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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Con la Regina della Pace sul cammino della santità - Parte V/a


Le apparizioni e i messaggi di Medjugorje meditati da Padre Livio.

Il combattimento spirituale.
Oggi molti cercano nel cammino di Fede facili consolazioni. Ci sono pellegrini che vanno a Medjugorje nella speranza di vedere segni e prodi­gi. Purtroppo, non manca neppure chi si ingegna a costruire le sue fortune sulla fame smodata di feno­meni straordinari da parte di tanta gente. Il mes­saggio di Medjugorje invece ci conduce alla Croce, dalla quale vengono grandi grazie. E' la Croce di Cristo da cui sgorga la grazia della salvezza, ma anche la nostra croce quotidiana, che è la palestra della nostra santità.
Se leggi attentamente i messaggi, ti renderai conto che la Madonna ci indica un cammino da percorrere. E' una strada faticosa e in salita, come quella che porta sul Krizevac o sul Podbrdo, dove ogni passo è segnato dai sassi e dalle spine. Il luogo della grande battaglia è il tuo cuore, con teso dal­l'egoismo della carne, dalle seduzioni del mondo e dalle tentazioni del Maligno.
La Regina della pace non cessa di invitarci a lavorare sul cuore, a purifi­care il cuore, ad aprire il cuore, a cambiare il cuore e infine a donare il cuore. La celeste Guida sul cammino della salvez­za ci conduce con mano sicura alla vetta della san­tità lungo l'unica via possibile, quella del Calvario.

Il grande teologo evangelico Dietrich Bonhoffer, morto martire della Fede, amava dire che la grazia è a caro prezzo. Riprendeva così una convinzione popolare, secondo la quale in Paradiso non si va in carrozza.
La Regina della pace non cessa di indi­carci la gioia del Paradiso, ma si tratta di una meta che ha il prezzo della nostra continua e vera con­versione. E' straordinario come, nei suoi semplici ma sublimi suggerimenti, la Madre di Dio riproponga i grandi insegnamenti dei maestri della vita interio­re sul combattimento spirituale. I fioretti, i sacrifi­ci, le mortificazioni, le rinunce fanno parte di quel­l'allenamento quotidiano del cristiano, senza il quale la volontà sarebbe impreparata nel momento delle grandi battaglie. A Lourdes la Madonna aveva chiesto a Bernardetta di mangiare dell'erba, come gesto di penitenza. A Fatima la Madonna esorta i tre bam­bini a compiere piccoli sacrifici per la conversione dei peccatori. A Medjugorje è la richiesta di un digiuno a pane e acqua due volte alla settimana ad attirare l'attenzione dei pellegrini.


Col digiuno si possono fermare le guerre.
La richiesta del digiuno a pane e acqua due volte alla settimana, il mercoledì e il venerdì, è forse il messaggio che nella sua concretezza colpi­sce di più i seguaci della Gospa. Ho conosciuto numerose persone iniziare questo tipo di digiuno molto esigente, anche se solo una parte ha poi per­severato. Le tre corone quotidiane del Rosario e il digiuno bisettimanale appartengono ai buoni pro­positi di molti pellegrini al ritorno da Medjugorje. La "Regina della pace" attribuisce un gran­dissimo valore a questa forma penitenziale, purché venga fatta non per abitudine, ma per amore verso di Lei e verso Gesù. Ha impressionato molto quel messaggio dove si afferma che col digiuno è possi­bile fermare persino le guerre, per quanto violente esse siano. Non vi è dubbio che l'adesione di molte anime generose a questo invito abbia dato un contributo essenziale per porre fine alla tremenda car­neficina causata dalla guerra nella ex-Jugoslavia. Molti si chiederanno la ragione per cui il digiuno è così importante. Innanzitutto va detto che la Madonna non propone qualcosa di assoluta­mente nuovo. Il digiuno a pane e acqua tutti i Mercoledì e i Venerdì di Avvento e di Quaresima appartiene alla tradizione monastica. La Madonna l'ha ripresa, proponendola a tutti e nell'arco del­l'intero anno. E' tipico della Madonna rinverdire tradizioni spirituali cadute in disuso presso il popo­lo di Dio. Quanto la Regina della pace tenga al digiu­no lo dimostra anche quel messaggio dove precisa che non bisogna scoraggiarsi se qualche volta, spe­cie all'inizio, si prova qualche disagio fisico. Le persone sane devono perseverare con una volontà forte e determinata. D'altra parte, non dobbiamo dimenticare che il pane e l'acqua sono un alimento che nutre e fortifica. Le persone malate sono anch'esse invitate alla penitenza, rinunciando a qualche cosa che a loro piace di più.

Il digiuno che sta più a cuore alla Madonna è la rinncia al peccato.
Mi pare chiaro che, invitando a questa forma di digiuno, la Madonna voglia innanzitutto sottoli­neare il valore della penitenza nella vita cristiana. Il combattimento spirituale ci vede fatalmente soc­combenti se la nostra volontà non si è allenata con le mortificazioni e le rinunce quotidiane. Nella società dei consumi il digiuno proposto dalla Gospa prepara il cuore a staccarsi dal mondo, in tutto ciò che esso ha di seducente e di peccamino­so. Va anche sottolineato che il pane e l'acqua sono un richiamo a nutrirci di quegli alimenti spirituali così necessari che sono 1' Eucaristia e la Grazia dello Spirito Santo. Tuttavia il digiuno proposto a Medjugorje, per essere compreso, va collocato in un contesto più vasto. Infatti, la Madonna non chiede soltanto il digiuno della gola, ma anche quello degli occhi ("Spegnete il televisore!"), quello della lingua e delle orecchie ("Smettete con i pettegolezzi!"), quel­lo della gola spirituale (la ricerca di segni e di mes­saggi). Chiede piccoli sacrifici, fioretti, mortifica­zioni. Tutto questo è orientato verso la rinuncia che lei desidera da tutti noi, che è la rinuncia al peccato. In questa luce il digiuno a pane e acqua ha indubbiamente un valore di espiazione per i pecca­ti del mondo e di intercessione per ottenere grazie straordinarie, in modo particolare la conversione dei peccatori. Ma ha anche un grande valore sul piano personale, perché aiuta a sradicare i vizi capitali della gola e della lussuria e fortifica la volontà nella lotta al peccato, preparando le vitto­rie nel combattimento spirituale.

La Regina della Pace ci invita alla santità completa.
Ti sarai reso conto che attraverso i messag­gi di Medjugorje ti viene presentato un programma di vita spirituale molto elevato. Non farti inganna­re dalla semplicità del linguaggio. Anche il Vangelo è semplice. Eppure c'è chi si ostina a dire che la Madonna ripete sempre le medesime cose. E' proprio il caso di rispondere con Paolo che l'uo­mo carnale non comprende le cose di Dio. L'appello accorato a convertirsi e a prendere la via della santità costituisce l'essenziale del program­ma cristiano di vita. A partire dal 1984 la Madonna, con forza crescente, ha invitato i parrocchiani e tutti i suoi devoti sparsi nel mondo a iniziare un cammino di santità. Prima ha voluto risvegliare la Fede e rin­verdire la preghiera perché la gente prendesse coscienza del peccato e iniziasse un cammino di purificazione. Questa esigenza rimarrà sempre presente nei messaggi, anche quelli più recenti, perché grande è il numero di coloro che percorro­no la strada larga che porta alla rovina. Tuttavia, per i volonterosi che rispondono alla sua chiamata, la Regina della pace non esita a indicare la vetta della santità, come fine della vita e come realizzazione della vocazione cristiana. Mi ha sempre molto impressionato questa tensione continua alla perfezione evangelica che viene dai messaggi di Medjugorje. Ho notato che le apparizioni mariane autentiche e approvate dalla Chiesa contengono tutte elementi di grande rinno­vamento spirituale e morale. Da questo si vede la differenza con altri fenomeni di dubbia origine che illudono col falso pietismo, ma che non cambiano i comportamenti delle persone. La Regina di tutti i santi afferma esplicitamente che lei è rimasta così tanto tempo con noi, perché desidera farci da mae­stra e da guida sulla via della santità. La santità non è un lusso di pochi, ma la vocazione e l'impegno di tutti. La Regina della pace è in perfetta sintonia col Vangelo e con il Concilio vaticano secondo. Tutti indistintamente, dice, devono percorrere questa via, nella quale si realizza la vita e si consegue la salvezza. E' lungo questo cammino che si comprende la bellezza e la grandezza della vita e si incontra quella pace e quella gioia che il mondo non può dare. La Madonna non vuole che ci rassegniamo a una esistenza mediocre, nella quale saremmo scon­tenti e persino infelici. Lei ci invita a guardare ai santi e ai martiri, per comprendere l'altezza subli­me della vocazione cristiana.

La santità è un cammino semplice.
E' mia impressione che la Gospa abbia fatto un po' fatica a far capire ai contadini di Medjugorje che anche loro erano chiamati alla san­tità. La gente tende a identificare i santi con quelle persone che hanno doni eccezionali. La Madonna, invece, ha indicato una via molto concreta, acces­sibile a tutti e ben incarnata nella vita quotidiana. Ha insegnato a pregare, a fare piccoli sacri­fici, a combattere il peccato e ad accettare le croci che Dio manda. Ha esortato alla fedeltà ai doveri quotidiani e al lavoro onesto. Ha insistito molto sui rapporti familiari, insegnando la reciproca acco­glienza e il perdono. Ha quindi invitato ad essere aperti agli altri e a divenire mani gioiosamente tese soprattutto verso coloro che, non conoscendo Dio, avvertono tutto il vuoto della vita. Attraverso i suoi messaggi la Madre di Dio ci ha fatto capire che la via della santità è quella dell'amore. Si tratta di un amore molto concreto, che non si esprime necessariamente in azioni ecla­tanti, ma nel sacrificio di una vita, dove siamo chiamati quotidianamente a compiere innumerevo­li gesti di altruismo. Si tratta di dire una parola buona, di offrire un sorriso, di tendere una mano. Nella preghiera Dio ricolma il nostro cuore del suo amore e noi, nella vita di ogni giorno, siamo chia­mati a donarlo agli altri. Ci viene proposto un cammino che tutti pos­sono percorrere senza bisogno di doni particolari. Non è forse l'amore, come insegna Paolo, il "cari­sma" più grande? In questo modo, aprendo i cuori all'amore di Dio e del prossimo, la Regina della pace incomincia a costruire quella civiltà dell'a­more che tutti ardentemente desideriamo, ma che passa necessariamente attraverso i battiti del nostro cuore.

La Madonna ci rende santi a sua immagine.
La santità è un lungo cammino. La Grazia può anche bruciare i tempi, come, ad esempio, è avvenuto per due dei tre pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco. Normalmente, però, Dio opera pazientemente nelle profondità del nostro cuore, sollecitando senza sosta la nostra collabora­zione. Solo "chi avrà perseverato fino alla fine - dice Gesù - sarà salvo". La Madonna sa bene quanti, in questo lungo periodo durante il quale è rimasta fra noi, hanno posto mano all'aratro, ma poi si sono voltati indietro. Quanti, come insensati Galati" dei quali si lamenta S. Paolo, hanno incominciato con lo Spirito per rimanere poi irretiti nella carne! Quanti hanno incominciato con i messaggi della Madonna per andare a finire con quelli dei visionari da strapazzo! Chi percorre il cammino della santità, da solo, prima o poi si perde. Per diventare santi è necessaria la Grazia, ma per ottenere la Grazia è necessaria Maria, affermava S. Luigi Maria Grignion da Monfort. Per non perdersi lungo que­sta difficile via occorre lasciarsi docilmente ammaestrare e condurre dalla Madonna. La santità è un cammino che si fa con lei e mai da soli. "Come ho portato Gesù nel grembo, così, cari figli, desidero portare anche voi verso la santità". Da Medjugorje viene la conferma dell'insegnamento secondo cui ogni santità è opera di Maria, così come ogni figlio è opera della Madre. Lei non solo ci conduce lungo il cammino tenendoci per mano e proteggendoci sotto il suo manto, ma ci plasma, modellando in noi quel tipo di santità e quella somiglianza con Gesù, che è stata prevista per ognuno di noi. A questo riguardo va sottolineato che i santi che si sono affidati in modo tutto particolare all'o­pera di Maria, portano visibile il suo sigillo o il suo stampo, come amava esprimersi il Monfort. La Madonna ci fa percorrere una via piccola e sempli­ce, dove la santità fiorisce fra le pieghe della vita quotidiana, nella fedeltà e nel nascondimento, nella dedizione e nella gioia di amare. A Medjugorje tu non noterai forme di esal­tazione spirituale. La Regina della pace conduce la parrocchia nel solco di una vita cristiana molto ordinaria. Lei ha insegnato alla popolazione quel tipo di santità che fu anche il suo, intessuto di pre­ghiera, di umile servizio e di fedeltà. Ritornando da Medjugorje i veri devoti della Gospa sono quelli che lavorano silenziosa­mente all'opera del cambiamento del loro cuore, rifuggendo da non poche stranezze e singolarità, da cui si lasciano irretire certe persone, sempre alla ricerca di nuove esperienze perché, non decidono mai la vera conversione.

La vita è un cammino verso l'eternità.
Il cammino della vita sfocia nell'eternità. Le apparizioni della Madonna a Medjugorje si caratterizzano per il forte richiamo allo sbocco ultraterreno dell'esistenza, come mai si era verifi­cato prima. La Madonna a Fatima aveva già intro­dotto queste tematiche, affermando che veniva "dal Cielo" e promettendo ai tre pastorelli che li avrebbe portati con sé in Paradiso. Aveva inoltre fatto vedere in visione l'Inferno, dove precipitano le anime dei poveri peccatori impenitenti. A Medjugorje la catechesi di Maria sull'e­ternità è ampia, profonda e per certi aspetti scon­volgente. Mai, infatti, è accaduto nella storia della spiritualità cristiana che due persone fossero porta­te insieme nell'aldilà col loro corpo a vedere il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio e poi riportate di nuovo in terra con l'invito da parte della Madonna a riferire quanto avevano visto. Nei suoi messaggi, tuttavia, la "Regina della pace" ama soprattutto prospettare la gioia del Paradiso come sbocco naturale della via della san­tità. Lei parla spesso di due vie fra loro radical­mente diverse: l'una è la via della salvezza, l'altra è quella della rovina. La Madre desidera che tutti i suoi figli lascino "il misero cammino" che porta alla morte eterna, per incominciare con lei la via della santità che porta al cielo. La Catechesi e le esortazioni della Regina della pace sono tutte rivolte a spronarci su questo cammino, a descriverne la bellezza e la grandezza e soprattutto lo sbocco finale che è l'oceano del­l'amore trinitario. In diverse occasioni afferma che lei è stata così tanto tempo in mezzo a noi, perché Qi desidera salvare tutte le anime e presentarle a Dio. In un momento storico di ateismo e di mate­rialismo, nel quale gli uomini hanno una visione intramondana della loro esistenza e dove anche nella Chiesa non risuona con forza sufficiente l'in­segnamento sui "Novissimi", ecco che Maria ci ricorda lo sbocco della nostra vita oltre la morte, dove ci attende un destino eterno che ognuno di noi si costruisce già qui su questa terra.

Vicka e Jakovj nell'aldilà col corpo.
Non è necessario riferire qui la testimo­nianza dei veggenti sull'aldilà, in quanto è possibi­le al lettore verificarla altrove nei minimi partico­lari. Vorrei qui sottolineare che l'insegnamento della "Regina della pace" sull'eternità non si limi­ta ai numerosi richiami dei messaggi dati attraver­so la veggente Marija. La Madonna ha voluto mostrare in visione ai veggenti il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno, così come a Fatima aveva mostrato in visione l'Inferno. Tuttavia, questo non basta ancora alla Vergine, la quale sa quanto sia dura di cuore e tarda a credere la nostra generazione. Uno slogan popo­lare, infatti, dice che "Nessuno è tornato dall'aldilà per dirci che cosa c'è!". Ebbene, la Madonna ci ha risposto portando fisicamente nell'aldilà due ragazzi, Vicka e Jakov; col loro corpo per vedere il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio. Sono scomparsi di casa per venti minuti. Della loro scomparsa fisi­ca ha dato convalida la mamma di Jakov; ora morta. Si tratta indubbiamente di una testimonian­za molto forte e sconvolgente, alla quale si può aggiungere quella di Ivan, che afferma di essere stato portato in Paradiso, anch'egli col proprio corpo. A nessuno può sfuggire il carattere straordi­nario e altamente drammatico di questa esperienza unica nella storia della cristianità. Si tratta di un messaggio fortissimo del Cielo nei confronti di una civiltà che accomuna il destino dell'uomo a quello degli animali. Personalmente vedo anche un richiamo nei con­fronti di un cristianesimo troppo orizzontale e lega­to alla terra, dove l'annuncio dell'eternità è piutto­sto latitante. La Madonna a Medjugorje invita la nostra generazione a guardare in alto, dove Dio ha preparato a tutti quelli che lo vogliono un posto di gioia e di gloria che non avrà mai fine.

L'inferno non è vuoto.
Ciò che Vicka e Jakov raccontano del loro viaggio con la Madonna nell'aldilà corrisponde esattamente a ciò che insegna la Rivelazione cri­stiana. Il Paradiso è il luogo della luce e della gioia, dove tutti siamo uniti nell'amore con Dio e fra di noi. Il Purgatorio è già il luogo di salvezza, dove le anime soffrono e si purificano in attesa del Paradiso, e noi possiamo affrettare la loro libera­zione con la nostra preghiera. Ma è soprattutto la descrizione dell'Inferno che è di pura matrice evangelica. Non dimentichia­mo che è Gesù che parla del fuoco eterno, creato per i demoni, e dove verranno inviati anche quegli uomini che vivono e muoiono nell'opposizione a Dio. La descrizione che i veggenti fanno dell'Inferno è terrificante, ma non è diversa da quella dei Vangeli e dell'Apocalisse. Nell'Inferno ardono le fiamme dell'odio contro Dio, e in esse le creature umane si pervertono fino ad assumere le sembianze dei demoni. Mentre in Paradiso la creatura é divinizzata, nell'Inferno è demonizzata, perché così ha scelto e ha voluto. Si tratta di una condizione irrevocabile. Mentre per le anime del Purgatorio si deve prega­re, per quelle dell'Inferno le preghiere sono inutili. E' il regno della negazione assoluta di Dio e del­l'odio inestinguibile. Nel secolo in cui perfino alcuni sacerdoti affermano con incredibile superficialità che l'Inferno è vuoto, la Madonna ci ha richiamato l'insegnamento di Cristo nelle apparizioni di Fatima e di Medjugorje. Suor Lucia così descrive la visione dell'Inferno: "Nostra Signora aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Il fascio di luce riflesso sembrò penetrare la terra e noi vedemmo un grande mare di fuoco ed in esso immersi, neri e abbronzati, demoni e anime in forma umana, somiglianti a braci trasparenti, che trascinate poi in alto dalle fiamme, sprigionatesi dalle anime stesse insieme con nubi di fumo, rica­devano giù da ogni parte, quali faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e di disperazione, che facevano inorridire e tremare dallo spavento. I demoni si distinguevano per forme orribili e schifose di ani­mali spaventevoli e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni in bracia. La Madonna ci disse con bontà e tristezza: "Avete visto l'inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà la pace". Benché i veggenti di Medjugorje affermino di non aver saputo nulla di questa visione di Fatima, la loro descrizione dell'Inferno è molto simile. La catechesi della Madonna in queste due apparizioni è rivolta a ribadire una verità essenzia­le nella concezione cristiana della vita, e cioè la possibilità della perdizione eterna. Se l'uomo muore impenitente e staccato da Dio, si perde eternamente. La Madonna a Medjugorje insiste in modo particolare sulla volontà umana per chiarire il mistero dell'Inferno. Dio nel suo progetto di amore ci ha creato per la gioia del Paradiso e non lascia nulla di intentato per salvarci. Noi, però, possiamo rifiutare il suo amore e i suoi appelli alla conver­sione. L'Inferno è il dramma della libertà umana che può, se vuole, rifiutare in modo irrevocabile l'amore di Dio.

Segue ...

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