salmo 145)

Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it

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