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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Teofane il recluso - Lettere sulla vita cristiana

La salvezza è soltanto nella Chiesa
Chi è stato a mettervi in testa la questione sul come salvarsi? Sembra che sia un miscredente; noi, invece, siamo i primi a occuparci di quest'opera.
Che cosa è il cristianesimo? L’immagine della nostra salvezza. Il nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori. E’ chiaro, perché dubitare di questo? Quanti salvati già conosciamo! È come si sono salvati? Nella Chiesa di Cristo. Ciascuno viva come la Chiesa comanda e sarà salvato. Ma bisogna credere tutto e nella semplicità del cuore, abbandonando le vane riflessioni e le varie obiezioni, affinché queste non turbino la pacifica sfera della fede.
A colui per quale non è del tutto chiaro con che cosa e come nella Chiesa si operi la salvezza, bisogna rispondere: «Credi in tutto ciò in cui la santa Chiesa ti impone di credere e, ricevendo le benefiche energie per mezzo dei sacramenti, tienile in fervore, essendo partecipe ed eseguendo le altre decisioni della Chiesa; non declinare dai comandamenti prescritti dal Signore Gesù Cristo, sotto la guida dei legittimi pastori, allora ti salverai».

Speriamo, quindi, con mitezza, nella grazia che ci è data sotto la protezione di Gesù Cristo, non esitando a causa dell'ignoranza e dei dubbi. (Lettere sulla vita cristiana, n. 38, 48-49).

La vita spirituale esige la fatica
Che il Signore vi aiuti a divenire forti con il suo spirito. Dobbiamo anche preoccuparcene da soli; se ci manca la concentrazione interiore dobbiamo pentirci e ricorrere, nella nostra debolezza, al Signore. Il fine non si raggiunge da sé, non è dato senza lavoro. Sia dall'una che dall'altra parte sentiamo: Si deve! Dio, all'inizio, creò la luce; solo dopo la raccolse nei luminari celesti. Così accade anche con noi. Ma qualche bene viene da noi dissipato, diffuso.
Bisogna riunirlo. Sembra che l'anima lo desideri, ma non vi arriva. Ha troppa compassione di se stessa. Signore abbi pietà di noi! Senza fatica e senza costrizione non si progredisce in niente Bisogna sforzarsi almeno un poco, almeno per un minimo. Quando si sveglieranno lo sforzo e lo zelo, tutto andrà bene.
Il vero zelo non ha compassione di sé. E quale sarebbe il buon fondamento per progredire? Il vero fondamento è questo: un profondo senso della propria peccaminosità e irresponsabilità davanti a Dio. Tutta la speranza è allora nel Salvatore: Signore, abbi pietà! (Lettere sulla vita cristiana, n. 1, 3).

La preparazione alla preghiera
La preghiera è davvero la cosa principale. Rappresenta il nostro cammino verso Dio; tutto il resto costituisce un mezzo per questo fine. Dirò soltanto che è necessaria una preparazione prima di dire le orazioni.
Non accedete al Signore all'improvviso; bisogna prepararsi spiritualmente, a somiglianza di ciò che fanno quelli che vanno dall'imperatore. Bisogna almeno riflettere un pò su sé e su Dio. Chi siamo noi e chi è colui con il quale vogliamo conversare? Di che cosa abbiamo bisogno e quale diritto abbiamo di chiedere ciò che ci è necessario? E riflettere su altre cose simili. La cosa principale è pervenire alla presenza di Dio abbassandosi e parlando come se lo facessimo nelle sue orecchie, semplicemente come bambini. Si deve stare attenti al modo con il quale fare bene gli inchini, sul come stare diritti in piedi nel non lasciare le membra languide, pigramente e senza cura ma, al contrario, tenere loro testa in un certo modo. Signore abbi pietà di noi! Che il Signore conceda a noi tutti di poterci affaticare con quante forze e con quanto zelo abbiamo. Che la Madre di Dio ci copra con la sua protezione! (Lettere sulla vita cristiana, n. 7, 11-12).

La lettura e la meditazione
La lettura e la meditazione vanno di pari passo. Possono disporci alla preghiera e possono restare vane. In se stesse non sono preghiera e non possono, quindi, neanche sostituirla. Lo scopo della lettura è raggiungere l'oggetto che attiri la nostra attenzione e che questa rimanga fissa su quest'ultimo. Lo stesso accade nella meditazione. Ma si nota già un passaggio verso la preghiera e anche al suo stato duraturo. E’ bene che cerchiamo di acquisirlo al mattino, dopo aver pregato. Non leggere troppo, ciò che ci interessa è la lettura con il calore del cuore. Quando uno comincia a pregare, abbrevia la lettura, l'intelligenza comincia a non agitarsi e ciò le fa bene. Sforzatevi di leggere le preghiere che vi ha imposto il sacerdote, esse sono come una porta d'accesso. Come si potrebbe entrare se non si apre la porta? Adempite l'obbligo! Non è troppo. Figuratevi che, leggendo, voi dite al Signore le parole che egli ascolta. Si possono imparare queste preghiere a memoria e recitarle liberamente al Signore dentro il proprio cuore. Bisogna costringersi e il Signore vi aiuterà (Lettere sulla vita cristiana, n. 4, 7-8).

Bisogna ricordarsi di Dio.
Bisogna giungere al punto che il pensiero di Dio si unisca e si fonda alla mente, al cuore e alla nostra coscienza. Perché si rafforzi tale memoria e tale pensiero, bisogna lavorare su se stessi, senza pigrizia. Lavorate su voi stessa, Dio ve ne farà dono e voi la raggiungerete. Ma se non la raggiungerete, non se ne farà nulla di voi, non avrete alcun successo nella vita spirituale, anzi essa non vi sarà, perché questa è la vita spirituale. Ecco, dunque, quanto è importante!
Sforzandovi di conoscere il pensiero di Dio, unite ad esso tutto ciò che vi è noto di lui, le sue proprietà e le sue opere, approfondendo l’uno e l’altra. Riflettete di più sulla creazione di Dio e la sua provvidenza, l’incarnazione del Verbo di Dio e l’opera della nostra salvezza, compiuta da lui, la sua morte, la risurrezione e l’ascensione al cielo, l’invio dello Spirito Santo, l’edificazione della santa Chiesa, depositaria della verità e della grazia e della preparazione di una dimora celeste per quanti credono nel regno di Dio e per voi stessa. Aggiungete la riflessione sulle proprietà divine, l’indicibile bontà, la sapienza, l’onnipotenza, la verità, l’onnipresenza, l’onniscienza, la beatitudine e la grandezza.
Considerate tutto questo durante la preghiera e, soprattutto, durante la lettura. Quando avrete riflettuto su tutto e lo contemplerete chiaramente, allora quando penserete a Dio, avrete non un pensiero spoglio, ma un pensiero che è accompagnato e che richiama una moltitudine di altri pensieri, fonte di salvezza, che agiscono nel cuore e che generano l’energia dello spirito. Potrete comporre una vostra breve preghiera di lode a Dio, in cui sia compreso tutto questo. Così, per esempio:
«Gloria a te, o Dio, adorato nella Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo! Gloria a te che tutto hai creato! Gloria a te che non ci hai abbandonato nella nostra caduta! Gloria a te, Signore Gesù Cristo, che sei disceso, ti sei incarnato, hai sofferto, sei morto per noi, sei risorto, sei asceso al cielo e ci hai mandato lo Spirito Santo, hai istituito la tua Chiesa per la nostra salvezza e ci hai promesso e hai preparato il regno celeste! Gloria a te, Signore, che hai preparato in modo straordinario la salvezza di ogni persona e di interi popoli. Gloria a te, Signore, che mi hai attratto alla salvezza».
Cercate di chiarire, soprattutto, quest’ultimo punto. Siate consapevole della grande misericordia di Dio proprio verso di voi, e ringraziatene sempre il Signore. Ringraziatelo perché vi ha fatto nascere, perché vi ha posto in mezzo ad un popolo cristiano, con genitori devoti, che vi hanno ottimamente educata. Ringraziatelo perché egli pone in voi tali sante decisioni, quali vi siete da poco riproposta e vi preparate a sostenere. Considerate ancora tutta la vostra vita dall’inizio, dal momento in cui vi ricordate e notate tutti i casi in cui siete scampata alla fortuita disgrazia o quando avete ricevuto gioie inattese. Non notiamo, poi, molte disgrazie, perché ci passano accanto senza che ce ne accorgiamo. Volgendoci indietro, però, non possiamo non notare che ogni tanto ci attendeva una disgrazia e non ci ha toccato, ma come sia passata non possiamo dirlo. Considerate nella vostra vita questi casi e riconoscete che questa è stata una misericordia di Dio verso di voi, perché vi ama. Vedrete che vi è un’innumerevole quantità di misericordie divine, celate in voi, in ciascuno di noi e tutte vengono da Dio. Ricordatele queste misericordie e ringraziate Dio con tutto il cuore. Se esaminerete bene, però, il corso della vostra vita, troverete non pochi casi di una manifesta misericordia di Dio verso di voi. Doveva esservi una disgrazia, ma non vi ha toccato, non si sa come. Dio vi ha salvato. Riconoscete questo e ringraziate Dio, che vi ama.
La coscienza delle misericordie, comuni a tutti, rinsalda il cuore, tanto più se si considerano quelle fatte a noi in particolare. L’amore accende l’amore. Sentendo che Dio vi ama, non potete rimanere fredda di fronte a lui, il cuore stesso sarà attratto a lui dal senso di ringraziamento e dall’amore. Conservate il cuore permeato da questa convinzione d’amore del Signore per voi e il cuore si infiammerà presto d’amore per il Signore. Quando questo si compirà, allora non vi sarà necessario alcun ricordo per rammentarvi di Dio, nessun consiglio su come riuscirvi. L’amore non vi permetterà di dimenticare l’amato Signore, neppure per un minuto. Questo è il traguardo.
Accettate questo e convincetevene. E poi, indirizzate proprio a questo tutto il lavoro intrapreso per rafforzare nella mente e nel cuore il pensiero di Dio.
Vi sarà difficile, forse, riflettere da sola sulle proprietà e le opere di Dio. Credo, però, che abbiate gli scritti di san Tichon. Nelle sue lettere dal monastero troverete il sussidio migliore. Il santo chiaramente contempla ogni proprietà e opera di Dio e la descrive con forza e convinzione che, se leggete con attenzione, si trasfonderanno nel vostro cuore. (Lettere sulla vita cristiana).

La preghiera: Signore, pietà!
Gloria a te, Signore! Come mi sono rallegrato per la vostra diligenza nella preghiera! E’ stato il vostro angelo custode che vi ha condotti a riconoscere che bisogna pregare anche quando si legge. Nelle nostre preghiere non vi è molta loquacità. Vi si dice praticamente una sola cosa: «Signore, pietà!», ma si dice in maniere diverse a causa della nostra debolezza. Come siamo lontani da quello che fu Macario l’Egiziano! Negli stati di grazia, che egli descrive sulla base della propria esperienza, egli incita a non guardare neppure la luce, a rifugiarsi in qualche angolo e a restarvi nel fuoco e nella sua luce, immersi nella beatitudine. Fu però la carità fraterna, ed essa sola, a spingerlo a istruire chi si trovava in uno stato e a consolare chi stava nell'altro. Come è arrivato a una tale disposizione? Avrebbe cominciato subito con una preghiera breve? No. Il progresso nella preghiera non arriva gratuitamente. Sono stati i santi di Dio che sapevano pregare con le preghiere brevi o, per meglio dire, con le preghiere senza parole. Ciò non accadeva perché essi non volevano recitare le preghiere, ma perché la forza interna della preghiera legava la lingua. Essi stavano davanti a Dio, vi permanevano a lungo, giorni e notti, non muovendosi dal luogo, senza affaticarsi, non sentendo il bisogno del sonno e del cibo.
Se vogliamo imitarli seguendo la loro regola cioè nel non dire molto nella preghiera dovremo seguire anche il loro esempio di permanere per lungo tempo nella preghiera.
Quando dobbiamo soffermarci? Quando si dicono moltissime preghiere è bene soffermarsi per breve tempo; quando non si trova facilmente a portata di mano un libro di preghiere facciamo un inchino, poi un altro, e basta.
Per introdurci e sostenerci nella preghiera, la nostra madre Chiesa ha stabilito di recitare con attenzione e con contrizione varie preghiere. Ma essa sostiene anche la regola per coloro che hanno fatto un certo progresso nella vita spirituale: appena nella preghiera il cuore si riscalda e non ha voglia di dire, abbrevia la lettura e prega con il cuore Questo è l’inizio della vera preghiera.
Quando il Signore vi concede una tale preghiera, tenetela, abbreviando la lettura; state però attenti al fatto che la lingua sia ostacolata dal di dentro, non per accorciare la preghiera, ma per pregare Dio con il profondo ardore, con la contrizione e con l’umiltà, inchinandosi e sospirando, a causa della propria peccaminosità generale. Noi pensiamo ancora che con la nostra preghiera eseguiamo un obbligo verso Dio. Bisogna arrivare alla convinzione che essa deve essere considerata debolissima e poi peccaminosa; in seguito bisogna sentirsi peccatori e stare nella preghiera come in uno stato di giudizio. Dio, infatti, è sempre il nostro giudice. E’ bene che l'anima non lo dimentichi e abbia il coraggio di apparire davanti a lui così come è. Il Signore è misericordioso e paziente. (Lettere sulla vita cristiana n. 6, 8-10).

Le consolazioni della vita monastica
È proprio un bene che Dio vi abbia condotto in un tale monastero dedicato alla Madre di Dio! Ora potete pensare bene, perché i monaci non si annoiano e, in genere, neppure quelli che vivono presso la casa di Dio. Ivi gli an­geli di Dio distribuiscono le gioie spirituali per attrarre, con esse, sul cammino stretto e faticoso. In ciò consiste tutta la forza.
Le dolcezze e le consolazioni sono qualche cosa di esteriore. Ma dato che siamo deboli, con esse ci addomesticano. Gli Israeliti, prima di partire dall'Egitto, mangiarono l'agnello, ma poi, che cosa trovarono nel deserto? Tutti noi dobbiamo attraversare questo deserto per raggiungere la terra promessa. Tutto viene disposto dal Signore stesso. A noi resta solo la preghiera: «Siamo sulle bilance del destino, salvaci!». Volevo soltanto far in modo che ve lo ricordaste quando siete nella disposizione consolante. Ciò non rappresenta ancora l'opera e neppure il suo inizio che si realizza quando il timore di Dio comincia a rendere tremolanti le ossa. Non è una metafora, ma opera. Per questo pregate: «Il tuo timore, Signore, metti nel mio cuore!».
Il nostro intelletto è, per sua natura, vivace. Le cose vane lo appesantiscono. Ma quando cade questo peso egli comincia a vagabondare dovunque, passa il cielo e la terra, tutto vede, tutto comprende. Non vi è niente di male, ma neppure utilità. Allora si deve mettere in gabbia l’uccello del nostro intelletto comandandogli: «Siediti qui non ti conviene volare, lo sparviero ti prenderebbe ».
Allora torno sul nostro cammino, gioisco e ringrazio il Signore. Non esistono in questo mondo cose casuali. Tutto è soggetto alle decisioni di Dio. (Lettere sulla vita cristiana n. 8, 12-13).

E’ bello entrare nel monastero?
Non è bene cercare di risolvere la questione tentando di indovinare, se nel monastero se fuori del monastero; la forza non è in questa circostanza. Bisogna però rafforzare la vita interiore, essere zelante per non addormentarsi. Nel sonno anche Sansone venne legato raso e privato della forza. Quando il monastero è nel cuore non importa se vi sia o meno l’istituzione monastica. Ecco il monastero nel cuore: Dio e l’anima. Però quando Dio conduce nel monastero bisogna andarvi. Ma di nuovo non cercate di indovinare che cosa vi troverete. Non lo potete neanche immaginare. Ognuno vi trova ciò che è proprio necessario per lui. Nessuno è uguale all'altro. Meglio quindi affidarsi alla volontà di Dio e ricevere tutto dalle sue mani. (Lettere sulla vita cristiana n. 3, 5).

Il monachesimo interiore
Domani comincia il digiuno. Dio ci aiuti ad eseguirlo così come si deve. Se fosse nel monastero, sarebbe un’altra cosa. Vedete che i monasteri e i monaci sono necessari. Ma una tale vita non è né per l’uno, né per il secondo, né per il terzo. Non tutti hanno voglia di entrare nella vita monastica, non sono chiamati dal Salvatore.
Ma cosa intendono essi per monachesimo? La tonaca, la berretta, il rosario non sono stati stabiliti dal Salvatore. La forza e lo spirito del monachesimo vengono mostrati da lui stesso, nella propria persona, nella persona della Madre di Dio, nel Precursore del Signore e, si può dire, in tutti gli apostoli. Il monachesimo vuol dire la rinuncia a tutto, intimità con Dio nella mente e nel cuore. Il monaco è colui la cui vita interiore è disposta in modo tale che esiste solo Dio in lui, e lui si perde in Dio.
Dato che questa disposizione viene molto ostacolata dalla vita familiare e cittadina, quelli che hanno questa predisposizione si allontanano dalla società, rompono o non entrano affatto nelle relazioni familiari. Ci viene mostrato dallo stesso Salvatore, in particolare nella verginità e nella povertà.
Quando in Corinto sorsero dubbi riguardo a coloro che non desideravano sposarsi, l'apostolo Paolo, nella sua lettera, mostrò come si doveva agire. Il senso del suo insegnamento è il seguente: non fa male chi si sposa, ma non sposarsi è meglio. Nell'età apostolica esistevano asceti, nel tempo seguente eremiti e monaci. La Chiesa diede loro solo l'organizzazione esterna perché tutto avvenisse decorosamente e con ordine, ma non introdusse ciò che non esisteva. Non vi era libero accesso né alla politica né alle istituzioni mondane. Il monachesimo non proviene dall'esterno, ma dallo spirito cristiano e persino dallo spirito naturale umano.
Esistono alcuni che si dedicano alla scienza, all'arte. Perché? Hanno un talento per questo. Perché allora non benedire quelli che si consacrano a Dio? Anche questo è dono di Dio, una disposizione dello spirito. Chi può capire, capisca!
Alcuni dicono: Non vi è utilità nel monachesimo. È stata tratta forse poca utilità dal padre Serafino? (S. Serafino di Sarov). Similmente pensate anche degli altri. Allargate il circolo dell'utilità dagli interessi materiali, racchiudetevi anche la pietà, la lotta per la moralità, la purezza del cuore, e poi guardate da chi provengono le utilità per queste cose che non sono piccole! E cosa vuole il cristianesimo? Pensate alle cose di lassù…, la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. In questo consiste il monachesimo. Non è monachesimo la tunica nera, la berretta e neppure la vita in monastero. Anche se tutto questo cambierà il monachesimo rimarrà finché esisterà l’uomo cristiano. (Lettere sulla vita cristiana n. 13, 20-22).

Abbandono alla Provvidenza
Sia fatta la tua volontà! Anche sopra di noi si esegue la sua graziosa volontà. Credete e confermate fermamente nel cuore che senza Dio non accade nulla, neppure le cose minime. Tutto è previsto da lui. Il nostro dovere è quello di approfittarne pienamente per la salvezza dell'anima e quello di cercare in tutto l'utilità spirituale. In ciò consiste tutta la nostra saggezza. Ma ancora nessuno è arrivato con la propria furbizia a disporre di se stesso, tutto è come una ragnatela. L’uomo intreccia, intreccia ma viene il vento e tutto vola in aria. Al contrario, quando il Signore, dispone tutto va bene, sia ciò che è debole sia ciò che è forte, come una corda. Beata l'anima che riposa nelle mani di Dio! Vive pacifica sotto la protezione del Signore, come un bambino in braccio alla madre. E’ difficile spiegarlo e sentirlo profondamente. Che il Signore vi aiuti! Colui che con dolore si rivolge a Dio non viene dimenticato. (Lettere sulla vita cristiana n. 9, 13).

Amore di Dio
Quando si ama Dio, non si deve chiamare ideale quell'amore contemplativo. Dio previene il nostro amore e con il suo abbraccia tutto, da esso siamo circondati. Il non sentire il suo calore deriva dalla sclerosi della nostra sensibilità. Appena l'anima si libera un pò da questo legame, e rinunzia a tutto per Dio, Egli entra in essa e si comunica: ne segue che essa è vivificata e calda. Da questa sorgente poi proviene il bene per il prossimo e il perfezionamento di se stessi. L'inizio del tutto è nella penitenza; essa conduce alle opere ascetiche purificanti. A seconda della misura della sua purificazione il cuore vede Dio nell'amore. Quando il cuore è perfettamente puro, ama perfettamente Dio.
Peccato che i nostri filosofi abbiano cambiato Dio in una idea dimenticando che l'uomo è un essere decaduto. Non può alzarsi se non in Gesù Cristo, per mezzo della santa Chiesa. (Lettere sulla vita cristiana n. 13, 22).

La confessione
Nella confessione non trovate niente da dire? Proviene dal fatto che siete giusta? Pregherò affinché il Signore vi faccia peccatrice, affinché la voce del pubblicano arrivi sino a voi: Signore, abbi pietà di me peccatrice!.
E pregate anche voi «Fammi vedete i miei peccati ». Ma frattanto, lavorate e abituatevi a camminare davanti al Signore. Secondo la misura di questa abitudine comincerete a scendere dal livello dei giusti nella sfera dove si trovano i peccatori. Ma anche quando entrate nel loro numero non riuscirete a enumerare tutti i peccati. Il peccato non consiste solo nell'agire, ma anche nei pensieri, nei sentimenti, nei desideri che possono essere peccaminosi. Questi ultimi non possono essere visti quando non vi è un occhio che guarda nel cuore, afferra solo l’apparenza di giustizia. Il nostro occhio non può vedere, quando è offuscato dalle cose vane, come dalla polvere. Camminare davanti al Signore significa non deviare dall'attenzione verso di lui: questo è il fine. E anche riflettere un pò su di lui, dimenticando ciò che egli non è. In quel momento il Signore comincerà a giudicare i nostri pensieri e le nostre riflessioni. Allora si riveleranno i nostri peccati e saranno così tanti che ci spaventeremo. (Lettere sulla vita cristiana n. 4, 6-7).

Come fare bene la confessione
Andate regolarmente a confessarvi, perché? Certamente non direte: perché non sono come altri uomini, questo sarebbe troppo. E poco sarebbe avere un generale senso della propria indegnità. Eppure è possibile arrivare a poter dire: sono peccatrice in questo e ho peccato in quello. E’ vero che dite: «Ho peccato con le parole, le opere e con i pensieri». Ma non usate forse parole vane? Non ridete? Non perdete il tempo con inutili occupazioni? Non avete mai dato scandalo a qualcuno? E i vostri pensieri sono sempre buoni? Io penso che, se ci fermiamo ai pensieri, vi troveremo peccati a non finire. Bisogna far attenzione al cuore e abituarsi a osservare i pensieri e i sentimenti che da esso provengono. Allora scoprirete come è ripugnante il vostro cuore considerato come buono. Il risultato ne sarà una immediata penitenza e la confessione a Dio onnipresente che vede tutto. Aiutaci, Signore!
Nel giorno della sacra comunione avete sentito tristezza. Cosa dovete fare? Ringraziate il Signore anche per questo. Ringraziate per tutto. Ecco che cosa vi occorre fare: non misurarsi, ovvero non darsi arie quando vi elevate solo per qualche metro sopra la terra. Meglio dimenticare tali misure, ne rimanga una sola: non siete capace di niente. Se ci troviamo sulla giusta strada non lo testimonia solo il calore del cuore, anche se questa è una buona cosa, ma, piuttosto, la decisione di lavorare, di soddisfare Dio fino all'offerta dalla vita, senza riflettere se siamo consolati oppure aridi e desolati. Gli stati del cuore sono mutevoli, bisogna sopportarli con la pace dell'anima, dicendo al Signore; «Non merito nulla di meglio, ciò che soffro è ancora poco, aggiungi altro se vuoi». Parla così o in modo simile. (Lettere sulla vita cristiana n. 14, 25-26).

Lacrime salutari
Voi piangete spesso, come posso concludere dalle vostre parole precedenti e anche dal caso che ora descrivete. Vi sono lacrime che provengono dalla debolezza del cuore, dalla dolorosa mollezza del carattere, dalla malattia e ci sono anche quegli uomini che si provocano il pianto violentemente. D'altra parte vi sono anche le lacrime provenienti dalla grazia.
Il valore delle lacrime non si apprezza secondo l'acqua che scorre dagli occhi, ma secondo ciò che le accompagna nell'anima e che rimane dopo di esse. Quelli che non hanno il dono delle lacrime non possono giudicarle, indovinano soltanto che le lacrime provenienti dalla grazia hanno relazione con molti cambiamenti nel cuore. La cosa principale è che il cuore deve sempre ardere nel fuoco del giudizio divino, ma senza dolore e senza distruggersi bruciando, piuttosto con mitezza. Quest’ultimo stato proviene dalla speranza riposta nel trono di Dio misericordioso il quale condanna il peccato ma ama il peccatore. Mi pare anche che tali pianti accadano verso la fine delle fatiche, non quelle esterne, ma quelle che sono unite alla purificazione del cuore; appaiono come ultimo lavaggio per lo splendore dell’anima. Inoltre non si protraggono per un'ora, uno o due giorni, ma durano anni. Cosi dice san Isacco il Siro. Inoltre dicono esiste qualche pianto del cuore senza lacrime ma ugualmente prezioso ed efficace al pari di quello con le lacrime. Quest'ultimo conviene meglio a quelli che vivono insieme con altri che possono osservarli. Ma tutto è opera del Signore che salva tutti. (Lettere sulla vita cristiana n. 2, 2-3).

Non giudicare
Per amore del Signore state attenta al Nostro cuore quando si tratta della relazione con gli altri. Non vi manca l'occasione per immaginarvi come si possa dare loro la colpa. Nel vostro cuore può avvenire talvolta un turbamento. Io, a torto o ragione, rimango in disparte osservo il vostro cuore e vi vedo un fuoco, una ferita, un dolore. Guardate anche voi in quella direzione e abbiate compassione di voi stessa. Che bisogno avete di occuparvi degli altri, quando il fuoco è nella vostra casa? Affrettiamoci a tornare nella nostra casa e cominciamo a spegnere l’incendio. Prima di tutto preparatevi al combattimento. Immaginatevi tutti i possibili casi, giudicateli e proponetevi con quali pensieri dovete rifiutare il male in qualsiasi modo vi si presenti. Tale proposito aiuta molto, non vi farete sorprendere impreparata. Con il tempo viene anche l'esperienza e questa ci sarà maestra. Non perdete però mai l'intenzione di purificarvi e di correggervi. E’ con una tale ferma intenzione che si deve lavorare fino al sacrificio della vita. Se esiste questa intenzione, esiste la vita; se la si perde, si perderà anche la vita. (Lettere sulla vita cristiana n. 26, 49-50).

Tentazioni della vita quotidiana
Mi meraviglio, ma non riesco a indovinare che cosa sia accaduto con voi. Grazie al Signore, tutto è passato. Pregheremo affinché non succeda un'altra volta. Il principe di questo mondo, con la sua profonda oscurità, vi attacca per provare da quale parte può farvi cadere. Molte sono le tentazioni intorno a noi. Ricorrere alla protezione della Madre di Dio e dei santi! Nessuno può evitare le tentazioni, ma è possibile evitare le cadute, non da soli, ma con Dio, con l'aiuto celeste. E’ sempre pronto, è vicino, bisogna soltanto non ignorarlo, non rifiutarlo. Ci si allontana con i pensieri passionali, sentimenti e desideri. Il Signore osserva il cuore e come il cuore si comporta nei suoi confronti; così anche Egli si comporta verso di lui. Ora, per tutti coloro che cercano il Signore vale la seguente legge: fare attenzione a se stessi, condurre una vita interiore sobria e vigilante. Avete la filocalia? Guardate ciò che vi dicono sulla vigilanza Esichio, Filoteo Sinaita, Teolepto e, ancora, Diadoco, vescovo di Fotica. Con il loro aiuto comprenderete che cosa è l'attenzione, la vigilanza spirituale, la sobrietà. E’ un detto popolare: vi è la stessa quiete che senti quando vola una mosca. Una tale quiete si trova nell'anima di un vigilante che eleva il cuore costantemente al Signore, a somiglianza della fiamma di una candela. Appena appare qualche cosa di incoerente lo nota subito e lo scaccia; la pace ritorna, e così si comporta in seguito. Ecco come dovete comportarvi. Fate così!
Conoscete il luogo della preghiera, cioè il luogo del cuore di colui che prega con calore? Là dove si sente il calore nel momento della preghiera ivi prestate l'attenzione, rimanete là e non desiderate uscirne.
Non solo restatevi, ma rivolgete il pensiero al Signore il quale è anche dentro di voi. Preoccupatevi di questa unica cosa: conservare senza indebolimento questo ardore per il Signore. E’ la cosa principale.
Quando comincerete quest’opera spirituale, la stessa opera vi insegnerà come fare tutto, vi mostrerà ciò che aiuta e ciò che impedisce. Mettetevi dunque all'opera. Solo quando sentirete il costante calore, comincerà l'interiore purificazione del cuore.
Come si riesce ad avere il metallo puro da una materia grezza? Riscaldando quest'ultima. Così accade anche nelle cose spirituali. Fino a un certo momento si fa un pò di tutto e non si fa nulla di serio. Allora io vi impongo un compito. Imparate e poi mi direte cosa sarà secondo i vostri metodi e che cosa sono i nostri.
Quando dimorerete con la vostra mente nel cuore, con il pensiero rivolto al Signore, anche il vostro intelletto si tranquillizzerà. Si tranquillizzerà, ma quando si stancherà, comincerà di nuovo a guardare a destra e a manca dove scappare.
In quel momento offritegli il dolce Nome di Gesù Cristo per stare fermo, cioè la preghiera di Gesù.
Ma ricordate che prima il timore di Dio deve rinfrescare l'aria del cuore per poi renderla sempre più fresca e pura. L’interna devozione e l'umiliarsi davanti al Signore ci ricorda che siamo polvere e terra al suo cospetto. Così cercate di comportarvi!
Farete così: subito, al mattino, al primo risveglio, rinfrescate tutto il vostro interno con il timore di Dio; in seguito la preghiera vi riscalderà; la Preghiera di Gesù, attraverso l'adesione interiore al Signore, conserverà questo calore; e allora grazie a Dio! Ma bisogna sforzarsi per arrivare a questo stato, non lo si raggiunge subito, al pari di cucire qualche cosa con l'ago, guardare e andarsene.
Per conservare il calore del cuore aiuta molto la lettura del mattino; ricordare, di detta lettura, quel pensiero che ha attirato l'attenzione e ha illuminato tutto dentro di noi. Questo pensiero lo si deve poi ricordare spesso e su di esso riflettere con l'intelletto. Può valere come regola: quando si incontra un tale pensiero, abbreviare la lettura.
Contraddicono questa pratica varie cose, specialmente la testa, le orecchie, la lingua che si muove; ovvero il desiderio di vedere molto, di udire molto, di dire molto e di muoversi molto. E’ come quando uno deve portare un bicchiere d'acqua fresca che non deve essere versato. Ma conoscerete tutto questo quando comincerete a operare. Appena comincerete, conoscerete difficoltà e vi scoraggerete. Si presenterà la tentazione di pensieri vanitosi, della contentezza di sé, della voglia di lodarsi. Allora si presenterà l'obiezione: Com'è possibile questo? Non sono forse capace di essere mite? Aspettate! Cercato di fare come vi ho scritto e apparirà ciò che davvero è.
E ora? che cosa dire? Finché l'anima non si mette a sedere con la sua mente nel cuore, non vedrà se stessa e non si conoscerà appieno come deve. Le lodi? Sono come se qualcuno ostacolasse con la propria gamba un altro che corre; quest'ultimo urterà e si ferirà il naso. Dio, salvaci! Ecco vi ho già stancato, vi ho scritto il compito. Ora fate come volete, ma sforzatevi se volete il bene e se amate il Signore. Sforzatevi. (Lettere sulla vita cristiana n. 22, 39-41).

Un pellegrinaggio spirituale
«Benedetto sei, Cristo Dio nostro…» Celebriamo la Pentecoste. Che l’ispirazione e l’illuminazione dello Spirito di Dio dia a voi il Datore di tutti i doni! Che il suo calore riscaldi sempre di più il vostro cuore, quando si accende il suo fuoco ardente e divorante! Sia così! Lo sarà se, da parte vostra, aggiungerete un fervente sforzo con il desiderio ardente di aderire a Dio. Il Signore è ricco di grazia e di misericordia.
Passano tanti pellegrini. Tutti sono in ricerca. Ed è bene che cerchino. Soltanto non si deve pensare che a Kiev o a Mosca, al Monte Athos o a Gerusalemme il Signore sia più vicino che in altro luogo. Il suo luogo è il nostro cuore. Se egli vi entra e vi dimora, ecco vi è Gerusalemme e anche più di Gerusalemme. E’ ciò che vogliamo raggiungere. Il cuore è dentro di noi, ma vi è anche un pellegrinaggio per arrivare al cuore, talvolta lungo, molto lungo. Tale pellegrinaggio costa molta fatica ma è più prezioso agli occhi del Signore e più fruttuoso. Chi l’ha compiuto non sente più il bisogno di pellegrinare e ama sedere solitario a casa. Esso ci offre una visione meravigliosa che fa svanire l’attenzione per altre cose, tutti gli altri desideri e tutte le preoccupazioni. Voglia il Signore concedervi tale grazia, sorgente di tutte le altre grazie. (Lettere sulla vita cristiana n. 16, 28-29).

Il bisogno di libri per difendere la fede
Io ho pensato che N. N. si sarebbe arrabbiata con me, invece essa ha fatto il contrario; è davvero buona e mite. Salvaci, Signore! Senza il timore di Dio non si può far niente; è difficile vivere una vita frammentata. Lavorare per due signori, a che cosa serve? Bisogna sceglierne uno. Purtroppo vi sono quelli che esitano, come parlare con essi? La luce e le tenebre non convivono. Vi auguro la pace di Signore.
Sapete quali pensieri inquietanti mi si presentano senza lasciarmi in pace? Incontro gli uomini che si considerano ortodossi, ma secondo lo spirito sono voltairiani, naturalisti, luterani, e liberali di ogni specie. Essi adattarono tutte le scienze alle nostre istituzioni superiori. Non sono stupidi, e neppure cattivi; ma quanto alla loro fede nella Chiesa non valgono niente. I loro padri e le loro madri erano devoti ma, in seguito, sono stati educati al di fuori della casa dei genitori. Il ricordo della loro infanzia e lo spirito dei genitori li conservano ancora entro alcuni limiti. Ma come saranno i loro figli? Chi terrà questi nei dovuti limiti? Da ciò concludo che dopo uno o al massimo due generazioni sparirà la nostra Ortodossia.
Cosa fare? Sedere con le mani piegate? No bisogna fare qualche cosa.
Cattivi principi sono penetrati nelle scienze e nella vita. Non abbiamo quei libri la lettura dei quali potrebbe istruire quelli che sono ancora liberi e capaci di istruzione. Abbiamo bisogno di libri pieni di ardore per Dio che proteggano contro tutte le malizie. Bisogna rivolgersi agli scrittori e invitarli a scrivere. (Lettere sulla vita cristiana n. 48, 77-78).

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