Image Cross Fader Redux /* BOX POP UP INIZIO */ /* BOX POP UP FINE */
✠ "Tu affidati a Maria, Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge"
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

Vangelo di domenica 12 aprile 2015 (Giovanni 20, 19-31) con meditazione del Card. Piovanelli

II Domenica di Pasqua - Anno B - Festa della Divina Misericordia
"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi"
Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 19-31.
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i suoi discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”.Detto questo mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo, A coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porta chiuse, stette in mezzo e disse:”Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”.
Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”.
Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.

Il brano odierno di Giovanni è diviso in due parti, che corrispondono a due apparizioni del Risorto.
Nella prima parte (vv.19-23) Gesù comunica ai discepoli il suo Spirito e con esso dà loro il potere di vincere il male. Ritroveremo la stesso brano a Pentecoste.
Nella seconda parte (vv. 24-31) viene raccontato il famoso episodio di Tommaso.
Il dubbio di questo apostolo è diventato proverbiale: a chi si mostra diffidente e incredulo si è soliti dire: “Tu sei come San Tommaso!”. Eppure non pare che Tommaso abbia fatto qualcosa di cattivo: ha chiesto soltanto di vedere quello che gli altri avevano visto.
Ma Tommaso è stato il solo ad avere dubbi?
Nel Vangelo di Marco (16,14) si legge: Gesù apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”.  
Nel Vangelo di Luca (24,38) il Risorto si rivolge agli apostoli stupiti e spaventati e chiede: Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Il Vangelo di Matteo (28,17) racconta che, quando Gesù apparve ai discepoli su un monte della Galilea (quindi dopo le apparizioni a Gerusalemme e poco prima dell’ascensione al cielo), quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Tutti hanno dubitato. Perché il quarto Vangelo parla in modo particolare e sottolineato di Tommaso?
Quando Giovanni scrive (verso il 95 d.C.), Tommaso è già morto da qualche tempo e molti erano I cristiani che non solo non avevano visto Gesù, ma nemmeno avevano incontrato qualcuno degli Apostoli.
Gesù è veramente risorto? Egli è il Vivente in mezzo a noi?  Ci sono delle prove che Egli è vivo? Perché non appare più? Domande che anche oggi risuonano nel nostro cuore e spesso anche sulle nostre labbra.
Marco, Matteo, Luca rispondono dicendo che anche gli apostoli hanno avuto esitazioni e dubbi.
Giovanni prende Tommaso come simbolo delle difficoltà che ogni discepolo incontra per giungere alla fede e per insegnarci qual è la vera risposta di fede che il Signore attende da noi.
Se qualcuno pretende di vedere, constatare, toccare, deve rinunciare alla fede. La fede è fidarsi, dare credito, accogliere la testimonianza.
Quando i discepoli dissero a Tommaso: Abbiamo visto il Signore!  Egli, che non era con loro quando venne Gesù, domanda di fare la stessa esperienza dei suoi compagni : “Se non vedo … se non metto il mio dito … se non metto la mia mano … io non credo”.
La scena brevissima con la pretesa di Tommaso sottolineata dai suoi tre “se non”, la riposta puntuale e quasi ironica di Gesù, la stupenda esclamazione finale dell’apostolo (mio Signore e mio Dio! ) presentano efficacemente la vicenda difficile del cristiano e la fatica della fede, con la caduta nel dubbio e il bisogno della prova.
Ma perché Gesù rimprovera Tommaso di domandare quello che agli altri è stato concesso?  La ragione è che Tommaso, al di là della testimonianza dei discepoli suoi compagni, vuole una verifica personale. Dopo Pasqua comincia la Chiesa e occorre accettare che la Chiesa sia il testimone della risurrezione.
La mancanza di fede di Tommaso non è tanto mancanza di fede in Dio quanto mancanza di fede nella Chiesa. La verifica della identità del Risorto è stata fatta una volta per tutte e da allora la Chiesa è depositaria e custode di questa certezza.
La fede è personale, ma non individualistica: nemo credit solus (nessuno crede da solo), si crede insieme!
Per quanti vivono questa fede ecclesiale c’è il bellissimo elogio di Gesù: “Beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto! ”.
La realtà della presenza di Gesù Risorto è accessibile a tutti: a quelli che hanno potuto vedere e sono diventati testimoni e a quelli che credono accogliendo la testimonianza della Chiesa.
Le parole di Gesù, rivolte ai credenti di tutte le generazioni, non sono solamente un’esortazione a credere nonostante tutto, ma anche una formidabile promessa di felicità (Beati! ), che l’apostolo Pietro nella sua prima lettera esplicita: “Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate pur senza averlo visto e ora, senza vederlo voi credete in Lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la meta della vostra salvezza: la salvezza delle anime” (1 Pt.1,8-9).
Il quarto evangelista chiama i miracoli “segni”. I segni, più che essere prove, sono rivelazione: rivelazione della persona di Gesù, della sua natura, della sua missione. Arriva alla fede solida e duratura colui che, dal fatto materiale, si eleva alla realtà che esso indica. Non comprende il segno chi, nella moltiplicazione dei pani , non coglie che Gesù è il pane della vita; oppure chi, nella guarigione del cieco nato, non riconosce che Gesù è la vera luce del mondo; o chi, nella rianimazione di Lazzaro, non vede in Gesù il Signore della vita, che vince anche la morte.
Nell'epilogo del Vangelo, Gesù usa la parola segni in senso ampio: intende tutta la rivelazione della sua persona, i suoi gesti di misericordia, le sue parole. Chi legge il Vangelo e comprende questi segni si trova dinanzi, nitida, la persona di Gesù ed è invitato a fare una scelta. Sceglierà la vita chi riconosce in Lui il Signore e gli darà la sua adesione.
Ecco l’unica prova che è offerta a chi cerca ragioni per credere: lo stesso Vangelo. Lì risuona la Parola di Cristo, lì rifulge la sua persona. Non ci sono altre prove all’infuori di questa stessa parola., che la Chiesa fa risuonare in modo solenne ogni Domenica. Gesù ha detto un giorno: “Le mie pecore ascoltano la mia voce”.
Non sono necessarie apparizioni. Nel Vangelo risuona la voce del Pastore e, per le pecore che gli appartengono, il suono della sua voce basta per riconoscerlo e mettersi a seguirlo.

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it

"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

2 commenti:

  1. Fratello in Cristo , ho sempre pensato che se ho il cuore aperto a ricevere lo Spirito Santo , sento la presenza di Gesù in me , mentre se il cuore ascolta ad altre voci non potrei vedere il Cristo Risorto. Condivido questo ricordo ; all'età di dieci anni in una sera stellata insieme a mio padre cantai il canto Abramo. Mio padre non andava a Messa ma la sera prima di morire ebbe la Grazia di confessarsi , un giorno disse di ripetere e capire le parole del CREDO.

    RispondiElimina
  2. Cara Sabrina.
    La freschezza dell'umiltà fa discendere lo Spirito Santo nel cuore gravido di Dio.
    Dovremmo tutti amarci, (anche noi stessi, anche quando il peccato ci pesa), quanto ci ama il Padre, fosse solo per l'atto così enorme! umanamente inconcepibile, che ha donato il Figlio suo, il prediletto, a noi. Pensiamo bene: non soltanto a noi medesimi, ma a tutti (=noi)!
    Per questo bisogna inginocchiarsi di fronte alla Madonna e implorandola al minimo cedimento in umiltà, e venerarla particolarmente nel giorno a Lei dedicato: il sabato.
    Grazie per aver condiviso la storia della conversione di tuo padre, è meravigliosa...
    Tuo in Cristo, Franco

    RispondiElimina