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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)

Domenica 12 agosto 2012.
XIX domenica del Tempo Ordinario - Anno B.

Dal Vangelo secondo Giovanni.
Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».
E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».

Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi.
Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.
In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


COMMENTO
Il brano del Vangelo è tratto dall’ultima parte del discorso di Gesù dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, definito come discorso sul “pane della vita”.
Gli elementi che lo contraddistinguono sono la mormorazione dei Giudei e il riferimento di Gesù al “pane della vita”.
I Giudei mormorano perché Gesù ha detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. Hanno dimenticato la grandiosità del miracolo della moltiplicazione dei pani. Non ricordano più che hanno proclamato Gesù il profeta che deve venire nel mondo. Essi non accettano che questo Gesù, la cui identità è loro ben nota, possa arrogarsi una origine divina.
Gesù non risponde alla domanda circa le sue origini sul piano umano. Respinge le mormorazioni dei Giudei precisando che spetta al Padre farlo conoscere.
“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. E’ il Padre che deve insegnare all’uomo a conoscere Gesù. E’ il Padre che deve attirare l’uomo a sè per consegnarlo nella mani di Gesù, il quale realizza la salvezza eterna. Il Padre ha mandato il Figlio nel mondo ed affida a lui gli uomini perché li risusciti nell’ultimo giorno. La salvezza dell’uomo è nella mani di Gesù. Ormai si compiono le profezie dell’Antico Testamento: non si conosce Dio per sentito dire, ma si riceve l’insegnamento direttamente da Dio. In Gesù Dio assume figura umana e gli uomini possono conoscerlo. Il Figlio di Dio è venuto nel mondo per far vedere il Padre (14,9), per dare a Dio un volto umano. Gesù però non lascia l’uomo inattivo; richiede l’adesione della fede: “chi crede ha la vita eterna”.
Il secondo elemento o argomento del brano evangelico concerne “il pane di vita”. Gesù può dire di essere il pane, il vero pane perché egli dà la vita eterna. Per Giovanni la vita eterna è vita piena e completa, vita che non viene meno; è vita divina perché la vita è una caratteristica della divinità; è vita perpetua di felicità. I versetti 48-50 riprendono gli argomenti dei versetti 31-33. La folla aveva addotto a Gesù l’esempio dei padri che mangiarono la manna nel deserto. Ma Gesù osserva che la manna non è pane celeste perché non protegge dalla morte. Coloro che mangiarono la manna morirono nel deserto. Chi invece mangia il pane celeste non muore mai. Anche se muore, la sua morte è apparente; egli vive e risusciterà. La sua affermazione è esplicita: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

RIFLESSIONE
Gesù afferma: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. In queste parole vi è un esplicito riferimento alla sua morte in croce, ma anche all’Eucaristia. Gesù offrirà se stesso sulla croce per la salvezza del mondo. L’Eucaristia continua non solamente il mistero dell’incarnazione, ma anche quello della passione, della morte in croce. L’Eucaristia nasce dal dono di Gesù sulla croce.
S. Ignazio di Antiochia sottolinea che l’Eucaristia è il pane, il rimedio che dà l’immortalità, un contravveleno per non morire, ma per vivere in Gesù Cristo per sempre (cf. Lettera agli Efesini 20,2).
Il cammino della Chiesa, del cristiano nel mondo è sostenuto dal cibo Eucaristico, meraviglioso dono dell’amore di Gesù.

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