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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 7 dicembre 2014: Vangelo di Marco (1, 1-8) con meditazione del Card. Piovanelli

II/a Domenica di Avvento - Anno B
"Egli vi battezzerà in Spirito Santo”
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Parola del Signore
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Per molti i vangeli sono solo i quattro libri in cui sono raccontate le parole e i fatti di Gesù. Eppure l’uso di chiamare vangeli questi testi è stato introdotto varie decine di anni dopo che sono stati scritti. Prima, questo termine non indicava un libro, ma semplicemente una lieta notizia recata da un messaggero. Erano vangeli (liete notizie) gli annunci di vittoria, di accordi di pace, e, soprattutto, la nascita, la vita, le imprese gloriose dell’imperatore di Roma, perché suscitavano speranze di benessere, di salute, di pace. Nella celebre iscrizione di Priene in Asia Minore, risalente al 9 d.C. si dice che la nascita di Augusto “è stata per il mondo l’inizio dei vangeli ricevuti grazie a lui”. Quando Marco scrive il suo Vangelo Augusto è morto da più di cinquant’anni ed è possibile fare un bilancio: è vero che con questo imperatore è cominciato un periodo di prosperità e di pace per tutto il bacino del Mediterraneo e molti hanno pensato che fosse iniziata la cosiddetta età dell’oro, ma non fu così.

Dei primi dodici cesari, sette sono morti di morte violenta; Caligola e Nerone non furono certo esemplari; a Roma si verificarono disordini che portarono all’espulsione degli Ebrei, con l’incendio di Roma scoppiò la prima persecuzione contro i cristiani, e, proprio quando Marco mette mano alla sua opera, scoppia la violenta guerra civile che porta al potere la famiglia dei Flavi. Evidentemente la nascita di Augusto non ha segnato per il mondo l’inizio di notizie perennemente liete.

Marco ha titolato il suo libro vangelo, intendendo così dire ai suoi lettori: ecco il vero vangelo, la vera lieta notizia che non delude ed abbraccia tutti gli uomini; il vero vangelo è Gesù Cristo Figlio di Dio.

Tutta la vita del popolo ebraico è come segnata da un continuo mettersi in cammino: Abramo da Ur dei Caldei, Giacobbe nella terra di Canaan, l’esodo dalla schiavitù di Egitto, il viaggio di quarant’anni nel deserto, il ritorno dall’esilio. Ora è Giovanni il battezzatore che, come voce che grida nel deserto, invita gli Ebrei a ripartire: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Sono le parole del profeta anonimo che, quasi sei secoli prima, a Babilonia, incoraggiava gli esuli a ritornare nella loro terra.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Hanno capito che è necessario ripetere l’esperienza dell’esodo e mettersi in cammino per raggiungere la terra promessa.
Ma non è la Palestina la meta ultima del popolo di Dio.

Verso quale patria il Signore li vuole condurre? Ancora non lo sanno, né conoscono il nuovo Mosè che li guiderà. Giovanni Battista però l’ha intravisto con chiarezza: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Quando l’evangelista Marco medita sul senso della predicazione del Battista sa già cosa significa il battesimo promesso. Per lui, per il Cristo, si tratta del passaggio attraverso la morte di croce. Ma questa morte, rivelando l’amore sino alla fine, aprirà, finalmente, la strada della pienezza della vita.

Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Chiunque tu sia – sacerdote, religioso o religiosa, uomo o donna fedeli laici – queste parole sono per te. “L’alto monte” è la testimonianza della tua vita. Se le parole pronunciate dalle tue labbra splendono nel tuo modo di vivere quotidiano, la gente accoglierà le luminose certezze della fede, accetterà parole di speranza contro ogni speranza, farà spazio a gesti di solidarietà e di vero amore cristiano.
Esamina accuratamente la tua vita, perché il monte della testimonianza sfida il nostro impegno in continuazione.

Card. Piovanelli
Meditazione tratta da: diocesitrivento.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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