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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Vangelo di domenica 5 aprile 2015 (Giovanni 20, 1-9) con meditazione del Card. Piovanelli

Pasqua del Signore - Anno B
"Egli doveva risorgere dai morti"
Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 1-9.
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario, che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore.

In questa pagina del Vangelo di Giovanni non si considera la luminosa figura del Risorto, che mostra ai discepoli le mani e il fianco (Gv.20,19-20) oppure  dice a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco” (Gv.20,27),  quanto piuttosto come i primissimi testimoni, Pietro e Giovanni, sono giunti alla fede.
Pietro, il ministero ecclesiale, e Giovanni, l’amore ecclesiale, vengono mossi da Maria di Màgdala, che per prima ha visto la tomba aperta. I due discepoli – si legge – corrono “insieme”. Insieme e, tuttavia, non insieme, perché l’amore è più rapido e meno affaticato del ministero che deve occuparsi di molte cose. Ma l’amore lascia entrare prima il ministero per l’esame: finalmente Pietro “vede” i teli e il sudario e giudica che là non c’è stato nessun furto; ciò basta per far entrare l’amore che “vede e crede”  (cfr. Urs Hans von Balthasar).
Il teologo Jean Galot scriveva:  “Alcuni recenti studi esegetici hanno precisato il reale contenuto del testo, segnalando alcune imprecisioni delle traduzioni correnti che possono sviare la comprensione. Il primo errore è che molte versioni traducono con il vocabolo bende la parola greca othonia (ỏθόνια), che in realtà indicava tutti i teli funerari in cui venivano fasciati i defunti, compresa la sindone, il telo più ampio, che avvolgeva tutto il corpo. Inoltre, a sentire molte versioni correnti, i suoi apostoli avrebbero visto i teli caduti a terra, e il sudario posto «avvolto in un  luogo a parte». Invece, secondo traduzioni recenti e accurate, basate su un'attenta analisi grammaticale dell'originale greco, tutto era rimasto al suo posto. Anche il sudario non era stato spostato, ma era rimasto giacente in mezzo ai teli. Lo si distingueva, in rilievo, sotto la sindone ormai afflosciata”.
Perché te ne renda conto trascrivo tre traduzioni:
-Pietro  “vide le bende per terra, e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”  (vecchia traduzione della CEI)
-Pietro   “osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato posto sul suo capo – non posto là con teli, ma avvolto in un luogo a parte”  (nuova traduzione della CEI, in vigore dal 2009)
-Pietro  “ contemplò  i teli posati là  e il sudario, che era sul capo di lui, non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica” . Questa ultima traduzione accurata dice che il sudario non era stato spostato, come sostiene sopra Jean Galot, ma era rimasto giacente in mezzo ai teli; lo si distingueva in rilievo, sotto la sindone ormai afflosciata.
All’interno del sepolcro Giovanni  vede quello che ha visto Pietro, ma solo Giovanni passa dal “vedere” al “credere”, anche se iniziale.
Il punto di partenza del movimento della fede, a cominciare dagli indizi del sepolcro vuoto, è sempre una realtà visibile. Questo fattore è importante, perché smentisce coloro che interpretano la fede nella resurrezione di Gesù Cristo come semplice convinzione intima;  spazza  via tutte quelle tesi idealiste secondo cui  i discepoli si convinsero che Gesù era risorto trascinati da un’autosuggestione causata dai propri soggettivi sentimenti di amore per il loro Maestro. No! I discepoli credono, perché hanno visto il Signore risorto.
Con il moltiplicarsi degli indizi, si passa da una prima intuizione al riconoscimento di una realtà inimmaginabile,  di un fatto reale che si rivela  più grande e sorprendente di ogni attesa. E questo accade a un gruppetto di ebrei impauriti e rassegnati, poco propensi a visioni mistiche, dopo che tutto era finito. Per il Vangelo di Giovanni  “vedere” e “credere”  stanno in un rapporto dinamico. E’ la testimonianza di quelli che hanno visto e creduto che abilita a credere quelli che non hanno visto, ed è il Vangelo che media la testimonianza dei  testimoni  oculari per  quelli che non hanno visto, cosicché i secondi possano ugualmente credere.
Nelle parole dei discepoli, “abbiamo visto il Signore”, si fondono insieme  il “vedere” e il “credere”. Ma la beatitudine di Gesù è rivolta ai futuri credenti che, a differenza di Tommaso e dei primi discepoli, sono chiamati a credere senza passare attraverso il vedere: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv.20,29).
Giovanni “vide e credette”, cioè  “vide e cominciò a credere”. E’ certamente una fede aurorale. Ma la scintilla è scoccata,  a causa dell’amore ricevuto e contraccambiato.  Si vede chiaramente  solo col cuore!
Quella mattina del 9 aprile dell’anno 30 a Gerusalemme corrono tutti: Maria di Màgdala, le donne, Pietro, Giovanni .  La loro corsa non è, forse, un rimprovero alla nostra poca fede, alla nostra pigrizia, alla lentezza del nostro impegnarci, alla nostra abitudine che fa  diventare  grigia tutta la realtà, per cui tutto è scontato e nulla più ci stupisce?  Appunto, quello che conta è lo stupore, diceva Péguy!
Ci esorta così  l’autore della lettera agli Ebrei (12,1): “ Anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”.
Il  Risorto non vuole trovarci nel sonno o nel dormiveglia. Occorre vegliare con le lampade accese, vestiti a festa: Egli sta alla porta e bussa!  Se tu ascolti la sua voce e gli apri la porta, Lui entra e trasforma la tua vita inserendoti nel dinamismo della sua risurrezione, facendoti partecipe di quell’impossibile che Lui ha realizzato in se stesso, introducendo  il tuo presente  in  quel  futuro che è Lui stesso.

O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della risurrezione del Signore, ravviva nella tua famiglia lo spirito di adozione, perché tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio. O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto.

Il Papa Benedetto XVI, nella lettera enciclica “Spe salvi”, citata anche sopra, scrive (n.37): “Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”.
Hai conosciuto persone che hanno vissuto queste parole?
Queste parole trovano concretezza anche nella tua vita?
Se è vero che la Pasqua è già nella nostra vita – e per grazia di Dio, nello spirito, siamo già morti e siamo già risorti – in che modo posso conformare la mia vita concreta a questo dono di morte e di risurrezione, o, in altre parole, come posso essere pasquale?
Nella Pasqua di risurrezione tutti si muovono, tutti corrono: le donne, Maria di Magdala, Simon Pietro e l’altro discepolo, i discepoli di Emmaus.
La Pasqua stimola nella tua esistenza un maggior dinamismo interiore? una più forte attenzione ai tanti segni di Presenza che accompagnano la nostra vita e il nostro impegno?
Le parole di Gesù [Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto] sono stimolanti per la nostra condizione di credenti: noi non abbiamo visto, ma abbiamo ricevuto l’annuncio e abbiamo creduto.
C’è nel tuo cuore il palpito di quella gioia che il Signore ha promesso?
Il Risorto sta alla porta e bussa. Che significa concretamente, per te, aprirgli la porta?
Buona Pasqua !

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it

"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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