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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 20 luglio 2014: Vangelo di Matteo (13,24-43) con meditazione del Card. Piovanelli

XVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
"La mietitura rappresenta la fine del mondo"
In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»
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Parola del Signore

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MEDITA

Continua la lettura del 13° capitolo di Matteo, che è il capitolo delle parabole.
Attraverso il racconto di piccole scene della vita quotidiana [grano e zizzania nello stesso campo, il granello di senape, il lievito], sei invitato a scoprire il messaggio che riguarda la tua vita personale e la vita della comunità. E per aiutarci,  l’evangelista aggiunge una spiegazione-commento dello stesso Gesù alla parabola del grano e della zizzania. Occorre aprire il cuore per scoprire, attraverso le parabole, cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
- La prima cosa da scoprire è legata alla sproporzione fra il seme microscopico della sènape e l’immensità dell’albero che da quel seme è cresciuto, fra i pochi grammi di lievito della donna e la massa della farina che ne è pervasa, fra gli steli magri del grano e la forza dirompente e velenosa della zizzania.
La sproporzione è la scelta che Dio ha fatto per il suo regno. Lo ha perfettamente compreso l’apostolo Paolo, che scrive ai Corinti: “Mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole è allora che sono forte” (2Cor.12, 10).
Nella prima lettera ai Corinti (1, 27) aveva scritto: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”.
- La seconda cosa da scoprire è lo stare dentro: dentro la situazione, dentro i problemi, dentro la vita. Il lievito non solleverebbe la massa della farina se non fosse messo dentro, se non fosse impastato con la farina.   “Andate – dice Gesù alla sua Chiesa – in tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura”. Bisogna farsi carico, per quanto è possibile, dei problemi degli altri, mettersi accanto a chi soffre, a chi cerca, a chi cammina. Non andare oltre girando al largo, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano (Lc 10,29-37), ma fermarsi come il samaritano, quando un fratello è caduto sulla strada, quando c’è un pianto da asciugare, una fatica da condividere, un bisogno da sollevare.
- La terza cosa da scoprire è la crescita. Seme e lievito, infatti, sono energie che, nascostamente ma efficacemente, fanno esplodere la vita. Si tratta però di una crescita lenta, di cui spesso non ti accorgi. Una crescita talvolta combattuta e sempre segnata dalla morte (“se il chicco di frumento, caduto in terra, non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto” Gv.12, 24).
- La quarta cosa da scoprire è la pazienza, l’indulgenza, la misericordia. E la speranza contro ogni speranza. Nel campo della storia, infatti, si fronteggiano il grano e la zizzania, il Signore e il nemico; si fronteggiano anche due metodi di mietitura: quello violento dello sradicamento subito (via le erbacce!) e quello della paziente selezione ed attesa.
Il sogno di Elia (1 Re 18, 40)  è quello di incenerire subito la zizzania e la pula, cioè il male. Il sogno del Battista (Mt.3, 10) è quello di vibrare subito il colpo d’ascia che schianta l‘albero senza frutti. Ma tutto questo può essere rischioso e generare fanatismi e intolleranza, e non è il sogno di Dio.
Bisogna saper vivere di fronte e accanto al male, senza pensare solo e sempre all'attacco e alla distruzione: Gesù, infatti, “si fa amico dei pubblicani e dei peccatori”, dialoga e pranza con loro, così come dialoga con le persone giuste e pie. Aspettando che il peccatore si converta e viva. Fino all’ultimo, Cristo spera di essere il medico, non il giudice. Dio è inguaribilmente ottimista nei confronti nostri e di tutto quello che accade sulla terra. E’ capitato più di una sola volta che la zizzania è diventata grano! Come scrive S. Pietro Crisologo (Sermone 97), “se la pazienza di Dio non venisse in aiuto alla zizzania, la Chiesa non avrebbe né l’evangelista Matteo, preso tra i pubblicani, né l’apostolo Paolo, preso fra i persecutori”.
Bene e male sono l’impasto della storia. Bisogna condividere la pazienza di Dio che non conosce l’intransigenza, il radicalismo, l’integralismo, ma sollecita e attende lo sviluppo della storia verso il bene.
Card. Piovanelli

Meditazione tratta da: diocesitrivento.it

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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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